venerdì 31 agosto 2007
Come gira il mondo in China
Da non credere: anche per l'Agenzia informativa chinese Xinhua il mondo gira al contrario!
Fiera dell'Artigianato
giovedì 30 agosto 2007
Video Tombe
Verso la fine degli anni ottanta Max Headroom divenne il personaggio virtuale coprotagonista di una breve serie di telefilm, come alter ego telematico del giornalista Edison Carter dell'immaginaria rete TV Network 23.
Del giornalista d'assalto, Max Headroom aveva preso alcune caratteristiche a seguito di un tentativo, incompleto, di trasferire le conoscenze dell'uomo all'interno del sistema informative del network.
(Ho visto il primo episodio, Blipverts in originale, di recente; la versione italiana me l'ero persa....)
I temi del telefilm erano interessanti: lo share dei telespettatori, la pubblicità, la manipolazione della verità e delle persone per meri fini commerciali, la scomparsa della storia: come nella nostra vita di tutti i giorni, insomma, ma in maniera più sfacciata, più aperta, più esaltata.
In uno degli episodi del telefilm, una sorta di 'Chiesa Televisiva' portava avanti il suo business vendendo ai parenti dei defunti una sorta di 'archiviazione dell'anima' facendo rimanere 'viva' e on-line la personalità dei cari estinti. Era possibile sentir parlare il defunto o farlo rispondere a poche, semplici domande, dialogando con un dispositivo elettronico dotato di uno schermo in cui appariva una serie di immagini in movimento del trapassato.
Qualcosa di non così raffinato come i semi vivi del Moratorium Diletti Fratelli nel romanzo Ubik di Phil K. Dick, ma un discreto spunto narrativo. Mentre nel libro di Dick la quasi-morte è 'reale', nel telefilm la 'Chiesa' è semplicemente una truffa ai danni di tanti poveri (o ricchi) illusi per cui l'immortalità, con qualsiasi mezzo la si raggiunga e a qualsiasi prezzo, sembra essere il fine della vita. Naturalmente Max Headroom ed Edison Carter scoprono e rendono pubblico il raggiro.
A questo tipo di persone, in maniera altrettanto tecnologica e sollevando le stesse paure ancestrali per la morte e solleticando la stessa vanità per una esistenza eterna, si rivolge oggi la Vidstone.

Con la spesa di circa 2000$ è possibile installare, al posto di una anonima pietra tombale, una stele dotata di un Vidstone Serenity Panel, un dispositivo dotato di uno schermo LCD a colori da 7" che è in grado di riprodurre una sequenza di immagini in animazione o un filmato che ricordi il caro estinto, con una raccolta di temi realizzata per le professioni più comuni.

Alimentato da batterie solari, è dotato di una copertura che lo protegge e ne consente l'apertura e l'uso solo agli autorizzati. Se si vuol difendere la propria privacy, è possibile inserire una cuffia e ascoltare il commento audio senza disturbare gli altri visitatori.
Il pannello non è garantito a vita, ma solo quindici anni, ma si sa, in campo informatico, quindici anni sono l'Eternità!
Nota: dal loro sito si può avere una panoramica dei servizi offerti (che si estendono anche agli animali da compagnia) e, perché no, si può visitare anche il loro blog.
Del giornalista d'assalto, Max Headroom aveva preso alcune caratteristiche a seguito di un tentativo, incompleto, di trasferire le conoscenze dell'uomo all'interno del sistema informative del network.(Ho visto il primo episodio, Blipverts in originale, di recente; la versione italiana me l'ero persa....)
I temi del telefilm erano interessanti: lo share dei telespettatori, la pubblicità, la manipolazione della verità e delle persone per meri fini commerciali, la scomparsa della storia: come nella nostra vita di tutti i giorni, insomma, ma in maniera più sfacciata, più aperta, più esaltata.
In uno degli episodi del telefilm, una sorta di 'Chiesa Televisiva' portava avanti il suo business vendendo ai parenti dei defunti una sorta di 'archiviazione dell'anima' facendo rimanere 'viva' e on-line la personalità dei cari estinti. Era possibile sentir parlare il defunto o farlo rispondere a poche, semplici domande, dialogando con un dispositivo elettronico dotato di uno schermo in cui appariva una serie di immagini in movimento del trapassato.
Qualcosa di non così raffinato come i semi vivi del Moratorium Diletti Fratelli nel romanzo Ubik di Phil K. Dick, ma un discreto spunto narrativo. Mentre nel libro di Dick la quasi-morte è 'reale', nel telefilm la 'Chiesa' è semplicemente una truffa ai danni di tanti poveri (o ricchi) illusi per cui l'immortalità, con qualsiasi mezzo la si raggiunga e a qualsiasi prezzo, sembra essere il fine della vita. Naturalmente Max Headroom ed Edison Carter scoprono e rendono pubblico il raggiro.
A questo tipo di persone, in maniera altrettanto tecnologica e sollevando le stesse paure ancestrali per la morte e solleticando la stessa vanità per una esistenza eterna, si rivolge oggi la Vidstone.

Con la spesa di circa 2000$ è possibile installare, al posto di una anonima pietra tombale, una stele dotata di un Vidstone Serenity Panel, un dispositivo dotato di uno schermo LCD a colori da 7" che è in grado di riprodurre una sequenza di immagini in animazione o un filmato che ricordi il caro estinto, con una raccolta di temi realizzata per le professioni più comuni.

Alimentato da batterie solari, è dotato di una copertura che lo protegge e ne consente l'apertura e l'uso solo agli autorizzati. Se si vuol difendere la propria privacy, è possibile inserire una cuffia e ascoltare il commento audio senza disturbare gli altri visitatori.
Il pannello non è garantito a vita, ma solo quindici anni, ma si sa, in campo informatico, quindici anni sono l'Eternità!
Nota: dal loro sito si può avere una panoramica dei servizi offerti (che si estendono anche agli animali da compagnia) e, perché no, si può visitare anche il loro blog.
Data chart
Se qualcuno ci 'racconta' le variazioni dei prezzi, vuole che ci saziamo della sua faccia e del suono della sua voce; se qualcuno ci fa vedere un grafico tridimensionale delle variazioni dei prezzi, vuole imporci la sua interpretazione.
Ma se qualcuno ci fa vedere un grafico bidimensionale, allora davvero ci vengono forniti dei dati.
Ma se qualcuno ci fa vedere un grafico bidimensionale, allora davvero ci vengono forniti dei dati.
mercoledì 29 agosto 2007
Sette regole per un blog di successo
Focalizzarsi intenzionalmente su un argomento di nicchia, tipicamente uno il cui pubblico abbia la predilezione per prodotti ad alta marginalità. Questo piace a chi mette pubblicità sul vostro blog.Usare un permalink per ogni post e scrivere i titoli usando parole-chiave, controllando che la home page e gli archivi abbiano link in ogni pagina
Pensare ad un blog come a un database e non ad una raccolta di notizie di agenzia, come fosse un giornale. I post archiviati dovrebbero essere rintracciabili facilmente da Google e da Technorati, quindi citate con i relativi nomi gli autori e le pubblicazioni ed usate tag, categorie e parole chiave in maniera coerente.
Bloggare spesso e con regolarità, se possibile una mezza dozzina di post al giorno prima dell'ora di pranzo, quando molti lettori si prendono una pausa e controllano cosa succede nella blogosfera.
Usare immagini spettacolari nei post. Vivacizzano la pagina e attraggono lettori; usate le descrizioni delle immagini perché avrete traffico aggiuntivo dalla Ricerca Immagini di Google e di altri motori di ricerca che indicizzano le illustrazioni.
Attivare i commenti e interagire con i lettori coltivate il vostro pubblico - gli inserzionisti vi pagheranno per questo.
Fare amicizia con altri blogger on line e fuori. Linkate i loro post e loro vi renderanno il favore; commentate i post che leggete. I loro blog vi manderanno del traffico aggiuntivo,
E se questi consigli ce li danno gli americani di Business 2.0, ci possiamo fidare.
martedì 28 agosto 2007
Sant'Agostino
Oggi la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino.Agostino nacque nel 354 a Tagaste, piccolo centro della Numidia. Nonostante il padre, ricevette una educazione cristiana dalla madre, Monica, ma non fu mai particolarmente attratto dalle 'favole da bambini' che costituivano il credo materno. Le sue capacità intellettuali spinsero la famiglia a fare sacrifici per farlo studiare, giovanissimo, nella vicina Cartagine, città piena di tentazioni, di svaghi ed ancora profondamente pagana, dove il futuro santo peccò quanto era possibile peccare, sino ad avere, diciannovenne, un figlio illegittimo.
Ma gli studi, della retorica soprattutto ma anche di legge, e poi l'incontro con le opere di Cicerone, gli fecero desiderare sempre più una affermazione personale che soddisfacesse la sua vanità. Abbracciò il manicheismo e divenne insegnante in Cartagine, poi a Roma, infine a Milano, facendo facilmente proseliti tra gli studenti poco più giovani di lui
A Milano rimase affascinato dal vescovo Ambrogio, un grandissimo retore, che riuscì a fargli penetrare nell'animo lo spirito del Vangelo. Insegnò ancora per qualche mese, l'anima dilaniata tra la carne e lo spirito, poi si ritirò, con la madre e i discepoli, in una tenuta di un amico, fuori Milano. I tempi erano maturati: nella Pasqua del 387 ricevette, da Ambrogio, il battesimo.
Per alcuni anni continuò ad aspettare un segno: cosa doveva essere del suo futuro? Poi, tornato in Africa, ad Ippona, arriva inaspettata la richiesta dell'ormai anziano vescovo Valerio che prenda gli ordini sacerdotali. Agostino pensò che quello fosse il segno divino e, con umiltà, accettò.
Così cominciò il suo duro impegno di pastore che cinque anni dopo lo porterà, vescovo, a sostituire Valerio nella comunità ipponate.
Oltre alle numerose funzioni che il ruolo gli richiedeva, i suoi studi, indirizzati ormai alle Scritture, si ampliarono e si approfondirono: un centinaio i libri che scrisse, alcune centinaia le lettere.
Le Confessioni, scritte ormai quarantenne, ne inquadrano le riflessioni sulla prima parte della sua vita e sono un documento di raro interesse.
L'invasione dei Vandali di Alarico, con il sacco di Roma del 410, sembrò dare una spallata violenta alla civiltà latina, quanto le controversie e gli scismi (Donatisti, Pelagiani) alla neonata chiesa cattolica. Ma Agostino fu sempre presente, in maniera attivissima, nei dibattiti di fede, talvolta addirittura ai limiti del dettato ecclesiale, come farà osservare più tardi il Concilio di Trento, ma rimarrà una voce fondamentale e viva tra i Padri della Chiesa. E la sua risposta all'invasione fu la celebre De Civitate dei.
Il 'Dottore della Grazia' morirà a Ippona, assediata dai Vandali, il 28 Agosto del 430.
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ThinkPad riserva
Per festeggiare i 15 anni dalla produzione del primo esemplare, l'azienda chino-americana Lenovo ha realizzato un modello 'Reserve edition' ricoperto in cuoio francese lavorato a mano da sellai giapponesi (sic).Ne sono stati prodotti 5000 pezzi, coperti dal servizio 24/7: i primi sono stati venduti 'a invito', i rimanenti possono essere acquistati sul sito thinkpadreserve.
Costano intorno ai 5.000$ al pezzo, ma almeno hanno un buon odore!
Scientific American
Martedì 28 Agosto 1845, esce il primo numero di Scientific American.Dalla presentazione di Rufus Porter:
Ciascun numero sarà illustrato con incisioni originali, da due a cinque, molte delle quali artistiche, ed esplicative di Nuove Invenzioni, Principi Scientifici e Lavori Curiosi, e conterrà, oltre alle notizie più interessanti di fatti accaduti, informazioni generali lo sviluppo della Meccanica ed altri Progressi Scientifici; Invenzioni e Miglioramenti Americani e Stranieri; Cataloghi di Brevetti Americani; Saggi Scientifici atti a illustrare i principi delle scienze della Meccanica, della Chimica e dell'Architettura; informazioni ed istruzioni utili in varie Arti e Commerci; Esperimenti Curiosi; Varie dell'Ingegno, della Musica e della Poesia.La rivista, la prima del suo genere in America, viene fornita su abbonamento annuale, del costo di 2$.
Dalla prima pagina, tra gli altri articoli:
Filtro per locomotive: si descrive un filtro che, depurando il fumo di una locomotiva, ne ricicla l'aria calda per riutilizzarla nella camera di combustione.
Pozzo in fiamme: un pozzo di 30 metri, scavato nell'Ohio, forse per la presenza di gas nel sottosuolo, ha preso fuoco e sta ancora bruciando.
Un cavallo sensibile: un cavallo, staccato momentaneamente dal suo tiro, è scomparso all'improvviso. Il suo padrone l'ha ritrovato un po' pù tardi dal maniscalco dove, sembra, l'animale si fosse recato di sua iniziativa per un problema, poi risolto, alla ferratura.
A pagina due, tra gli altri articoli:
Il primo principio della Meccanica: illustrato con esempi discorsivi
Il Telegrafo di Morse: dopo vari mesi di test nel collegamento tra Washington e Baltimora, sembra evidente che il sistema verrà allargato a tutto il Paese. Mentre si rimanda ad un numero successivo la spiegazione dei principi di funzionamento, si mette in evidenza come i Commercianti del West potranno usare questo mezzo per effettuare i propri ordinativi di merci, invece di sopportare il lento avanzare della ferrovia.
Nuova macchina per Dagherrotipi: grazie ad una lastra ricurva e allo spostamento, con un meccanismo ad orologeria, dell'obiettivo della macchina, M. Martiner ha realizzato un dispositivo in grado di dagherrotipizzare interi panorami, con un'ampiezza di 150°.
In ultima pagina:
L'annuncio, in grande evidenza, del libro "The pictorial History of the American Revolution", un libro 'in ottavo' tra le quattrocento e le cinquecento pagine, illustrato con molte centinaia di incisioni, dell'editore Robert Sears
Segnalazioni librarie
Pubblicità di Cappelli Estivi, Dagherrotipi e materiali per, Diamanti e orologi d'oro
Ricerca di: Agenti, finanziamenti per iniziative commerciali
lunedì 27 agosto 2007
Santa Monica
Oggi la Chiesa Cattolica festeggia Santa Monica (332-387).Davvero una santa donna, Monica.
Una fede incrollabile, la sua, che l'aiutò a sopportare una vita di lotte.
Aveva sposato un uomo che si rivelò violento, traditore e che oltre tutto era pagano e refrattario ai tentativi della moglie di convertirlo.
Aveva un figlio, Agostino, di grande intelligenza ma anche dissoluto, amante dei piaceri della carne, vanitoso, arrivista, manicheo, che lei cercava di seguire da vicino con tutto il suo affetto di madre per riportarlo sulla retta via.
Nella fanciullezza Monica, di ottima famiglia, era anche diventata alcolizzata; beveva di nascosto e solo l'offesa di 'beona' che le rivolse un giorno la serva più anziana, quella tanto cara che aveva portato a cavalluccio l'amato padre di Monica, bambino, solo quell'offesa l'aveva fatta reagire e le aveva impedito di cadere nel più basso alcolismo.
Questa donna aveva una fede incrollabile, frequentava quotidianamente le cerimonie religiose, passava ore in preghiera e si dedicava a numerose opere di bene.
Una donna intelligente che rimase letteralmente alle costole del figlio per decenni, per cercare di farlo diventare un uomo diverso; un figlio che, per staccarsi da lei l'aveva addirittura abbandonata a terra quando si era imbarcato, di nascosto, in Africa per venire in Italia, dove sperava in una brillante carriera nell'amministrazione imperiale. Ma lei, senza perdersi d'animo, lo avrebbe raggiunto più tardi a Milano.
Una donna così intelligente che suo figlio, ed i suoi amici e discepoli, ammettevano nel loro cenacolo a discettare di filosofia, ed i cui interventi annotavano con cura.
Alla fine, per Monica, due vittorie: la conversione del marito Patrizio e il battesimo del figlio Agostino (e del di lui figlio illegittimo, Adeodato), nella Pasqua del 387, per mano del santo vescovo di Milano, Ambrogio.
Paga per i risultati che la sua fede in Dio le aveva concesso, morì ad Ostia, poco prima di imbarcarsi per tornare in Africa.
Parte delle sue reliquie riposano ad Arrouaise, in Francia, parte nella chiesa di S. Agostino, a Roma.
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domenica 26 agosto 2007
Morire in miniera
Non posso fare a meno di essere turbato quando in TV si vedono i volti neri, le occhiaie bianche e le facce impaurite dei minatori di una miniera dove è successo un incidente. In questi giorni li abbiamo visti in America, ma anche in China, dove di incidenti ne succedono spesso (almeno 4000 morti l'anno, la cifra ufficiale).
Le scene sono le stesse, cariche di tensione: i compagni di lavoro che tentano il salvataggio, con sistemi più o meno tecnologici; le famiglie che arrivano, in grande ansia, sul luogo; le mogli e le mamme che urlano disperate quando i primi corpi vengono portati fuori.
Tutta gente che per campare va sotto terra per quattrocento o cinquecento metri, con la speranza di uscire otto o dieci ore dopo e di tornare a casa evitando la morte che è dietro ogni 'volata', che sta in agguato in un 'fornello'.
Le ho vissute in famiglia, queste situazioni; quante volte ho intravisto la preoccupazione di mia mamma per il ritardo di un rientro, quante volte ho sentito io stesso, bimbetto, la notizia portata da qualche compagno di lavoro che 'in miniera c'è stato un incidente...'
Oggi ho saputo i particolari di una vicenda che riguarda la mia famiglia e che conoscevo appena; ero troppo piccolo quando è successo e in casa, per esorcizzare la morte, mio babbo non parlava mai di quello che succedeva giù, in miniera; non voleva accrescere le angosce di mia mamma e preoccupare noi piccoli.
Era il 1957 o forse il 1958. Mio babbo lavorava da poco in miniera, in quella di pirite di Boccheggiano. La domenica, per lui come per molti nella zona, lo svago era la caccia. Si alzava presto, prendeva la sua Lambretta, il fucile a tracolla, e per qualche ora dimenticava il buio, il caldo, il sudore, la polvere, la paura.
Anche quella domenica era uscito prestissimo; da Follonica doveva andare a Massa Marittima, da suo fratello: sarebbero andati a caccia insieme.
Arrivato a casa di mio zio, lo trovò in grandissima agitazione: era appena arrivata la notizia che in miniera, a Niccioleta, c'era stata una frana: nella galleria c'era il loro cugino, un ragazzo di trentatré anni, con una moglie e un figlio piccolo di quattro o cinque anni.
Mio babbo e suo cugino erano vissuti insieme, erano ragazzetti negli anni del passaggio della guerra; mio babbo biondo, suo cugino, moro, erano bei ragazzi ed erano inseparabili. Mio zio, più grande, militare, era in campo di prigionia in Inghilterra; il legame tra i due quasi coetanei si era stretto e si erano affezionati come fratelli; la mamma del cugino aveva fatto quasi da mamma a mio babbo, che era rimasto orfano a quattro anni.
Mio zio andò di corsa ad avvertire la moglie del cugino, mio babbo continuò subito in moto verso la miniera di Niccioleta. Sul piazzale della miniera le scene già dette; le squadre di soccorso erano già scese e risalite; non c'era stato niente da fare, sicuramente il loro compagno era già morto, la frana era grossa, la galleria pericolante; ormai non si poteva più fare niente.
Mio babbo voleva scendere anche lui, laggiù in fondo, dal cugino; lo trattennero a forza.
Almeno ridare il corpo alla moglie, al figlio, invece di lasciarlo marcire, laggiù...
A un certo punto però riuscì a scappare a chi lo teneva, entrò nella gabbia, scese, forse c'era qualcun altro con lui, per farsi dire dove andare. Trovata la frana, si mise a scavare con una pala, poi con le mani, disperatamente; riuscì a trovare il cadavere del cugino e lo trascinò, coperto di terra, per un tratto di galleria; da sù ad un certo momento sentirono un gran boato: la galleria che crollava completamente. Mio babbo però ce l'aveva appena fatta a trascinarsi dietro un riparo. Portò il cugino fino alla 'gabbia', poi tornano su. Così ci fu almeno un corpo su cui piangere, una tomba da visitare.
Mia mamma raccontava tutto questo, senza un filo di emozione nella voce, stamani, cinquant'anni dopo; io avevo un groppo alla gola: ho ricordato la foto che è stata a lungo sul canterano in camera dei miei: e no, non era la foto del loro matrimonio, né quella dei figli; era la foto a colori, di un ragazzo giovane, moro, che sorride, sicuro di sé, mentre tiene per mano un bimbetto, imbronciato, di quattro o cinque anni.
Le scene sono le stesse, cariche di tensione: i compagni di lavoro che tentano il salvataggio, con sistemi più o meno tecnologici; le famiglie che arrivano, in grande ansia, sul luogo; le mogli e le mamme che urlano disperate quando i primi corpi vengono portati fuori.
Tutta gente che per campare va sotto terra per quattrocento o cinquecento metri, con la speranza di uscire otto o dieci ore dopo e di tornare a casa evitando la morte che è dietro ogni 'volata', che sta in agguato in un 'fornello'.
Le ho vissute in famiglia, queste situazioni; quante volte ho intravisto la preoccupazione di mia mamma per il ritardo di un rientro, quante volte ho sentito io stesso, bimbetto, la notizia portata da qualche compagno di lavoro che 'in miniera c'è stato un incidente...'
Oggi ho saputo i particolari di una vicenda che riguarda la mia famiglia e che conoscevo appena; ero troppo piccolo quando è successo e in casa, per esorcizzare la morte, mio babbo non parlava mai di quello che succedeva giù, in miniera; non voleva accrescere le angosce di mia mamma e preoccupare noi piccoli.
Era il 1957 o forse il 1958. Mio babbo lavorava da poco in miniera, in quella di pirite di Boccheggiano. La domenica, per lui come per molti nella zona, lo svago era la caccia. Si alzava presto, prendeva la sua Lambretta, il fucile a tracolla, e per qualche ora dimenticava il buio, il caldo, il sudore, la polvere, la paura.Anche quella domenica era uscito prestissimo; da Follonica doveva andare a Massa Marittima, da suo fratello: sarebbero andati a caccia insieme.
Arrivato a casa di mio zio, lo trovò in grandissima agitazione: era appena arrivata la notizia che in miniera, a Niccioleta, c'era stata una frana: nella galleria c'era il loro cugino, un ragazzo di trentatré anni, con una moglie e un figlio piccolo di quattro o cinque anni.
Mio babbo e suo cugino erano vissuti insieme, erano ragazzetti negli anni del passaggio della guerra; mio babbo biondo, suo cugino, moro, erano bei ragazzi ed erano inseparabili. Mio zio, più grande, militare, era in campo di prigionia in Inghilterra; il legame tra i due quasi coetanei si era stretto e si erano affezionati come fratelli; la mamma del cugino aveva fatto quasi da mamma a mio babbo, che era rimasto orfano a quattro anni.
Mio zio andò di corsa ad avvertire la moglie del cugino, mio babbo continuò subito in moto verso la miniera di Niccioleta. Sul piazzale della miniera le scene già dette; le squadre di soccorso erano già scese e risalite; non c'era stato niente da fare, sicuramente il loro compagno era già morto, la frana era grossa, la galleria pericolante; ormai non si poteva più fare niente.
Mio babbo voleva scendere anche lui, laggiù in fondo, dal cugino; lo trattennero a forza.
Almeno ridare il corpo alla moglie, al figlio, invece di lasciarlo marcire, laggiù...
A un certo punto però riuscì a scappare a chi lo teneva, entrò nella gabbia, scese, forse c'era qualcun altro con lui, per farsi dire dove andare. Trovata la frana, si mise a scavare con una pala, poi con le mani, disperatamente; riuscì a trovare il cadavere del cugino e lo trascinò, coperto di terra, per un tratto di galleria; da sù ad un certo momento sentirono un gran boato: la galleria che crollava completamente. Mio babbo però ce l'aveva appena fatta a trascinarsi dietro un riparo. Portò il cugino fino alla 'gabbia', poi tornano su. Così ci fu almeno un corpo su cui piangere, una tomba da visitare.
Mia mamma raccontava tutto questo, senza un filo di emozione nella voce, stamani, cinquant'anni dopo; io avevo un groppo alla gola: ho ricordato la foto che è stata a lungo sul canterano in camera dei miei: e no, non era la foto del loro matrimonio, né quella dei figli; era la foto a colori, di un ragazzo giovane, moro, che sorride, sicuro di sé, mentre tiene per mano un bimbetto, imbronciato, di quattro o cinque anni.
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