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martedì 13 settembre 2011

China Inside

Ierisera un amico di un collega ha portato in ufficio un PC portatile, un Sony Vaio. "Gli potete dare un'occhiata? ogni tanto si spenge, da solo, senza alcun motivo."
Io e l'amico Simone ci siamo scambiati un'occhiata d'intesa: o ha un bel virus oppure l'elettronica non si raffredda più e il PC va in protezione.
Tolto di mezzo il primo dubbio, il secondo è risultato essere vincente: appoggiato sui bocchettoni del condizionatore il PC ha infatti funzionato spettacolarmente bene per delle ore. Il test che Simone ha fatto sulle temperature dei 'core' del processore ha evidenziato che al superare dei 50° il PC si spengeva.
Questa sera, poco prima di uscire da lavoro, per spezzare la monotonia della giornata, abbiamo deciso di smontarlo per vedere il comportamento della ventola di raffreddamento, non senza prima aver recuperato da Internet un filmato sui dettagli del disassemblaggio (non è il nostro lavoro e coi portatili non c'è mai da sapere). Una volta messa a nudo la mother board, abbiamo visto che effettivamente la ventola di raffreddamento non riesce a ruotare; domani, con lubrificante e grasso termico da rimettere in loco dopo lo smontaggio, riassembleremo il tutto, con la speranza che il portatile torni a funzionare.
Io ho preso qualche foto: Simone forse ha pensato che lo facessi per esser poi certo di saperlo rimontare come si deve, io invece l'ho fatto per la mia passione per le chineserie.



Capite a cosa alludo, vero?

lunedì 25 maggio 2009

USB Radio


In borsa mi porto sempre un lettore MP3, non si sa mai, potrei trovarmi nella necessità di usarlo durante qualche fastidiosa attesa, lontano da qualunque tipo di attività da svolgere.
E' un vecchio dispositivo della Creative, marchio che non mi è particolarmente simpatico, (l'antipatia risale agli anni delle schede audio non sempre facili da far funzionare), vecchio, dicevo, perché me lo devono aver regalato almeno quattro anni fa. Ha una capacità veramente limitata, secondo gli standard di oggi: solo 128 Mb, e dato il raro uso che ne faccio ha quasi sempre l'unica pila, una AAA, scarica. Il lettore è diviso in due parti, l'alloggiamento dell'alimentazione ed il dispositivo di memorizzazione, che comprende anche i pulsanti di controllo volume, file e sintonia; le due parti si separano per connettere il corpo ad una porta USB di un PC per gli upload dei file.

Forse non è cosa nota a tutti che un connettore USB ha 4 conduttori elettrici: due servono per l'alimentazione e due per il segnale audio. Se guardate bene, i due conduttori più esterni, quelli dell'alimentazione, sono leggermente più lunghi.

E allora?
Allora, inserendo la parte propriamente USB della mio lettore nel PC, ma non completamente sino in fondo, lo posso far alimentare dal computer senza che questo lo riconosca come dispositivo USB e posso quindi ascoltare in cuffia i brani MP3 o la radio anche se non ho a portata di mano una pila e sono lontano da una connessione ad Internet.
Un semplice cavo maschio-maschio mi consente poi, se voglio, di uscire dalla presa della cuffia e di rientrare nell'ingresso MIC del computer così da utilizzarne gli altoparlanti e la scheda audio per avere un miglior controllo del volume e dell'equalizzazione


E' proprio così che sto usando il tutto adesso, sintonizzato sulla fedele Rete Toscana Classica.

Nota: nel caso si voglia far rientrare l'audio nel PC con un cavetto, bisognerà, perché la cosa funzioni, che dal controllo di volume di Windows si sia attivata , nel controllo di Registrazione, la Linea in Ingresso (Line In). Attenzione: se il vostro PC ha un microfono integrato, disabilitatelo per evitare lo sgradevole effetto Larson.

martedì 12 febbraio 2008

HP 25

Lo sapevamo entrambi: gli astronauti delle missioni congiunte (vedi commento) della missione congiunta Apollo-Soyouz per effettuare le ultime fasi di aggancio tra le navicelle usarono una 'calcolatrice' di bordo. Sì, non un calcolatore, ma una calcolatrice, una Hewlett Packard HP-65, un gioiellino che stava sul palmo della mano e che, grazie a programmi preregistrati in una schedina magnetica, era in grado di eseguire una gran quantità di calcoli. Alessandro ed io seguivamo con grande e infantile interesse le missioni spaziali e queste notiziole erano il nostro forte.
Lui si era arredato la cameretta, ai tempi del liceo, con un gran poster della Luna, con sopra le bandierine degli 'allunaggi' delle missioni Apollo e delle varie sonde automatiche; in un angolo aveva montato un modellino dell'ultimo stadio del Saturno 5, con tanto di navicella Apollo, razzo di recupero, e il LEM adagiato su un quadrato di plastica bianca piena di crateri, a simulare la zona di allunaggio; aveva comprato, negli USA, la penna degli astronauti, la Fisher Space Pen e collezionava tutti i numeri di Epoca che parlavano di missioni spaziali.
Si era poi fatto regalare dai suoi un Omega Speedmaster, l'orologio che portavano al polso gli astronauti delle missioni Apollo.
Io, con il mio registratore
Geloso G600, registravo l'audio di tutti i TG che venivano trasmessi e che parlavano dello spazio. (I nastri sono andati perduti con l'ultimo trasloco, maledizione!)
Una mattina ci eravamo ritrovati in fila a mensa insieme, a Pisa, lui era a Fisica, io a Matematica, ma cercavamo di vederci quando era possibile. 'Vedi' mi disse, indicando il ragazzo biondo, paffuto, un po' più basso di noi, con cui era in accalorato colloquio, 'lui ha una HP-65 '.
Bastò la parola, roba da non crederci: il suo collega di corso aveva la calcolatrice in mano, la stava facendo vedere ad Alessandro e a qualche altro ragazzo; io misi la testa avanti, a sbirciare le dita che premevano veloci sui tasti: ci fece anche vedere come funzionava il lettore di schede. Avvicinando un rettangolo di cartoncino con una banda magnetica proprio sotto il display della macchinetta, si metteva in moto un minuscolo motore che 'mangiava' la scheda, portandola in posizione. Da quel momento la calcolatrice era in grado di compiere numerose funzioni di calcolo, programmate nella minuscola scheda. Gli occhi di Alessandro brillavano di cupidigia; anche i miei, credo.

"Costa
seicentocinquantamila lire" mi disse Alessandro "suo babbo è un ingegnere" aggiunse, quasi a spiegare tanta disponibilità di denaro per una matricola. La cifra era enorme: né io né lui ce la saremmo mai potuta permettere.
La sera, prima di andare a mensa, cominciammo a passare davanti alle vetrine di Toncelli, in via Curtatone, se non ricordo male. In esposizione, tra tanta attrezzatura tecnica, anche calcolatrici della
Texas Instruments e della HP. Entrammo un paio di volte, per farcele mostrare e vederne le caratteristiche, ma purtroppo non c'era niente che soddisfacesse, ad un prezzo contenuto, la nostra voglia di possedere una calcolatrice 'programmabile'.
Per quanto riguarda i soldi, ci eravamo fatti due conti in tasca: avremmo incassato, entrambi, la prima rata di presalario e, d'accordo con le nostre famiglie, ci saremmo potuti permettere una spesa di cento venti, massimo centocinquanta mila lire, ("Se proprio la calcolatrice è indispensabile per gli studi ..." )
.

Una sera, la notizia da Alessandro: "L'HP ha fatto una calcolatrice nuova, l'
HP-25. Non ha le schede ma è programmabile. Toncelli non ce l'ha ancora ma ho saputo che la poss
iamo ordinare tramite la concessionaria Hewlett Packard qui di Pisa. Andiamo a vederla!"
Il pomeriggio dopo irrompemmo nella sede dell'HP, tra la curiosità degli impiegati, che evidentemente avevano ben altro da fare che star lì a soddisfare le richieste di due studentelli. Furono molto gentili e disponibili, ci spiegarono che la loro sede non aveva un magazzino, e che quindi potevano farci vedere solo qualche depliant. Quello della HP-25 ce l'avevano. "E' un modello nuovo, appena uscito..." ci dissero. Leggemmo avidamente l'unico pieghevole disponibile: funzioni matematiche e trigonometriche, dirette e inverse, 49 passi di programmazione,
Logica Polacca Inversa (boh?). Ci riempimmo la bocca facendo finta di essere degli esperti. Alessandro non si reggeva più, io, un po' più tranquillo, ero comunque eccitato al pensiero di non dover più usare un regolo calcolatore e di poter fare i miei amati conti di trigonometria sferica (sì, avevo in mente soprattutto la mia passione per l'Astronomia)
addirittura 'memorizzando' quelli più complessi.
"La possiamo ordinare qui da voi?". Il ragazzo e la ragazza che ci avevano così cortesemente dedicato il loro tempo ci guardarono perplessi. "Ssssì,..... se volete...."
"Quanto costa?". Fecero due conti, c'era l'IVA. "Centosettantacinquemila lire". Alessandro ed io ci guardammo, era una bella cifra,
otto mesi di affitto del nostro posto letto a Pisa! Ma c'era la prima rata di presalario da incassare, e l'ok delle nostre famiglie.
"Va bene. Facciamo l'ordine".
Il 16 dicembre 1975, quando il postino suonò alla porta di casa, andai io ad aprire: ero in vacanze di Natale. In mano aveva un pacchettino... Passai tre settimane incredibilmente stimolanti: fu così che imparai i rudimenti della programmazione e la mia vita cambiò.

La mia calcolatrice HP25, ancora perfettamente funzionante.

domenica 24 giugno 2007

Z80

La Storia (beh, almeno la storia dell'Informatica...) dice che lo sviluppo del primo microprocessore commerciale fu fatto, in Intel, da un gruppo guidato da Ted Hoff e Federico Faggin. Le prime consegne dell'Intel 4004, un processore a 4 bit, avvennero verso la fine del 1971.
Faggin (1941-), vicentino, una laurea in fisica a Padova, dopo aver lavorato per la SGS, in USA si era trovato in Intel per portare il suo contributo "non all'invenzione, ma alla implementazione, alla realizzazione del microprocessore" (da una intervista al mensile Byte, gennaio 1991)
Qualche anno più tardi fondò la Zilog, per la quale progettò e realizzò il famoso processore Z80 a 8 bit che tanta parte ha avuto nello sviluppo dell'informatica. (Lo Z80 è presente in robot industriali, in stampanti, negli hard disk della Seagate, nel Game Boy della Nintendo, nei sintetizzatori musicali Moog...)
Ho visto e usato i calcolatori 'giocattolo' della Sinclair (lo ZX 80, lo ZX81 e lo Spectrum), di cui lo Z80 era il cuore (oops, volevo dire il cervello) e qualche anno più tardi ho avuto modo di farlo usare ai miei allievi per qualche semplice esercitazione di laboratorio di elettronica digitale.
Come dicevo in un post precedente, lo Z80 è alla base di molti sistemi di controllo a bordo delle 'vecchie' navette Shuttle, la cui tecnologia, appunto, risale agli anni '70.

sabato 9 giugno 2007

STS-117

Ieri c'è stato l'ennesimo lancio dello Shuttle. Le notizie sullo spazio, a meno che non ci sia una qualche tragedia, sono ormai relegate alla fine dei TG, tra il culo di una starlette e una storia a lieto fine di un cane o di un gatto.
La STS-117, il 117° lancio dello Space Trasportation System, ha come protagonista la navetta Atlantis, vecchia di 22 anni, con sette uomini a bordo in una missione che trasporta alcuni pannelli solari ed uno dei moduli integrati, destinati ad essere montati, nei prossimi giorni, sulla International Space Station. La missione lascerà sulla ISS l'astronauta Clayton Anderson e riporterà sulla terra Sunita Williams.

I lanci delle navette durano da trent'anni e la tecnologia è quella degli anni '70; a bordo, molta della componentistica di controllo fa capo al glorioso processore Z-80 della Zilog, 'figlio' di Federico Faggin.
Qui è possibile vedere alcune foto insolite, nelle officine di revisione ed assemblaggio delle navette.
Se invece qualcuno è curioso di sapere come fanno a svegliarsi gli astronauti, questo è il PDF, di oltre 60 pagine, che elenca tutte le canzoni-sveglia usate dalla NASA a partire dal lancio della Gemini 6 nel 1965. Qua e là si trovano anche i relativi MP3.

domenica 29 aprile 2007

Bando alla tirchieria

Quando la signora Roberta mi mise davanti tre matassine di filo di stagno per saldature di diverse dimensioni, dicendomene i prezzi, rimasi incerto su quale comprare. "E quello lì dietro, quanto costa?" le chiesi indicando un rocchetto sullo scaffale alle sue spalle. "Questo viene diecimila lire, è conveniente, se uno deve saldare molto...". Il senso della frase, mi conosceva come habitué del suo negozio di elettronica, era "Butti via i soldi, quando mai lo userai tutto?". Naturalmente optai per il rocchetto. In realtà poi lo usai ben poco: cominciai a lavorare con le 'breadboard' per fare qualche prototipo di circuito logico, da riproporre durante le lezioni di Laboratorio di Misure Elettroniche in un Istituto dove ero stato nominato supplente annuale. In seguito l'informatica prese il posto dell'elettronica, come hobby e come lavoro.
Oggi, a Follonica, a casa di mia madre, ho avuto a che fare con un cavo TV con un falso contatto; il solito cavetto pressofuso che, dopo che hai spostato la TV un paio di volte, si rompe. Da qualche parte dovrei avere un saldatore rapido, ho pensato. Cercando in cantina, ho trovato il saldatore e, sì, il famoso rocchetto di filo di stagno acquistato più di venti anni fa; un buon investimento: ho rimesso in funzione il cavo TV.