Le elettrici uomini invece continueranno a votare per lui!
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martedì 9 giugno 2020
mercoledì 22 agosto 2018
Lo avete già visto?
Nella pagina di ACA, Associazione Culturale Arredamento, qui: Acarredamento.
Pagina vista l'ultima volta: 22/08/18 ore 22:36
martedì 31 maggio 2016
La Crusca, la COOP e l'Italiano
Che la prestigiosa Accademia della Crusca sia stata costretta a chiedere aiuto a Unicoop Firenze è cosa che, per me, dice abbastanza di quanto il Ministro con la Barba si occupi della Cultura in Italia. Vedi anche QUI.
Nel numero di Maggio dell'Informatore, mensile di attualità su consumi, cultura, territorio, tempo libero per i soci di Unicoop Firenze, c'è un articoletto, a pagina 7, che parla di una iniziativa fatta per rivivere le cene alla maniera dei Cruscanti del XVII secolo e raccogliere fondi per l’Accademia della Crusca, incontri organizzati da Unicoop Firenze e dalla Crusca stessa, insieme agli allievi di 9 istituti alberghieri toscani, alla scoperta di antiche ricette e di antiche e nuove parole dell’italiano a tavola, con l’intervento di ricercatori e membri dell’Accademia.
L'articoletto è intitolato "Stravizzi per tutti".
Un lettore comune, mancando una spiegazione che io avrei messo in un'opportuna nota, potrebbe gridare allo scandalo: il plurale di stravizio si scrive con una z sola, "stravizi".
Ma il lettore comune forse non sa che, secondo il Vocabolario degli Accademici della Crusca [1612]: merenda o «STRAVIZZO è il mangiare, che fanno insieme le conversazioni allegre» e quindi, con questa accezione, "stravizzi" è arcaico ma corretto.
Nel numero di Maggio dell'Informatore, mensile di attualità su consumi, cultura, territorio, tempo libero per i soci di Unicoop Firenze, c'è un articoletto, a pagina 7, che parla di una iniziativa fatta per rivivere le cene alla maniera dei Cruscanti del XVII secolo e raccogliere fondi per l’Accademia della Crusca, incontri organizzati da Unicoop Firenze e dalla Crusca stessa, insieme agli allievi di 9 istituti alberghieri toscani, alla scoperta di antiche ricette e di antiche e nuove parole dell’italiano a tavola, con l’intervento di ricercatori e membri dell’Accademia.
L'articoletto è intitolato "Stravizzi per tutti".
Un lettore comune, mancando una spiegazione che io avrei messo in un'opportuna nota, potrebbe gridare allo scandalo: il plurale di stravizio si scrive con una z sola, "stravizi".
Ma il lettore comune forse non sa che, secondo il Vocabolario degli Accademici della Crusca [1612]: merenda o «STRAVIZZO è il mangiare, che fanno insieme le conversazioni allegre» e quindi, con questa accezione, "stravizzi" è arcaico ma corretto.
domenica 3 gennaio 2016
Sottopancia imbarazzanti
Se il Vaticano ha rivolto i suoi strali verso la RAI per la bestemmia comparsa nel 'sottopancia' degli SMS di fine anno su RENZI-RAI 1, l'Accademia della Crusca dovrebbe scatenare una Guerra Santa contro TGCOM 24, dove poco fa compariva questa 'perla' di ignoranza:
il verbo è: RAZZIARE!
venerdì 27 luglio 2012
Un bel paio di...
Se chiedo a mia moglie di prepararmi alla svelta, perché sono in ritardo, un paio di uova al tegamino, mi aspetto che la sollecita consorte mi serva quanto prima almeno due uova, cotte a puntino.
Se uscito dalla doccia la mattina tiro fuori da un cassetto di biancheria un paio di calzini, sicuramente ne avrò in mano due ma se poi mi metto un paio di mutande quanti indumenti intimi avrò indosso? certamente uno; così, se mi infilerò un paio di pantaloni non farò niente di strampalato.
Se chiedo un paio di forbici mi aspetto che mi passino uno strumento per tagliare; se, come adesso, ho un paio di occhiali sul naso, sto usando uno strumento ottico.
C'è un'ovvia ambiguità nella parola 'paio', vocabolo che può indicare sia una coppia di oggetti identici (le uova, i calzini) che un unico oggetto di cui riconosciamo una struttura simmetrica 'doppia' (le forbici, i pantaloni).
Se uscito dalla doccia la mattina tiro fuori da un cassetto di biancheria un paio di calzini, sicuramente ne avrò in mano due ma se poi mi metto un paio di mutande quanti indumenti intimi avrò indosso? certamente uno; così, se mi infilerò un paio di pantaloni non farò niente di strampalato.
Se chiedo un paio di forbici mi aspetto che mi passino uno strumento per tagliare; se, come adesso, ho un paio di occhiali sul naso, sto usando uno strumento ottico.
C'è un'ovvia ambiguità nella parola 'paio', vocabolo che può indicare sia una coppia di oggetti identici (le uova, i calzini) che un unico oggetto di cui riconosciamo una struttura simmetrica 'doppia' (le forbici, i pantaloni).
Questa duplice accezione della parola 'paio' ci dovrebbe essere familiare e la dovremmo 'modulare' secondo il contesto; qualcuno, purtroppo, non l'ha ancora ben compresa: in una recentissima pubblicità di Euronics l'editor del volantino parla di 4 paia di occhiali in dotazione a un TV con effetto 3D e ci propone l'immagine di due confezioni contenenti ciascuna quattro occhiali; perché non si abbiano dubbi ci evidenzia, in un ordinato elenchino, che acquistando il televisore riceveremo anche otto occhiali 3D (eh, sì, secondo lui quattro paia di occhiali sono otto montature...)
venerdì 15 maggio 2009
Signoria Vostra, Siena lì

Da una illustrazione di Sir John Tenniel per "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie".
Mi sono imbattuto, per una vicenda di cui dirò solo se si chiuderà positivamente, nella solita ottusa burocrazia di un ente pubblico, che qui però critico solo per motivi di lingua.Se avete mai dovuto compilare un qualche stampato (che potete, sì, scaricare da internet ma che poi dovete consegnare o a mano o tramite raccomandata...), avrete visto senz'altro che spesso c'è l'uso di rivolgersi al Primo Cittadino del proprio Comune appellandolo Signoria Vostra, come in tempi medievali, spesso addirittura abbreviato, forse per la vergogna di chi ha preparato il modello di documento, in un insulso S.V. (per fortuna ci risparmiano il Reverendissima...)
Questo uso di una comunicazione da suddito a Signore, oltre ad essere démodé è, se volete, anche lesivo della dignità di chi scrive e denota quanto sono ancora lontane le istituzioni, diciamolo meglio, la cosa pubblica da tutti noi.
C'è poi un'altra perla, che spesso apre o chiude i documenti amministrativi.
L'avverbio lì, che indica cosa o luogo poco distante sia da chi parla che da chi ascolta, viene spessissimo usato per una espressione che vorrebbe ricalcarne, ancora una volta, una arcaicissima, ma commettendo uno svarione da segnare in rosso e blu.
Più di un documento riporta infatti, quando si tratta di definire luogo e data di scrittura del testo, una espressione del tipo:
Siena, lì........
dove, medievaleggiando (ma perché mai si dovrebbe?), potrebbe essere al massimo, Siena, li (li articolo!!!) volendosi ripetere una espressione del tipo: Siena, li otto dello mese di maggio, e non una bizzarra notazione che dichiari che lì, a Siena, in quel momento la data era quella scritta sopra i puntini, mentre in altre parti del contado non è dato sapere.
Se volete vedere quanto è diffusa questo errore, provate a fare, su Google, una ricerca di "Siena lì", o sostituite il nome della vostra città a quello di Siena. Vedrete saltar fuori centinaia di documenti, creati da enti e uffici vari, che hanno adottato questa errata forma di scrittura.
Vogliamo, tutti insieme, fare uno sforzo economico e mandare questi signori ad un corso di aggiornamento sull'uso dello stile amministrativo, in modo da non far più provare vergogna a noi, loro concittadini, e alle tante maestre che si sforzarono (invano) di insegnar loro l'uso della nostra lingua?
giovedì 10 aprile 2008
L'Italiano è precario
Diceva ieri sera Lanfranco Pace (chi non se lo ricorda o non sa chi sia, potrebbe andare a scoprirlo su Wikipedia, ne vale la pena!), nella rubrica "Otto e mezzo" su La7, presentando Flavia D'Angeli, candidato premier di Sinistra critica:"Un'insegnante, un'insegnante di italiano, anzi un'insegnante di italiano precario".
Che la nostra lingua sia così mal messa da essere definita precaria?
Perché precario, come dice il Devoto-Oli, è un aggettivo che indica qualcosa che è: "contrassegnato da una provvisorietà costantemente minacciata dal sopraggiungere di eventi pericolosi o addirittura catastrofici."
O l'opinionista voleva dire un'altra cosa?
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