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mercoledì 13 febbraio 2013

Che succede in Vaticano?

Che cosa succede veramente in Vaticano?
Abbiamo indagato e una risposta plausibile ce la siamo data: tutta colpa del Progetto Creazione.

 

giovedì 8 dicembre 2011

martedì 20 aprile 2010

Discesa in cantina

Scendere nella mia cantina non ha più l'attrattiva che aveva sino ad un decennio fa, quando abitavo in una casa in cui si erano accumulati quasi quaranta anni della vita della mia famiglia; la cantina attuale è una stanza dipinta di bianco e ben illuminata, posta a livello stradale: le mancano il fascino della penombra, il diffuso odore di muffa e le ragnatele che, tra una visita e l'altra, si formano di solito negli angoli più lontani.
Non ci sono più in giro attrezzi utili per lavorare la terra o il giardino, né si vedono fiaschi di vino, mazzetti di peperoncini messi a essiccare, barattoli di marmellata o di pomodori amorevolmente preparati una stagione per l'altra.
Non ci si trovano neppure quei pezzi di mobilia mezzo rotti, quegli apparecchi elettrici che un giorno si sperava di avere il tempo di aggiustare, quelle sedie scompagnate che si sarebbero potute rendere utili in caso di una riunione conviviale affollata; tanti vecchi pezzi di ricordi sono stati abbandonati o si sono persi, tra un trasloco ed un altro, e su qualcuno il rimpianto strugge.

Ma se si va tra quelle cose, vecchie e polverose, senza cercare assolutamente nulla, magari solo per trovare un angolo dove abbandonare, senza che ingombri troppo, qualche barattolo di vernice appena, appena usato, ecco che, per pura serendipità, escono fuori oggetti dimenticati o, addirittura, mai visti.

E così qualche giorno fa il mio sguardo è stato attratto da una fila di libri posti sul ripiano più basso di uno scaffale, libri dal dorso bianco con una rigatura rossa nella parte superiore: indubbiamente un blocco di
Urania.

Libri mai letti: un'intera annata; l'abbonamento alla rivista fu un regalo che feci a mia sorella un Natale di venti anni fa e qualche tempo dopo lei deve avermi dato in prestito per la lettura quelle decine di romanzi. Io li ho depositati in cantina, per poi dimenticarmene, ché la fantascienza non è più tra le mie letture preferite.

L'occhio è caduto, probabilmente perché la settimana scorsa ho finito di leggere
La sottile linea scura, su due dorsi che portavano il nome di Joe R. Lansdale. Ho estratto dalla fila i volumi e me li sono portati in casa. Delle multiformi attività, non solo di scrittore, di Lansdale devo aver letto e quindi ero curioso di conoscere cosa ha saputo scrivere di SF.

Lansdale, La notte del drive-in
Ho iniziato a leggere La notte del drive-in; dopo qualche pagina di scrittura relativamente normale, con il racconto fatto in prima persona dall'adolescente protagonista, la storia si trasforma vistosamente, iniziando con una possibile ambientazione di fantascienza ma diventando poi un guazzabuglio di pulp e splatter (se questi sono i termini corretti) che ho letto con grande fastidio e terminato sforzandomi come mai mi è capitato (a dire il vero, mi era successo trenta anni fa con Il caso Mauritius, libro che oggi forse potrei riprendere in mano e leggere con occhi diversi; di libri abbandonati senza finire di leggerli me ne son capitati raramente); ha poco più di cento pagine, questo Urania, ma la sensazione di aver sprecato alcune ore del mio tempo è stata netta.

Lansdale, Il giorno dei dinosauriOvviamente del secondo libro,
Il giorno dei dinosauri, mi sono bastate poche righe per capire che era una sorta di 'sequel' del precedente e quindi entrambi sono tornati velocemente in cantina, ma solo perché ho trovato una certa repulsione a buttarli nel contenitore della carta da riciclare.
Forse potrei abbandonarli su una panchina, magari qualcuno li potrebbe apprezzare...

lunedì 23 novembre 2009

Che brutto mondo!

Oggi, su Scrivolo, un nuovo racconto di errebi.
Questa volta si tratta di un racconto di fantascienza, dove i protagonisti sono i nostri cloni.

lunedì 27 aprile 2009

Frederik Pohl

E' vecchio, Frederik Pohl; è un vecchio scrittore, un vecchio scrittore di fantascienza.
Ne sto rileggendo, in inglese, un romanzo degli anni '50, The space merchants, di cui è co-autore C.M. Kornbluth, del quale non ho riferimenti. O meglio, non avevo riferimenti sino a quando, cercando si Internet, ho trovato un post che ne parla.
Un post scritto, guarda caso, proprio da Frederik Pohl: per quanto possa sembrare incredibile, il novantenne celebrato scrittore da qualche mese ha un suo blog: se siete appassionati di fantascienza e curiosi di conoscere qualche retroscena di personaggi dell'età d'oro della SF, qui trovate The Way the Future.
E siccome tutto si tiene, ho anche scoperto che Pohl è membro del club per soli uomini Trap doors Spider che ispirò ad Isac Asimov il cenacolo dei Black Widowers della omonima raccolta di racconti gialli che ho appena finito di leggere (devo dire: raccontini non all'altezza di quelli di fantascienza).

giovedì 12 marzo 2009

Diritto di voto

L'idea, Presidente, non è nuova, ed è uscita dalla penna di quel gran contastorie di Isaac Asimov.
Il raccontino, Franchise (Diritto di voto), fu pubblicato nel 1955 e narra di un futuro in cui il Multivac, un mega 'Cervello Elettronico', come venivano chiamati allora, era in grado di identificare, ogni turno di elezioni presidenziali, un unico cittadino americano che avrebbe consentito di eleggere il Presidente degli Stati Uniti.
Attraverso una dettagliata analisi statistica della popolazione, il prescelto sarebbe stato sottoposto, da parte del Multivac, ad una serie di domande e le risposte date avrebbero indicato, senza possibilità di errore, chi doveva essere il nuovo Presidente.
Questa modalità di voto avrebbe fatto risparmiare milioni e milioni di dollari di campagne elettorali, non sarebbe stato soggetto a brogli, ma sottoposto solo alla matematica mente di un computer e non sarebbe stato contestato da nessuno.
In fondo, dice Asimov (ma ironicamente!), che ce ne facciamo della democrazia? Sembra che qualcun altro avanzi le stesse considerazioni; quelli di Asimov, però, erano solo raccontini, pagati qualche centesimo a parola.


Aggiornamento del 01/04/13
Il racconto di Asimov è online QUI, alla fine del post. 


martedì 23 settembre 2008

Ultimatum alla Terra

La storia è abbastanza esile: un giornalista, una nave spaziale con un misterioso personaggio, Klaatu, che, appena mossi i primi passi sul suolo americano viene ucciso da un cecchino, e Gnut, il fedele robot dell'essere spaziale che nulla ha potuto fare per salvare il suo padrone.
Poi il racconto si dipana per qualche decina di pagine, narrato dal punto di vista del fotoreporter Cliff Sutherland. Il racconto, Farewell to the master di Henry Bates fu pubblicato dalla rivista Austounding science, di cui Bates era editore, nel 1940.
Per maggiori notizie, ed il testo integrale del racconto, andare qui.
Nulla di particolarmente interessante, se non fosse che il plot servì come base di uno dei film di fantascienza 'classica' più noti: Ultimatum alla Terra (The day the earth stood still) di Robert Wise, del 1951
E fu forte l'impressione quando lo rividi, in TV, adolescente: se non è un falso ricordo, fu trasmesso proprio nella notte dello sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna, in quel luglio da brividi del '69.
E allora stasera, finito di leggere il racconto, mi sono rivisto il film.

domenica 14 settembre 2008

Spedizione di soccorso

Ogni tanto mi ricordo, quando esco in auto, di portare con me un libro; mi capita di stare ad aspettare e mi uggia rimanere senza far niente, l'attesa senza nulla da fare è la peggiore delle condanne che potrei subire, in questo o in un altro mondo. (No, tranquilli, scherzavo, dopo questa vita non c'è altro!)
Stamani mi son portato dietro Spedizione di soccorso, una raccolta di racconti di Arthur C. Clarke; ho letto, in varie fasi, poche pagine del racconto che dà il nome alla raccolta e ho poi lasciato il libro in macchina.
Ora non riesco più a resistere, devo uscire, nonostante la pioggia a dirotto, a riprendere il libro, devo per forza finire di leggere il racconto prima di addormentarmi!

giovedì 17 aprile 2008

L'odissea del volo 33

Pausa pranzo diversa, oggi: dovendo passare un'ora di tempo in un'aula con PC e videoproiettore, perché non mettersi a guardare un filmato? Devo dire che non ci avevo mai pensato!

Leggendo, nei giorni scorsi, Il quarto libro della fantascienza mi ero imbattuto in un racconto di Rod Serling, lo sceneggiatore e produttore della serie americana Twilight Zone (Ai confini della realtà) e mi era tornato in mente il telefilm che ne era stato tratto e che avevo visto nell'infanzia, all'inizio degli anni '60.
Ricordo nettamente l'angoscia in cui erano capaci di farmi piombare quelle storie, improbabili ma possibili, che in meno di mezz'ora narravano situazioni paradossali, assurde, spesso senza una soluzione.
Recuperato con un veloce 'passaparola' il filmato in oggetto, ed altri della stessa serie, lo avevo lasciato nel portatile in attesa dell'occasione propizia per poterlo gustare.

Quando i miei allievi sono usciti per la pausa pranzo, io mi sono piazzato in prima fila, ho collegato il mio PC al sistema di videoproiezione e mi sono guardato il telefilm L'odissea del volo 33.

Il telefilm regge ancora alla prova degli anni, l'ambiente angusto della cabina di pilotaggio è la scenografia dove si alternano le paure e le speranze del personale di volo di un aereo che si trova all'improvviso a fare un 'viaggio nel tempo' da cui non può uscire.
Angosciante il messaggio della voce fuoricampo, nell'originale è dello stesso Serling, nel finale che rimane volutamente 'aperto':
Un aviogetto Global in viaggio da Londra a New York in un pomeriggio qualunque del 1961. Un aereo ormai dichiarato scomparso, ricercato per terra, per mare e per aria da gente angosciata e senza più speranza. Ma voi e io sappiamo dove si trova quel jet, voi e io sappiamo quello che è successo. Perciò se un giorno, in qualsiasi momento sentirete il frastuono delle turbine di un aviogetto che vola al di sopra delle nubi… turbine che sembrano sperdute e disperate … lanciate un razzo in aria, fate qualcosa. Perché quello è il Global 33 che tenta di tornare a casa… dai Confini della Realtà.
---
[Aggiornamento del 08/08/2014]
Il telefilm è stato ritrasmesso poco fa, poco dopo le 20, da RAI 3 che sta rimettendo in onda gli episodi della serie 'culto'.
 

sabato 5 aprile 2008

Magomatico

Quando, qualche anno fa, mi era capitato di leggere un libro scritto a più mani per celebrare Martin Gardner avevo pensato che fosse un Gedenkschrift e non un Festschrift, cioè uno scritto 'in memoria di' e non 'in onore di'.
Scopro adesso, sfogliando il numero 12 del magazine
Make
(Novembre 2007), che Gardner è ancora vivo e brillante, all'età di 93 anni suonati.
Gli articoli che scriveva per la rubrica Mathematical Games di Scientific American (dal 1956 al 1981) erano intriganti: si passava da rompicapi a labirinti, da problemi topologici a divertenti costruzioni di modellini di carta (penso agli esaflexagoni...) per arrivare a simulare il gioco della vita, impostando semplici e rigorose regole di duplicazione, sopravvivenza e morte alle 'celle' di uno
schermo di un computer.
La rubrica fu molto seguita e gli articoli furono raccolti in libri di successo (in Italia li pubblicò Sansoni), che di
quando in quando mi capita di riaprire.
L'interesse di Gardner per la magia (preso a pretesto per l'articolo-intervista fatto da un professore emerito di Fisica dell'università di Lock Haven) è solo quello di un uomo dall'intelletto acuto che vuol sempre rendersi conto di quanto lo circonda, e spiegarsi le cause dei fenomeni, anche i più strani, che accadono.
In queste riflessioni su Make, sparse e purtroppo non abbastanza lunghe, fanno capolino un paio di nomi: quello di Carl Sagan, apprezzato per la sua natura di scrittore molto critico di vari aspetti della scienza, e quello dell'oggi ignorato Hugo Gernsback, editore di Electrical Experimenter dal 1911 (divenuto poi Science and Invention) e di un gran numero di periodici scientifici e di narrativa di fantascienza, Amazing Stories primo fra tutti, nonché lui stesso scrittore di fantascienza. I cultori del ramo sanno che è da Gernsback che prende il nome il prestigioso premio Hugo.
Gardner cita Gernsback perché, giovanissimo, dalla lettura delle sue riviste ebbe gli stimoli per interessarsi di scienza e di matematica.
E non viene passato sotto silenzio neppure l'amore di Gardner per i libri di Lewis Carroll: è nota una sua edizione critica, piena di interessanti commenti, di Alice.

Che strano mondo

Ehi, laggiù sul Terzo Pianeta, ma che state facendo?

giovedì 3 aprile 2008

Del leggere

Quando avete per le mani un libro nuovo, cosa fate?
Sono curioso di conoscere l'approccio che gli altri lettori hanno quando stanno per cominciare a leggere un libro appena comprato.
C'è chi, pedantemente, inizia a leggere la prefazione; chi dà invece un'occhiata alla quarta di copertina, magari per farsi un'idea del contenuto e, talvolta, della stringatissima biografia dell'autore.
C'è sicuramente chi scorre i titoli dei capitoli e ne legge, a caso, qualche frase (ma questa è pratica che i lettori esperti applicano in genere alla saggistica e prima di acquistare un libro).
Io ho un'abitudine ben diversa da quelle descritte; se il libro non è proprio un economicissimo giallo, magari stampato qualche decennio fa, allora la prima cosa che faccio, immancabilmente, è di leggere, in fondo al volume, l'estratto del catalogo dei libri che l'editore pubblica nella collana del libro stesso.
Prima ancora di iniziare a leggere ho bisogno di sapere quali piaceri mi può ancora dare la lettura, di vedere se alcuni dei libri in elenco li ho già letti, quali autori sconosciuti sono presenti ad aprirmi il mondo delle loro idee e dei loro pensieri, di quali autori, invece familiari, non ho letto qualche importante lavoro.
E' certo che, con il passare dei decenni, non ho più il desiderio famelico dell'adolescente, né lo stupore per mondi che non sapevo neppure che esistessero, ma il catalogo, in fondo al libro, è ancora per me un'irresistibile porta verso le meraviglie del possibile, oltre a un lungo elenco di ricordi.
Sono stato cosciente di questo gesto, ormai abituale, ieri sera, aprendo Il quarto libro della fantascienza, una raccolta di racconti curata da Fruttero e Lucentini, un tascabile Einaudi di 15 anni fa trovato, intonso, tra libri usati.
E allora eccomi a scorrere titoli e titoli e a chiedermi: chi sarà questa traduttrice di Omero; quanto tempo fa ho letto I re taumaturghi di Bloch; Todo modo di Sciascia era il primo anno di università? Lietta Tornabuoni, sì, i suoi articoli li leggevo su Linus. E la Praga magica di Angelo Maria Ripellino perché l'avrò abbandonata a prender polvere su qualche scaffale?
Ma poi sono sprofondato Nelle fogne di Chicago, un racconto di 180 anni fa che apre la raccolta.
E adesso, è l'ora giusta, continuo con gli altri.
Buona notte.

mercoledì 19 marzo 2008

domenica 16 dicembre 2007

Arthur C. Clarke

A bordo dell'astronave Terra, oggi sono novanta anni che Arthur C. Clarke sta ruotando intorno al Sole.
Il primo dei suoi racconti che ho letto era una storiellina ironica, The nine billion names of god, su un gruppo di monaci tibetani che affittano un mainframe da un'azienda americana per trovare tutte le combinazioni possibili, secondo certe regole segrete, delle lettere che dovrebbero formare il nome di Dio. Trovata la soluzione, in un percorso centenario che li aveva fatti lavorare manualmente per secoli, il mondo si dovrebbe distruggere...

Il primo libro che ho letto è una serie di racconti, fine anni '50, All'insegna del Cervo Bianco, di improbabili situazioni in cui la fisica e le errate speculazioni di una serie di avventori di un pub possono creare vicende tragicomiche.
Poi Le sabbie di Marte, Le guide del tramonto, 2001, Odissea nello spazio (prima ho visto il film), Rendez-vous con Rama, ....

venerdì 14 dicembre 2007

I Webster

A proposito di Webster...

Nessuno vuol più vivere in città, ormai; gli uomini si isolano e preferiscono tornare ad abitare nei piccoli agglomerati di campagna. In fondo, è la vita stessa che non piace più: è meglio una lunga ‘ibernazione’ e qualche raro risveglio pieno di ricordi e di rimpianti che una inutile e demotivata partecipazione alla realtà.

E nel mondo che si spopola sempre più, sono i cani a trasmettere le leggende degli uomini, anzi, dei Webster, come ormai li chiamano.
Generazioni e generazioni di cani, parlanti e intelligenti, e semieterni robot, loro compagni e guide, ultimi contatti e memoria dei ‘webster’ che li crearono, popolano un mondo ormai sonnolento.
Passerà così l’eternità, in una crepuscolare saga ‘country’ americana, oppure altri esseri, o altri tipi di uomini, daranno una svolta alla vita sul pianeta?

City (in Italia: Anni senza fine), di Clifford D. Simak, è una delle più classiche raccolte di racconti di fantascienza degli anni ‘50, una narrazione ben lontana dai mondi ipertecnologici, ma riflessiva e piegata su se stessa, quasi a presentire un desiderio per una diversa ‘way of life’ che un decennio più tardi sarebbe sfociato nella protesta degli ‘hippies’.

giovedì 30 agosto 2007

Video Tombe

Verso la fine degli anni ottanta Max Headroom divenne il personaggio virtuale coprotagonista di una breve serie di telefilm, come alter ego telematico del giornalista Edison Carter dell'immaginaria rete TV Network 23.

Del giornalista d'assalto, Max Headroom aveva preso alcune caratteristiche a seguito di un tentativo, incompleto, di trasferire le conoscenze dell'uomo all'interno del sistema informative del network.
(Ho visto il primo episodio, Blipverts in originale, di recente; la versione italiana me l'ero persa....)
I temi del telefilm erano interessanti: lo share dei telespettatori, la pubblicità, la manipolazione della verità e delle persone per meri fini commerciali, la scomparsa della storia: come nella nostra vita di tutti i giorni, insomma, ma in maniera più sfacciata, più aperta, più esaltata.
In uno degli episodi del telefilm, una sorta di 'Chiesa Televisiva' portava avanti il suo business vendendo ai parenti dei defunti una sorta di 'archiviazione dell'anima' facendo rimanere 'viva' e on-line la personalità dei cari estinti. Era possibile sentir parlare il defunto o farlo rispondere a poche, semplici domande, dialogando con un dispositivo elettronico dotato di uno schermo in cui appariva una serie di immagini in movimento del trapassato.
Qualcosa di non così raffinato come i semi vivi del Moratorium Diletti Fratelli nel romanzo Ubik di Phil K. Dick, ma un discreto spunto narrativo. Mentre nel libro di Dick la quasi-morte è 'reale', nel telefilm la 'Chiesa' è semplicemente una truffa ai danni di tanti poveri (o ricchi) illusi per cui l'immortalità, con qualsiasi mezzo la si raggiunga e a qualsiasi prezzo, sembra essere il fine della vita. Naturalmente Max Headroom ed Edison Carter scoprono e rendono pubblico il raggiro.
A questo tipo
di persone, in maniera altrettanto tecnologica e sollevando le stesse paure ancestrali per la morte e solleticando la stessa vanità per una esistenza eterna, si rivolge oggi la Vidstone.


Con la spesa di circa 2000$ è possibile installare, al posto di una anonima pietra tombale, una stele dotata di un
Vidstone Serenity Panel, un dispositivo dotato di uno schermo LCD a colori da 7" che è in grado di riprodurre una sequenza di immagini in animazione o un filmato che ricordi il caro estinto, con una raccolta di temi realizzata per le professioni più comuni.


Alimentato da batterie solari, è dotato di una copertura che lo protegge e ne consente l'apertura e l'uso solo agli autorizzati. Se si vuol difendere la propria privacy, è possibile inserire una cuffia e ascoltare il commento audio senza disturbare gli altri visitatori.
Il pannello non è garantito a vita, ma solo quindici anni, ma si sa, in campo informatico, quindici anni sono l'Eternità!

Nota: dal loro sito si può avere una panoramica dei servizi offerti (che si estendono anche agli animali da compagnia) e, perché no, si può visitare anche il loro blog.

lunedì 4 giugno 2007

Jodrell Bank

Fra pochi giorni, a metà giugno, si festeggerà il mezzo secolo dalla 'messa in potenza', in pratica il test di funzionamento, dell'Osservatorio Radioastronomico di Jodrell Bank, a sud di Manchester. Il gigantesco Mark I, un'antenna parabolica di 76 metri di diametro, cominciò a scandagliare il cielo per studiare i raggi cosmici (e poi le quasar e le pulsar).
Sir Bernard Lovell (direttore dell'osservatorio dal 1945 al 1980, vivente) ne è stato il fondatore e l'ispiratore da quando, alla fine della 2^ guerra mondiale, cominciò ad usare i radar militari per la ricerca in astrofisica.
Nella seconda metà degli anni cinquanta la superiorità degli inglesi in materia era riconosciuta in tutto il mondo, tanto che anche gli americani si dovettero rivolgere ai britannici per certi controlli sulle attività spaziali dei sovietici.
Forse non casualmente è proprio del 1957 The Black Cloud (La nuvola nera), romanzo di fantascienza dell'astrofiisico britannico Fred Hoyle, ambientato nella comunità di
astrofisici inglesi che vengono interpellati dal governo americano per indagare sulla natura di una strana nube che ....

martedì 29 maggio 2007

De re robotica

La dottoressa Susan Calvin, robopsicologa della US Robots and Mechanical Men, Inc., la più grande fabbrica di robot del mondo, è un personaggio indimenticabile della saga dei racconti di fantascienza di Isaac Asimov. Fredda, scienziata e misantropa, è presente in molti dei racconti, scritti negli anni '40, che furono poi raccolti nel libro I, Robot; per presentarsi come una struttura omogenea, il libro si sviluppa come se i vari racconti provenissero da un incontro-intervista con la dottoressa.
La parola robot fu 'inventata' dal fratello di Karel Čapek. Lo scrittore cecoslovacco cercava un nome per alcuni personaggi, automi androidi clonati biologicamente e sottomessi alla volontà del 'padrone' uomo, che costituivano l'ossatura della sua commedia R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti) (1921); Josef, pittore, gli suggerì di chiamarli appunto 'robota'.

Leggo adesso su The Scientist di Maggio ch
e esiste una nota azienda americana, fondata dal direttore del Laboratorio per l'Intelligenza Artificiale del MIT, che si chiama proprio iRobot.La iRobot produce e vende milioni di piccoli robot aspirapolvere che vagano per la casa, urtando mobili e pareti, aspirando, nel loro percorso da ubriachi, lo sporco del pavimento, per poi andarsi a riconnettere con l'alimentatore per ricaricarsi le pile quando si accorgono di essere giù di energia.
Il poco futuristico Roomba è ben lontano dai sogni della fantascienza (e anche dalla Rosie dei cartoni animati dei Pronipoti...)

sabato 24 marzo 2007

Mondi Possibili

In fantascienza non mi piace la fantasy, preferisco i mondi tecnologici e possibili.
Ma i 'mondi' di P.K.Dick sono mondi possibili?
Sto leggendo Scrutare nel buio (A scanner darkly), in una edizione di 'Editrice Nord'. Dopo pochi paragrafi, ho avuto difficoltà a proseguire, tanto la traduzione mi è sembrata 'balbettante'. Ho trovato una versione originale e ora, lentamente, lo leggo in inglese: il testo scorre molto meglio.
Il libro ha trent'anni giusti e li porta molto bene. Rolling Stone Magazine una volta definì Dick 'la mente fantascientifica più brillante di tutti i pianeti'.