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mercoledì 8 luglio 2015

Siena e il mondo di San Francesco

Bonaventura Berlinghieri, San Francesco

 

The World of St. Francis of Assisi

Siena, Italy
July 17-19, 2015

Siena School for the Liberal Arts, Via Tommaso Pendola 37

Conference organized by
Meredith College, with Mercer-Kesler Funds
SUNY Geneseo, with the William R. Cook Fund
University of Portland
Gonzaga University

Organizing committee:
Bradley R. Franco (University of Portland)
Weston Kennison (SUNY Geneseo)
Beth Mulvaney (Meredith College)
Mario Ascheri (Università Roma 3)

Nelle pagine della Scuola Senese non se ne parla, per i dettagli bisogna andare sul sito del Meredith College.

giovedì 4 ottobre 2012

San Francesco

Troppo simpatico questo ritaglio, che ho preso chissà dove, per non pubblicarlo oggi.



La mia resa (un po' libera):

Santo Francesco e San Benedetto
benedicete da terra a tetto;
Spiriti, diavoli e quel che vola
da questa casa teneteli fora;
Cacciate streghe, furetti e ratti
che non ci facciano uscire matti.
Dateci pace da mane a sera
e allontanate la morte nera.

-

Aggiornamento delle 16: 53, trovata l'origine.

Old Christmas from the Sketch Book of Washington Irving, disegno di R. Caldecott, poesia di Thomas Cartwright, 5. ed, 1875

giovedì 4 ottobre 2007

S. Francesco

Francesco morì il 3 Ottobre del 1223; i suoi rapporti con le gerarchie ecclesiastiche, è noto, non furono dei migliori; tuttavia fu canonizzato 5 anni dopo da papa Gregorio IX, che del santo era stato amico e protettore.
Fu nel 1939 che papa Pio XII lo proclamò Santo patrono d'Italia (l'approvazione formale del nostro parlamento avvenne nel 1958); fu sempre papa Pio XII a farne, nel 1952, il protettore dei mercanti (che al tempo dei Romani avevano i loro dei in Ercole e Mercurio, protettore, quest'ultimo, anche dei ladri...)
Papa Giovanni Paolo II ne ha fatto, nel 1979, il patrono degli ecologisti e dell'ecologia.

martedì 17 aprile 2007

Sante reliquie

Parlava stasera a cena, mia moglie, di santi. Il discorso, lungo, è partito dai protomartiri francescani, passando per il non ancora santo Antonio da Padova, per arrivare a S. Francesco d'Assisi (1182-1226).
Nel 1818, all'inizio della Restaurazione - mi ha raccontato - la Chiesa aveva ripreso ad interessarsi di S. Francesco e ci si era accorti che, dopo una prolungata serie di opere per proteggerne il corpo dai furti, la muratura completa ordinata da papa Sisto V (1476) e altri interventi di cementificazione della zona attorno alla sepoltura, si era persa traccia dei resti del Santo, da sempre presenti nella chiesa stessa. Pio VII aveva ordinato di effettuare degli scavi, tra le aggiunte e i consolidamenti, per rintracciare la bara (o meglio, il sarcofago). Per una cinquantina di giorni, narrano le cronache, i lavori erano andati avanti in gran segreto e di notte, per arrivare poi al ritrovamento l'8 dicembre.

Per accertarsi di aver rinvenuto proprio le reliquie del Santo, il sarcofago era stato aperto alla presenza di numerosi testimoni. Tra la meraviglia degli astanti, il corpo si era presentato con le fattezze ben riconoscibili del piccolo frate (fu misurato: un metro e mezzo). Come si sente raccontare in casi simili, in poche ore, a contatto con l'aria, gran parte del corpo si era polverizzato, lasciando al posto del Santo la sola tunica a ricoprirne il cranio, qualche costola e il bacino. La chiesa autorizzò il prelievo soltanto delle polveri come reliquie, provvedendo poi a far richiudere il tutto. Nella bara, dicono i testimoni, c'erano anche le pantofole di lana e feltro, fatte da S. Chiara, qualche anello, pochi spiccioli, dei grani di rosario ed un corno lavorato, dono del Sultano d'Egitto, (Francesco, per un paio di mesi in Terrasanta nel 1219, aveva avuto modo d'incontrare al-Kamil). Il santo avrebbe poi usato il corno da caccia, in avorio e argento, per farne un 'richiamo' per i fedeli in occasione delle sue prediche.

Per rimanere in tema ho raccontato anche io la mia storia di 'reliquie':
La mia notizia non è dell'Ottocento, ma è stata pubblicata recentemente da Nature
L'autorevole fonte riferisce che i resti di Giovanna d'Arco (1412-1431), proclamata santa da Papa Benedetto XV nel 1920, sono stati sottoposti ad una serie di analisi, tra cui un curioso esame 'olfattivo' che ha visto come analisti due celebri 'nasi' francesi, due esperti cioè che lavorano in aziende che producono profumi e per le quali selezionano le nuove fragranze che vengono create.
L'esame olfattivo, a cui i resti sono stati sottoposti senza specificare di quale tipo di oggetto si trattasse, ha dato uno strano risultato: odore di gesso bruciato e di vaniglia, difficilmente compatibile con le cause della morte. Giovanna d'Arco, lo sappiamo, è stata bruciata, e per ben tre volte, perché alcune pa
rti del suo corpo non ne volevano sapere di essere distrutte dal fuoco (si gridò al miracolo); l'odore di vaniglia invece è tipico di una normale decomposizione.
Esami con il carbonio 14 e con lo spettrometria di massa hanno dato una indicazione che ha fornito agli studiosi una risposta precisa: quelle che venivano ritenute le reliquie della Pulzella d'Orleans non erano altro che i resti di una mummia egizia del 3° o 6° secolo avanti Cristo, e di un gatto imbalsamato insieme alla mummia.