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sabato 28 novembre 2015
mercoledì 18 novembre 2015
Turchia-Grecia: 100 a 0
A latere degli eventi di questi giorni, mi è veramente piaciuto lo sprezzo del dovere e l'alto senso del pericolo con cui un Primo Ministro Europeo, Alexis Tsipras, ha sopportato, facendo finta di nulla, i fischi dei molti Turchi presenti allo stadio Basaksehir e il loro inneggiare: "Allah è grande", durante il minuto di silenzio per commemorare i morti francesi. (QUI).
Per Zeus, è così che si fa, mica ci si alza indignati e si lascia il proprio posto!
In giro per l'Europa nel frattempo si cantava La Marsigliese (ma sapendo cosa si cantava? vedi sotto parte del testo).
Mentre a Costantinopoli, insomma, si chinava la testa, nel resto d'Europa si dichiarava guerra.
Ils viennent jusque dans nos bras
Égorger nos fils, nos compagnes!
Aux armes, citoyens
Formez vos bataillons,
Marchons, marchons!
Qu'un sang impur
Abreuve nos sillons!
[Vengono fin nelle nostre braccia
A sgozzare i nostri figli, le nostre compagne!
Alle armi, cittadini
Formate i vostri battaglioni
Marciamo, marciamo!
Che un sangue impuro
Abbeveri i nostri solchi!]
domenica 15 novembre 2015
sabato 14 novembre 2015
sabato 7 marzo 2015
La Toscana che sarà
Chissà se sarà come la si può vedere adesso sul sito del PD dellaToscana, dopo il defacing, inneggiante a ISIS, che è ancora attivo...
La notizia, QUI.
Sicurezza informatica, questa sconosciuta!
![]() |
| www.pdtoscana.it |
giovedì 19 febbraio 2015
Saluti dalla Libia
| LIBIA Cartolina in franchigia per le Forze Armate raffigurante la cartina geografica dell'Epoca. |
Da: ebay.
martedì 17 febbraio 2015
lunedì 12 gennaio 2015
mercoledì 7 gennaio 2015
mercoledì 23 luglio 2014
No, gli uomini non sono tutti uguali
Il gruppo dell'archeologo Emanuele Papi, del dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali dell'università di Siena, ha curato il restauro e la valorizzazione della scuola coranica di Chellah, a Rabat (Marocco).
(Fonte: SienaFree)
Il patriarca della Chiesa cattolica siriaca, Ignace Joseph III Younan, ha dichiarato che l’arcivescovado caldeo di Mosul (Iraq) è stato completamente bruciato dagli estremisti islamici dell’Isil, manoscritti, biblioteca e antichi reperti storici compresi.
(Fonte: MiniaturaItaliana)
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sabato 26 febbraio 2011
Cristiani e Musulmani
Grave la situazione sullo scacchiere internazionale: non vedo più possibilità per i Cristiani.
In quante mosse ci daranno 'matto'?
domenica 9 gennaio 2011
Calendario 2011 - 2
In attesa che ci consegnino i calendari aziendali da scrivania, che dovevano essere un gadget da regalare ai clienti negli ultimi giorni dell'anno, il mio collega F. mi ha omaggiato di un calendario che gli viene inviato periodicamente, in virtù di un suo passato da ascoltatore della radio.
L'emittente che seguiva, e a cui ha inviato le cartoline di ascolto che lo hanno registrato definitivamente, è "The Islamic Republic of Iran Broadcasting"; dal rientro dal ponte festivo ho sulla scrivania questo raro oggettino.

La curiosità mi ha fatto imparare alcune cose.
Intanto, che il calendario islamico è costituito dal succedersi di mesi alternativamene di 29 e 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni, basati come si sa sul mese lunare. Poi che il 2011 d.C. è il 1432 dopo l'Egira, come si vede dal particolare della foto.
La formuletta di passaggio è la seguente:
Anno islamico = Anno Giuliano - 622 +(Anno Giuliano-622)/32
Mi ci è voluta Wikipedia per riconoscere i numeri 'arabi', parenti molto lontani dei nostri: i numeri arabi rappresentati sotto sono 1,2,3,4,5,6 e tranne l'1 trovatemi una qualche corrispondenza con i 'nostri' numeri arabi.
Inoltre ora so che in Iran, dal 1925, il calendario si è 'avvicinato' a quello usato in gran parte del mondo occidentale, con 6 mesi di 31 giorni, 5 di 30 e l'ultimo di 29 o 30, per cui il totale dei giorni è lo stesso
I curiosi possono andare sul sito della radio, leggere qualche articolo e magari ascoltarsi qualche interessante podcast (in italiano): più prontamente si impara, meglio è.
L'emittente che seguiva, e a cui ha inviato le cartoline di ascolto che lo hanno registrato definitivamente, è "The Islamic Republic of Iran Broadcasting"; dal rientro dal ponte festivo ho sulla scrivania questo raro oggettino.

La curiosità mi ha fatto imparare alcune cose.
Intanto, che il calendario islamico è costituito dal succedersi di mesi alternativamene di 29 e 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni, basati come si sa sul mese lunare. Poi che il 2011 d.C. è il 1432 dopo l'Egira, come si vede dal particolare della foto.
La formuletta di passaggio è la seguente:Anno islamico = Anno Giuliano - 622 +(Anno Giuliano-622)/32
Mi ci è voluta Wikipedia per riconoscere i numeri 'arabi', parenti molto lontani dei nostri: i numeri arabi rappresentati sotto sono 1,2,3,4,5,6 e tranne l'1 trovatemi una qualche corrispondenza con i 'nostri' numeri arabi.
Inoltre ora so che in Iran, dal 1925, il calendario si è 'avvicinato' a quello usato in gran parte del mondo occidentale, con 6 mesi di 31 giorni, 5 di 30 e l'ultimo di 29 o 30, per cui il totale dei giorni è lo stessoI curiosi possono andare sul sito della radio, leggere qualche articolo e magari ascoltarsi qualche interessante podcast (in italiano): più prontamente si impara, meglio è.
venerdì 30 aprile 2010
Il Belgio e il burqua

In Belgio sembrano intenzionati a non permettere che, in giro per le città, se ne vadano tante Belphegor.
Che gente bizzarra, i Belgi.
domenica 3 gennaio 2010
La Puglia, San Nicola e i Turchi
San Nicola di Bari[Image credit: www.modugno.it]
I Turchi rivendicano le spoglie di San Nicola, trafugate dai baresi nel 1087: potrebbero costituire per loro un bel richiamo turistico; si appelleranno anche all'ONU.
I pugliesi avrebbero un bel po' di cose da recriminare riguardo le cruente invasioni dei Turchi.
Ad esempio, chissà se i discendenti degli Otrantini, quegli 800 martiri massacrati perché non volevano convertirsi all'Islam (nel 1480), vorranno intentare una class action per farsi rimborsare dal governo turco i danni morali e materiali dell'ecatombe.
I pugliesi avrebbero un bel po' di cose da recriminare riguardo le cruente invasioni dei Turchi.
Ad esempio, chissà se i discendenti degli Otrantini, quegli 800 martiri massacrati perché non volevano convertirsi all'Islam (nel 1480), vorranno intentare una class action per farsi rimborsare dal governo turco i danni morali e materiali dell'ecatombe.
giovedì 15 ottobre 2009
Anche i Comunisti non sono più quelli di una volta
Già di Democrazia Proletaria, il perito tecnico Paolo Ferrero, Segretario del Partito della Rifondazione Comunista, ieri sera era a Porta a Porta.Mi aspettavo condannasse esplicitamente, in nome del materialismo scientifico, qualunque credenza religiosa come oppiaceo obnubilante la mente dei popoli; scopro invece, perché lo dichiara lui stesso, che è Valdese, e lo sento difendere a spada tratta il diritto di praticare qualsiasi fede religiosa.
No, i kamikaze non sono gli islamici, i kamikaze siamo noi.
sabato 19 settembre 2009
Non si uccidono così anche gli agnelli?
Schiacciare una formica è cosa di poco conto, ci si mette un piede sopra, camminando inavvertitamente, e l'insetto è bello e spalmato per terra. Fare la stessa cosa con un insetto di dimensioni maggiori, uno scarafaggio, una cavalletta, una mantide religiosa, è già più difficile e qualcuno neppure riesce a farlo.Se poi ci si para davanti, quando si va in auto, un riccio, un gatto o un qualche altro animale di piccola taglia, la reazione normale è quella di evitarne l'investimento, talvolta anche a rischio di fare un incidente.
Pensate a come nelle nostre campagne si ammazzano i polli: qualunque massaia è in grado di afferrarne il collo e torcerlo, fino a rompere la colonna vertebrale, e di appendere per i piedi l'animale, agonizzante, che muove ancora, per riflesso condizionato, le ali mentre sanguina dal becco. E per ammazzare un coniglio basta un colpo secco, proprio all'attaccatura della testa, per poi appenderlo per le zampe posteriori e, con un coltello affilato, tagliarne via la pelle, ancora calda, e aprirne il ventre per togliere subito le viscere.
Ammazzare un animale più grande, un agnello od un maiale, è un po' più complicato: nel medioevo, senza farsi troppi problemi, il maiale lo ammazzavano con un paio di robuste mazzate sulla testa, e poi, anche in questo caso, subito correvano a rialzarne il corpo per recuperare il sangue, per farne certe leccornìe come i migliacci o il buristo.
Pensate, invece, come deve essere ammazzare la propria figlia, ma non per un impeto di rabbia, tirandole in testa una bottiglia che è sulla tavola, durante una discussione o aggredendola a calci o pugni, no. Ammazzarla come si fa con un agnello: portare con sé un coltello, affilato e luccicante, aspettare l'occasione buona e poi passarlo sotto un collo dalla pelle ancora tenera, con un po' di peluria, affondare la lama e recidere la giugolare facendo sgorgare, purificatore, un bel fiotto di sange pulsante, che schizza via sotto pressione; pensate a come debba essere gratificante, per un padre, farsi giustizia con le stesse modalità di mille, duemila, cinquemila, diecimila anni fa.
Sì, mi riferisco proprio al signor El Ketawi Dafani che le mani, fino a poche sere prima, le aveva immerse nel rosso succo del pomodoro delle pizze che cucinava, per darle in pasto a tutta quella massa di correligionari e di infedeli che andavano nel locale dove lavorava.
Sono le loro tradizioni, che sarà mai, si dirà, vogliamo forse esportare, oltre la democrazia, anche il nostro modus vivendi di occidentali?
Lasciamo che facciano le loro cose, che si comportino come vogliono, che trattino le donne come oggetti di proprietà e di nessun conto, sdegnamoci qualche minuto poi torniamo a mangiare le loro pizze, i loro cus-cus, il loro kebab.
La moglie dell'individuo di cui si parla ha poi espresso, pubblicamente, sincera condivisione per il bel gesto del marito: chissà se a qualche giudice verrà in mente di togliere ai due la patria potestà sulle figlie superstiti, da affidare presto a chi le possa far crescere da esseri umani; dubito però che qualcuno faccia queste riflessioni.
È indubbiamente un problema culturale: dove ci sono 'tonaconi', vestiti di nero o di bianco o di grigio, l'individuo resterà sempre schiacciato dai terrori e dalle superstizioni di quando era nelle caverne, non c'è niente da fare.
giovedì 18 giugno 2009
Il dittatore
... un dittatore ... ha paura e ... non crede in se stesso. Infatti non ha l'ambizione d'essere riconosciuto per quello che egli è, ma la vanità di apparire un altro; e falsa se medesimo in una maschera e nella menzogna della propaganda. Non rispettando se stesso, non rispetta negli altri l'uomo e cioè le genuine idee ed opere, sicché gli sembra lecito imporre le proprie idee ed azioni come le sole degne di essere pensate e attuate; ma non avendo fiducia nella loro consistenza di fronte alla libertà, trema che alcuno possa scompigliare con una critica o una iniziativa quel puerile castello di vanità.
da Francesco Flora, Ritratto di un ventennio (1944)
da Francesco Flora, Ritratto di un ventennio (1944)
sabato 13 giugno 2009
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