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sabato 21 agosto 2021

La storia di un Istituto di Credito

 

La storia di un Istituto di Credito quale il Monte dei Paschi di Siena è lo specchio fedele delle vicende di una società e di un ambiente.

 

Monte dei Paschi di Siena: Salone della sede centrale di Siena (1960 ca.)

 

Immagini da: Olivetti Elea 9003 - Monte dei Paschi di Siena (senza dati. 1960 ca.)

 

sabato 3 novembre 2012

FIAT: Occhio per occhio, dipendente per dipendente

Ho visto in TV, qualche sera fa, un interessante documentario sulla famiglia Olivetti
Quando Camillo Olivetti cedette ad Adriano la direzione delle attività di famiglia gli disse che poteva fare nell'Azienda tutte le innovazioni che voleva, purché non licenziasse nessuno. 

Altri tempi e altri Padroni...

martedì 18 settembre 2007

Olivetti M280

L' Olivetti M280 è un gran bel computer: grosso, solido, veloce e, soprattutto, affidabile.
E' l'unico desktop che ho mai comprato, ho sempre lavorato su PC di clienti o con PC portatili; ero giovane e feci l'errore di investirci dei bei milioni.
Il modello era appena stato presentato dalla Olivetti, un veloce 286 a 12 MHz con una scheda grafica EGA, (mica la vecchia e orribile Hercules!) e addirittura un altoparlante incorporato con il controllo esterno del volume. Chiesi al concessionario Olivetti per cui facevo il consulente di ordinarmelo subito; un venerdì mattina T., uno dei titolari, mi disse che era arrivato il corriere con molta merce in consegna per i clienti. "C'è anche il suo computer, quando ha voglia vada a prenderlo, tanto le chiavi ce l'ha."
Avevo le chiavi del negozio, apprezzavo che mi ritenessero 'di casa' ma non le avevo mai usate; quel pomeriggio non mi preoccupai della 'forma' e, subito dopo pranzo, fuori quindi dall'orario di apertura, andai in concessionaria e mi misi a girare per il magazzino. Il 'mio' PC era lì, il video anche; faticai non poco, da solo, per recuperarlo tra i materiali arrivati, ma poi lo caricai in macchina e lo portai a casa. Il tragitto fu breve, abitavo a non più di trecento metri di distanza!
Su quel PC ho lavorato qualche anno, c'era molto meno obsolescenza dell'hardware e, a ben pensare, è stato un buon investimento.
Il fatto è, però, che, nonostante vari traslochi, non riesco a liberarmi mai delle mie cose, non butto nulla, per quanto vecchio ed inutile, o almeno ci metto anni a disfarmi di oggetti di cui chiunque si sarebbe sbarazzato senza starci a pensare troppo. Finita l'era del DOS, l'M280 finì in cantina.
Una decina di anni dopo mio cognato decise che era ora di imparare qualcosa sui computer; così, poco prima dell'uscita di Windows 95, il mio M280 uscì di cantina per diventare una macchina pronta a tutto.
Dotata di DOS 6.22, HD da 20 MB (sì, Mega Byte) ma con un software, lo Stacker, che ne raddoppiava la capacità, un floppy da 3 e 1/4 e uno da 5 e 1/2, 1 MB di Ram, un video EGA a fosfori verdi, Word 5.0 per DOS, PCTools, PKZIP,... insomma, tutto il corredo di software per il mondo pre-Windows, era l'ideale per fare pratica.
Passati sei o sette mesi, l'oggetto ingombrante mi fu restituito e riprese il suo posto in cantina (di buttarlo, neppure a parlarne!)
Lì è rimasto fino a quando, cinque o sei anni dopo, il figlio di nostri amici, assolutamente inesperto di informatica, è arrivato alla stesura della tesi di laurea. Che fare? Per risparmiare un po' (e imparare qualcosa) ha pensato di usare l'M280 con Word 5.0 come programma di scrittura: per la sua tesi di letteratura era più che sufficiente.
Ancora qualche mese fuori casa, poi il PC è ritornato, accompagnato, stavolta, da una scatola di sei bottiglie di Montepulciano d'Abruzzo, proprio di Miglianico, con un paio di bottiglie di Cerasuolo veramente beverino. Il dono era sicuramente molto, molto più del valore intrinseco dell'oggetto. Ora il PC è di nuovo in cantina ma ho pensato di riutilizzarne la tastiera, che ha un 'tocco' che mi è sempre piaciuto molto, un tocco morbido, senza quel feedback cliccante e rumoroso che avevano le tastiere IBM e che per qualcuno costituiva una caratteristica irrinunciabile. Sperando nella compatibilità dei livelli di segnale, con un plug convertitore il tutto potrebbe funzionare.
Una cosa si può dire di macchine del genere: fatte per durare! Sono almeno 25 anni che funziona splendidamente. A proposito, a qualcuno interessa, in prestito s'intende, un bel 286 seminuovo ma perfettamente funzionante?

mercoledì 11 luglio 2007

Programma...cosa?

Al mio babbo la cosa era del tutto incomprensibile. Come poteva mai essere che fosse un lavoro quello che facevo pigiando dei tasti di un ingombrante oggetto grigio che aveva l'aspetto di un brutto televisore?
L'M20 dell'Olivetti me lo aveva visto portare a casa con notevole sforzo fisico (pesava da morire, ed io ero, pelle ed ossa comprese, poco più di sessanta chili per quasi un metro e ottanta); l'aveva visto sulla scrivania della mia cameretta e non aveva chiesto nulla: semplicemente non capiva. Per lui lavoro era, necessariamente, lavoro fisico: se non avevi una pala in mano, un piccone, almeno un martello e uno scalpello, se non sudavi, insomma, beh, quello non poteva essere un lavoro!
Sapeva bene che ero un bravo ragazzo, studioso e con una predilezione per i libri, avrei potuto fare, che so, il professore, l'ingegnere in una bella ditta di elettronica, ma invece cosa stavo facendo?
Spiegargli cosa fosse la 'programmazione' di un computer era troppo difficile: gli dissi che stavo realizzando delle 'cose' che permettevano all'Esattoria Comunale di riscuotere correttamente le tasse e di tenere i conti per il Comune e per il Ministero del Tesoro. Questo lo colpì: ci vuole del cervello per fare cose del genere, ma rimase perplesso. Poi aprii un mio conto corrente, cominciai a versarci dei soldi, ricevevo, a casa, telefonate di lavoro dall'Esattoria, dal villaggio svedese di Riva del Sole, da alcuni noti professionisti.
Cosa fosse la 'programmazione' ormai al mio babbo non importava molto, è rimasto per sempre un mistero per lui cosa fosse questo lavoro fatto in 'punta di dita', ma che dietro ci volesse una testa con un bel cervello, questo era un dato di fatto, una mente acuta e brillante come era la sua (e che io avevo ereditato...). Su una cosa concordavamo: i lavori si fanno con la testa, sempre, tutti.