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sabato 7 marzo 2026

Dio non gioca ai dadi

Come possiamo chiaramente vedere dall'immagine, ottenuta dall'onnisciente Copilot di Microsoft, è vero che Dio non gioca ai dadi: infatti gioca agli astragali (o aliossi), un vecchissimo gioco, diffuso nell'universo mondo e insegnatogli forse da Zeus, contro il quale avrà disputato chissà quante accanite partite.

 

mercoledì 29 aprile 2009

Il problema dei sette maiali


In un recinto quadrato ci sono sette maiali.

E' possibile che qualcuno sia infetto e dobbiamo isolarli uno dall'altro.
Supponendo che, trovandosi in fase di digestione, se ne stiano tranquilli dove sono in questo momento, come possiamo fare a dividerli utilizzando solo tre steccati rigorosamente rettilinei?

La soluzione la prossima settimana.

Da: AMUSEMENTS IN MATHEMATICS (1917) del matematico e gran creatore di puzzle Henry Ernest Dudeney.

domenica 28 dicembre 2008

Giochi di parole

Non sono appassionato di giochi, né di carte, né di tabellone, tanto meno di quelli elettronici.
Ma non si può rinunciare a qualche partita a Scarabeo, specie in queste fredde e noiose serate: allora poco fa sono sceso in cantina, a recuperare lo scatolone del gioco.
Leggevo, qualche giorno fa, che lo Scrabble fa sessant'anni giusti giusti di vita: il nome fu registrato negli USA il 16 dicembre del 1948, anche se, sotto varie forme e nomi, l'idea esisteva già da un decennio.
Cosa c'entri il nome dell'insetto con quello originale del gioco, che significa frugare (che sta per: cercare qualcosa muovendo oggetti alla rinfusa) o rovistare, non lo so: solo una banale lontana assonanza con l'inglese, direi.

lunedì 1 settembre 2008

giovedì 28 agosto 2008

Il cubo di Rubik

Cercavo, ieri sera dopo cena, un manualetto, che so di avere, sulla risoluzione del cubo di Rubik; volevo portarlo, stamattina, alla mia collega F. sulla cui scrivania ho visto ieri un cubo nuovo di zecca. "Sono tornati di moda e me lo hanno regalato per farmi fare un test - mi ha detto, crucciata - per vedere se lo sapevo risolvere!".


Conservo ancora un piccolo cubo-portachiavi regalatomi, nel periodo di massimo boom del gioco e cioè verso la metà degli anni '80, da una professoressa mia collega. E' un oggetto assolutamente inutilizzabile per la sua funzione (provate a mettere in tasca dei pantaloni un oggetto del genere e magari tentate anche di guidare ...) , e ne devo avere, non so dove, un altro più grande (lo distribuiva la Mondadori), regalatomi da mia moglie.
Avevo più o meno l'idea di dove cercare il libro, mi sono arrampicato su una sedia (beh, in realtà una sedia-scala, di cui magari parlerò in un altro post) ed ho spostato un po' di libri. Niente di fatto: ovviamente il libro si era nascosto con grande abilità e per riuscire a trovarlo l'unico metodo è far finta di non cercarlo, lasciar passare qualche giorno, poi mettersi a cercare qualche altro libro. La preda, rassicurata dalla mancata attenzione, salterà fuori tranquillamente e sarà facilissimo, allora, prenderne possesso.
Ma ierisera, visto che aveva capito che ne ero alla caccia, si era nascosta bene. Ho trovato però, a conferma di quanto detto sopra, un volume di saggi di Virginia Woolf, Ritratti di scrittori, che avevo cercato senza successo un mesetto fa. Mentre mi trovavo su, in alto, ne ho anche approfittato per curare una pianta che, a causa della posizione in cui l'abbiamo messa, è un po' trascurata e che aveva un bisogno urgentissimo di essere innaffiata.
Nel prendere in mano il libro della Woolf è caduto di piatto il libro che stava lì accanto, l'ho preso in mano per vedere cosa fosse; un vecchio amico, anche questo, acquistato tre o quattro anni fa, pur essendo nella mia lista di desiderata da almeno un trentennio: A book of nonsense di E. Lear, L. Carroll and others, un libro di poesiuole, giochi di parole, nonsense e limerick.
Immancabilmente mi sono messo a sfogliarlo, lì dove ero, in equilibrio precario e con poca luce, emulo quasi del Topo di biblioteca di Carl Spitzweg.
Sono sceso e non ho saputo resistere: ho leggiucchiato qua e là qualche limerick e ne ho trovati un paio che ho pensato si potessero rendere anche in italiano: ci ho provato.



There was an Old Man of Bohemia,
Whose daughter was christened Euphemia,
Till one day, to his grief,
She married a thief,
Which grieved that Old Man of Bohemia.

C'era un vecchio babbo in Boemia
che sua figlia chiamar volle Eufemia
un dì sposò, orrore,
uno scassinatore
e ne soffrì il vecchio di Boemia


Qui, on-line, il libro di Lear, completo dei disegni.

giovedì 14 agosto 2008

Leisure Suite Larry

Una volta l'ho fatto anche io, ero molto giovane però...
Ora che ci penso, l'ho fatto DUE volte, ... forse TRE.
Beh, intanto vi racconto della prima volta (che ho fatto un videogioco).

Nell'azienda in cui lavoravo, alla fine degli anni ottanta, iniziò, non so come, la mania per un videogioco. Sicuramente era uno dei primi, a colori, con una grafica spartana e a 'pupazzi' ed era particolarmente intrigante: si chiamava Leisure Suite Larry in the Land of the Lounge Lizard, un nome difficile da dimenticare, ed era un gioco 'per adulti'.

La confezione del gioco: Ambiente: DOS. Richiesti: 640 Kb di RAM. Processore 286 o superiore. Raccomandati: mouse. Supporto per le schede audio.

Intendiamoci, niente che un qualche quattordicenne di adesso non potrebbe vedere, ma la piccola dose di 'piccante' aiutava certamente la diffusione e la giocabilità.
Il gioco, dicevo, aveva preso campo all'interno dell'azienda e vista la novità della cosa e il fatto che fosse interamente in inglese, si crearono varie squadre, più o meno numerose, di ragazzi e ragazze intenti, rigorosamente durante la pausa pranzo, a cercare di arrivare sani e salvi alla fine dell'avventura (sì, perché la morte e la distruzione di Larry erano sempre in agguato, bastava attraversare la strada senza far attenzione o avvicinare il tizio sbagliato, e addio vita!)
Il trentottenne, modesto, Larry Laffer, questa la trama del gioco, decide di abbandonare l'abituale vita da pantofolaio per passare una notte alla grande, alla ricerca della donna dei propri sogni, senza disdegnare altre possibili avventure. Il giocatore fa agire Larry in uno scenario multi-livello, usando la tastiera e scrivendo anche direttamente alcuni comandi.
Si trattava dunque di fare delle scelte, prendere degli oggetti da usare in fasi successive del gioco, guadagnare dei soldi (e usare di frequente uno spray contro l'alito cattivo...); andavamo avanti con continui salvataggi della situazione raggiunta, pronti a ripartire da quel punto dovesse arrivare qualche intoppo nelle fasi successive: uno schema divenuto classico, ma che la Sierra On-Line Inc. sfruttò opportunamente.

La prima scena del videogioco: il bar

C'erano squadre più avanti nel gioco e squadre più indietro ma tutte erano gelose delle soluzioni adottate per arrivare fino al punto in cui si trovavano e, quindi, non c'era un passa parola che aiutasse chi era in difficoltà ad andare avanti: era un tutti contro tutti, insomma; la squadra che era nella fase più avanzata del gioco era capitanata da S., uno dei giovani e brillanti consoci dell'azienda.
Un giorno cominciò a circolare la voce che quella squadra si era bloccata: erano di fronte ad una fase da cui non sapevano uscire; non si conoscevano però i dettagli.
Dopo due o tre giorni la situazione si fece tesa: erano costretti a tornare sempre ad una fase del gioco precedente e a tentare, da lì, strade che risultavano sempre perdenti; qualche componente del gruppo cominciò allora a prender contatti con gli altri per vedere se qualcuno aveva qualche idea. Niente da fare.
Fecero visita anche nel mio cubicolo, il penultimo del corridoio; ero in azienda da poche settimane e nella stanza c'erano altri due colleghi con i quali, ovviamente, avevo formato una squadra; era la prima volta in vita mia che facevo un videogioco.
"S. si è bloccato, non si riesce più ad andare avanti" fu l'inizio della chiacchierata; ma ormai lo sapeva tutta l'azienda. "Ah, e dove si è fermato?". Ci spiegarono più o meno la fase, senza darci troppi dettagli su come c'erano arrivati. "... poi c'è una bottiglietta, c'è scritto Spanish Fly, ma non si riesce a capire se va presa, a cosa serve..."
Temporeggiai un po', poi feci uno dei miei soliti sorrisetti saputi: "Lo Spanish Fly è un noto prodotto afrodisiaco", feci io. "Se vi può servire...".
Ci fu un attimo di silenzio, i miei colleghi di stanza e i visitatori mi guardavano, sorpresi. Come facevo a sapere questa cosa bizzarra? (ero rimasto incerto se dare l'informazione o no, perché mi immaginavo tutta una serie di battute che, stranamente, non ci furono.)
"Lo so, faccio il programmatore ma so un sacco di altre cose." sottolineai. Se ne andarono ed evidentemente quello era il tassello che mancava alla squadra di S. per andare avanti, tanto che di lì a qualche giorno finirono, per primi, il gioco.
Io, una volta dato il mio suggerimento, smisi di giocare con la mia squadra, mi sembrava quasi di essere in quella dei primi arrivati; ogni tanto però gli altri due mi consultavano ed io, benevolmente, non mi esimevo dal dispensare i miei buoni consigli...

Qui il manuale originale e sicuramente, se cercate bene, da qualche parte potrete trovare anche il software.

domenica 20 aprile 2008

Googolopoly

A qualcuno doveva venire in mente: è un 'nuovo' gioco da tavolo, ispirato indovinate a chi, con tanto di tabellone stampabile, segnalini, Googlo-note, cartoncini degli imprevisti e delle probabilità e, al posto di case e alberghi, sviluppatori e server.
Tutto da ritagliare: lo potete scaricare liberamente da qui.
No, le regole non ci sono, ma chi non le conosce già?