Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post

giovedì 19 febbraio 2015

Saluti dalla Libia

LIBIA Cartolina in franchigia per le Forze Armate raffigurante la cartina geografica dell'Epoca.

Da: ebay.

mercoledì 19 ottobre 2011

Libia: la guerra lampo

Tripoli, trincee a Bu Melima
C'è chi l'ha voluta, c'è chi è partito per primo, c'è chi ci ha costretto a partecipare, c'è anche chi autorevolmente ha detto: "No, non è una guerra!"
Per tutti doveva essere una Blitzkrieg, a me sembra più una Duck soup.

Image credits: Tripoli, trincee a Bu Melima (rielaborata in falsi colori)
Da: Renato Tittoni, The Italo-Turkish War, Kansas City, Franklin Hudson Publishing Company, 1914

lunedì 10 ottobre 2011

Novità dalla Libia

Le cose devono andare proprio male in Libia se qualcuno da Tripoli si mette a leggere 15 pagine (135 post) del mio blog!

lunedì 25 aprile 2011

L'aviazione italiana bombarda la Libia

Etrich-Taube
Un monoplano Etrich Taube

Il primo bombardamento della storia dell'aviazione: un altro record tutto italiano.

Il sottotenente marchese Giulio Gavotti da bordo del suo Etrich Taube ha gettato a mano tre granate Cipelli da due chili su Ain Zara e una su l'Oasi di Tripoli stessa. (1 nov. 1911)

Dal diario di Giulio Gavotti:
Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti.
(fonte: qui)

Qui invece un interessante post del nipote di Giulio Gavotti, con alcune foto del nonno e un passaggio più esteso del diario.

mercoledì 23 marzo 2011

martedì 22 marzo 2011

Le bellezze della Libia

Non dimenticate, vi prego, le forme callipigie della Venere di Cirene che il nostro presidente del consiglio ha donato, in segno di riconciliazione(?) a Gheddafi due anni e mezzo fa (vedi il post).

La Venere di Cirene
Sarebbe bene che qualcuno si ricordasse di riprenderla prima che scompaia, nei venti di guerra, per ricomparire poi, forse, in qualche salone del Museo del Louvre...

lunedì 21 marzo 2011

Guerra: definizione

L'italia non è in guerra, dichiara pubblicamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Chissà con quali dolci parole descriveva l'occupazione dell'Ungheria, nel 1956, e l'invasione della Cecoslovacchia, nel 1968, da parte dell'esercito dei suoi compagni dell'Unione Sovietica?

Il Devoto-Oli (il vocabolario della Casa Editrice Le Monnier), riporta:

Guerra: sostantivo femminile
1. Lotta armata fra stati o coalizioni per la risoluzione di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti (ma in ogni caso parziali) conflitti di interessi ideologici ed economici, non ammessa dalla coscienza giuridica moderna.

domenica 20 marzo 2011

Italiani in Libia - 2

Il Vice Ammiraglio Pasquale Leonardi-Cattolica, Ministro della Marina e Paolo Spingardi, Ministro della Guerra.


Il generale Carlo Caneva e il suo staff nel castello che gli spagnoli costruirono agli inizi del 1500 a Tripoli. Il cannone nella foto era stato catturato ai Turchi.


Artiglieria italiana.


Trincea italiana in prossimità della fortezza turca di Ain Zara.

Qui l'articolo di Wikipedia sulla guerra italo-turca.


Immagini tratte da: C. Lapworth, Tripoli and young Italy, Stephen Swift and co., London, 1912

sabato 19 marzo 2011

La Libia deve essere italiana

Maggior generale Carlo Caneva, Capo di stato maggiore nella guerra di Libia e Governatore della Libia.

Obnubilati dai festeggiamenti dell'Unità d'Italia, ebbri di Patriottismo in cartone, assordati dal nostro stesso cantare cori patriottici, non ci siamo accorti di quello che stavano facendo quei mangia lumache dei Francesi: i maledetti cuginastri d'oltralpe hanno preso l'iniziativa e adesso si arrogano il diritto di far tutto da soli e 'liberare' la Libia.
Ma la Libia, come diceva il Bismarck anche al Mazzini, ha da essere italiana.
E chi ha maggior diritti sull'Africa del Nord se non il paese che si stende per tutta la sua lunghezza nel Mediterraneo ed è a un centinaio di miglia dal litorale nord-africano? Qualche giorno fa i suoi soldati ne scoprirono i diritti di proprietà quando, nello scavare velocemente le loro trincee a Ain-Zara, portarono alla luce degli stupendi mosaici, opera dei loro antenati romani sotto i quali il paese fiorì come un magnifico giardino.
La scoperta ebbe un effetto profondo sulle truppe italiane, che gridarono "Viva Roma Immortale!"; la gioia sfrenata, il vero senso artistico che dimostrarono e l'attenzione affettuosa con cui effettuarono gli scavi e poi delimitarono il luogo con palizzate e foglie di palma, furono gesti che commossero tutti quelli che ebbero la fortuna di essere presenti.
Era davvero come se l'Italia fosse rientrata in possesso delle sue cose, come se i Giovani Italiani, divenuti maggiorenni, fossero tornati per riscattare i beni di famiglia.
"L'Africa del Nord tornerà all'Italia". Queste le parole che disse Mazzini in persona ben prima che l'Italia diventasse una nazione unita e indipendente. "Un tempo è stata nostra e dovrà essere nostra ancora", disse. Bismarck definì il "Mediterraneo, quel meraviglioso porto intercontinentale di Europa, Asia e Africa, quel canale tra l'Atlantico e il Pacifico, quel bacino circondato dai più bei paesi del mondo" e disse che l'Italia e la Francia non diverranno mai alleate perché il Mediterraneo è una "eredità indivisibile". "Appartiene fuor di dubbio all'Italia, le cui coste mediterranee sono dodici volte più estese delle coste mediterranee della Francia". Bismarck aveva anche scritto a Mazzini, anni prima, che la sovranità sul Mediterraneo doveva costituire un pensiero costante per l'Italia.
Da: C. Lapworth, Tripoli and young Italy, Stephen Swift and co., London, 1912. La traduzione è mia.


domenica 13 marzo 2011

Giuseppe Rovani, La Libia d'oro


Giuseppe Rovani scrisse il seguito del suo Cento Anni, il romanzo La Libia d'Oro, ambientandolo storicamente a partire dal Congresso di Verona del 1822.
Accanto ai Re, agli Imperatori, ai Principi Plenipotenziari, si muovono Carbonari, Filelfi e Società Segrete varie in un romanzone dove anche l'amore fa la sua parte.
Lo abbiamo digitalizzato per recuperarlo dall'oblio e lo riportiamo all'attenzione dei lettori QUI, su Scrivolo.

venerdì 11 marzo 2011

Italiani in Libia

Il generale Vincenzo Garioni, Governatore della Tripolitania.

Immagine tratta da: Ethel Brown, The new Tripoli and what I saw in the hinterland , London - Leipsic, T. Fisher Unwin, 1914

domenica 21 settembre 2008

Arte libica

Cosa c'entri con la cultura della Libia e con l'arte musliman in generale la classicità greca e romana non mi è dato sapere. Tuttavia, già dalla primavera del 2007 il governo italiano aveva deciso di 'restituire' al governo di Gheddafi questa bella Venere di Cirene che le truppe italiane scoprirono, nel 1913, nella città già insediamento greco e poi romano.
D'altra parte, come resistere alle cortesi insistenze di chi, pacificamente, ti ha anche lanciato un paio di missili contro?
E così, a rinsaldare i vincoli di amicizia tra i due popoli, ecco che il nostro presidente del consiglio ha portato, nel suo ultimo viaggio, il pacco dono con la dea callipigia. Un bene notificato e, per quanto ne so, inalienabile.


Per analogia come non ricordare il regalo che Mussolini voleva fare a Hitler, in visita in Italia, nel maggio di settanta anni fa: la copia in marmo, romana, del Discobolo di Mirone?
La statua, ritrovata. nel 1781 nella Villa Palombara, appartenente alla Signora Marchesa Barbara Savelli Palombara Massimo, era un'opera notificata, sia pure in possesso del principe Lancellotti. Ci furono molte opinioni contrarie a questo dono e alla fine del suo viaggio Hitler acquistò la statua dal principe Lancellotti per cinque milioni di lire.
Durante la 'gita' culturale a Roma e a Firenze, il regime affiancò al Fuhrer una guida d'eccezione, il senese Ranuccio Bianchi Bandinelli, della famiglia dei conti Bianchi Bandinelli Paparoni, il quale, oltre ad essere archeologo e storico di chiarissima fama, era di madre tedesca e conosceva perfettamente la lingua perché allevato, dopo la morte prematura della mamma, dalla nonna materna, dama di compagnia della regina Margherita.
E' un caso che, nelle settimane passate, abbia avuto tra le mani Roma, l'arte nel centro del potere, opera classica del 1969 del Bandinell, scritta per la serie di volumi sulla storia universale dell'arte progettata da André Malraux.


La statua del discobolo fu restituita all'Italia nel 1948, per l'opera infaticabile di recupero del patrimonio artistico italiano scomparso durante la seconda guerra mondiale portata avanti da Rodolfo Siviero; Siviero si occupò, fino alla sua morte nell'83, di recuperare opere d'arte comunque scomparse dall'Italia.
Nell'84 ho visto una storica mostra, a Firenze, che ricordava il lavoro e le opere recuperate; è possibile ancora reperire il catalogo: L'opera ritrovata. Omaggio a Rodolfo Siviero. Firenze, Palazzo Vecchio, dal 29/6/1984, ad es. da Firenze Libri.
Qui il sito del Museo Casa Siviero a Firenze.

A chiusura, un mio modesto consiglio.
Perché non bombardare Los Angeles, in prossimità del Paul Getty Museum?
Forse si potrebbe così convincere l'Istituzione a restituire gran parte dei beni in mostra e non solo i quaranta che, dopo lunga trattativa e con una certa dilazione temporale, ha deciso di farci riavere.
(E nulla dirò dei reperti etruschi dei musei Russi o dei trafugamenti dell'esercito napoleonico.)