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mercoledì 24 dicembre 2014

Un racconto di Natale


Da Scrivolo, un sito di scrittura a cui per anni ho contribuito con alcuni amici, un edificante raccontino: Dialogo di Natale, di errebi.

 Il testo  è  stata  rilasciata  sotto  la  licenza  Creative  Commons  Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.



Dialogo di Natale

“Guarda chi si rivede!”
“Ti avevamo dato per disperso… torni dalla tundra?”
“Però non te la sei passata male, sembri lo stesso di trent’anni fa!”
“Bello sforzo, con l’anima di ferro che si ritrova!”
“Beh, amici, vedo che non siete cambiati neanche voi… i soliti burloni… però qualcuno della vecchia compagnia manca, o mi sbaglio?”
“Hai ragione, purtroppo. Ma perché guastare questa bella occasione parlando di chi è finito nella spazzatura… tutto passa… neanche noi che non siamo vivi possiamo aspirare all’eternità.”
“Però passiamo di generazione in generazione, se ci trattano con un po’ di garbo.”
“L’Arrotino ha ragione - disse il Cammello - dipende da come veniamo conservati. Io lo posso ben dire perché sono il più anziano, ricordo ancora il Natale del 1946…”
“Risparmiaci la tua storia - lo interruppe il Puntale - la sappiamo tutti!”
“Magari l’Albero finto, dopo trent’anni, non la ricorda più - proseguì imperturbabile il Cammello – dunque, ero esposto nella vetrina di una cartoleria nel vicolo della Stufa e il bisnonno dei nostri ospiti entrò per comprare le statuine del presepe: voleva fare una sorpresa ai figli. Un bel regalo perché, nel dopoguerra, giravano pochi quattrini e quelli che c’erano servivano per mangiare e risuolare le scarpe. Il negoziante era un uomo generoso e mi diede in omaggio, con tre pecore. E sono ancora qui!”
“Sfido che ti tengono di conto! ormai sei un pezzo d’antiquariato: gesso dipinto a mano! - disse il Puntale - i miei predecessori di vetro erano altrettanto preziosi ma delicati e hanno avuto vita breve. Per fortuna io sono infrangibile!”
“Però anche le palle di plastica campano poco - disse la Pigna di vetro, polemizzando con il Puntale - dopo un po’ diventano opache, ammaccate, stinte e vengono gettate via mentre noi decori di vetro, se riusciamo a invecchiare, sembriamo sempre più belli.”
“Già, però i superstiti della vostra razza si contano sulle dita di una mano” canticchiò la Sfera carillon con la neve, accennando qualche nota del motivetto “Jingle Bells”. Era di vetro e di plastica, poteva permettersi di criticare chi voleva.
“Anch’io sono sintetico e destinato a durare - disse l’Albero finto - ma per trent’anni mi hanno lasciato in cantina, a prendere la polvere… com’è che sono tornato di moda?”
“Davvero non lo sai? - chiese stupito il Puntale - per tutto questo tempo i nostri ospiti hanno festeggiato Natale come sempre però, al tuo posto, mettevano alberi veri.”
“Ginepri?”
“Ma che ginepri! Abeti, abeti grandi e piccoli” rispose la Pigna di vetro.
“Vivi?” domandò incredulo l’Albero finto.
“Vivi e vegeti, persino con le radici… dentro un vaso. Però campavano poco anche loro: il sette gennaio finivano fuori, sul terrazzo, a crepare sotto la canicola o direttamente nella spazzatura.”
“Che spreco!” commentò l’Albero finto, dispiaciuto per il triste destino dei suoi fratelli nobili.
“Quanto allo spreco - disse San Giuseppe - ne abbiamo viste di tutti i colori, in questi tre decenni: spese da nababbi per gli adulti e giocattoli che costano un occhio della testa per i bambini.”
“Ai miei tempi non accadeva - osservò l’Angioletto di gesso che annunciava la Buona Novella ai pastori - io sono più giovane del Cammello ma mi ricordo ancora quando si ruppe l’ultimo dei re Magi del 1946, Melchiorre…”
“Baldassarre - precisò il Cammello - poverino… andò in mille pezzi nel Natale del 1963.”
“Erano gli anni del Boom - mormorò con un filo di voce una libellula fatta di perline di vetro infilate su uno scheletro di metallo - ci sentivamo ricchi anche senza spendere e spandere: mi ricordo che la famiglia aveva appena comprato la macchina, una Seicento, e la signora Armanda regalò al marito guanti di pelle per guidare: fece scalpore tra i parenti perché era una cosa assolutamente superflua.”
“Una vera chicca! - osservò ironico l’Angioletto - in linea con il nuovo spirito del Natale.”
“Hai qualcosa da ridire? - chiese il Puntale - per caso sei contrario al consumismo natalizio? Sarebbe come sputare nel piatto dove si mangia.”
“Noi della capanna ci saremmo lo stesso! - obiettò San Giuseppe - mai sentito parlare di Greccio e San Francesco?”
“Via, non litigate per queste sciocchezze! Non stavamo festeggiando il ritorno dell’Albero finto?” esclamò il Bue. La sua voce, cavernosa ma bonaria, sovrastò tutte le altre.
“Un urrah! per l’albero finto” ragliò l’Asinello, sempre pronto a spalleggiare il suo compagno di stalla.
Tutti gridarono Urrah! e chi aveva mani applaudì calorosamente.
“Comunque non si possono mettere sullo stesso piano il presepe e l’albero - incalzò l’Angioletto, abituato a sostenere le proprie idee a oltranza - l’abete è un simbolo pagano mentre noi rappresentiamo la nascita del Bambinello, senza contare che io sto appeso a questa palma per annunciare la venuta del Redentore in primis ai poveri pastori.”
“Ora ci mettiamo pure a parlare di politica - esclamò la Pigna di vetro - possiamo fare conversazione tra noi solo la notte di Natale e perdiamo tempo a discutere di giustizia sociale e automobili!”
“Ma insomma - chiese innervosito l’Albero finto - qualcuno vuole spiegarmi perché trent’anni fa mi hanno buttato fuori e ora sono di nuovo qui?”
“Non hai ancora capito! Ho sentito dire che gli alberi non sono tanto svegli ma tu riesci a stupirmi… - rispose il Cammello - l’abete vivo profuma di ragia, è naturale, fa atmosfera, tu invece sei kitsch!”
“Cosa sono?”
“Kitsch! Pacchiano, cafone, micragnoso” strillò il Puntale che, a forza di stare in alto, si sentiva superiore agli altri.
“E’ uno sprovveduto, bisogna illuminarlo - commentò ironica la Pigna - lasciamo che l’Angioletto lo indottrini!”
“Basta!” gridò una voce che sembrava uscire da un altoparlante.
Tutti si zittirono: il Bambinello parlava di rado ma, quando interveniva nelle conversazioni, si faceva rispettare e nessuno osava contraddirlo.
“Non vi vergognate di ciarlare così? - proseguì il Bambinello, rompendo il silenzio - sono un neonato addormentato in una mangiatoia però ci sento benissimo. Il povero Albero finto è all’oscuro di quello che è successo negli ultimi trenta natali e voi, invece di aiutarlo, vi beccate come galline!”
“Quante storie, anche tu sei una statuina di questo teatro” disse il Centurione che faceva la sentinella alla porta di Betlemme.
“Stai zitto, idolatra - lo rimbeccò l’Angioletto - ricordati che il mio Galileo, alla fine, ha sconfitto il tuo imperatore!”
“Lascia perdere, il Centurione è un romano - rombò il Bambinello - ha diritto di pensare quello che vuole. Io posso sembrare una statuetta come le altre, anzi sono la più piccola di tutte, però qui si rappresenta la mia nascita: chi crede, guardando il presepe, è felice. Anche gli altri, comunque, hanno diritto di festeggiare il 25 dicembre accendendo le lucine colorate dell’abete… ci mancherebbe altro! per i pagani era il giorno della rinascita del sole e, quanto all’albero addobbato, gli abitanti del Nord onoravano così gli spiriti della foresta.”
“Giusto - brontolò il bue - non si poteva dire meglio!”
“Anch’io conosco la storia del Natale - disse l’Albero - il presepe è sempre esistito mentre noi alberi veniamo dall’estero e siamo arrivati negli anni cinquanta. Le signore ci amavano perché eravamo allegri, moderni e non sporcavamo come il muschio. Anch’io piacevo alla signora Armanda, mi puliva con l’aspirapolvere, prima di ripormi nella scatola… il 7 gennaio. Poi, a quanto dite, sono venuti di moda gli abeti vivi e, fin qui, tutto è chiaro, solo non capisco perché quest’anno hanno messo a soqquadro la cantina per trovarmi e rimettermi al posto d’onore in salotto.”
“Povera signora Armanda - sospirò l’Angioletto - è morta vent’anni fa. Ora qui abitano il nipote Stefano con la moglie e due bambini.”
“Mi dispiace - mormorò l’Albero finto - ma la notizia non mi stupisce: era già anziana quando mi comprò, il mio predecessore era davvero malconcio e fu messo a decorare il terrazzo, coperto di fili d’oro per nascondere i rametti scheletriti.”
“Una donna all’antica che non amava sprecare” commendò l’Angioletto.
“Dici bene - aggiunse la Pigna -la signora Armanda incartava le palle di vetro con i fogli di giornale, una per una, così non rischiavamo di romperci. La nuora invece buttava tutto alla rinfusa nella scatola degli addobbi… oltre a me, sono rimasti interi solo la Libellula e il Funghetto. L’Uccellino con la molla e la coda di piume è vivo ma malconcio.”
“Non ho più la coda però canto come prima” gorgheggiò il variopinto volatile.
“La nuora della signora Armanda rompeva apposta il vecchio per comprare il nuovo - disse il Puntale - decorazioni bizzarre tutte blu, tutte rosse oppure tutte argentate.”
“La moglie del nipote non si comporta diversamente” rincarò la Pigna.
“E i bambini! Quelli di oggi sono Unni!” aggiunse il Cammello.
“Insomma, volete dirmi perché quest’anno al mio posto non c’è un abete vivo?” chiese spazientito l’Albero finto.
Pastori e addobbi si chiusero in un silenzio imbarazzato. La Sfera con la neve suonava qualche nota del suo motivetto, l’Angioletto canticchiava “Adeste fideles” mentre l’Asino e il Bue improvvisamente avevano un gran bisogno di leccarsi in ogni angolo.
“Dopo la morte della signora Armanda in questa casa la vita è cambiata - disse San Giuseppe: parlava con una certa reticenza, come se il senso del dovere lo costringesse a rispondere - il figlio e la nuora guadagnavano bene e poteva levarsi molti sfizi: riempivano il loro Stefano di regali.”
“Stefanino, che birba: - lo interruppe l’Albero finto - al tempo del mio ultimo servizio di Natale aveva quattro o cinque anni e l’argento vivo addosso… ricordo che i genitori gli regalarono una pista di macchinine e una bicicletta con le rotelle.La signora Armanda invece aveva comprato per il nipotino un cappotto ma la nuora non gradì il dono: ai bambino, secondo lei, non si dovevano regalare cose utili. I vestiti li compravano i genitori… non era una pezzente, anche se viveva in casa della suocera!”
“Da allora a Stefanino i regali inutili non sono mai mancati e neanche ai suoi figli” commentò l’Angioletto.
“Fu la nuora della signora Armanda a relegarmi in cantina?”chiese l’Albero.
“Già, proprio lei - rispose l’Asinello - e la nuora della nuora è persino peggiore: ha tenuto anche noi nella scatola, per tre anni.” Un coro di disapprovazione sanzionò il comportamento della moglie di Stefano.
“Dovevi vedere cosa mettevano sotto quei poveri abeti mezzi morti - disse il Puntale - gioielli, orologi, televisori, telefonini, computer, cose che neanche si sa cosa sono.”
“E allora? non ne posso più delle vostre divagazioni!” esclamò l’Albero finto.
“Per farla corta, Stefanino è cresciuto, ha preso moglie e in casa sono entrati due nuovi bambini - disse la Sfera con la neve - la famiglia ha sempre fatto l’albero di Natale…”
“A parte quando sono andati in vacanza ai Tropici” aggiunse l’Angioletto.
“Tranne quella volta… però quest’anno è successo qualcosa: ai bambini piace rovesciarmi per sentire la musica e così mi lasciano in giro per la casa… anche nella camera dei genitori… quindici giorni fa ero proprio lì e ho sentito la moglie di Stefanino che si lamentava con il marito… diceva di non voler spendere un soldo per l’abete, che non avrebbe fatto regali di Natale perché non c’era nulla da festeggiare.”
“E Stefanino cosa ha risposto?” chiese l’Albero.
“Niente, non ha aperto bocca, però è sceso in cantina a cercarti”
“E poi?”
“Ti ha montato in salotto, con l’aiuto dei bambini. Terminato quel lavoro, si è messo d’impegno a fare il presepe, come quando era ragazzino.”
“Tutto qui?” chiese l’Albero finto.
“Ti sembra poco? Una mamma che non vuole festeggiare il Natale dei suoi due bambini! - esclamò scandalizzato il Cammello - ma che razza di albero sei? hai il cuore di un cactus!”
“Non ti scaldare, alla fine tutto è andato a posto, no?! - si difese l’Albero finto - i piccoli hanno avuto i loro decori natalizi e anche i regali, qui sotto vedo dei pacchi infiocchettati.”
“Si, quattro regali avvolti nella carta colorata alla meno peggio, non vengono certo da un negozio” osservò fiocamente la Libellula.
“Zitti, sento dei rumori - disse il Puntale - è quasi mezzanotte, stanno venendo… tutti ai posti di combattimento!”
Qualcuno entrò nella stanza e accesela luce. L’Albero riconobbe subito l’intruso: era Stefanino ma quanto diverso dal bimbetto che ricordava in collo alla nonna Armanda.
Stefano posò a terra tre pacchetti, poi accese le luci intermittenti e il lumino dietrola capanna. Ferma sulla soglia, una giovane donna in vestaglia lo osservava. Di sicuro la moglie.
“Non ti rassegni, vero?” disse la donna.
“Chiara e Armando devono avere il loro Natale, tutta la famiglia deve averlo” rispose il marito seccamente.
“Avevamo deciso di regalare solo le due macchinine telecomandate - replicò con tono di disapprovazione la moglie - ma, al solito, hai fatto di testa tua. Si vede che avevi soldi da buttare.”
“Sbagli a rimproverarmi, Carla - esclamò Stefano - non ho speso nulla… sono regali dello zio Francesco che non mi piacevano... li avevo messi in cantina vent’anni fa, senza neanche aprirli, e sono saltati fuori per caso, cercando l’albero finto della nonna Armanda. Nuovi di trinca!”
“Zitto.. si sono svegliati… - mormorò Carla - presto, apri la finestra, io spengo la luce.”
Dopo qualche secondo due bambini in pigiama irruppero nel salotto gridando “Babbo Natale, Babbo Natale!”
“Troppo tardi! - disse il padre - è già scappato via, dalla finestra: fuori lo aspettavano le renne.”
“Non ha potuto vuotare tutta la gerla - aggiunse la mamma - perché andava di fretta, doveva raggiungere l’Africa.”
I bambini si precipitarono sotto l’albero facendo tremare le decorazioni: la Pigna si afferrò con tutte le forze al rametto di ferro e plastica, la Libellula svolazzò per tenersi in equilibrio mentre il Puntale, ondeggiando, emise strani rumori, come se fosse sul punto di dare di stomaco.
I piccoli strapparono la carta dei loro pacchetti, curiosi di vedere il contenuto: due macchinine, una rossa e una nera, una scatola di Monopoli, un puzzle raffigurante il castello da favola del re Ludwig e una raccolta di giochi da tavolo… dama, scacchi, giro dell’oca, tombola.
Poi corsero nel corridoio per provare le automobiline e sfidarsi in una gara di velocità.
Anche i genitori aprirono i loro regali: una pashmina con berretto per lei, guanti e sciarpa di lana per lui.
“Almeno staremo al caldo” commentò Carla.
“Che ne dici, facciamo una tombolata per l’ultimo dell’anno, tutti insieme?” propose Stefano, inginocchiandosi di fronte all’albero.
“Chiamalo Bingo, sembra più moderno” suggerì Carla.
Stefano aprì la scatola con l’immagine del castello e, con la mano, frugò tra le tessere.
“E’ strano - mormorò sovrappensiero - da ragazzo detestavo i puzzle, perdere tempo per mettere insieme cinquemila pezzi mi sembrava una follia, e ora ho voglia di farne uno, per occupare la giornata!”
“Non ti scoraggiare - disse la moglie, posando affettuosamente una mano sulla spalla del marito - presto troverai un altro lavoro e tutto tornerà come prima.”

errebi

venerdì 25 aprile 2014

25 Aprile, la liberazione


Vi ripropongo, per l'occasione, un racconto pubblicato qualche tempo fa per ricordare il 25 Aprile: lo potete scaricare QUI.

mercoledì 28 agosto 2013

Segnalibri Sant'Agostino

Sant'Agostino di Simone Martini, rivisitato

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione per ricordare, su Scrivolo, il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.
Da stampare fronte e retro e ritagliare: li trovate QUI.

martedì 23 aprile 2013

Un omaggio alla Catalogna

Lungi da me l'idea di emulare Orwell, vi propongo solo questo segnalibro, scaricabile dal sito di Scrivolo, che ricorda il Diada de Sant Jordi, una curiosa iniziativa, inventata da un editore catalano 90 anni fa, che si innesta sulla leggenda di San Giorgio che sconfigge il drago e salva la bella principessa.

Oggi, giorno di Sant Jordi, i ragazzi catalani regalano alle ragazze una rosa e le ragazze contraccambiano con un libro.


Diada de Sant Jordi

Il segnalibro l'ho copia-incollato dal sito MondoPunts.

mercoledì 13 marzo 2013

Segnalibri Papa (emerito) Benedetto XVI

Da laici lo vogliamo ricordare così: un grande lettore.
I segnalibri, da stampare fronte-retro, sono sul sito di Scrivolo.

mercoledì 13 febbraio 2013

Che succede in Vaticano?

Che cosa succede veramente in Vaticano?
Abbiamo indagato e una risposta plausibile ce la siamo data: tutta colpa del Progetto Creazione.

 

lunedì 28 gennaio 2013

Calendario 2013

Scusate, mi ero dimenticato di aggiornarvi su un fatto importante: quest'anno potete riutilizzare i calendari (e le agende) del 1991 o del 2002 [fatte salve le date di Pasqua, ovviamente].

Il calendario del 2013, se vi interessa, è QUI.


Per la periodicità dei calendari, QUI.

lunedì 7 gennaio 2013

Siena: la profezia di San Bernardino

S. Bernardino da Siena di Juraj Culinovic

Guarda, guarda, guarda, popolo sanese; guarda che ‘l diabolo fabrica de’ mali assai e in molti modi per li peccati nostri.

Da: "Novellette ed esempi morali di S. Bernardino" a cura di A. Baldi, Lanciano, G. Carabba, 1916. Online su Scrivolo.

sabato 22 dicembre 2012

Bisognano, signori, calendari?

Il tempo mi affascina, in tutte le sue forme:  in matematica, in astronomia, in letteratura.
ll calendario è, del tempo, la manifestazione più a portata di mano.
Il tempo ci scappa incalzato da nuovo tempo da consumare: il 2013 sta per iniziare ma non farò l'errore, come il personaggio di Leopardi, di tentare di vendervi un almanacco; vi regalerò invece un segnalibro calendario, per consigliarvi di passare il vostro tempo a leggere non solo i post dei blog.


Segnalibro con calendario del 2013

Il Calendario di Scrivolo del 2013 lo potete scaricare dall'area di download del sito.

venerdì 14 dicembre 2012

Racconti di Natale

Racconti di Natale
Lo so, vi vedo, state cercando dei racconti di Natale.
Perché non seguite il link e andate sul nostro blog di scrittura, Scrivolo? Ne troverete a decine....

sabato 8 dicembre 2012

Letture da Regina


"La sovrana lettrice"
Da leggere in poche ore: piacevole, umoristico e originale. Nel racconto, ambientato nella corte inglese, Bennett analizza cosa succede quando, all'improvviso, Sua Maestà Elisabetta II d'Inghilterra scopre la lettura e ne diventa un'assidua frequentatrice.
E' la storia garbata e appassionante dell'iniziazione alla lettura che la Sovrana fa ormai quasi ottantenne, complice un giovane lavapiatti gay[*], dipendente di corte, appassionato di letteratura e conosciuto per caso in una biblioteca circolante che frequenta anche il Palazzo Reale.
L'ironia e lo humor britannico sono diffusi a piene mani; il Prime Minister e i cortigiani tutti non fanno una grande figura e vengono descritti come pozzi d'ignoranza.
Mi dispiace per il titolo: nell'originale è "The uncommon reader", che gioca con l'altro, il più famoso "The common reader" di Virginia Woolf; in italiano il riferimento si perde. Qua e là, avendo letto il libro in originale e poi in italiano, ho trovato alcune frasi tradotte in maniera non troppo puntuale.


[*] Bennett, dichiaratamente gay, fa del giovane lavapiatti un personaggio importante del racconto: il ragazzo consiglia alla regina letture di scrittori gay e la regina stessa ci compare nelle prime pagine mentre chiede al presidente francese informazioni sullo scrittore 'maledetto' Jean Genet. Mentre Elisabetta non mostra il minimo preconcetto, non così si comporta il suo entourage. A livello di pettegolezzo bisogna ricordare che, con due figlie piccole a Palazzo (Elisabetta e Margaret), la Regina Madre fece fequentare la corte da artisti e intellettuali gay, ritenendoli meno 'pericolosi' per le due ragazze. 
 -
Noi di Scrivolo non siamo molto social ma ogni tanto aggiorniamo le nostre pagine su Anobii; potrebbero interessarvi le nostre letture e le pillole di recensioni sui libri che davvero ci hanno colpito.

Recensione a cura di fuchs

venerdì 26 ottobre 2012

Segnalibri di Halloween


Mentre nei supermercati da qualche giorno hanno cominciato a erigere piramidi di panettoni (panettoni che compreremo, rigorosamente a sconto, il pomeriggio del 24 dicembre...), ancora non siamo arrivati neppure a Ognissanti.
A noi di Scrivolo Halloween non piace moltissimo ma, visto che qualche racconto sul tema lo abbiamo scritto, perché non regalarvi anche dei segnalibro sullo stesso soggetto?

Li potete scaricare da QUI e stampare fronte-retro prima di ritagliarli seguendo le apposite segnature.

domenica 21 ottobre 2012

Scrivolo fa Cento

I racconti di Scrivolo

Decine e decine di racconti: surreali, del brivido, di Halloween. Romanzi gialli brevi, racconti di Natale. Tutti originali.
Inoltre Classici della letteratura digitalizzati per la prima volta e addirittura racconti americani in nostre traduzioni.
Da leggere e da scaricare.
Gratis.
Il tutto, da anni, su Scrivolo.

venerdì 12 ottobre 2012

Pervertiti a Siena

Una vergognosa iniziativa in questi giorni anche a Siena!


Sponsorizzati dalla Biblioteca Comunale degli Intronati, centinaia, forse migliaia, di uomini, donne e persino bambini, celebrano e festeggiano in questi giorni il loro vergognoso vizio solitario.

Con che faccia si fanno vedere gli uni agli altri, parlano del loro indicibile immondo peccato, si immortalano addirittura con degli autoscatti che saranno esposti nella famigerata casa chiusa, che per fortuna pochi concittadini conoscono, nella centrale via della Sapienza?

Una via questa, sia detto per inciso, che invece di essere dedicata a un muscoloso calciatore straniero o a una velina dalle curve da sogno, come si dovrebbe fare in tutte le città amministrate con l'accorta politica del buon padre di famiglia, porta questo vecchio, desueto  e aborrito nome che ricorda certa condizione di perfezione intellettuale che solo i nostri trisavoli, stupidi e ottusi, potevano apprezzare.

Spero che la cittadinanza tutta, avvertita per tempo dagli organi di stampa, accorra numerosa a dileggiare quelli che non si possono neppure chiamare più concittadini e ne faccia oggetto di scherno e massima derisione.

Vi ricordo che il clou della giornata è proprio domani, sabato, data che i viziosi nazionali hanno fatto assurgere a prima ricorrenza dell'immondo festeggiamento del BiblioPride, prendendo a città simbolo Napoli dove, per fortuna, savi, morigerati e avveduti cittadini hanno provveduto proprio recentemente a far scomparire migliaia di polverosi e malsani volumi da una vecchia e deprecabile istituzione qual'è la Biblioteca dei Girolamini. (dettagli della vicenda: QUI)

E ricordate: i libri, ed è cosa universalmente risaputa e molti artisti lo hanno testimoniato, sono noiosi da dormire! [QUI] e [QUI]


Dumesnil, Le traitante [part.]



martedì 2 ottobre 2012

Siena: gli Statuti de lo Spedale

Fu Cesare Brandi il primo a parlare di un Museo da creare sull'Acropoli di Siena, ufficialmente nel lontano anno 76 del secolo scorso; l'idea si sparse, montò l'orgoglio, il medesimo che aveva spinto la città nel medioevo a pensare il progetto di un duomo gigantesco, di cui però rimane solo un monito all'incompiutezza. Lo stesso Brandi suggerì, dieci anni dopo la sua prima idea, di fare addirittura un 'Beaubourg' di questo voluminoso complesso che si stava cominciando a smantellare delle sue funzioni sanitarie.

Negli anni '70 ricordo di esser stato a visitare mia nonna nell'affollato salone femminile dove c'erano due o tre file di letti: un vero accampamento non molto dissimile, immagino, da come il Pellegrinaio si presentava nel Medioevo: tranquillità e vita privata inesistenti e un vero ammasso di povere malate.


Il Pellegrinaio come sala di degenza femminile (1973)
[Image credits: da D. Gallavotti Cavallero, A. Brogi - "Lo Spedale Grande di Siena", Firenze, La Casa Usher, 1987]

Nel 1986 Italo Calvino ci fece l'ultimo viaggio, anche lui dalle maremme.

Documentandomi sul passato dello Spedale, ché dell'attuale periodo mi par meglio tacere per pietà, mi sono imbattuto nella famosa pubblicazione
degli Statuti che regolavano le attività che si svolgevano nella pia e caritatevole istituzione, pubblicazione curata da Luciano Banchi, degnissimo studioso e sindaco lui sì veramente stimato.

Uso, da qualche anno, a digitalizzare libri fuori dai diritti d'autore per metterli nel pubblico dominio a disposizione di tutti [le immagini dei volumi realizzati sono nella GIF animata nella colonna qui a destra], ho pensato di riportare alla luce quel vecchio testo: "STATUTI VOLGARI DE LO SPEDALE DI SANTA MARIA VERGINE DI SIENA SCRITTI L’ANNO MCCCV, E ORA PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICATI DA LUCIANO BANCHI", Siena, I. Gati Editore, 1864.

"[...] l’importanza storica da un canto, e dall’altro la soavità della scrittura appartenente all’esordire dell’aureo trecento tanto raccomandano di per sè questo volume, che il parlarne sarebbe soverchio", diceva l'Editore nel suo "Avvertimento" in apertura del libro.




Sono poche pagine e si leggono con facilità: dentro c'è la favella di Siena, antica e pur così simile all'attuale.
Il legislatore medioevale (siamo nel 1305) si preoccupava di stabilire regole e ordinamenti che ponessero freno alla disonestà diffusa dell'animale uomo che, evidentemente, si manifestava financo in un ambiente nato come somma espressione della solidarietà urbana verso i poveri, i malati e i figli di nessuno.
In tanti articoli dello Statuto si legge del doppio controllo di un frate sull'altro, di un incaricato del magazzino sul suo omologo, dell'obbligo di tenere doppie chiavi per evitare il potere discrezionale di uno solo, dei libri, in doppia copia, con tutte le scritture delle acquisizioni e delle spese dello Spedale (che dovevano essere di pubblico dominio!) da leggere periodicamente di fronte al Rettore e al Capitolo dei frati.

... e non si dovevano portare regali a nessuno, all'interno dell'Ospedale, e non si poteva starsene in cucina, e non era consentito mangiare alcunché fuori dai luoghi
deputati e dagli orari stabiliti...

E' una lettura interessante che può far nascere molte riflessioni; il testo si può liberamente scaricare da QUI, da Scrivolo, il sito che ospita periodicamente racconti miei e di alcuni amici. Il documento è presente nei formati pdf, epub e mobi: lo potrete dunque leggere anche sul telefonino o sul tablet, in treno o in autobus. Le conversioni nei formati epub e mobi sono state fatte automaticamente con Calibre e quindi non sono proprio perfette.

La qualità dell'edizione digitalizzata è abbastanza buona, ho cercato di emendarla da tutti gli errori dell'OCR e da quelli che qua e là ho introdotto io; c'è sicuramente da fare una seconda opera di revisione ma terminata la fatica di riportarla in vita mi premeva di metterla a disposizione di tutti ancora 'calda di stampa'.

Commenti e segnalazioni d'errori sono più che ben accetti.
 

Nota: Nessuna biblioteca della Città candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 ospita una qualche edizione del libro del Banchi, come potete verificare facendo una ricerca su SBN.
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Aggiornamento alla nota: Vedi  i commenti.

lunedì 20 agosto 2012

Calde indagini

 
Riprendiamo oggi le pubblicazioni su Scrivolo con un nuovo racconto giallo, a puntate, che ha come protagonista il commissario Sapìa, ligio e solerte funzionario di polizia che ormai dovreste conoscere abbastanza bene.

Per motivi che capirete, si trova ad indagare in un ospedale... 


sabato 4 agosto 2012

Libri in bagno

Leggere in bagno

Come hanno detto qualche tempo fa in un telefilm giallo della serie "Shark":

"Ci sono libri anche in bagno: o è una persona molto colta o soffre di stitichezza".

I segnalibri 'Leggere in bagno' li potete scaricare da QUI.

sabato 7 aprile 2012