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sabato 11 giugno 2022

I musei italiani


I musei italiani - si dice - sono in sfacelo: il personale è assai scarso, spesso non preparato professionalmente, le dotazioni finanziarie sono tali da non permettere a volte neppure la normale manutenzione. Per la maggior parte i musei italiani non sono musei nel senso moderno della parola, sono contenitori (non sempre del tutto sicuri) il cui materiale è affidato a personale per lo più maltrattato dalle amministrazioni, comunque sempre messo nell'impossibilità di lavorare correttamente per mancanza di strutture, emarginato e incapace di incidere sia pure minimamente sulle scelte di politica culturale.

L. Binni, G. Pinna, Museo [1980], Milano, Garzanti, 1989

 

 Quarant’anni fa, eh! Adesso, invece... 

  [Immagine: Siena, Pinacoteca Nazionale via Google Street View]

giovedì 29 marzo 2018

Chi non sa, fa


Il mio mestiere lo conosco appena, ma più di quanto non occorra. In questo paese si è forse obbligati a conoscere ciò che si finge di conoscere?

D. Diderot, [Le neveu de Rameau, satyre, postumo, 1891], Il nipote di Rameau, Milano, Garzanti, 1974 [Trad. L. Binni e L. Magrini]

mercoledì 15 ottobre 2014

Il '14

Le memorie scolastiche sono lontane e imprecise; se volete rinfrescarle e scoprire cosa c'è stato alla base dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, oltre all'attentato mortale a Sarajevo (le tensioni tra Germania e Francia, la Rivoluzione in Russia, le mire del Giappone, il colonialismo europeo in Africa), potete leggere un agile volumetto del prof. Luciano Canfora: 1914, appunto.

Pubblicato da Sellerio nel 2006, è la trascrizione delle puntate radiofoniche sul tema, irradiate, dalle antenne di Radio 2 della RAI, agli inizi del 2004, per la trasmissione "Alle 8 della sera. Il racconto delle cose e dei fatti".
Le Radio Audizioni Italiane hanno online tutte le puntate che si possono riascoltare o scaricare.
Purtroppo i file sono in formato RA, che certo non è più da decenni uno standard [ammesso che lo sia mai stato...] ma in RAI non devono essersene accorti visto che i loro podcast sono tutti di questo tipo; per ascoltarli occorre installare un plug-in.
Nel più accessibile formato MP3 li trovate, episodio per episodio, QUI.
Qualche benemerito volontario ha compresso l'intero ciclo di trasmissioni in un comodo file unico che potete scaricare ad esempio da QUI, l'elencone di mariu.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

sabato 24 maggio 2014

Per chi votare?


D. Nella scelta degli uomini destinati ai pubblici ufficj, che norma credereste voi di insinuare agli elettori?
R. Un uomo, che nulla posseda, e nulla abbia da perdere, non avrebbe il mio voto, baderei molto alla morale domestica del soggetto. Chi è cattivo padre di famiglia, o spensierato, o violento, o ingiusto in sua casa, non porterà facilmente la virtù nel pubblico ufficio. Colui, che più si smania per ottenere d’essere eletto, non sarebbe da me trascelto, ben sapendo che l'uomo di merito suole essere modesto, e non di rado poco socievole, io cercherei in quella classe di fare la scelta. Credo che non m’ingannerei facilmente.

P. Verri, Delle nozioni tendenti alla pubblica felicità [1791-92 ?], Roma, Salerno Editrice,1994
[Via: Libriaco]

venerdì 20 settembre 2013

Letture notturne - 6

Affari di famiglia.

Da mesi, grazie all'avvento della TV digitale, ho abbandonato i soliti canali TV. Stanco di conta favole di economia e di politica che da decenni annaspano nella loro ignoranza per galleggiare sulle spalle di noi tutti; deluso dai talk-show in cui i politici [...omissis...], mi sono rifugiato nella TV di evasione.
I canali 38 (Giallo) o 39 (TopCrime) sono accesi in maniera continuativa e bevo un telefilm giallo dopo un altro, non importa se già visto, senza provare la minima vergogna di questo mio qualunquismo.
Oltre ai due canali sopra detti, spesso sono anche sul 26 (Cielo) dove mi beo degli Svuota cantine, del Boss del fai da te e di Affari di famiglia.

Ed è proprio di Affari di famiglia che sto leggendo in queste notti.


Sì, leggendo, perché Rick Harrison, protagonista  di Pawn Stars con suo padre (the Old Man, il Vecchio), suo figlio Corey (the Big Hoss, lo Smilzo) e il fido e maltrattato Austin Russell (Chumlee), ha di recente scritto, in collaborazione col giornalista Tim Keown, un libro in cui racconta i retroscena dell'attività di famiglia.

Harrison inizia descrivendo l'infanzia difficile costellata da attacchi di epilessia, la scuola abbandonata troppo presto, la droga, gli affari, strampalati ma redditizi, del padre, la sua paternità precoce e un matrimonio subito andato male, il trasferimento della famiglia a Las Vegas e poi si addentra nei dettagli, sia economici che di vita quotidiana, dell'attività commerciale.

Dentro il racconto ci sono i personaggi che vediamo in TV, molti aneddoti della loro vita in un negozio di pegni che sta aperto 24 ore su 24, e poi politici locali, polizia, criminali, pervertiti e varia umanità che frequenta il Gold and Silver, spesso unica fonte possibile di denaro contante per alimentare i propri vizi, qualche capriccio improvviso oppure per pagare lo stipendio ai propri dipendenti.

Con la produzione del reality, uno dei più seguiti in USA, la famiglia Harrison si è trovata all'improvviso nella notorietà e i loro affari si sono incrementati a dismisura: da venti i dipendenti sono aumentati a quarantasette, il magazzino trabocca di merce e tutti, tranne Il Vecchio, vanno in giro per gli USA ospiti in serate pagate profumatamente.
In TV vengono trasmesse solo le trattative di acquisto di oggetti rari o curiosi: la pistola di fine settecento, le stecche da biliardo di un noto campione, una gigantesca collezione di transformer, le foto autografate di noti attori che negli anni '50 e '60 frequentavano Las Vegas; il lavoro maggiore viene svolto però sul prestito temporaneo, oggetti personali ceduti per un breve tempo in cambio di contante e di un rateo di interesse mensile del 10%; per le norme sulla privacy la TV americana non può riprendere queste trattative.

L'umanità che esce fuori dal libro è multiforme e il carattere delle persone in parte ricalca i personaggi che vediamo in TV ma con un indubbio spessore morale.
Quasi una tipica storia americana dunque, un from rags to riches, nel filone dei romanzi ottocenteschi di Horatio Alger, vissuta però apertamente davanti ai mass media.

La lettura è divertente e istruttiva e la storia prende immediatamente; l'aver visto in TV i personaggi ovviamente aiuta molto.
Il motivo più importante per cui sto leggendo il libro è quello di affrontare una delle mie periodiche letture in lingua inglese; trattandosi di uno stile narrativo molto discorsivo non sono molti i casi in cui consulto il vocabolario inglese del Kindle; certo ogni tanto mi imbatto in americanismi di cui devo andare per forza a vedere il significato.
Di questo passo non finirò di leggerlo che tra tre o quattro notti; l'esercizio di lettura vale comunque la pena.



giovedì 23 maggio 2013

Letture notturne - 4

Se il libro è buono si legge d'un fiato; se è un giallo, anche solo in una notte.
Dopo aver letto qualche romanzo di Maj Sjöwall & Per Wahlöö, con cui inizia anche la critica sociale alla "splendida Svezia" (e i libri della coppia vanno avanti per un decennio, partendo dal 1965), sono passato a Mankell il cui romanzo che vede debuttare come protagonista il commissario Wallander (1991) già configura un quadro fosco della situazione dell'immigrazione nel paese nordico.
{E' curioso che si sia recentemente dedicato alla scrittura di gialli anche un noto professore universitario svedese di filosofia, Theodor Kallifatides (nato in Laconia...)?}

Quale sia la situazione in Svezia in questi giorni lo vediamo dalle cronache dei TG.

Ieri sera ho ripreso il percorso di letture svedesi, iniziato due o tre settimane fa (e bloccatosi sulla stucchevole e illeggibile Camilla Lackberg); seguendo la strada delle buone letture, per sperimentare un contrasto temporale, il libro sul comodino in queste notti è Gli isolani di Hemsö (1887) di Strindberg.

P.S.: Un sito imperdibile per i giallofili è quello di Maxine: Petrona.

Strindberg, Gli isolani di Hemsö

giovedì 13 settembre 2012

Letti & Riletti Estate 2012

Come è andato il mese di ferie per quanto riguarda le letture?
Rispetto al programma che mi ero fatto (con un numero di titoli molto maggiore di quanti ne avrei potuti leggere, tanto per darmi poi la possibilità di fare una scelta 'in corsa') ho inserito libri la cui lettura mi si è imposta al solito casualmente, seguendo collegamenti molto deboli creati per lo più da altre letture.

Ecco l'elenco:


TitoloGenereAnnoFinito il
C. Pavese,

La luna e i falò 
 Letteratura 

1950   26/08/12 
E. Némirovsky,


David Golder 
Letteratura

192519/08/12
L. Sciascia,

  Todo modo 
Letteratura

197418/08/12
D. Pennac,
Il paradiso degli orchi 
Letteratura

198516/08/12
G. Pontiggia,

La morte in banca 
Letteratura

195914/08/12
E. Nesi,

Storia della mia gente 
Saggio

201010/08/12
Sjöwall e Wahlöö,

Roseanna 
Giallo

196508/08/12
H. de Balzac,

Il curato di Tours 
Letteratura

183305/08/12
P. Davies,

Al paese dei libri 
Letteratura

201003/08/12
R. Vacca,

Dio e il computer 
Giallo

198929/07/12



Sul fronte del giallo, mediocre Dio e il computer di Vacca e invece molto ben scritto quello di Sjöwall e Wahlöö, Roseanna; dei coniugi svedesi ho pendenti altre letture di romanzi scritti nella metà degli anni sessanta.


La luna e i falò di Pavese è il suo ultimo libro, pieno di nostalgia e di ricordi dell’infanzia ma anche dell’atmosfera di un’America molto letta e tradotta e mai vista, con una scrittura che non mi ha mai convinto. Molti non saranno d’accordo ma è un libro, sia pure migliore di altri suoi, mediocre. 


Sciascia invece asciutto e colto, come lo ricordavo quando lo lessi decenni fa; gli anni non hanno assolutamente invecchiato la storia di Todo Modo né, soprattutto, i personaggi. Non me la sono sentita di inserirlo tra i ‘gialli’. 


La morte in banca di Pontiggia ha avuto un commento tranchant da parte di mia moglie, che mi ha scoperto a leggerlo: “Un minore”. E' il suo primo libro, una storia semplice semplice il 'romanzo breve' iniziale e autobiografico, sulla vita di un giovanissimo bancario appena assunto, e una raccolta di altrettanto mediocri e quasi banali racconti, scritti decenni dopo. Sono rimasto perplesso, forse gli darò un’altra chance ma certo niente a che vedere con Donnarumma all’assalto, di Ottieri, (entrambi libri del 1959) letto qualche mese fa: lì c’è la produzione, la fabbrica, la psicologia dei personaggi e soprattutto dello scrittore, l’economia del tempo e la visione industriale e culturale di Olivetti.


La Storia della mia gente di Nesi è forse più un saggio che un romanzo; dentro ci sono la storia della sua famiglia, l’imprenditoria pratese, gli onnivori cinesi che ormai hanno preso possesso di gran parte del mercato. Ben scritto, con analisi chiare e sofferte.


Il titolo di Davies, Al paese dei libri, diario di un bibliofilo ritrasferitosi pro tempore in Inghilterra, patria d’origine, dagli USA, poteva essere un racconto curioso, frizzante, pieno di citazioni colte e insolite di chi, per alcuni mesi, si è trovato a vivere in un paesino dove è  pervasivo il business del libro (remainder). Invece si è rilevato il libro più noioso dell’estate e sicuramente nella top ten dei più soporiferi che ho incontrato. Non so davvero perché ho continuato a leggerlo invece di piantarlo lì dopo poche decine di pagine: errore imperdonabile.


Balzac non si smentisce in questo vero gioiellino di narrazione in cui un Curato di Tours, un pover’uomo anziano, semplice, con gusti banalissimi e nessuna mira sociale o economica, si vede stravolgere gli ultimi anni di una vita modesta e tranquilla da beghe inizialmente di pochissimo conto ma che montano come panna avviluppandolo sino a una totale rovina.


Pennac, mai letto prima e, a dirla tutta, sempre evitato, mi ha stupito per l’originalità della narrazione e la particolare ambientazione che ha dato al suo primo romanzo, che, volendo, è anche un giallo. Il paradiso degli orchi è divertente, poco da dire, per la lingua, i personaggi, la famiglia del protagonista un po’ fuori sesto e la storia che ha un briciolo di follia. Forse mi duole ammetterlo ma è davvero un buon scrittore contemporaneo.
Sono rimasto così gradevolmente sorpreso dal libro che sono andato a leggermi, qualche giorno fa, il suo Come un romanzo, un volumetto che è uno scanzonato ma quanto mai veritiero saggio sul piacere della lettura.
{Suggerimento: leggete assolutamente Il paradiso delle signore, di Zola, libro a cui strizza l’occhio  Pennac, almeno per il titolo e l’ambientazione. Sempre di supermercati si tratta ma con altre storie...}


Dopo poche pagine ho pensato: no, non può averlo scritto una donna. Della Némirovsky avevo letto qualche tempo fa I cani e i lupi, un pregevole romanzo dove scrittura, personaggi e tinte hanno davvero molto in comune con quelli dei grandi scrittori russi dell’800, visti e narrati con gli occhi di una donna. Ma in David Golder ha una scrittura decisamente virile, l’ambientazione è quella del grande e impietoso mondo degli affari, pieno di mantenuti e mantenute, ricchi ebrei che fanno presto a diventare molto poveri, avidità e sfrenata voglia di ‘avere’ che prendono il posto dei sentimenti e dei desideri comuni nel cuore di tutti i personaggi. Golder è un duro e spietato ma anche un infelice e sfruttato uomo d’affari che nella vita non ha altro scopo che il far soldi, non per sé bensì per la moglie, per il di lei ‘cicisbeo’, per la (sua?) figlia.
David Golder esce nel 1929, Il grande Gatsby nel 1925; Fitzgerald aveva 29 anni, la Némirovsky 26.

Una nota: sono rimasto turbato dalle descrizioni delle scene degli attacchi di angina pectoris di David Golder: solo un medico con buona esperienza o un vero malato di cuore potevano renderne tutte le sfumature, fisiche e psicologiche, con tanta umana maestria.

Un'altra nota: ho letto solo due libri in "cartaceo": quello di Pennac e quello di Pavese, gli altri con il Kindle. 


giovedì 31 maggio 2012

Il Ministero

...una casta chiusa di piccoli borghesi degenerati e miserabili, sordi e ciechi e insensibili a tutto se non ai loro piccoli bisogni, alla loro omertà, ai loro intrighi talmente meschini e microscopici da riuscire incomprensibili.
Il Ministero è una specie di tempio, dove si adorano e perfezionano i vizi più abbietti, i tre piú desolati peccati mortali: la pigrizia, l'avarizia e l'invidia. Sono i tre vizi propri di quella piccola borghesia incapace, che cerca, insieme, sicurezza e dominio,
- che è pigra perché non sa far nulla, non sa adoperare le mani, e neppure la mente, e qualunque lavoro le è difficile e perciò sgradevole, faticoso, impossibile;
- che è avara perché è povera e pretenziosa;
- che trova nell'invidia il solo compenso alla propria miseria: nell'invidia piú totale, penetrata dappertutto, come un veleno che circoli nel sangue.
Tutto questo è tenuto insieme da un potente spirito di casta, da un legame stretto come quello della camorra e della mafia.
Li vedeste, quegli esseri, seduti sulle loro sedie, davanti alle loro scrivanie, a far nulla, materialmente nulla, neanche a leggere il giornale, per ore e ore, con gli occhi imbambolati, in una specie di estasi d'ozio o forse di mistica compenetrazione con la vuota idea dello Stato.
Vedeste quelle loro facce, terribili, feroci nella loro piattezza.
Sono un muro intonacato, e noi tutti ci battiamo contro, e non riusciamo a buttarlo giú.


da: Carlo Levi, L'Orologio [1950]
Impaginazione ed enfasi sono mie.


via: Libriaco

martedì 15 maggio 2012

Monti e le nuove tasse

La tassa sulla capra

"Pare infatti che il governo avesse da poco scoperto che la capra è un animale dannoso all'agricoltura, poiché mangia i germogli e i rami teneri delle piante: e aveva perciò fatto un decreto valido ugualmente per tutti i comuni del Regno, senza eccezione, che imponeva una forte imposta su ogni capo, del valore all'incirca della bestia. Così, colpendo le capre, si salvavano gli alberi. Ma a Gagliano non ci sono alberi, e la capra è la sola ricchezza del contadino, perché campa di nulla, salta per le argille deserte e dirupate, bruca i cespugli di spine, e vive dove, per mancanza di prati, non si possono tenere né pecore né vitelli. La tassa sulle capre era dunque una sventura: e, poiché non c'era il denaro per pagarla, una sventura senza rimedio. Bisognava uccidere le capre, e restare senza latte e senza formaggio.
"

C. Levi, Cristo si è fermato a Eboli [1945]

via: Libriaco

sabato 17 settembre 2011

Nella Scuola di Francoforte

Addirittura due 'svolazzini' in uno stesso libro: a pag. 128 un biglietto di teatro,

a pag. 134 un'immaginetta sacra.

Il libro? Pierre V. Zima, Guida alla Scuola di Francoforte, BUR 1976.

lunedì 3 agosto 2009

'Pastiche' alla Scerbanenco

Da qualche giorno sto leggendo i racconti di Scerbanenco, il Centodelitti, una raccolta curata da Oreste del Buono.
Mia moglie ha visto il libro, ci ha dato un'occhiata, ha scorso alcune pagine, poi mi ha detto, provocando: "Un raccontino così potresti scriverlo anche tu!"
L'ho presa come una sfida, e ci ho provato. Non so in che percentuale abbia raggiunto l'obiettivo; andate a leggerlo su Scrivolo e fatemi sapere.