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giovedì 8 settembre 2022

Lotto Settembre

 

Nella loro home page online, l'otto settembre i quotidiani il Corriere della Sera e la Repubblica si limitano a scriverlo nella data della pubblicazione; la Repubblica, ad essere precisi, fa un po' di più: l'8 settembre lo cita anche in un richiamo sulla caduta di Sebastopoli.
Quest'ultimo quotidiano online titola: 8 settembre 1885: la caduta di Sebastopoli. Peccato, per loro, che la caduta della città sia avvenuta nel 1855! La scritta è lì da stamani e nessuno si è curato di correggerla...

Ah, la Storia!


 

 Ultima consultazione: 21:42 dell'8 settembre 2022.

mercoledì 23 luglio 2014

Napolitano: state zitti!

(Immagine da: "Il giornalino di Gian Burrasca" di Luigi Bertelli, detto Vamba. Scaricabile da LiberLiber)

Napolitano (Presidente a cui la Costituzione attribuisce meri compiti di RAPPRESENTANZA, e non politici o direttivi, un po' come al tricolore, da esporre per le feste comandate) ordina, imperativo: "Non si agitino spettri di insidie e macchinazione di autoritarismo". (ANSA)

E' strenuo assertore, dunque, di un PENSIERO UNICO, il suo e quello di Renzi (il Non Eletto)? D'altra parte, cosa aspettarsi da un ex stalinista, già iscritto ai Gruppi Universitari Fascisti e ostinato difensore dell'Unione Sovietica quando i carri armati dell'esercito russo invasero l'Ungheria? (Storia)

E Renzi dichiara: "Se non passano le riforme si torna a votare!" (Repubblica)
Che fa, ci minaccia? E con lo strumento principe della democrazia, le elezioni?

Da non credere, altro che l'ombra del Ventennio!

(E l'opposizione non ha neppure un Aventino, visto che non esiste più alcuna opposizione...)

mercoledì 9 luglio 2014

Leggete 'La Repubblica'


Se vi viene il desiderio di leggere qualche pagina di "La Repubblica" [no, non parlo del quotidiano, intendo il testo di Platone, che potete trovare anche online] soffermatevi sulle poche e pregnanti parole che Platone mette in bocca al sofista Trasimaco.

Dopo due mila e quattrocento anni è cambiato qualcosa?
Tali eravamo e tali siamo, sia pure con uno smartphone in tasca.

Trasimaco, anziché rispondere, domandò: «Dimmi, Socrate: tu hai una balia?» «Cosa?», dissi io. «Non sarebbe meglio rispondere piuttosto che fare simili domande?» «Il fatto è», disse, «che ti lascia con il moccio al naso e non te lo soffia quando ne hai bisogno; e per merito suo tu non sai neanche riconoscere le pecore dal pastore». «E perché mai?», chiesi. «Perché pensi che i pastori o i bovari ricerchino il bene delle pecore o dei buoi, e li ingrassino e li curino con uno scopo diverso dal bene proprio e dei loro padroni; allo stesso modo credi che i governanti delle città, quelli che detengono realmente il potere, abbiano verso i sudditi un atteggiamento diverso da quello che si può avere con le pecore, e ricerchino giorno e notte qualcos'altro che il modo di trarne un vantaggio personale. E hai fatto tanti progressi nei concetti di giusto e dì giustizia, di ingiusto e di ingiustizia, da ignorare che la giustizia e il giusto sono in realtà un bene altrui, cioè l'interesse di chi è più forte e comanda, e un male proprio di chi obbedisce e serve, mentre l'ingiustizia comanda su chi è veramente ingenuo e giusto, e i sudditi fanno l'interesse del più forte e lo rendono felice mettendosi al suo servizio, ma non procurano il benché minimo vantaggio a se stessi. Devi considerare, sciocco di un Socrate, che in ogni circostanza un uomo giusto ottiene meno di uno ingiusto. Innanzi tutto, nei contratti privati, quando due persone del genere si mettono in società, allo scioglimento del rapporto non troverai mai che il giusto possieda di più dell'ingiusto: possederà di meno; poi, nei rapporti con lo Stato, quando ci sono tributi da pagare, a parità di mezzi l'uomo giusto paga di più, l'altro di meno, quando invece c'è da prendere l'uno non ricava nulla, l'altro ricava molto. E nel caso ricoprano entrambi una carica, il giusto, anche se non gli capita nessun altro guaio, subisce un danno negli interessi personali perché li ha trascurati e non ricava vantaggio dalla cosa pubblica per il fatto che è giusto, e oltre a ciò diviene inviso a familiari e conoscenti, se non è disposto a favorirli contro giustizia. All'ingiusto invece capita l'esatto contrario: mi riferisco, come dicevo poco fa, a chi sa imporsi sugli altri. Lo capirai nel modo più facile se giungerai all'ingiustizia più perfetta, che rende felicissimo chi la commette, e infelicissimi quanti la subiscono e non vorrebbero comportarsi ingiustamente. E la tirannide, che non si appropria dei beni altrui, sacri e profani, privati e pubblici, poco a poco, con l'inganno e la violenza, ma prende tutto in una volta. Se uno viene sorpreso a commettere ingiustizia in un singolo ambito, viene punito e riceve il massimo biasimo: non a caso coloro che si macchiano di queste colpe una alla volta sono chiamati sacrileghi, schiavisti, scassinatori, rapinatori, ladri. Ma quando uno ha ridotto in schiavitù i propri concittadini, oltre a essersi appropriato delle loro ricchezze, invece di questi nomi infamanti guadagna la reputazione di uomo felice e beato, non solo da parte dei concittadini, ma anche di chiunque altro venga a sapere che ha commesso l'ingiustizia più completa; infatti coloro che biasimano l'ingiustizia la biasimano per il timore non di farla, ma di subirla. Così, Socrate, l'ingiustizia, quando si realizza in misura adeguata, è una cosa più forte, più libera, più potente della giustizia, e come ho detto dall'inizio il giusto è l'interesse del più forte, l'ingiusto giova e conviene a se stesso». 

mercoledì 24 ottobre 2012

Se ne vanno anche i Santi

Ci dice il Santo, stamani, che ha deciso di non fare più interventi sul suo blog, stanti le sanzioni che la legge potrebbe introdurre tra pochissimo per regimentare quanto scritto anche da noi blogger, notoriamente falsi, bugiardi, fanfaroni, spergiuri, stupratori di femmine e non so che altro. 

Spero che, come già successo tempo fa, una legge del genere 'rientri' e il Santo ricompaia, in tutto il suo splendore. 
Del primo fatto dubito fortemente. 

Chapeau a Federico Muzzi per il lavoro fatto.

[Image credits: Cristo in gloria con i Santi, Fra Beato Angelico (part.)]


venerdì 23 marzo 2012

Stringiamoci a corte

Stringiamoci alla corte di Re Giorgio I, il Migliorista.

Si noti: ho scritto "corte", che è la radice di "cortigiano" e non "coòrte" come recita il nostro inno nazionale, là dove per "coòrte" il poeta intendeva un manipolo serrato di combattenti per la libertà e la democrazia...