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domenica 12 aprile 2026

Non c'è nessun dio quassù

 

Foto: Yuri Gagarin con la moglie Valentina e le figlie Galya e Lena (1° marzo 1965). Dal sito Ria.Ru

Il mio sguardo cadde sul quadrante del cronometro: le lancette segnavano le nove e sette minuti, tempo di Mosca. Udii un sibilo, poi un rombo sempre più alto, sentii che il missile gigante vibrava da cima a fondo violentemente e che lentamente, molto lentamente, si staccava dalla rampa di lancio. Il rumore, per la verità, non era molto più assordante di quello che si deve sopportare nella carlinga di un aereo a reazione, ma qui si traduceva in risonanze musicali e timbri così particolari che nessun compositore avrebbe potuto riprodurli né con l’impiego di strumenti musicali né con la voce umana. I potenti motori del missile sembravano inventare una musica del futuro forse ancora più commovente e più bella delle più grandi opere del passato. Poi cominciarono a farsi sentire i sovraccarichi. Una forza irresistibile mi appiattiva contro la poltrona, inclinata con un certo angolo per ridurre il peso enorme che mi schiacciava. Ma anche così, m’era impossibile muovere un braccio o una gamba. Sapevo che questo stato non sarebbe durato a lungo, che sarebbe finito nel momento in cui, acquistando ancora velocità, il razzo avrebbe collocato in orbita la nave cosmica.

 

I particolari del lancio della Vostok 1, il 12 Aprile 1961, come descritti da:

Y. Gagarin [Дорога к космос (Doroga k kosmos) letteralmente: La via per lo Spazio, 1961], Non c'è nessun dio quassù, Roma, Red Star Press, 2013

P.S.: Che emozione, dopo 54 anni, rivedere un ammaraggio "come dio comanda", quello della capsula Orion della missione Artemis II, l'11 aprile (ore 02:07:50, quelle della videata sotto).

 




lunedì 2 giugno 2025

Italia - 2 Giugno 2025

Dice Paolo Poli: «Io ho sempre amato i classici, perché trovo, come diceva Foscolo, che da lì trarrem gli auspici. Il poeta era molto contento che Firenze ospitasse le tombe dei grandi perché l’Italia non aveva ancora una sua fisionomia politica e invece c’era questa unità fondamentale della lingua. Ormai invece cessa «il furore d’inclite gesta» e quando ci si rivolge ai classici, si tenta di aggiornarli, di raddrizzare le gambe ai cani. Fino a qualche tempo fa c’erano delle persone molto semplici che facevano citazioni a braccio dell'Inferno di Dante. Oggi invece c’è bisogno ogni tanto di un grande ballerino come Béjart che ci spiega i Trionfi di Petrarca, oppure di un grande regista inglese che ci viene a chiarire che si può fare benissimo il Don Giovanni di Mozart a Vicenza, perché è una città tutta del Palladio e ci sono quindi le scenografie naturali.»

L. Scarlini (curatore), Alfabeto Poli, Torino, Einaudi, 2013

Via: Libriaco.

giovedì 25 gennaio 2024

I benefici della Crusca

La farina del Diavolo va tutta in crusca: e presa a cucchiaiate ogni mattina abbassa il tasso di colesterolo nel sangue, coadiuva il trattamento della colite spastica e della stipsi, ringiovanisce l’epidermide rendendola fresca e vellutata.

A. Arbasino, Un paese senza, Milano, Garzanti, 1982

Via: Libriaco.

sabato 8 aprile 2023

domenica 2 aprile 2023

Il latino della domenica - 526

Non parlerò a tutti.

La frase, su un classico cartiglio, avvolge l'Albero della Conoscenza in un ex libris che si trova sui volumi che la vedova, Ernesta Bittanti, e i figli di Cesare Battisti donarono al Comune di Trento, con vincolo di deposito al Museo trentino del Risorgimento.

A guardare nel passato, è una frase, mutata di tempo verbale, che scrisse Petrarca nel secondo capitolo del De vita solitaria [1346::1366], dove però recita: "nec ego loquor omnibus, sed tibi, sed mihi et his paucis quibus hec rara conveniunt." cioè "non mi rivolgo a tutti, ma a te, a me e a quei pochi cui si addicono queste cose eccezionali." E Petrarca stava argomentando sulla bontà della vita solitaria, una vita di studi lontano dal 'volgo'.

[Via: Libriaco]


mercoledì 8 marzo 2023

venerdì 25 novembre 2022

Pronto, chi legge?

Il mio primo contatto con un 'ebook reader', sia pure sui generis, fu casuale: avevo già preso l'abitudine di leggere sullo schermo del PC, ma in genere si trattava solo manualistica in formato PDF, quando l'azienda in cui lavoravo ci dotò di cellulari Blackberry (pre-smartphone, probabilmente nel 2011); non so come, scoprii un programma per leggere su quel dispositivo i file di tipo mobi: Mobipocket . Caricai un primo e-libro sul telefonino.

 

Si trattava di una prova, pensavo che questo tipo di lettura e le ridotte dimensioni dello schermo (10 righe di 40 caratteri ciascuna) mi avrebbero velocemente dissuaso dal continuare, invece ben presto creai la mia prima biblioteca ‘telefonica’ portatile in una schedina di memoria da 2GB.

Adesso le mie letture in formato ebook sono circa il 75% di quelle che faccio.

[Via: Libriaco]

martedì 14 giugno 2022

La strage della Niccioleta


Le case di Niccioleta sono sparse su una collinetta posta di fianco alla strada che da Massa Marittima conduce a Castelnuovo Val di Cecina. Nel 1944 le carte topografiche non registravano il nome di questo villaggio sorto da pochi anni intorno alla miniera di pirite. Niccioleta allora era abitata da centocinquanta famiglie di minatori, oltre che dal personale direttivo della miniera.
[...]
Ai primi di giugno, la ritirata tedesca era in pieno corso sulle strade della Maremma; il fascismo repubblichino era in sfacelo. Il presidio fascista di Massa tagliò la corda la notte del 9. Quello stesso giorno una squadra di partigiani era entrata in Niccioleta. Disarmati i carabinieri, che vennero invitati ad allontanarsi, i partigiani accompagnati da elementi del luogo fecero il giro delle case dei fascisti, sequestrando anche a loro le armi. Agli uomini fu ingiunto di non uscire di casa.
[...]
Fin dal giorno 10, il CLN aveva istituito un servizio armato di avvistamento e di vigilanza, col pieno consenso del direttore della miniera. Si sapeva che i tedeschi lasciavano indietro gruppi di guastatori, con l’incarico di distruggere gli impianti industriali; e i minatori di Niccioleta erano decisi a salvare la miniera. Purtroppo questo sistema di sicurezza non funzionò, quando all’alba del 13 le SS comparvero a piedi sotto Niccioleta. Le sentinelle (una delle quali era per l’appunto il figlio del direttore Mori Ubaldini) non poterono far altro che darsi alla fuga. A loro volta i membri del comitato, che sedevano in permanenza nella caserma dei carabinieri, ebbero appena il tempo di nascondere le armi nel rifugio antiaereo. Vi nascosero anche gli elenchi dei turni di guardia, mentre avrebbero fatto bene a distruggerli.
Il paese si risvegliò bruscamente al rumore degli spari, delle voci rauche dei tedeschi (tedeschi erano il comandante, un tenente, e i sottufficiali; mentre i militi erano tutti italiani). Gli uomini furono fatti uscire dalle case, alle donne e ai ragazzi venne invece ingiunto di non uscire, e anzi di sprangare le finestre. Centocinquanta minatori si trovarono così ammassati nello spiazzo davanti al dopolavoro, e poi dentro il rifugio antiaereo. Naturalmente ai fascisti venne riservato un diverso trattamento; e se qualcuno fu dapprima incolonnato con gli altri, si provvide poi a liberarlo. Calabrò, Nucciotti, Bellini si erano subito uniti ai militi e li accompagnavano in giro. Gli elenchi delle guardie armate furono rinvenuti nel rifugio antiaereo insieme alle armi. Anche i dirigenti della miniera vennero prelevati e messi a disposizione del tenente tedesco. L’ingegnere Boeklin ebbe il compito di fare l’interprete. Ultimato il rastrellamento, il tenente si installò nella caserma dei carabinieri e procedette all’interrogatorio di alcuni minatori, che gli erano stati indicati come i capi del movimento antifascista. Alle dieci Sargentoni Ettore coi figli Ado e Alizzardo, Bruno Barabissi, Antimo Ghigi e Rinaldo Baffetti furono fucilati in una fossa che gira intorno all’edificio dello spaccio aziendale. Una donna che abitava lì davanti poté vedere la scena: «Vidi per primi Baffetti e Barabissi uscire dalla sede del dopolavoro a braccetto e avviarsi nello stretto corridoio che porta dietro al forno, seguiti da un milite armato. Appena essi furono dietro il forno sentii sparare dei colpi. La seconda coppia fu il Sargentoni Ettore e Ado sempre a braccetto e seguiti da un altro milite, ed entrati nel recinto udii altri colpi; per ultimi vidi venire Sargentoni Alizzardo e Ghigi con la stessa scena degli altri. Prima di arrivare dietro il forno, nello stretto corridoio il Sargentoni Alizzardo cadde a terra battendo la testa in uno spigolo. Il milite che lo accompagnava lo alzò prendendolo per un braccio e lo colpì alla testa col calcio del moschetto, spingendolo poi dietro il forno. Sul muro, dietro il forno, vi era una mitragliatrice coperta con delle frasche e intorno a essa dei militi, accanto vi era una damigiana di vino e durante tutto il tempo i militi riempivano un fiasco di vino e bevevano».
A mezzogiorno si permise alle donne di portare da mangiare agli uomini, che si trovavano sempre nell’interno del rifugio.
Fu solo verso sera che il tenente tedesco prese una decisione: i minatori furono fatti uscire dal rifugio e avviati a piedi verso Castelnuovo. Dopo alcuni chilometri arrivarono dei camion, e con quelli i prigionieri vennero portati a Castelnuovo e rinchiusi nella sala del cinematografo. Anche i dirigenti della miniera e i fascisti (questi ultimi con le famiglie e le masserizie) furono condotti a Castelnuovo e alloggiati nella caserma dei carabinieri. Durante l’intera giornata del 14, per le strade di Castelnuovo si ripeté il sinistro via vai del giorno prima. Come a Niccioleta, anche a Castelnuovo i fascisti accompagnavano le pattuglie dei militi, che facevano la spola tra il comando tedesco e il cinematografo dove erano rinchiusi i minatori. Sembra che il tenente aspettasse il comandante del battaglione, il quale non era in sede; ma poi finì con l’agire di propria iniziativa. I minatori furono divisi in tre gruppi. Il primo, composto di 79 uomini, era destinato allo sterminio. Il secondo, di 21, alla deportazione in Germania. Il terzo, di 50, comprendeva gli uomini più anziani, che avrebbero dovuto essere rilasciati. I 79 erano stati scelti in base ai nomi contenuti negli elenchi delle guardie armate. Quando non si era trovato il figlio, era stato incluso tra i condannati a morte il padre, e viceversa. I fascisti ebbero però la facoltà di rimaneggiare la lista, includendo o togliendo chi loro parve meglio. In particolare Calabrò, che i tedeschi chiamavano «il vecchio fascista», fu autorizzato dal tenente a liberare sei uomini. Egli ne liberò due, e così i 79 divennero 77. Poi finse di volerne liberare un terzo e chiamò fuori dalle file Eugenio Cicaloni. Cicaloni si fece avanti e Calabrò disse al tenente: «Questo avere sputato in faccia a mia moglie e a mia figlia». Il tenente con uno spintone lo rispedì in fila.
Al tramonto, i 77 furono condotti in una specie di dolina, in prossimità della centrale elettrica, e a gruppi di quindici falciati con le mitragliatrici. Le mitragliatrici erano manovrate dai militi italiani. Nella caserma dei carabinieri, udendo la sparatoria, la moglie del fascista Soppelsa non resse e si mise a piangere. Nucciotti la vide e disse: «Io non faccio una lacrima, questa volta l’hanno preso in culo loro!»
[...]


L. Bianciardi, C. Cassola, I minatori della Maremma [1956], ristampato poi anche da StradeBianche/StampaAlternativa, Pitigliano, 2010 e pubblicato in forma NO COPYRIGHT; il file è scaricabile gratuitamente come PDF da QUESTA PAGINA

[Immagine: Copertina della prima edizione realizzata dal pittore grossetano Bruno Dominici] 

Nota: i riferimenti sono tutti a luoghi reali, fatti accaduti e persone esistite. Vedi anche: Strage di Niccioleta e I minatori della Maremma.

 

domenica 27 dicembre 2020

Il latino della domenica - 408


Sit bona librorum et provisae frugis in annum copia.
Che durante l'anno ci sia abbondanza di libri e di cibo.

Q. Orazio Flacco, Epistole, 1.18. Online su The Latin Library.           
[Via: Libriaco]           

venerdì 18 dicembre 2020

Il Gran Plagiaro

Come sappiamo tutti a memoria sin dalla più tenera età scolastica, Alessandro Manzoni usò l'artificio di trascrivere una misteriosa cronaca seicentesca per distanziare il mondo che descrisse da quello in cui viveva e fingere che le cose andassero, così come le narrava, ai tempi andati e non certo ai suoi; una scelta certamente già fatta, quella di nascondersi dietro un misterioso scartafaccio, ma adesso abbiamo le prove che il riferimento è del tutto menzognero.

E' stato infatti ritrovato recentemente e pubblicato da un importante editore inglese (Penguin Books), il testo originale che 'ispirò' il Manzoni: si tratta del romanzo di A. Bigbeef, The betrothed.
La storia è proprio quella che conosciamo ne I Promessi Sposi e il Manzoni riprese addirittura alla lettera il contenuto del libro che, voltatoglielo un qualche amico dall'inglese in italiano, adeguò alla lingua della prima metà dell'ottocento.
Mentre vi rimando al testo originale inglese per un approfondimento puntuale, sentite un po' come comincia il romanzo del misconosciuto A. Bigbeef:

    One arm of Lake Como turns off to the south between two unbroken chains of mountains, which cut it up into a series of baysand inlets as the hills advance into the water and retreat again, until it quite suddenly grows much narrower and takes on theappearance and the motion of a river between a headland on one side and a wide stretch of shore on the other. The bridge which connects the two banks at that point seems to make the change of state still clearer to the eye, marking the spot where the lakecomes to an end and the Adda comes into being once more — though further on it again takes the name of a lake, as the banks separate, allowing the water to spread out and lose its speed among more bays and fresh inlets.


È evidente che per la lingua il Manzoni ci ha messo molto del suo; per il resto si tratta di un volgare copia-incolla (pensate: anche il numero dei capitoli, trentotto, è rimasto immutato e nel libro si trovano esattamente gli stessi personaggi che l'autore britannico volle italiani, avendo ambientato la sua storia proprio nella zona di Milano, sul far del '600).

Ora, finalmente, la grandezza di Alessandro Manzoni subisce un innegabile ridimensionamento e migliaia di infelici studenti italiani gioiranno nel sapere la verità su un Capolavoro Italiano... mancato.

[Via: Libriaco]

venerdì 14 giugno 2019

La bell'Italia


IMPIEGATO: Eh, questo è un palazzo immenso, un vero labirinto, vengono anche forestieri ad ammirarlo. (Abbassando un po' la voce:) Attualmente... purtroppo... non ci si sente un gran buon odore.

U. Betti, Corruzione al Palazzo di Giustizia [1944], Roma, Newton Compton, 1993
[Via: Libriaco]

lunedì 1 maggio 2017

DEM(ocrazia)


(Virgilio, Eneide, VI, 617)

Converrebbe paradossalmente auspicare che su tutte le decisioni importanti si consultasse il popolo e, ottenuta la chiara manifestazione della sua volontà, si procedesse contrariamente alla medesima.

T. Landolfi, Rien va [1963], Milano, Adelphi, 2012
[Via: Libriaco]

venerdì 21 aprile 2017

Per il (2770°) Natale di Roma

Magna Roma

Roma è, per usare il vocabolario di Marinetti, il simbolo eterno e maggiore di quel passatismo ed archeologismo storico, letterario e politico che ha sempre annacquato e acciaccato la vita più originale d’Italia. Per passatismo storico abbiamo avuto in casa il vescovo supremo del cristianesimo che tanti guai ha dato all’Italia, non compensati davvero né dal fasto della corte, né dalle chiese grosse o pompose, né dai pellegrinaggi d’oltralpe (proteste). Per passatismo ci siamo ostinati a voler la capitale a Roma, in mezzo a un deserto, lontana dalle provincie più ricche ed attive del paese, troppo distante dalle altre capitali europee, in mezzo a una popolazione che per vanità di ricordi e malgoverno di preti trattava gl’italiani di piemontesi e non aveva nessuna voglia d’ingegnarsi né di lavorare, abituata come era a vivere di benefici ecclesiastici e di minestre di frati (vociferazioni indecifrabili). Per passatismo i nostri antichi, da Dante a Mazzini, ossessionati dalla visione dell’impero universale, hanno sempre mirato a Roma come faro e segnacolo di italianità, mentre dai romani veri e propri – né antichi né moderni – non è venuto mai fuori uno di quei geni che hanno incarnato lo spirito della nostra razza e costituita la grande cultura italiana (fracasso generale).

G. Papini, Contro Roma, discorso che Papini fece nel 1913 al Teatro Costanzi (oggi Argentina), Elliot [Lit Edizioni] ebook, 2015
[Via: Libriaco]

martedì 14 marzo 2017

I traditori


«Mi pare che sia inutile dare delle spiegazioni particolari» disse Peppone quando ebbe letto il comunicato. «O con noi o contro di noi. Il Partito è un treno che parte da A per arrivare a B e marcia sulle rotaie della fede e della disciplina che sono tenute insieme dalle traversine della dottrina marxista-leninista-stalinista, sulle quali traversine le rotaie della fede e della disciplina sono avvitate coi bulloni dell'intransigenza.
«Quando uno monta sul treno del Partito sa di dove parte e dove vuol arrivare; però, quando è su, se cambia idea è troppo tardi perché il treno è un direttissimo. La quale, se vuol smontare per mezzo delle dimissioni, cade per via della forza d'inezia del movimento della velocità e risulta espulso.
«Il viaggiatore che cambia idea» disse Peppone per chiarire meglio ancora il concetto «cosa fa restituendo la tessera? Dà le dimissioni da viaggiatore. Ma, quando apre lo sportello per scendere, in realtà non scende ma cade. Viene proiettato fuori dalla velocità del Partito. Quindi è un traditore.»

G. Guareschi, Tutto il mondo piccolo, Vol 2, dal racconto 101, Faccetta Nera, Milano, Rizzoli, 1952

[Via Libriaco]

sabato 4 febbraio 2017

Anniversari


Moriva, 135 anni fa, nel libro di Tolstoj.

La citazione è da: L. Tolstoj, [Смерть Ивана Ильича, 1886], La morte di Ivan Ilijc [Trad. Duchessa d'Alba (Enrichetta Carafa Capecelatro)]. Online su LiberLiber.

[Via: Libriaco]

martedì 4 ottobre 2016

I nostri rappresentanti


La Sovranità non può essere rappresentata in virtù della stessa ragione per cui non può essere alienata: consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà non si rappresenta, è identica a se stessa o è un’altra, senza via di mezzo. I deputati del popolo non sono né possono essere dunque suoi rappresentanti; non sono che suoi commissari e non possono decidere niente in modo definitivo. Ogni legge che il Popolo non ha ratificato direttamente è nulla: non è affatto una legge. Il popolo [...] pensa di essere libero, ma s’inganna parecchio, poiché non lo è che durante l’elezione dei membri del Parlamento; appena questi sono eletti esso è schiavo, è niente. L’uso che fa della libertà nei brevi momenti in cui ne gode è tale che merita bene di perderla.
[...]
Comunque sia, appena un Popolo si dà dei Rappresentanti non è più libero, non esiste più come tale.

J. J. Rousseau, [Du contrat social, ou principes du droit politique, 1762], Il contratto sociale. A cura di R. Gatti, BUR, ebook, 2011 Libro III, Cap, 15: I deputati o rappresentanti

[Via Libriaco]

sabato 20 febbraio 2016

Anticultura


In ricordo di Umberto Eco.

Se la cultura è un fatto aristocratico, la gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla (Eraclito: "Perché volete trarmi d’ogni parte o illetterati? Non per voi ho scritto, ma per chi può capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla"), allora il solo pensiero di una cultura condivisa da tutti, prodotta in modo che si adatti a tutti, e elaborata sulla misura di tutti, è un mostruoso controsenso. La cultura di massa è l’anticultura.

U. Eco, Apocalittici e integrati, Milano, G. E. Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas, 1964

[Via: Libriaco.]
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Una banca mostruosa



- It's not us. It's the monster. The bank isn't like a man.
- Yes, but the bank is only made of men.
- No, you're wrong there - quite wrong there. The bank is something else than men. It happens that every man in a bank hates what the bank does, and yet the bank does it. The bank is something more than men, I tell you. It's the monster. Men made it, but they can't control it.

- Non siamo noi. È il mostro. La banca non è come un uomo.
- Sì, ma la banca è fatta soltanto di uomini.
- No, qui ti sbagli - qui ti sbagli completamente. La banca è qualcosa di diverso dagli uomini. Succede che tutti gli uomini di una banca odino quello che la banca fa, e tuttavia la banca lo fa. La banca è qualcosa di più degli uomini, ti dico. È il mostro. Gli uomini l'hanno fatta ma loro stessi non la possono controllare.

J. Steinbeck, The Grapes of Wrath [1939], London, Penguin Books, 2000

[Via: Libriaco]

sabato 2 gennaio 2016

Un nuovo modo di leggere: gli 'sveltini'


   Io li ho subito ribattezzati così, sveltini, e spero che non ci sia qualche editore intraprendente che me ne rubi l'invenzione lessicale.
   Si tratta di 'libri' cosiddetti 'distillati', ridotti, cioè, di (gran) parte del testo, operazione fatta pur di vendere un prodotto, omogeneizzato e reso digeribile, a chi, al massimo, riesce a leggere un’emoticon; questi ‘prodotti’ sono oggetto di una nuova iniziativa editoriale (VEDI).
   L'idea è infernale; d'altra parte, non essendoci in giro molti scrittori, ma solo produttori di generi adatti alla vendita, è indubbio che per qualche euro in più molti vorranno cedere i loro 'lavori' a questa nuova iniziativa.
   Nuova senza dubbio nel concetto di 'distillazione', che viene presentata come mera riduzione del testo, ma non bisogna dimenticare che, per quasi quarant'anni (dal '51 alla fine degli anni ottanta),  i "Readers' Digest Condensed Books" (I libri condensati di Selezione) invasero gli USA prima e l'Italia poi.
   Alcuni amici, impegnati nel campo dell'istruzione, mi sono però sembrati interessati a questa iniziativa, per il valore culturale: portare in casa di ragazzi, assolutamente non leggenti, un prodotto di facile accesso e comprensione.
   Mi fermo a riflettere su quello che Stefan Zweig, scrittore di grande bravura e di incredibili capacità nell'approfondire le caratteristiche psicologiche dei suoi personaggi, scriveva ne "Il mondo di ieri", proponendo, settantacinque anni fa, questo stesso ‘innovativo’ concetto:
Nove decimi dei libri che mi capitan tra mano mi sembrano troppo appesantiti da descrizioni superflue, da dialoghi pettegoli e da inutili figure secondarie, così da riuscir troppo poco interessanti e dinamici. Persino nei più celebri capolavori classici mi disturbano i molti passi aridi e lenti, tanto che una volta esposi ad un editore il piano temerario di offrire in una serie tutta la letteratura mondiale, da Omero, attraverso Balzac e Dostoievski, sino alla Montagna incantata, con decisi tagli di quanto è individualmente superfluo, in modo che tali opere, che hanno senza dubbio un contenuto che supera i tempi, possano ridiventare vive per l'epoca nostra.

S. Zweig, Il mondo di ieri [Die Welt von Gestern, 1942], Milano, Mondadori, 1954, ebook. [Trad. L. Mazzucchetti]

[via: Libriaco]