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sabato 9 novembre 2024

Siena: Allaga, Comune quadro!

È colpa degli eventi, sempre. Se poi sono straordinari non hanno scampo: sono la via di fuga per ogni responsabilità presente, passata e futura.
Nessuno, tra gli enti che gestiscono o i politici che dirigono, si sente personalmete toccato, mai. Avere una responsabilità o una colpa va aldilà del comportamento comune: Ego me absolvo sempre e comunque.

Chissà mai chi, nei vent'anni che abito in questo quartiere, dimenticato da dio e dai vigili urbani, avrebbe dovuto e dovrebbe occuparsi delle caditoie, trasformate nei decenni in graziose mini-aiuole di verzura che si ha persino paura di calpestare, non per il rispetto del verde ma perché si ha paura che il metallo, sotto l'erba, sia ormai talmente corroso da potersi trasformare, pur sotto il peso di un magro pensionato con la minima, in una trappola da Pronto Soccorso?

Ah, saperlo!


Mini aiuole d'inciampo, ex ruolo caditoie, qua e là per il quartiere di San Miniato, a Siena.

 

 

 

 


 

lunedì 27 maggio 2019

Siena: votare nel futuro


Che si voti per il futuro è un'ovvietà: è sempre così; che invece si voti nel futuro è un caso bizzarro, da viaggiatori nel tempo.

Ieri mattina, rientrato a casa dal seggio elettorale, prima di riporre il mio certificato l'ho aperto, per vedere quanti erano ancora i 'posti liberi' per i timbri e per controllare, non si sa mai, che il presidente di seggio avesse obliterato il quadretto giusto.


Con sorpresa ho notato che, mentre credevo di essermi recato a votare per le elezioni comunali nel giugno del 2018, in realtà l'ho fatto (lo farò?) il 24 giugno del 2026.
(No, non è un mio foto ritocco: anche sul certificato di mia moglie è apposto lo stesso timbro.)

Ma un controllino sul materiale che vi mandano in dotazione, signori del seggio elettorale, no? Eppure dovreste ben sapere cos'è la burocrazia!


Sì, è Siena

Leggi anche:
Siena: storie da seggio elettorale

 

giovedì 26 ottobre 2017

Hot line gratis per gli statali

Ho appena chiuso la telefonata.

Mia moglie mi ha chiamato dall'ufficio (col suo cellulare...) perché l'aiutassi con un problema che ha sul computer: deve fare un corso online, indicatole dall'Amministrazione, che attribuisce anche un punteggio in non so quale concorso.
Ha chiamato me perché, evidentemente, di assistenza interna od hotline neppure l'ombra e non riusciva a far funzionare il programma.


Dopo un po' di indagini, ho scoperto che la poveretta:
  1. Sul PC, un cassone stravecchio di cui non siamo riusciti a neppure a determinare il modello, ha la versione XP di Windows (rilasciato da Microsoft, lo ricordo per i più giovani, nel 2001, 16 anni fa!)
  2. Per poter lavorare, da anni deve sempre far partire il PC in modalità provvisoria, e così lo deve tenere per tutto il giorno!
Quindi, la sua 'dotazione informatica' non le permette di adempiere alla richiesta dell'Amministrazione; come si arrangi a lavorare produttivamente tutti i giorni richiederebbe un pamphlet.

(Ovviamente, nonostante le sue segnalazioni, nessuno ha mai provveduto a fare alcunché.)

Ma come si fa, in un ufficio statale pubblico, ad avere una simile vergogna???
Come si fa a tenere i propri dipendenti in questo medioevo informatico???
Invece di fare controriforme e tante altre belle manovre distruttive, applaudite da una gran massa di ipovedenti, un giro per rendersi conto della situazioni da barzelletta degli uffici periferici, no?

E io li pago, e anche voi!!!!

martedì 7 aprile 2015

La Riforma di Excel


Una ventina di anni fa mi trovai per caso testimone di una faccenda curiosa: in un ufficio del personale di una sede periferica di un ministero, un impiegato si era attirato le ire di tutti i colleghi perché a nessuno tornavano i conteggi degli straordinari che gli erano stati da poco affidati come mansione.
Carta e penna alla mano, molti, protestando, gli facevano vedere che sbagliava i suoi conti, immancabilmente a svantaggio dei dipendenti.

Non era mio compito mettere il naso nella vicenda ma, perdurando la mia collaborazione in un ufficio vicino, alla fine scoprii che il poveretto non sapeva che Excel, che usava da analfabeta informatico autodidatta, è dotato della funzionalità di sommare le ore. Il brav'uomo dovendo, che so, registrare uno straordinario di 1:40 (un'ora e quaranta minuti) scriveva le ore in una colonna e i minuti in quella accanto. Alla fine del mese, faceva il totale nella colonna delle ore e poi in quella dei minuti. Dovendo fornire i dati per il calcolo della busta paga in ORE, divideva il totale dei minuti per 100 (e non per 60!) e la parte intera che risultava la sommava al numero delle ore, creando ogni mese un errore madornale a tutti quelli che avevano fatto delle ore di straordinario.
Naturalmente, si difendeva trincerandosi dietro al fatto che i suoi calcoli erano corretti perché li aveva fatti col computer.
La cosa alla fine era stata chiarita perché i colleghi si erano inferociti e qualcuno dell'Amministrazione aveva controllato i semplici calcoli che andavano effettuati.

La vicenda sarebbe poco più di un aneddoto da raccontare a veglia, se non fosse che in questi giorni di festa, andandomene in giro, mi sono imbattuto nella persona nel cui ufficio svolgevo la mia consulenza venti anni fa. Dopo qualche convenevolo e due chiacchiere di circostanza, gli ho chiesto del tale, se fosse ancora in servizio.
"Sì - mi ha risposto - ora è in un altro ufficio ma... a te lo posso dire ... da alcuni mesi abbiamo di nuovo problemi con gli straordinari. C'è una collega che viene da un'altra sede ad occuparsene, sai, le riforme, gli accorpamenti, la mobilità,  ...e da quando è arrivata lei i conti non tornano più a nessuno!"
"E usa anche lei Excel?" gli ho chiesto sorridendo.
Mi ha risposto, ridendo: "Come hai fatto a indovinare?"

mercoledì 23 aprile 2014

Mi fido di Excel ma...

Sì, mi fido di Excel, però controllo ogni totale con la calcolatrice

La vignetta, pubblicata qualche giorno fa sul blog di Debra Dalgleish, che seguo da anni con attenzione, calza a pennello con un aneddoto che, di tanto in tanto, racconto ai miei allievi nei corsi di Excel.

   Passavo nel corridoio davanti al suo ufficio, ero stato lì per aggiungere alcune opzioni ad un software che avevo sviluppato su misura per la loro piccola rete, quando il ragioniere mi vide e mi chiamò, invitandomi a entrare.
   Ci conosciamo da anni e ci diamo familiarmente del "tu"; non mi succede spesso, con un 'cliente'.
   Mi fece sedere davanti alla sua scrivania e mi guardò come a sfidarmi: "Tu che usi sempre Excel e ti fidi dei suoi risultati, dovresti spiegarmi come mai con la calcolatrice ottengo dei totali diversi". Mi mostrò un paio di 'strisciate', con decine e decine di numeri rigorosamente spuntati uno per uno con il lapis. "Come vedi - e mi indicò dei totali sulle strisce di carta e dei valori simili sul foglio Excel aperto sul suo PC - Excel dà dei risultati sbagliati!"
   Era incontrovertibile, tra le varie somme c'erano addirittura alcuni euro di differenza; se sapete quanto sia pignolo un ragioniere, che continua a controllare e ricontrollare le sue cifre sino a quando non tornano alla perfezione i centesimi, capirete come la situazione gli risultasse insostenibile. Come poteva presentare una stampa di un foglio Excel del Budget di quel suo ufficio di un Ente Pubblico, quando sapeva, strisciata di calcolatrice alla mano, che i dati presentati non sarebbero stati quelli corretti?
   Excel ha dei 'bachi' e nel passato ne ha avuti anche di gravi, ma arrivare a sbagliare le somme, be', difficile da accettare.
   Spostai la mia sedia accanto alla sua e mi feci spiegare che tipo di calcoli stesse facendo; c'erano, nelle sue colonne, una gran quantità di ripartizioni di spese per centri di costo ed i controlli cartacei che aveva effettuato riguardavano, in pratica, solo l'ultima fase dei conteggi. Su Excel il ragionamento e i calcoli, semplicissimi, non facevano una piega.
"E poi ho ricalcolato i dati con la calcolatrice, per verifica. E, come vedi, i risultati sono diversi, Excel sbaglia!"
   Gli chiesi di ripetere davanti a me la sequenza dei calcoli di controllo; dopo i primi due passi sono sicuro che un sorrisetto beffardo mi increspò le labbra. Lo fermai, inutile continuare: mi era chiaro. "Stai sbagliando". Mi guardò come se lo stessi prendendo in giro o, peggio ancora, lo stessi offendendo.
  Allora gli spiegai che Excel memorizza fino a trenta decimali di precisione nei suoi calcoli ma, di default, ne visualizza solo due, che sono il risultato dell'arrotondamento della cifra che ha realmente memorizzato nella cella. Se lui ripeteva i calcoli sulla calcolatrice ricopiando solo le due cifre decimali visualizzate (e non tutte quelle di pertinenza del numero), era ovvio che, somma qui, moltiplica là, alla fine sulla calcolatrice si trovava dei risultati diversi e sbagliati.
   Mi guardò meravigliato, gli indicai come far comparire più cifre decimali nelle celle del suo foglio elettronico e lui si mise a fare di nuovo i conti. Lo aspettai con pazienza, in piedi dietro la sua scrivania, meravigliato dell'agilità con cui lavorava sulla calcolatrice che stampava furiosamente cifre su cifre. Al controllo del primo dato i risultati delle due "macchine" erano identici. Quasi quasi non poteva credere che Excel facesse i calcoli, non meglio, ma come la sua fedelissima macchinetta da scrivania.
   Nell'andarmene non potei fare a meno di dargli una 'stoccatina': "La prossima volta che avete in mente di fare un corso di formazione su Excel, vieni anche tu, ci sono un sacco di cose che ti potrei raccontare..."

Sì, è Siena.

sabato 25 gennaio 2014

Saggezza giapponese


Le banche ad esempio, a forza di prendere ogni giorno in consegna il denaro dei clienti, a poco a poco finiscono per considerarlo proprio. I funzionari pubblici sono al servizio della popolazione e possono venire considerati dei rappresentanti che hanno ricevuto un certo potere per risolvere una serie di problemi. Peccato che a forza di esercitare le loro funzioni al riparo della loro autorità, alla fine si montino la testa e credano di possederla definitivamente, quest’autorità, senza che i cittadini abbiano diritto alcuno di interferire.

Natsume Sōseki, Io sono un gatto [1905], Vicenza, Neri Pozza, 2006. [Trad. A. Pastore]

domenica 4 agosto 2013

Niente più FAX - 2

Il "decreto del Fare" abolisce il FAX come documento di comunicazione tra gli uffici statali.
Innovazione tecnologica e risparmio economico con riduzione degli sprechi in un colpo solo.

Chissà se chi ha redatto l'emendamento ad hoc è a conoscenza del fatto che in molte sedi ministeriali periferiche tutte le email, ricevute e inviate, vengono protocollate, manualmente, dopo essere state stampate. Abolendo il FAX non si farà che aumentare il lavoro dei dipendenti pubblici, con un aggravio dei costi ed un aumento dell'inefficienza.

Niente più FAX. E ora?

Sconcerto tra gli impiegati degli uffici statali nell'apprendere la notizia.