Il lavoro burocratico è pessimamente organizzato, epperciò, sebbene le paghe sieno modeste, la resa del lavoro è minima ed il costo enorme; ed opprimenti le imposte che i contribuenti debbono pagare per mantenere un ceto burocratico povero, malcontento, invidioso ed improduttivo. Finché si lascia immutata la organizzazione attuale, bisogna dichiarare che il problema è insolubile.
(«Corriere della Sera», 20 maggio 1919.)
L. Einaudi, Il buongoverno. Saggi di economia e di politica (1897-1954), Roma-Bari, Laterza, ebook, 2012
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sabato 9 novembre 2019
Burocrazia
lunedì 27 maggio 2019
Siena: votare nel futuro
Che si voti per il futuro è un'ovvietà: è sempre così; che invece si voti nel futuro è un caso bizzarro, da viaggiatori nel tempo.
Ieri mattina, rientrato a casa dal seggio elettorale, prima di riporre il mio certificato l'ho aperto, per vedere quanti erano ancora i 'posti liberi' per i timbri e per controllare, non si sa mai, che il presidente di seggio avesse obliterato il quadretto giusto.
Con sorpresa ho notato che, mentre credevo di essermi recato a votare per le elezioni comunali nel giugno del 2018, in realtà l'ho fatto (lo farò?) il 24 giugno del 2026.
(No, non è un mio foto ritocco: anche sul certificato di mia moglie è apposto lo stesso timbro.)
Ma un controllino sul materiale che vi mandano in dotazione, signori del seggio elettorale, no? Eppure dovreste ben sapere cos'è la burocrazia!
venerdì 11 aprile 2014
mercoledì 18 settembre 2013
La burocrazia - 2
"Ciò che in Italia rende difficile, e sovente impossibile, il rapporto del cittadino con la pubblica amministrazione, non è soltanto la mole delle regole cui deve sottostare, ma la lingua in cui sono scritte, che le rende accessibili solo a una categoria di Mandarini, che da questa esclusiva derivano il loro potere come quelli cinesi lo derivavano dal monopolio della scrittura, ed ai quali esse sempre offrono, a furia di eccezioni e di cavilli, ogni sorta di appigli per paralizzare qualsiasi iniziativa e tenersi al riparo da ogni responsabilità decisionale."
Indro Montanelli, Corriere della Sera, 28 luglio 1998
citato da G. Benelli, "Il difficile cammino della semplificazione", in: S. Sepe, "La semplificazione del Linguaggio amministrativo", Presidenza del Consiglio dei Ministri - Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.
giovedì 8 agosto 2013
venerdì 10 maggio 2013
Siena: cosa non va nell'Università?
Lo ammetto, il titolo del post è pretestuoso: se volete vedere il caleidoscopio della situazione universitaria senese, leggete qualche post dei siti che ho nel mio blogroll, specie quelli pubblicati nelle pagine de Il senso della misura.
Giro poco per uffici pubblici o statali ma in oltre venti anni di presenza a Siena di cose ne ho viste; non è corretto che ne parli qui.
Posso invece raccontare quanto accadutomi in mattinata, visto che si tratta di eventi che coinvolgono me e la mia famiglia e che mi hanno tenuto impegnato per oltre due ore.
Tutto inizia da una (presunta?) mancata comunicazione della Facoltà di Lettere su una data di discussione delle tesi di laurea; l'appuntamento ha una sua importanza vitale: dovrebbe trattarsi dell'ultima occasione per consentire la laurea con il 'vecchio ordinamento'.
Non avendo avuto comunicazioni dalla Segreteria della Facoltà, la diretta interessata manda un'e-mail. Poco dopo arriva un messaggio di errore. Manda la stessa e-mail da un altro indirizzo di posta: stesso risultato.
E' a questo punto che vengo coinvolto io.
"Perché non funziona?"
Qualche giro sul web e scopro che la gestione della posta è cambiata; adesso gli studenti ("Ma non ti è arrivata la comunicazione?" Risposta: "No!") sono passati dalla pagina di una web-mail personalizzata ad una generica casella di Google mail.
Pensando che il problema sia risolto, torno a perdermi tra le mie cose.
Dopo pochi minuti ecco di nuovo il "Non funziona!" seguito da alcune parole che non posso trascrivere.
Uff, mi metto davanti al portatile che ha ricevuto il messaggio. Un po' scocciato da questa distrazione, dò un'occhiata alla natura dell'errore. Scorro rapidamente e focalizzo le parole "server antispam".
Ok, il problema deve essere questo. Prendo il controllo della situazione.
Cerco la pagina web del QIT, il servizio universitario di assistenza verso gli utenti, annoto il loro numero di telefono (sono una bella squadra, sulla home page sono elencati una ventina di nominativi, qualcuno risponderà...)
Vengo guardato come un pio illuso; alle mie spalle i primi commenti.
Il telefono risulta occupato! "Allora qualcuno c'è!" dico ottimista; i commenti alle mie spalle aumentano.
Metto il telefono in ripetizione automatica, sparo chiamate continuativamente per quasi trenta minuti. Senza successo.
Allora mando una mail all'help desk; così almeno verifico se gli indirizzi del tipo @unisi.it hanno problemi; con un taglia incolla allego anche il messaggio di errore ritornato indietro dal server di posta.
Ho appena finito l'invio che l'occhio mi cade su "The error that the other server returned was: 550 5.1.1 unknown or illegal user: segst_lett@unisi.it"
Ah, allora l'indirizzo di posta del destinatario era sbagliato!
Vado sulla pagina della Segreteria, ricontrollo: no, è quello giusto.
Riprendo il telefono in mano
"Cosa fai?"
"Chiamo la segreteria."
Da dietro, ghignata clamorosa: "Non rispondono!"
"Come non rispondono?"
"Non rispondono mai; anche quando siamo in segreteria i telefoni squillano e non risponde nessuno".
Guardo un po' scettico ma non troppo, e provo. Riprovo. Provo ancora.
"No, non rispondono..."
Che fare? Non si può comunicare via e-mail, per telefono neppure, il QIT ha rimandato una risposta automatica in cui si dà il numero di ticket assegnato alla segnalazione del problema: siamo ancora al punto di partenza
"Prova all'URP" mi si suggerisce.
"L'URP?"
"Si, l'Università ha un URP, hanno anche un numero verde."
Cerco su web, chiamo. Rispondono quasi subito.
Spiego il problema.
"Che indirizzo di e-mail?"
"segst_lett@unisi.it"
"Ma no, non è più quello!"
"Ma sul sito c'è questo!?!"
"Mi spiace, ma io non ci posso fare nulla" risponde la signora.
"Si, ha ragione, ma a chi lo posso dire se non a lei, dato che non riesco a comunicare con nessuno?"
"Dunque, mi diceva... il corso di laurea... di che indirizzo?"
E alla fine mi fornisce un altro riferimento per l'e-mail.
Ringrazio esausto. Sono passate quasi due ore.
Finalmente invio il messaggio di richiesta. Ma... il messaggio raggiungerà chi di dovere?
Il rischio, sento cedere il crine di cavallo che sorregge la spada che mi sta sulla testa, è quello che la tesi non possa essere discussa. Né ora né mai più, voglio dire.
Migliaia di euro di tasse universitarie, centinaia di libri comperati e studiati e chiosati con pazienza, un libretto con una media così alta che di più non si può, anni e anni di studio e sacrifici economici e tutto affoga dentro una qualche anomalia gestionale?
Se alla fine fosse così, non ci sarebbe davvero da armarsi e partire?
-
Aggiornamento dopo aver scritto il post.
QIT e Segreteria di Dipartimento hanno risposto alla e-mail molto rapidamente. La burocrazia sembra però averci colpito in maniera addirittura più pesante di quanto immaginato: un aggiornamento dopo una visita diretta alla Segreteria.
-
Giro poco per uffici pubblici o statali ma in oltre venti anni di presenza a Siena di cose ne ho viste; non è corretto che ne parli qui.
Posso invece raccontare quanto accadutomi in mattinata, visto che si tratta di eventi che coinvolgono me e la mia famiglia e che mi hanno tenuto impegnato per oltre due ore.
Tutto inizia da una (presunta?) mancata comunicazione della Facoltà di Lettere su una data di discussione delle tesi di laurea; l'appuntamento ha una sua importanza vitale: dovrebbe trattarsi dell'ultima occasione per consentire la laurea con il 'vecchio ordinamento'.
Non avendo avuto comunicazioni dalla Segreteria della Facoltà, la diretta interessata manda un'e-mail. Poco dopo arriva un messaggio di errore. Manda la stessa e-mail da un altro indirizzo di posta: stesso risultato.
E' a questo punto che vengo coinvolto io.
"Perché non funziona?"
Qualche giro sul web e scopro che la gestione della posta è cambiata; adesso gli studenti ("Ma non ti è arrivata la comunicazione?" Risposta: "No!") sono passati dalla pagina di una web-mail personalizzata ad una generica casella di Google mail.
Pensando che il problema sia risolto, torno a perdermi tra le mie cose.
Dopo pochi minuti ecco di nuovo il "Non funziona!" seguito da alcune parole che non posso trascrivere.
Uff, mi metto davanti al portatile che ha ricevuto il messaggio. Un po' scocciato da questa distrazione, dò un'occhiata alla natura dell'errore. Scorro rapidamente e focalizzo le parole "server antispam".
Ok, il problema deve essere questo. Prendo il controllo della situazione.
Cerco la pagina web del QIT, il servizio universitario di assistenza verso gli utenti, annoto il loro numero di telefono (sono una bella squadra, sulla home page sono elencati una ventina di nominativi, qualcuno risponderà...)
Vengo guardato come un pio illuso; alle mie spalle i primi commenti.
Il telefono risulta occupato! "Allora qualcuno c'è!" dico ottimista; i commenti alle mie spalle aumentano.
Metto il telefono in ripetizione automatica, sparo chiamate continuativamente per quasi trenta minuti. Senza successo.
Allora mando una mail all'help desk; così almeno verifico se gli indirizzi del tipo @unisi.it hanno problemi; con un taglia incolla allego anche il messaggio di errore ritornato indietro dal server di posta.
Ho appena finito l'invio che l'occhio mi cade su "The error that the other server returned was: 550 5.1.1 unknown or illegal user: segst_lett@unisi.it"
Ah, allora l'indirizzo di posta del destinatario era sbagliato!
Vado sulla pagina della Segreteria, ricontrollo: no, è quello giusto.
Riprendo il telefono in mano
"Cosa fai?"
"Chiamo la segreteria."
Da dietro, ghignata clamorosa: "Non rispondono!"
"Come non rispondono?"
"Non rispondono mai; anche quando siamo in segreteria i telefoni squillano e non risponde nessuno".
Guardo un po' scettico ma non troppo, e provo. Riprovo. Provo ancora.
"No, non rispondono..."
Che fare? Non si può comunicare via e-mail, per telefono neppure, il QIT ha rimandato una risposta automatica in cui si dà il numero di ticket assegnato alla segnalazione del problema: siamo ancora al punto di partenza
"Prova all'URP" mi si suggerisce.
"L'URP?"
"Si, l'Università ha un URP, hanno anche un numero verde."
Cerco su web, chiamo. Rispondono quasi subito.
Spiego il problema.
"Che indirizzo di e-mail?"
"segst_lett@unisi.it"
"Ma no, non è più quello!"
"Ma sul sito c'è questo!?!"
"Mi spiace, ma io non ci posso fare nulla" risponde la signora.
"Si, ha ragione, ma a chi lo posso dire se non a lei, dato che non riesco a comunicare con nessuno?"
"Dunque, mi diceva... il corso di laurea... di che indirizzo?"
E alla fine mi fornisce un altro riferimento per l'e-mail.
Ringrazio esausto. Sono passate quasi due ore.
Finalmente invio il messaggio di richiesta. Ma... il messaggio raggiungerà chi di dovere?
Il rischio, sento cedere il crine di cavallo che sorregge la spada che mi sta sulla testa, è quello che la tesi non possa essere discussa. Né ora né mai più, voglio dire.
Migliaia di euro di tasse universitarie, centinaia di libri comperati e studiati e chiosati con pazienza, un libretto con una media così alta che di più non si può, anni e anni di studio e sacrifici economici e tutto affoga dentro una qualche anomalia gestionale?
Se alla fine fosse così, non ci sarebbe davvero da armarsi e partire?
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Aggiornamento dopo aver scritto il post.
QIT e Segreteria di Dipartimento hanno risposto alla e-mail molto rapidamente. La burocrazia sembra però averci colpito in maniera addirittura più pesante di quanto immaginato: un aggiornamento dopo una visita diretta alla Segreteria.
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mercoledì 2 maggio 2012
sabato 19 marzo 2011
Addio 4 Novembre
E' per un puro caso che qualche giorno fa ho ascoltato alla TV il Ministro Brunetta, sì, quello della Pubblica Amministrazione e Innovazione(!) che, a tre anni dalla sua nomina, fa ancora lavorare i dipendenti dello Stato con Windows 95 e senza posta elettronica perché senza connessione ad Internet (vedi il post). Il Ministro rispondeva ad una interpellanza parlamentare, che sull'italico suolo ci ostiniamo chiamare "quescion taim" perché ci fa più arditi, tennologici e moderni, e, lo ammetto, non avevo capito chiaramente il senso della richiesta del parlamentare che rivolgeva la domanda.
Dunque: il 17 marzo è stata festa nazionale ma perderemo il 4 novembre; parlandone con alcuni colleghi li ho trovati assolutamente ignoranti in materia.In sostanza: per quest’anno ai dipendenti non sarà riconosciuta la festività soppressa del 4 novembre per evitare un aggravio di spesa sia alla finanza pubblica sia a quella aziendale privata.
Che questa decisione sia giovevole alla nostra economia!
Di seguito il testo del decreto legge (vi risparmio note e circolari aggiuntive): per un evento così improvviso e inaspettato come quello del 17 Marzo che si è saputo dovesse accadere solo 150 anni fa, c'è da comprendere e giustificare la burocrazia che, nel passarsi ordini e contrordini, circolari e note esplicative a chiarimento delle circolari emanate, rischia di non riuscire neppure più a rintracciare sé stessa.
DECRETO-LEGGE 22 febbraio 2011, n. 5 - Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011. (11G0045) (GU n. 44 del 23-2-2011 )IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAVisti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;Visto l'articolo 7-bis del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64,convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100,che ha dichiarato festa nazionale il giorno 17 marzo 2011, ricorrenzadel 150° anniversario della proclamazione dell'Unita' d'Italia;Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di assicurare ladovuta solennità e la massima partecipazione dei cittadini dichiaran-do il 17 marzo 2011 giorno festivo a tutti gli effetti civili, senzaperaltro che ne derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblicae a carico delle imprese private;Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nellariunione del 18 febbraio 2011;Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e deiMinistri della difesa e dell'istruzione, dell'università e dellaricerca;EMANAil seguente decreto-legge:Art. 11. Limitatamente all'anno 2011, il giorno 17 marzo e' consideratogiorno festivo ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 27 maggio1949, n. 260.2. Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanzapubblica e delle imprese private, derivanti da quanto disposto nelcomma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istitutigiuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, allafesta nazionale per il 150° anniversario dell'Unita' d'Italiaproclamata per il 17 marzo 2011.3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi omaggiori oneri a carico della finanza pubblica.Art. 21. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo aquello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dellaRepubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversionein legge.Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inseritonella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farloosservare.Dato a Roma, addì 22 febbraio 2011NAPOLITANOBerlusconi, Presidente del Consigliodei MinistriLa Russa, Ministro della difesaGelmini, Ministro dell'istruzione,dell'università e della ricerca
venerdì 2 luglio 2010
Windows 95 è vivo e lotta insieme a noi
Sono stato in un ufficio statale, stamani, e non posso non documentare le splendide condizioni di lavoro che vi ho trovato.- La dotazione: un magnifico PC Compaq Deskpro di una dozzina di anni fa con un eccellente e stabile sistema operativo: Windows 95.
- L'ambiente: 32 gradi di temperatura e 72% di umidità, senza condizionatori né sistemi di ventilazione.
Ma sarà solo un caso isolato, vero signor ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione?
Chissà perché ai poveracci che lavorano lì dentro, invece, sembra la norma...
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