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martedì 18 dicembre 2018

La sanità ci seppellirà


Dovete fare una visita endocrinologica a Siena? Tranquilli: l'appuntamento ve lo fissano subito, solo che la visita ci sarà tra circa 100 giorni.
Andate a fare un prelievo del sangue? Tranquilli: sembra ci sia poco da aspettare. Ma mentre vi mettete a sedere leggete in un cartello messo in bell'evidenza che "A causa di problemi con il software può darsi che ci voglia del tempo per esperire l'accettazione".
Dovete pagare il ticket? Tranquilli: ci sono le casse automatiche, solo che dovete salire un paio di piani, senza perdervi, perché quelle più vicine sono fuori servizio. Poi quando siete saliti vi accorgete che ci sono degli angeli che vi spiegano come funziona il marchingegno, che non sembra proprio alla portata degli anziani. Tranquilli: lo stato anche in questo ha capitolato e se non ci fosse qualche buona persona disponibile sareste ancora lì a chiedervi dove devo inserire cosa e quando.
Dovete ritirare le risposte ai vostri esami e non volete perdere tempo? Tranquilli: con 2,5 euro potete farvi recapitare la risposta a casa senza dover ritornare all'ufficio dell'ospedale. E quando la risposta arriva, vi accorgete che è solo quella di uno degli esami che avete fatto e che dovete, comunque, perdere tempo e recarvi allo sportello dell'ospedale e farvi cercare le risposte mancanti che vi vengono date a mano (e no, non vi restituiscono neanche 50 centesimi).

Chissà se, oltre a sorridere a favore di telecamere presentando i tagli di nastro delle eccellenze, qualcuno si occuperà mai dell'ordinaria gestione.

La Sanità? Ci seppellirà!


venerdì 12 maggio 2017

Cara(!) USL Toscana Sud Est


Negli ultimi mesi alla mia famiglia è capitato di dover ricorrere più volte ai servizi del Pronto Soccorso dell'Ospedale (S. Maria)* delle Scotte: sarà per l'età, sarà forse per la sfortuna o saranno i naturali malanni che ormai ci piovono addosso senza riguardo; comunque sia, anche negli ultimi due casi gli interventi avrebbero dovuto essere gratuiti, come recitavano anche i fogli di dimissioni ricevuti all'uscita della struttura.
Invece in entrambi i casi ci siamo visti arrivare a casa delle ingiunzioni di pagamento.

La prima volta ho pagato e poi, visto che so leggere e scrivere, ho chiesto il rimborso di quanto versato perché non dovuto (giustificandone per scritto le motivazioni). Sono stato rimborsato, dopo essermi anche dovuto recare di persona all'ufficio URP per consegnare il mio ricorso e poi all'"Ufficio Rimborsi"**.
La seconda volta la trafila è stata più lunga; per cominciare, non abbiamo pagato (come mi aveva suggerito di fare una delle impiegate addetta ad effettuare i rimborsi); a seguito della nostra domanda di annullamento della richiesta di pagamento, la USL non voleva riconoscere i nostri diritti. Siamo stati insistenti e allora ci è stato chiesto di produrre (noi!) la documentazione sanitaria che attestasse certe condizioni che davano diritto all'esenzione. Dato che, visti i tempi di mesi e mesi che passano tra la richiesta di un esame e la sua effettuazione da parte della USL, nel frattempo ci eravamo rivolti ad una struttura sanitaria esterna ed eravamo perciò in possesso dell'idonea documentazione che abbiamo fornita in maniera più che abbondante. Dopo un fitto scambio di telefonate, lettere ed email, la USL ha riconosciuto, ancora una volta, i nostri diritti: non dovevamo assolutamente pagare quanto erroneamente richiesto.
Sono rimasti 10 euro che però hanno preteso per la voce 'digitalizzazione'; una struttura privata comprende, nel costo del servizio, anche un CD con le immagini degli esami strumentali e il CD lo consegna insieme al referto; nel nostro caso, invece, all'importo pagato non è corrisposto alcunché.
Ero pronto per partire di nuovo all'attacco, ma mia moglie mi ha bloccato, stanca di questa mia caparbia lotta contro i mulini a vento della burocrazia sanitaria.

Le domande che mi nascono da questi due casi personali, che non possono ovviamente avere la natura di una statistica, sono le seguenti:
Quanti pazienti sono in grado di capire e far valere i propri diritti?
Quanti pazientissimi pazienti (o è meglio dirla chiaramente: quanti clienti) pagano importi non dovuti?
Chi mi ripaga del tempo perso a fare i ricorsi?
Chi paga i dipendenti che hanno dovuto seguire le mie pratiche?
Non sarebbe più semplice, e con minor perdita di tempo (=costi) per tutti, fare il proprio lavoro con maggior attenzione?

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* A me, ateo praticante, che si associno ai nomi degli ospedali quelli di Santi (o in questo caso della "Santissima Madre di Dio", come appellano la Madonna i cattolici) ha sempre dato fastidio: trovo scoraggiante e anche un po' di malaugurio, per chi deve usufruirne dei servizi, trovarsi in qualche modo sotto la cappa 'celeste' di un sovrumano protettore, quasi a dire che, una volta arrivato nella struttura sanitaria, se non ti aiuta qualche santo...

** [sì, c'è un ufficio 'ad hoc' e questo non può che farci avere dei cattivi pensieri]


martedì 9 maggio 2017

Siena: state sani (se potete!)

All'inizio del mese di Marzo il mio medico mi ha prescritto alcuni (4) esami di controllo; ho deciso, per evitare ulteriori spese sanitarie nelle strutture private che da qualche tempo siamo costretti a utilizzare, di usufruire dei servizi della USL Toscana Sud Est.
Basta fare una telefonata al CUP e prenotare, che ci vuole?

Intanto per la telefonata, da fare ovviamente col cellulare e durante l'orario di lavoro, ci vogliono dai quindici ai venti minuti di attesa (diciotto, nel caso specifico). Poi bisogna declinare le proprie generalità, dettare due o tre serie di numeri presenti sulla prescrizione del medico (attenti a non sbagliare!); alla fine viene assegnata la data e l'orario dell'esame e l'indicazione del luogo dove recarsi e si deve prender nota con cura anche nel numero di prenotazione che ci viene comunicato, da utilizzare in caso di problemi o di cancellazione della richiesta. (Ma anche le caselle spuntate andrebbero verificate e nel mio caso non è stato fatto).
Alla fine gli appuntamenti mi sono stati fissati a distanza di sei mesi! [Ad essere precisi: 179 giorni], intervallo di tempo più che sufficiente perché un paziente possa non averne, definitivamente, più bisogno.

La nostra USL funziona così, dunque? Tanti sorrisi a favore di telecamera quando si vanno a tagliare i nastri di inaugurazione per l'apertura di servizi di analisi (che si appoggiano non su stanziamenti statali, ma sulla raccolta delle elemosine che si fanno a enti di volontariato e i politici invece di sorridere dovrebbero arrossire di vergogna o avere il buon gusto di privarci del loro presenzialismo), e poi sei mesi di attesa?

Impotente contro la burocrazia di cui siamo servi e vittime, ho cominciato a fare qualche altra telefonata: chi meglio di me può occuparsi della mia salute? e ho scoperto che gli stessi esami li poteva effettuare l'Ospedale di Massa Marittima, a poco più di cinquanta giorni di distanza dalla richiesta di prenotazione.
Ho seguito questa strada: la settimana scorsa in due ore ho fatto tutto quanto dovevo, con la promessa che, di lì a dieci giorni, avrei avuto anche la risposta di un esame strumentale, esame a cui ero stato già sottoposto con urgenza tempo fa presso l'ospedale di Siena e per il cui risultato di giorni ne avevo dovuti attendere ventotto.

Poco più di un'ora dopo il mio rientro a Siena mi arriva una telefonata sul cellulare: preoccupata dai risultati, la dottoressa che aveva in carico l'interpretazione e l'analisi dei dati strumentali dell'apparecchiatura elettronica mi ha comunicato il suo referto (allarmandomi davvero oltre ogni misura) e lo ha messo immediatamente a disposizione per il ritiro (ritiro avvenuto poco dopo e refertazione che ho ricevuto a stretto giro, via email).

La mia salute è compromessa, un grosso rischio incombe sulla mia testa e sto cercando un qualche rimedio, se ne esiste. Se avessi dovuto attendere i sei mesi canonici dalla prenotazione del CUP presso l'ospedale di Siena e il mese di attesa per il referto dell'esame strumentale???

State sani, se potete!

mercoledì 22 gennaio 2014

Siena: il piano piano piano del traffico

Mi è venuta un'idea: coi materiali di risulta della demolizione dell'Ospedale si potrebbero potenziare le varie 'rotonde' cittadine.

Ho già un bel progettino 3D...


mercoledì 27 marzo 2013

Siena: la città con il buco

Siena: la città dentro il buco
I'm fixing a hole where the rain gets in
And stops my mind from wandering
Where it will go.

Si può fare poesia guardando un buco, come i Beatles in "Fixing a Hole" [Sgt. Pepper Lonely Heart's Club Band], ma qui a Siena di buchi ce ne sono un po' troppi.

martedì 2 ottobre 2012

Siena: gli Statuti de lo Spedale

Fu Cesare Brandi il primo a parlare di un Museo da creare sull'Acropoli di Siena, ufficialmente nel lontano anno 76 del secolo scorso; l'idea si sparse, montò l'orgoglio, il medesimo che aveva spinto la città nel medioevo a pensare il progetto di un duomo gigantesco, di cui però rimane solo un monito all'incompiutezza. Lo stesso Brandi suggerì, dieci anni dopo la sua prima idea, di fare addirittura un 'Beaubourg' di questo voluminoso complesso che si stava cominciando a smantellare delle sue funzioni sanitarie.

Negli anni '70 ricordo di esser stato a visitare mia nonna nell'affollato salone femminile dove c'erano due o tre file di letti: un vero accampamento non molto dissimile, immagino, da come il Pellegrinaio si presentava nel Medioevo: tranquillità e vita privata inesistenti e un vero ammasso di povere malate.


Il Pellegrinaio come sala di degenza femminile (1973)
[Image credits: da D. Gallavotti Cavallero, A. Brogi - "Lo Spedale Grande di Siena", Firenze, La Casa Usher, 1987]

Nel 1986 Italo Calvino ci fece l'ultimo viaggio, anche lui dalle maremme.

Documentandomi sul passato dello Spedale, ché dell'attuale periodo mi par meglio tacere per pietà, mi sono imbattuto nella famosa pubblicazione
degli Statuti che regolavano le attività che si svolgevano nella pia e caritatevole istituzione, pubblicazione curata da Luciano Banchi, degnissimo studioso e sindaco lui sì veramente stimato.

Uso, da qualche anno, a digitalizzare libri fuori dai diritti d'autore per metterli nel pubblico dominio a disposizione di tutti [le immagini dei volumi realizzati sono nella GIF animata nella colonna qui a destra], ho pensato di riportare alla luce quel vecchio testo: "STATUTI VOLGARI DE LO SPEDALE DI SANTA MARIA VERGINE DI SIENA SCRITTI L’ANNO MCCCV, E ORA PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICATI DA LUCIANO BANCHI", Siena, I. Gati Editore, 1864.

"[...] l’importanza storica da un canto, e dall’altro la soavità della scrittura appartenente all’esordire dell’aureo trecento tanto raccomandano di per sè questo volume, che il parlarne sarebbe soverchio", diceva l'Editore nel suo "Avvertimento" in apertura del libro.




Sono poche pagine e si leggono con facilità: dentro c'è la favella di Siena, antica e pur così simile all'attuale.
Il legislatore medioevale (siamo nel 1305) si preoccupava di stabilire regole e ordinamenti che ponessero freno alla disonestà diffusa dell'animale uomo che, evidentemente, si manifestava financo in un ambiente nato come somma espressione della solidarietà urbana verso i poveri, i malati e i figli di nessuno.
In tanti articoli dello Statuto si legge del doppio controllo di un frate sull'altro, di un incaricato del magazzino sul suo omologo, dell'obbligo di tenere doppie chiavi per evitare il potere discrezionale di uno solo, dei libri, in doppia copia, con tutte le scritture delle acquisizioni e delle spese dello Spedale (che dovevano essere di pubblico dominio!) da leggere periodicamente di fronte al Rettore e al Capitolo dei frati.

... e non si dovevano portare regali a nessuno, all'interno dell'Ospedale, e non si poteva starsene in cucina, e non era consentito mangiare alcunché fuori dai luoghi
deputati e dagli orari stabiliti...

E' una lettura interessante che può far nascere molte riflessioni; il testo si può liberamente scaricare da QUI, da Scrivolo, il sito che ospita periodicamente racconti miei e di alcuni amici. Il documento è presente nei formati pdf, epub e mobi: lo potrete dunque leggere anche sul telefonino o sul tablet, in treno o in autobus. Le conversioni nei formati epub e mobi sono state fatte automaticamente con Calibre e quindi non sono proprio perfette.

La qualità dell'edizione digitalizzata è abbastanza buona, ho cercato di emendarla da tutti gli errori dell'OCR e da quelli che qua e là ho introdotto io; c'è sicuramente da fare una seconda opera di revisione ma terminata la fatica di riportarla in vita mi premeva di metterla a disposizione di tutti ancora 'calda di stampa'.

Commenti e segnalazioni d'errori sono più che ben accetti.
 

Nota: Nessuna biblioteca della Città candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 ospita una qualche edizione del libro del Banchi, come potete verificare facendo una ricerca su SBN.
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Aggiornamento alla nota: Vedi  i commenti.

venerdì 16 gennaio 2009

Sanità a Siena

Oggi ho fatto il buon Samaritano.

Ero appena uscito di casa quando mi sono accorto che il parabrezza dell'auto, appena scongelato, si stava gelando di nuovo. Mi sono fermato, in una piazzola in fondo ad un rettilineo, sono sceso e, armato di spray antigelo, mi sono messo a spruzzare il vetro della macchina. Pochi secondi dopo ha affrontato la curva una persona in motorino.
La curva, tracciata con rara maestria da un geometra che proprio quel giorno aveva comprato un curvilinee e si era divertito a fare tracciati stradali precisi precisi a 90 gradi, completa una strada così stretta, ma circondata da inutili campi incolti o giardini lasciati ad erbacce, così stretta che due autobus non ci si scambiano e se ci si trova in auto si teme sempre di essere speronati da quegli scatoloni di metallo arancione che ti vengono incontro. Parlare della progettazione di tutto il quartiere (il più bel quartiere della più bella città del mondo) non è però il momento; il motorino scivola sulla curva, ghiacciata, la persona cade pesantemente e picchia la testa per terra, ha il casco (no, non era una situazione climatologicamente critica, ma la manutenzione delle strade e un po' di sale servirebbero, ogni tanto. C'è da dire che, quando nevica, il quartiere si blocca perché, più qua o più là, qualcuno degli scatoloni di metallo che fanno servizio pubblico che è uscito al solito senza catene anche quando in città ci sono venti centimetri di neve, si intraversa nell'affrontare una curva....)

Corro in soccorso, la persona si lamenta, cerca di sollevarsi da terra. L'aiuto, si ferma un'altra auto, la spostiamo con cura a bordo strada. Col cellulare chiamo il 118, siamo forse a meno di un chilometro dall'Ospedale di Siena; l'attesa per parlare con l'operatore mi pare lunga, non controllo perché sono indaffarato a far cenno di rallentare alle macchine che arrivano troppo veloci su quella curva con un filo di ghiaccio: magari finisce che ci rimango anch'io.

Descrivo all'operatore la situazione della persona ferita. Manderanno un'ambulanza, mi dice. Vorrei vedere! Rimango solo, a far compagnia al ferito che lascio, dolorante ma senza gravi problemi, mi sembra; si è tolta il casco, ha un ginocchio dolorante; la faccio parlare, voglio capire se è pienamente in sé, sposto il motorino dalla strada, le recupero i documenti dal bauletto.

E aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo....

Aspettiamo 25 minuti, lunghissimi: se la persona incidentata fosse stata grave forse sarebbe morta, non so.
L'ambulanza arriva, senza sirena, si ferma poco distante dietro a due autobus e aspetta che questi facciano scendere e salire i passeggeri (!!!); è della Misericordia di un Comune vicino. Gli addetti si scusano per il ritardo, hanno trovato traffico....
Ma come, siamo a qualche centinaio di metri dal Santa Maria delle Scotte, due portantini sarebbero arrivati, a piedi, in dieci minuti, e l'ambulanza arriva dopo mezz'ora?

Sono io che pretendo troppo o c'è qualcosa che mi sfugge in come funzionano le cose nella Sanità?

Cercate di star sani, se potete, almeno da queste parti.

giovedì 31 gennaio 2008

Ospedale di Siena

Leggo (oggi):

"Grande successo per il policlinico senese capace di farsi spazio fra le più sofisticate tecnologie della medicina.
L'equipe della Neuroradiologia del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena ha eseguito un'operazione innovativa su un paziente in condizioni critiche con ictus acuto da trombo-embolismo cerebrale. L'intervento, ad oggi eseguito con successo solo a Milano e a Siena, è stato effettuato grazie ad un sofisticato strumento." La fonte.

Commento: molto bene!
Mi è successo (iermattina):

Iermattina ho dovuto fare un prelievo di sangue, sempre all'ospedale di cui sopra. Le attività di prelievo iniziano alle 7:30 con distribuzione di numeri di acceso sino alle 9:30.
Sono arrivato alle 7:55 e sono stato sottoposto a prelievo alle 10:14 (due ore e diciannove di attesa). Solo due le persone addette all'attività; centinaia le persone in fila.

Commento: oltre alle eccellenze, si potrebbe fare qualcosa anche per la routine?

lunedì 26 marzo 2007

Riflessi(oni) da un ponte

Ero a Siena, oggi, e verso le 13:10 passavo in auto sul ponte di Malizia, in direzione Ospedale.
All'improvviso, il suono di una sirena di ambulanza. Forse è dietro di me, ho pensato, ma come faccio a darle strada su questo ponte? Ho guardato negli specchietti: dietro, niente. Ho abbassato i vetri per sentire meglio, forse stava passando lungo viale Mazzini....
Arrivato sul sommo della 'tolda' ho visto l'ambulanza: aveva appena imboccato il ponte in direzione Ospedale-Stazione, nel senso di marcia opposto al mio ed era rimasta bloccata dalle macchine; impossibile farla passare. La sirena spiegata, l'autista che si sbracciava, gli sono passato accanto, l'ho visto in faccia, sbraitava forse, fermo come un sasso.
Sono andato oltre, agghiacciato dalla situazione: quel gemito di dolore mi si stava trasformando nell'urlo dell'angelo della morte.