Alfredo Alfredo è un film del 1972 scritto e diretto da Pietro Germi.
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sabato 4 febbraio 2023
Alfredo Alfredo
lunedì 23 marzo 2009
Epistole
Il libriccino è una raccolta di lettere, vere, tra una sceneggiatrice americana, Helene Hanff, curiosa di letteratura inglese del diciassettesimo e diciottesimo secolo, e il personale di una libreria londinese che le spedisce per posta i volumi richiesti. Ne vien fuori uno smilzo e affascinante racconto epistolare di neanche cento pagine. E' lettura che si fa in poco tempo, io ho impiegato qualche ora per leggerlo in un inglese facile facile; una volta che lo inizi, non ti puoi staccare, come dice anche Anne Bancroft nell'introduzione.Amore per i libri e amore per le persone che amano i libri, in una Inghilterra del dopoguerra, ridotta, pochi lo sanno, al razionamento per aiutare i tedeschi, rimasti assolutamente senza nulla.
Alla Bancroft piacque così tanto che suo marito, Mel Brooks, acquistò i diritti per farne un bel film, dove lei è la protagonista femminile e Hopkins quello maschile.
Del film vidi poche sequenze un sabato pomeriggio, qualche mese fa, e mi incuriosì; sono dovuto partire dagli attori per ricostruire, a ritroso, l'origine della storia.
venerdì 8 agosto 2008
Le Olimpiadi
martedì 8 luglio 2008
Come imparai a fischiare
G. mi dice che il suo post su 'Imparare a Fischiare' ha ricevuto un incredibile numero di hit e che anche adesso, dopo mesi e mesi dalla pubblicazione, c'è qualcuno che va a leggerlo.
Sperando anche io di avere lo stesso successo, ho deciso di raccontare come e quando ho imparato a fischiare.
Avrò avuto poco più di tre anni, sicuramente meno di tre anni e mezzo, e, come era obbligatorio, mi fu fatta la vaccinazione antivaiolosa che al tempo veniva praticata tramite alcune incisioni, sulla parte alta del braccio sinistro, che col tempo sarebbero diventate due vistosi 'bolli' sulla carne.
C'era stata qualche resistenza da parte dei miei genitori nel farmi fare il vaccino, perché mio babbo sapeva che nella sua famiglia c'era una qualche allergia che a lui, che la vaccinazione l'aveva fatta da militare durante il CAR, aveva causato una febbre altissima e prolungata e un vistoso gonfiore al braccio, durati oltre un mese. La preoccupazione dei miei era che, se ci fosse stata una reazione analoga in me, così piccolo, forse avrei corso dei rischi molto, molto seri.
Il nostro medico li convinse (e non potevano, d'altra parte, fare diversamente) e mi ricordo addirittura quando mi fece, con un bisturi, i taglietti sul braccio.
Ovviamente la reazione allergica scattò subito: poche ore e mi trovai con un bel febbrone. Come andò avanti la cosa non lo ricordo bene ma la febbre alta durò diversi giorni e, oltre alla preoccupazione, i miei dovevano anche trovare un modo per tenermi sveglio e occupato (e no, non avevamo ancora la TV davanti alla quale potevo essere parcheggiato) e allora a mio babbo venne un'idea.
Eravamo stati, io e lui, qualche settimana prima, a vedere un film che in quegli anni ebbe grandissimo successo, Il ponte sul fiume Kwai, un film di guerra.
Era la storia della costruzione di una ferrovia in Birmania, della prigionia in un campo di concentramento di un inglesissimo Alec Guinness e della distruzione, finale, di un ponte che, se fosse rimasto in piedi, avrebbe consentito il rifornimento e l'invio rapido delle truppe giapponesi a combattere contro gli inglesi.
C'era una marcetta, da banda militare, con un motivetto ossessivo, che veniva fischiettata, in modo un po' strafottente, da un gruppo di prigionieri britannici all'ingresso del campo di prigionia giapponese: si trattava di una marcetta del 1916, riadattata proprio per il film: la Marcia del Colonnello Bogey. La marcia diventava, poi, la colonna sonora del film.
L'idea di mio babbo fu, dunque, di passare alcune ore con me, al ritorno dal lavoro, per insegnarmi a fischiettare il motivetto.
Non so quanto tempo ci abbia perso, ma per me (e penso anche per mia mamma e i miei nonni) la cosa diventò un'ossessione: quando c'era mio babbo ripetevo il motivo con lui e per il resto della giornata mi stancavo a provare e riprovare da solo.
Alla fine, però, superai la noia del lungo periodo di febbre, mi rimisi completamente e imparai a fischiettare.
Ancora oggi, se atteggio le labbra al fischio e zufolo qualche nota della marcetta, il tempo torna indietro, dolce, a quei giorni dorati.
Sperando anche io di avere lo stesso successo, ho deciso di raccontare come e quando ho imparato a fischiare.
Avrò avuto poco più di tre anni, sicuramente meno di tre anni e mezzo, e, come era obbligatorio, mi fu fatta la vaccinazione antivaiolosa che al tempo veniva praticata tramite alcune incisioni, sulla parte alta del braccio sinistro, che col tempo sarebbero diventate due vistosi 'bolli' sulla carne.
C'era stata qualche resistenza da parte dei miei genitori nel farmi fare il vaccino, perché mio babbo sapeva che nella sua famiglia c'era una qualche allergia che a lui, che la vaccinazione l'aveva fatta da militare durante il CAR, aveva causato una febbre altissima e prolungata e un vistoso gonfiore al braccio, durati oltre un mese. La preoccupazione dei miei era che, se ci fosse stata una reazione analoga in me, così piccolo, forse avrei corso dei rischi molto, molto seri.
Il nostro medico li convinse (e non potevano, d'altra parte, fare diversamente) e mi ricordo addirittura quando mi fece, con un bisturi, i taglietti sul braccio.
Ovviamente la reazione allergica scattò subito: poche ore e mi trovai con un bel febbrone. Come andò avanti la cosa non lo ricordo bene ma la febbre alta durò diversi giorni e, oltre alla preoccupazione, i miei dovevano anche trovare un modo per tenermi sveglio e occupato (e no, non avevamo ancora la TV davanti alla quale potevo essere parcheggiato) e allora a mio babbo venne un'idea.
Eravamo stati, io e lui, qualche settimana prima, a vedere un film che in quegli anni ebbe grandissimo successo, Il ponte sul fiume Kwai, un film di guerra.
Era la storia della costruzione di una ferrovia in Birmania, della prigionia in un campo di concentramento di un inglesissimo Alec Guinness e della distruzione, finale, di un ponte che, se fosse rimasto in piedi, avrebbe consentito il rifornimento e l'invio rapido delle truppe giapponesi a combattere contro gli inglesi.C'era una marcetta, da banda militare, con un motivetto ossessivo, che veniva fischiettata, in modo un po' strafottente, da un gruppo di prigionieri britannici all'ingresso del campo di prigionia giapponese: si trattava di una marcetta del 1916, riadattata proprio per il film: la Marcia del Colonnello Bogey. La marcia diventava, poi, la colonna sonora del film.
L'idea di mio babbo fu, dunque, di passare alcune ore con me, al ritorno dal lavoro, per insegnarmi a fischiettare il motivetto.
Non so quanto tempo ci abbia perso, ma per me (e penso anche per mia mamma e i miei nonni) la cosa diventò un'ossessione: quando c'era mio babbo ripetevo il motivo con lui e per il resto della giornata mi stancavo a provare e riprovare da solo.
Alla fine, però, superai la noia del lungo periodo di febbre, mi rimisi completamente e imparai a fischiettare.
Ancora oggi, se atteggio le labbra al fischio e zufolo qualche nota della marcetta, il tempo torna indietro, dolce, a quei giorni dorati.
lunedì 7 luglio 2008
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