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sabato 5 marzo 2016

Siena, la Prefettura e le Trivelle


Con commendevole tempismo, la Prefettura di Siena (Ufficio Territoriale del Governo) ha emanato una circolare che ha per Oggetto: "Indizione di un referendum popolare previsto dall'art. 75 della Costituzione per l’abrogazione di legge statale - Propaganda elettorale e comunicazione politica", nella quale ricorda a tutti i sigg. Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni, che:  

In vista dello svolgimento della consultazione referendaria di domenica 17 aprile 2016 si ritiene opportuno rammentare che, in relazione a specifiche direttive del Ministero dell’Interno ai sensi dell'articolo 29, comma 6, della legge 25 marzo 1993, n. 81, [...] dalla data di convocazione dei comizi referendari - cioè 16 febbraio 2016, giorno di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica -  e fino alla conclusione delle operazioni di voto, è fatto divieto a tutte le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni.
L'articolo di legge citato, recita:
6. È fatto divieto a tutte le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di propaganda di qualsiasi genere, ancorché inerente alla loro attività istituzionale, nei trenta giorni antecedenti l’inizio della campagna elettorale e per tutta la durata della stessa.
ma questo articolo è relativo a:

Elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale.

che mi sembra non entrarci nulla con i referendum.

Si dovrebbe forse far riferimento all'art. 9, comma 1, della legge 22 febbraio 2000, n. 28 , "Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica", che recita:
(Disciplina della comunicazione istituzionale e obblighi di informazione)

1. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni.
(*)

(*) Cioè? Devono ammutolirsi e non possono più fare alcuna attività di comunicazione in assoluto, come si intende dalla formulazione della frase? O solo limitatamente all'oggetto della circolare?

Se qualcuno dei miei lettori sa qualcosa di legge, potrebbe darci un chiarimento? Grazie.

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Di che referendum stiamo parlando, visto che la circolare della prefettura asetticamente evita di citarlo?
Ma, perbacco!, del "referendum popolare relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale", come si legge nel Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 103.

Per il popolino: il referendum delle trivelle.
Saremo chiamati cioè a esprimerci per evitare o meno che i permessi di trivellazione per le estrazioni, già accordati entro le 12 miglia dalla costa, possano essere prorogati oltre la loro naturale scadenza, per tutta la "durata della vita utile del giacimento".

Non arrivate alla fatidica data impreparati!


mercoledì 17 febbraio 2016

Siena: divieto di accesso a cani e blogger?



Il Santo riporta una notizia sconfortante ma in linea con la piega autoritaria e antidemocratica che si respira nella politica, anche locale.
Al 'vicino'  di web Carlo Regina dico: se c'è da menare le mani, non mi chiamare ma se ti accontenti di qualche colpo di polpastrello, ci sono!


lunedì 1 giugno 2015

Lo Stato è stato


«Ma signori» disse don Gaetano al ministro e al presidente «spero non mi darete il dolore di dirmi che lo Stato c’è ancora... Alla mia età, e con tutta la fiducia che ho avuto in voi, sarebbe una rivelazione insopportabile. Stavo così tranquillo che non ci fosse più…».
L. Sciascia, Todo modo, Torino, Einaudi, 1974
Via Libriaco.

mercoledì 9 luglio 2014

Leggete 'La Repubblica'


Se vi viene il desiderio di leggere qualche pagina di "La Repubblica" [no, non parlo del quotidiano, intendo il testo di Platone, che potete trovare anche online] soffermatevi sulle poche e pregnanti parole che Platone mette in bocca al sofista Trasimaco.

Dopo due mila e quattrocento anni è cambiato qualcosa?
Tali eravamo e tali siamo, sia pure con uno smartphone in tasca.

Trasimaco, anziché rispondere, domandò: «Dimmi, Socrate: tu hai una balia?» «Cosa?», dissi io. «Non sarebbe meglio rispondere piuttosto che fare simili domande?» «Il fatto è», disse, «che ti lascia con il moccio al naso e non te lo soffia quando ne hai bisogno; e per merito suo tu non sai neanche riconoscere le pecore dal pastore». «E perché mai?», chiesi. «Perché pensi che i pastori o i bovari ricerchino il bene delle pecore o dei buoi, e li ingrassino e li curino con uno scopo diverso dal bene proprio e dei loro padroni; allo stesso modo credi che i governanti delle città, quelli che detengono realmente il potere, abbiano verso i sudditi un atteggiamento diverso da quello che si può avere con le pecore, e ricerchino giorno e notte qualcos'altro che il modo di trarne un vantaggio personale. E hai fatto tanti progressi nei concetti di giusto e dì giustizia, di ingiusto e di ingiustizia, da ignorare che la giustizia e il giusto sono in realtà un bene altrui, cioè l'interesse di chi è più forte e comanda, e un male proprio di chi obbedisce e serve, mentre l'ingiustizia comanda su chi è veramente ingenuo e giusto, e i sudditi fanno l'interesse del più forte e lo rendono felice mettendosi al suo servizio, ma non procurano il benché minimo vantaggio a se stessi. Devi considerare, sciocco di un Socrate, che in ogni circostanza un uomo giusto ottiene meno di uno ingiusto. Innanzi tutto, nei contratti privati, quando due persone del genere si mettono in società, allo scioglimento del rapporto non troverai mai che il giusto possieda di più dell'ingiusto: possederà di meno; poi, nei rapporti con lo Stato, quando ci sono tributi da pagare, a parità di mezzi l'uomo giusto paga di più, l'altro di meno, quando invece c'è da prendere l'uno non ricava nulla, l'altro ricava molto. E nel caso ricoprano entrambi una carica, il giusto, anche se non gli capita nessun altro guaio, subisce un danno negli interessi personali perché li ha trascurati e non ricava vantaggio dalla cosa pubblica per il fatto che è giusto, e oltre a ciò diviene inviso a familiari e conoscenti, se non è disposto a favorirli contro giustizia. All'ingiusto invece capita l'esatto contrario: mi riferisco, come dicevo poco fa, a chi sa imporsi sugli altri. Lo capirai nel modo più facile se giungerai all'ingiustizia più perfetta, che rende felicissimo chi la commette, e infelicissimi quanti la subiscono e non vorrebbero comportarsi ingiustamente. E la tirannide, che non si appropria dei beni altrui, sacri e profani, privati e pubblici, poco a poco, con l'inganno e la violenza, ma prende tutto in una volta. Se uno viene sorpreso a commettere ingiustizia in un singolo ambito, viene punito e riceve il massimo biasimo: non a caso coloro che si macchiano di queste colpe una alla volta sono chiamati sacrileghi, schiavisti, scassinatori, rapinatori, ladri. Ma quando uno ha ridotto in schiavitù i propri concittadini, oltre a essersi appropriato delle loro ricchezze, invece di questi nomi infamanti guadagna la reputazione di uomo felice e beato, non solo da parte dei concittadini, ma anche di chiunque altro venga a sapere che ha commesso l'ingiustizia più completa; infatti coloro che biasimano l'ingiustizia la biasimano per il timore non di farla, ma di subirla. Così, Socrate, l'ingiustizia, quando si realizza in misura adeguata, è una cosa più forte, più libera, più potente della giustizia, e come ho detto dall'inizio il giusto è l'interesse del più forte, l'ingiusto giova e conviene a se stesso». 

sabato 1 marzo 2014

Renzi allo specchio


Specchio, specchio delle mie brame,
chi è il più bel Non Eletto del Reame?



Ovvia, Matteo, ma me lo devi chiedere
proprio tutte le mattine?



:-)


martedì 30 ottobre 2012

Una crisi di partiti


Movimento Comunità
"L'Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni.
Riconosciamo francamente una mancanza di idee, una carenza di uomini, una crisi di partiti."

Adriano Olivetti, Fini e fine della politica, Movimento Comunità, Ivrea, 1949

I partiti politici

"Les partis sont des organismes publiquement, oficiellement constitués de manière à tuer dans les âmes le sens de la vérité et de la justice."

"I partiti sono organismi costituiti pubblicamente, ufficialmente in modo da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia."

Simone Weil, Note sur la suppression générale des partis politique.

QUI l'estratto della rivista francese La table ronde, del febbraio 1950, con l'articolo della Weil; QUI la traduzione italiana del testo.