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domenica 1 marzo 2020

Accaparrare


Sono rientrato adesso dal fare la spesa al supermercato Coop più grande che c'è in città.
In realtà, mezza spesa: mancavano completamente o erano presenti in scarsissima quantità e selezione, i beni di prima necessità:
  •     Farina
  •     Penne rigate
  •     Cioccolata fondente
  •     Marmellata
  •     Caffè
Come si fa a dare il diritto di voto anche a chi è così imbecille da riempirsi la casa di Penne rigate e Cioccolata fondente?

sabato 25 giugno 2016

I semi di zucca



Quand'ero bambino e andavo al cinema, dopo aver acquistato il biglietto ci fermavamo davanti a un botteghino che vendeva lupini e semi di zucca.
Era impensabile guardare un film senza sgranocchiare qualcosa e il cartoccio di semi era l'immancabile compagno del film; incartati in un pezzo di una pagina di un quotidiano (!), i semi di zucca tostati e salati spingevano poi, durante l'intervallo, all'acquisto di una bibita dissetante e spesso anche di un'altra 'dose'.
Uscivo dalla proiezione con la sensazione di avere le labbra gonfie (era il sale...) e con la bocca e le dita sporche per l'inchiostro dell'incarto che aveva avvolto i semi.
Da qualche mese, a casa, abbiamo preso a mangiare i semi di zucca a fine pasto, come una normale frutta secca: sono ricchi di triptofano, arginina, magnesio, zinco, ...; trovarli, almeno nella grande distribuzione, non è difficile; sembra però impossibile reperirne di fatti in Italia. Incredibile da dire (ma è davvero incredibile?) si trovano di provenienza non dichiarata, oppure ucraini o addirittura chinesi(!), con prezzi che vanno dai 7 ai 12 euro al kg e anche più.
Altro che produzioni locali a chilometro zero: importiamo dalla China container di semi di zucca che poi in Italia vengono solo impacchettati!
Che fare, per non cadere nei lacci delle produzioni estere?
Quando è possibile, acquisto delle belle zucche gialle intere, di provenienza maremmana, la cui polpa va ad arricchire minestre di verdura o saporiti tortelli e i cui semi, tostati per pochi minuti in un forno elettrico casalingo, si aggiungono, leggermente salati, allo sfizioso e nutriente complemento di un pasto.


lunedì 5 maggio 2014

La COOP e i ceci del Kansas


Da molti mesi la COOP ha messo online un sito che permette di conoscere, con buona precisione, l'origine dei prodotti col suo marchio distribuiti nei vari supermercati della catena.

Il sito è QUI e da questa pagina si può anche scaricare una app per telefonini e tablet.

Basta poi inserire il numero scritto sotto il barcode del prodotto che ci interessa per visualizzare in dettaglio, con tanto di cartina, la provenienza del contenuto del barattolo o del tetrapack.


Si fanno scoperte interessanti; alla faccia della richiesta di prodotti a chilometro zero, molti degli alimenti inscatolati provengono da migliaia di chilometri di distanza, come i ceci, ad esempio, che possono provenire dall'Italia, ma anche dal Canada o dal Kansas (non è chiaro se la confezione sia costituita da prodotti provenienti da uno dei luoghi indicati o se si tratti di una miscela dalle varie località).



E' vero, si dà lavoro agli stabilimenti di confezionamento italiani ma perché non dare una mano anche alla nostra agricoltura?

Ah, le more di rovo della Confettura Extra di More, che consumavo abbondantemente prima del notevole aumento del prezzo [VEDI] e del cambio di stabilimento di produzione (e delle proprietà organolettiche del prodotto), provengono dal Cile e dalla Serbia.

Il latte UHT parzialmente scremato (EAN=8001120920119) invece proviene da Italia, Austria, Francia, Germania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.


giovedì 13 febbraio 2014

Sconti... scontati


Anche gli sconti non sono più quelli di una volta: da un anno all'altro si sono svalutati del 50%....

lunedì 20 gennaio 2014

Il caffè alla COOP


Mi rende nervoso. No, non il caffè ma questo continuo, sottile, strisciante, inarrestabile aumento dei prezzi.

Prendiamo il caffè, ad esempio.
Nel supermercato COOP della catena Centro Italia lo pagavo, sino a qualche mese fa, 4,79€ per una confezione di arabica da due pezzi. Sabato scorso l'ho acquistato a 4,93€.
Solo qualche centesimo, direte: sì, ma se fate i conti si tratta di
un aumento del 2,9%.
L'ennesimo. E vanno avanti così da mesi.
Perderanno sicuramente un cliente. E un socio.


Se il diavolo è nei dettagli, l'inflazione è nei centesimi.

Vedi anche:




martedì 7 gennaio 2014

COOP: marmellata amara


Sere fa mi sono accorto che stavo per  finire la mia scorta di marmellata, fatto gravissimo perché sin dall'infanzia la marmellata è una componente irrinunciabile della mia prima colazione.
Dovendo fare anche altre spesette, sono passato dal supermercato COOP Centro Italia per rifornirmi di marmellata di albicocche e di more, le mie preferite; questo prodotto a marchio COOP è molto buono e incredibilmente economico in rapporto a prodotti analoghi.
Sullo scaffale, però, la sorpresa: il prezzo è salito, all'improvviso e così stranamente, lontano dalla stagione di produzione, di 11 centesimi, passando da 0,99 € a 1,1 € al pezzo.
Non solo, ma il contenuto della confezione è diminuito, passando da 400 grammi a 370.

Un aumento cioè del 20,1%.

Deve essere per via della ripresa...

P.S.: Nulla dirò in merito all'aumento dell'acqua gassata, a marchio COOP, passata da 1,68 a 1,74 euro per la confezione da sei bottiglie da un litro e mezzo. In questo caso l'aumento è più contenuto: solo + 3,6%.

venerdì 22 novembre 2013

COOP sempre più su


"Hanno di nuovo aumentato i prezzi!" bisbiglio a mia moglie, avvicinandomi con il carrello.
Lei scuote la testa, non so come interpretare il gesto:
  1. Vuol dire che non ci crede e che io mi sbaglio? 
  2. Mi vuol segnalare che tanto è tutto inutile, la situazione economica va a catafascio e questo è solo uno dei tanti segnali concreti?
  3. Sta dando un giudizio su di me, temendo forse un caso di fissazione causato da demenza pre-senile?
Di fatto, visto che sto attento a quanto spendiamo, è difficile ingannarmi: sono passate poco più di tre settimane dalla mia ultima visita al supermercato COOP della catena Centro Italia e i prezzi di riferimento sono quelli che riporto di seguito, indicando gli aumenti percentuali di prodotti a marchio COOP (escluso il lievito) acquistati oggi e avvenuti in meno di un mese!


Strabiliante è la fluttuazione del lievito di birra: ci sarebbe da farne un investimento lucrativo, solo che si potesse.

Se il diavolo è nei dettagli, l'inflazione è nei centesimi...

Ah, per tenerci buoni, ci "regalano" figurine e "punti" di imperdibili raccolte.

Vedi anche il mio precedente specchietto di Agosto.


Un socio COOP.


sabato 31 agosto 2013

La COOP e la 'Birra Italiana'

Questa è la storia banale di un piccolo malinteso.

Attratto dalla grafica, dal nome del prodotto e dal prezzo competitivo, ho acquistato in un supermercato COOP alcune lattine di birra italiana.
Ecco, l'equivoco inizia qui: in realtà stavo acquistando (sì, mi ero distratto): alcune lattine di un prodotto chiamato "Birra Italiana".


Un buon prodotto, come ho potuto accertare la sera stessa affiancandolo ad una pizza casalinga ma... mentre giocherellavo con una lattina, rugiadosa e ormai vuota, ho scorso le indicazioni della composizione (acqua, malto d'orzo, granturco, luppolo). Ruotando di 180° il contenitore, ho continuato a leggere: "Prodotto con materia prima di qualità: l'acqua, il malto in prevalenza italiano e i luppoli accuratamente selezionati."


ALT! Ma non era una birra italiana?
A leggere bene, dunque, è una birra fatta in Italia, dalla BIRC di San Giorgio di Nogaro (UD) [E' la Birra Castello che produce per COOP, quindi] e solo il malto è in "prevalenza" italiano; ma che vorrà mai dire "prevalenza"? Già il 51% è prevalenza, no? e il resto da dove viene?
Nulla si dice poi del luppolo, che forse è croato o ... chinese. Quanto alla provenienza del granturco, che è un sostituto economico del malto?
E l'acqua? Magari importata, liofilizzata, dalla Tunisia!

Come consumatore, e socio COOP, mi sembra che il prodotto lanci un messaggio fuorviante: se compro un prodotto che porta "Italiano" nel nome, soprattutto se è a marchio COOP, mi aspetto (ingenuamente?) che le componenti siano tutte italiane; tanto vale allora, invece di aiutare la nostra economia, comprare un prodotto tedesco.
Con che faccia ci lamentiamo se all'estero vendono prodotti dell'agro-alimentare spacciandoli per italiani?
Come consumatori sappiamo che nei supermercati COOP ci sono fichi secchi della Turchia, e non del sud d'Italia, noci degli Stati Uniti, e non della Campania, pompelmi e limoni del Sud Africa, e non della Sicilia, tutti prodotti che in famiglia evitiamo accuratamente di acquistare.
Adesso ho trovato un'altra voce da aggiungere alla nostra lista nera.

venerdì 23 agosto 2013

L'inflazione alla COOP

L'ISTAT, sul suo sito, ci comunica (non ci sono ancora i dati di agosto):


Evviva! Solo 1,2% l'anno!!!!

Per puro caso ho trovato, in un paio di pantaloni che evidentemente non sono passati per la lavanderia, uno scontrino di acquisto proprio dell'Agosto del 2012.
Lo scontrino è quello del supermercato COOP della catena Centro Italia; considerando solo le voci presenti relative a prodotti a marchio COOP, ho confrontato i prezzi con quelli di uno scontrino di oggi. Nell'ultima colonna c'è la percentuale di aumento rispetto all'agosto del 2012.


Servono commenti?

venerdì 17 settembre 2010

Il sapore dei soldi

C'è chi, andando a fare la spesa in un supermercato, sta molto attento al prezzo dei prodotti: scintillanti cartellini evidenziano il costo, al centesimo, di ciascun articolo.
Consentendo al cliente di fare un buon acquisto?
No, se non controlla il prezzo espresso al chilogrammo!
Quei negozi che riportano tale prezzo non lo 'gridano' allo stesso modo di quello del cartellino ma lo scrivono piccolo piccolo, fuori dalla portata visiva dei clienti over-cinquanta.
Se avete voglia di curiosare potrete scoprire cose bizzarre, come che alcuni articoli costano di meno quando sono in confezioni più piccole che in quelle più grandi o che certi prodotti comunissimi ci costano oltre 50 euro al chilo (è il caso del basilico) o, addirittura, oltre 147 euro al chilo (il peperoncino calabrese. Un grazie a Francesco per avermene portato giorni fa, dal profondo Sud, quanto basterà per il mio fabbisogno di un decennio!)

giovedì 7 febbraio 2008

No logo

Pausa pranzo in ufficio, oggi. Come tutti i giorni, un pacchetto di cracker o una barretta di granaglie, uno yoghurt o un succo di frutta e un caffé della macchinetta; il mio stomaco ed il mio fegato non gradiscono un impegno maggiore, in ufficio non resta nessuno e si può godere di un po' di silenzio e di qualche lettura di blog in santa pace.
Potrei anche andarmene a casa a pranzare, abito vicino, ma in un'ora dovrei fare tutto di corsa e non ne vale la pena.
Oggi, dunque, cracker e yoghurt. E lo yoghurt è stato proprio l'argomento di discussione con un collega che, anche lui, spesso preferisce starsene tranquillo in ufficio piuttosto che nel caos del bar al piano di sotto.
Il mio yoghurt era uno di quelli senza marchio, venduti dalla COOP. Ecco, senza marchio proprio no: la COOP mette un marchio vistoso, giallo, ed una scritta con il più brutto dei caratteri tipografici, il Courier, sui prodotti a più basso costo.
Nella discussione di oggi, io sostenevo che il mettere un contrassegno così vistoso sulla merce più a buon mercato può procurare disagio in chi acquista: guardiamo tutti all'aspetto delle cose, chi vuol riempirsi il carrello di merce 'da poveri' per sciorinarla poi sul nastro di una cassa?
Secondo il collega, invece, l'uso del marchio giallo rende facilmente identificabile il prodotto e quindi ne consente l'acquisto da parte di chi, appunto, vuol scegliere un prodotto a basso costo, senza le garanzie che la COOP dà tipicamente sui suoi prodotti.