Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post

mercoledì 24 dicembre 2014

Un racconto di Natale


Da Scrivolo, un sito di scrittura a cui per anni ho contribuito con alcuni amici, un edificante raccontino: Dialogo di Natale, di errebi.

 Il testo  è  stata  rilasciata  sotto  la  licenza  Creative  Commons  Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.



Dialogo di Natale

“Guarda chi si rivede!”
“Ti avevamo dato per disperso… torni dalla tundra?”
“Però non te la sei passata male, sembri lo stesso di trent’anni fa!”
“Bello sforzo, con l’anima di ferro che si ritrova!”
“Beh, amici, vedo che non siete cambiati neanche voi… i soliti burloni… però qualcuno della vecchia compagnia manca, o mi sbaglio?”
“Hai ragione, purtroppo. Ma perché guastare questa bella occasione parlando di chi è finito nella spazzatura… tutto passa… neanche noi che non siamo vivi possiamo aspirare all’eternità.”
“Però passiamo di generazione in generazione, se ci trattano con un po’ di garbo.”
“L’Arrotino ha ragione - disse il Cammello - dipende da come veniamo conservati. Io lo posso ben dire perché sono il più anziano, ricordo ancora il Natale del 1946…”
“Risparmiaci la tua storia - lo interruppe il Puntale - la sappiamo tutti!”
“Magari l’Albero finto, dopo trent’anni, non la ricorda più - proseguì imperturbabile il Cammello – dunque, ero esposto nella vetrina di una cartoleria nel vicolo della Stufa e il bisnonno dei nostri ospiti entrò per comprare le statuine del presepe: voleva fare una sorpresa ai figli. Un bel regalo perché, nel dopoguerra, giravano pochi quattrini e quelli che c’erano servivano per mangiare e risuolare le scarpe. Il negoziante era un uomo generoso e mi diede in omaggio, con tre pecore. E sono ancora qui!”
“Sfido che ti tengono di conto! ormai sei un pezzo d’antiquariato: gesso dipinto a mano! - disse il Puntale - i miei predecessori di vetro erano altrettanto preziosi ma delicati e hanno avuto vita breve. Per fortuna io sono infrangibile!”
“Però anche le palle di plastica campano poco - disse la Pigna di vetro, polemizzando con il Puntale - dopo un po’ diventano opache, ammaccate, stinte e vengono gettate via mentre noi decori di vetro, se riusciamo a invecchiare, sembriamo sempre più belli.”
“Già, però i superstiti della vostra razza si contano sulle dita di una mano” canticchiò la Sfera carillon con la neve, accennando qualche nota del motivetto “Jingle Bells”. Era di vetro e di plastica, poteva permettersi di criticare chi voleva.
“Anch’io sono sintetico e destinato a durare - disse l’Albero finto - ma per trent’anni mi hanno lasciato in cantina, a prendere la polvere… com’è che sono tornato di moda?”
“Davvero non lo sai? - chiese stupito il Puntale - per tutto questo tempo i nostri ospiti hanno festeggiato Natale come sempre però, al tuo posto, mettevano alberi veri.”
“Ginepri?”
“Ma che ginepri! Abeti, abeti grandi e piccoli” rispose la Pigna di vetro.
“Vivi?” domandò incredulo l’Albero finto.
“Vivi e vegeti, persino con le radici… dentro un vaso. Però campavano poco anche loro: il sette gennaio finivano fuori, sul terrazzo, a crepare sotto la canicola o direttamente nella spazzatura.”
“Che spreco!” commentò l’Albero finto, dispiaciuto per il triste destino dei suoi fratelli nobili.
“Quanto allo spreco - disse San Giuseppe - ne abbiamo viste di tutti i colori, in questi tre decenni: spese da nababbi per gli adulti e giocattoli che costano un occhio della testa per i bambini.”
“Ai miei tempi non accadeva - osservò l’Angioletto di gesso che annunciava la Buona Novella ai pastori - io sono più giovane del Cammello ma mi ricordo ancora quando si ruppe l’ultimo dei re Magi del 1946, Melchiorre…”
“Baldassarre - precisò il Cammello - poverino… andò in mille pezzi nel Natale del 1963.”
“Erano gli anni del Boom - mormorò con un filo di voce una libellula fatta di perline di vetro infilate su uno scheletro di metallo - ci sentivamo ricchi anche senza spendere e spandere: mi ricordo che la famiglia aveva appena comprato la macchina, una Seicento, e la signora Armanda regalò al marito guanti di pelle per guidare: fece scalpore tra i parenti perché era una cosa assolutamente superflua.”
“Una vera chicca! - osservò ironico l’Angioletto - in linea con il nuovo spirito del Natale.”
“Hai qualcosa da ridire? - chiese il Puntale - per caso sei contrario al consumismo natalizio? Sarebbe come sputare nel piatto dove si mangia.”
“Noi della capanna ci saremmo lo stesso! - obiettò San Giuseppe - mai sentito parlare di Greccio e San Francesco?”
“Via, non litigate per queste sciocchezze! Non stavamo festeggiando il ritorno dell’Albero finto?” esclamò il Bue. La sua voce, cavernosa ma bonaria, sovrastò tutte le altre.
“Un urrah! per l’albero finto” ragliò l’Asinello, sempre pronto a spalleggiare il suo compagno di stalla.
Tutti gridarono Urrah! e chi aveva mani applaudì calorosamente.
“Comunque non si possono mettere sullo stesso piano il presepe e l’albero - incalzò l’Angioletto, abituato a sostenere le proprie idee a oltranza - l’abete è un simbolo pagano mentre noi rappresentiamo la nascita del Bambinello, senza contare che io sto appeso a questa palma per annunciare la venuta del Redentore in primis ai poveri pastori.”
“Ora ci mettiamo pure a parlare di politica - esclamò la Pigna di vetro - possiamo fare conversazione tra noi solo la notte di Natale e perdiamo tempo a discutere di giustizia sociale e automobili!”
“Ma insomma - chiese innervosito l’Albero finto - qualcuno vuole spiegarmi perché trent’anni fa mi hanno buttato fuori e ora sono di nuovo qui?”
“Non hai ancora capito! Ho sentito dire che gli alberi non sono tanto svegli ma tu riesci a stupirmi… - rispose il Cammello - l’abete vivo profuma di ragia, è naturale, fa atmosfera, tu invece sei kitsch!”
“Cosa sono?”
“Kitsch! Pacchiano, cafone, micragnoso” strillò il Puntale che, a forza di stare in alto, si sentiva superiore agli altri.
“E’ uno sprovveduto, bisogna illuminarlo - commentò ironica la Pigna - lasciamo che l’Angioletto lo indottrini!”
“Basta!” gridò una voce che sembrava uscire da un altoparlante.
Tutti si zittirono: il Bambinello parlava di rado ma, quando interveniva nelle conversazioni, si faceva rispettare e nessuno osava contraddirlo.
“Non vi vergognate di ciarlare così? - proseguì il Bambinello, rompendo il silenzio - sono un neonato addormentato in una mangiatoia però ci sento benissimo. Il povero Albero finto è all’oscuro di quello che è successo negli ultimi trenta natali e voi, invece di aiutarlo, vi beccate come galline!”
“Quante storie, anche tu sei una statuina di questo teatro” disse il Centurione che faceva la sentinella alla porta di Betlemme.
“Stai zitto, idolatra - lo rimbeccò l’Angioletto - ricordati che il mio Galileo, alla fine, ha sconfitto il tuo imperatore!”
“Lascia perdere, il Centurione è un romano - rombò il Bambinello - ha diritto di pensare quello che vuole. Io posso sembrare una statuetta come le altre, anzi sono la più piccola di tutte, però qui si rappresenta la mia nascita: chi crede, guardando il presepe, è felice. Anche gli altri, comunque, hanno diritto di festeggiare il 25 dicembre accendendo le lucine colorate dell’abete… ci mancherebbe altro! per i pagani era il giorno della rinascita del sole e, quanto all’albero addobbato, gli abitanti del Nord onoravano così gli spiriti della foresta.”
“Giusto - brontolò il bue - non si poteva dire meglio!”
“Anch’io conosco la storia del Natale - disse l’Albero - il presepe è sempre esistito mentre noi alberi veniamo dall’estero e siamo arrivati negli anni cinquanta. Le signore ci amavano perché eravamo allegri, moderni e non sporcavamo come il muschio. Anch’io piacevo alla signora Armanda, mi puliva con l’aspirapolvere, prima di ripormi nella scatola… il 7 gennaio. Poi, a quanto dite, sono venuti di moda gli abeti vivi e, fin qui, tutto è chiaro, solo non capisco perché quest’anno hanno messo a soqquadro la cantina per trovarmi e rimettermi al posto d’onore in salotto.”
“Povera signora Armanda - sospirò l’Angioletto - è morta vent’anni fa. Ora qui abitano il nipote Stefano con la moglie e due bambini.”
“Mi dispiace - mormorò l’Albero finto - ma la notizia non mi stupisce: era già anziana quando mi comprò, il mio predecessore era davvero malconcio e fu messo a decorare il terrazzo, coperto di fili d’oro per nascondere i rametti scheletriti.”
“Una donna all’antica che non amava sprecare” commendò l’Angioletto.
“Dici bene - aggiunse la Pigna -la signora Armanda incartava le palle di vetro con i fogli di giornale, una per una, così non rischiavamo di romperci. La nuora invece buttava tutto alla rinfusa nella scatola degli addobbi… oltre a me, sono rimasti interi solo la Libellula e il Funghetto. L’Uccellino con la molla e la coda di piume è vivo ma malconcio.”
“Non ho più la coda però canto come prima” gorgheggiò il variopinto volatile.
“La nuora della signora Armanda rompeva apposta il vecchio per comprare il nuovo - disse il Puntale - decorazioni bizzarre tutte blu, tutte rosse oppure tutte argentate.”
“La moglie del nipote non si comporta diversamente” rincarò la Pigna.
“E i bambini! Quelli di oggi sono Unni!” aggiunse il Cammello.
“Insomma, volete dirmi perché quest’anno al mio posto non c’è un abete vivo?” chiese spazientito l’Albero finto.
Pastori e addobbi si chiusero in un silenzio imbarazzato. La Sfera con la neve suonava qualche nota del suo motivetto, l’Angioletto canticchiava “Adeste fideles” mentre l’Asino e il Bue improvvisamente avevano un gran bisogno di leccarsi in ogni angolo.
“Dopo la morte della signora Armanda in questa casa la vita è cambiata - disse San Giuseppe: parlava con una certa reticenza, come se il senso del dovere lo costringesse a rispondere - il figlio e la nuora guadagnavano bene e poteva levarsi molti sfizi: riempivano il loro Stefano di regali.”
“Stefanino, che birba: - lo interruppe l’Albero finto - al tempo del mio ultimo servizio di Natale aveva quattro o cinque anni e l’argento vivo addosso… ricordo che i genitori gli regalarono una pista di macchinine e una bicicletta con le rotelle.La signora Armanda invece aveva comprato per il nipotino un cappotto ma la nuora non gradì il dono: ai bambino, secondo lei, non si dovevano regalare cose utili. I vestiti li compravano i genitori… non era una pezzente, anche se viveva in casa della suocera!”
“Da allora a Stefanino i regali inutili non sono mai mancati e neanche ai suoi figli” commentò l’Angioletto.
“Fu la nuora della signora Armanda a relegarmi in cantina?”chiese l’Albero.
“Già, proprio lei - rispose l’Asinello - e la nuora della nuora è persino peggiore: ha tenuto anche noi nella scatola, per tre anni.” Un coro di disapprovazione sanzionò il comportamento della moglie di Stefano.
“Dovevi vedere cosa mettevano sotto quei poveri abeti mezzi morti - disse il Puntale - gioielli, orologi, televisori, telefonini, computer, cose che neanche si sa cosa sono.”
“E allora? non ne posso più delle vostre divagazioni!” esclamò l’Albero finto.
“Per farla corta, Stefanino è cresciuto, ha preso moglie e in casa sono entrati due nuovi bambini - disse la Sfera con la neve - la famiglia ha sempre fatto l’albero di Natale…”
“A parte quando sono andati in vacanza ai Tropici” aggiunse l’Angioletto.
“Tranne quella volta… però quest’anno è successo qualcosa: ai bambini piace rovesciarmi per sentire la musica e così mi lasciano in giro per la casa… anche nella camera dei genitori… quindici giorni fa ero proprio lì e ho sentito la moglie di Stefanino che si lamentava con il marito… diceva di non voler spendere un soldo per l’abete, che non avrebbe fatto regali di Natale perché non c’era nulla da festeggiare.”
“E Stefanino cosa ha risposto?” chiese l’Albero.
“Niente, non ha aperto bocca, però è sceso in cantina a cercarti”
“E poi?”
“Ti ha montato in salotto, con l’aiuto dei bambini. Terminato quel lavoro, si è messo d’impegno a fare il presepe, come quando era ragazzino.”
“Tutto qui?” chiese l’Albero finto.
“Ti sembra poco? Una mamma che non vuole festeggiare il Natale dei suoi due bambini! - esclamò scandalizzato il Cammello - ma che razza di albero sei? hai il cuore di un cactus!”
“Non ti scaldare, alla fine tutto è andato a posto, no?! - si difese l’Albero finto - i piccoli hanno avuto i loro decori natalizi e anche i regali, qui sotto vedo dei pacchi infiocchettati.”
“Si, quattro regali avvolti nella carta colorata alla meno peggio, non vengono certo da un negozio” osservò fiocamente la Libellula.
“Zitti, sento dei rumori - disse il Puntale - è quasi mezzanotte, stanno venendo… tutti ai posti di combattimento!”
Qualcuno entrò nella stanza e accesela luce. L’Albero riconobbe subito l’intruso: era Stefanino ma quanto diverso dal bimbetto che ricordava in collo alla nonna Armanda.
Stefano posò a terra tre pacchetti, poi accese le luci intermittenti e il lumino dietrola capanna. Ferma sulla soglia, una giovane donna in vestaglia lo osservava. Di sicuro la moglie.
“Non ti rassegni, vero?” disse la donna.
“Chiara e Armando devono avere il loro Natale, tutta la famiglia deve averlo” rispose il marito seccamente.
“Avevamo deciso di regalare solo le due macchinine telecomandate - replicò con tono di disapprovazione la moglie - ma, al solito, hai fatto di testa tua. Si vede che avevi soldi da buttare.”
“Sbagli a rimproverarmi, Carla - esclamò Stefano - non ho speso nulla… sono regali dello zio Francesco che non mi piacevano... li avevo messi in cantina vent’anni fa, senza neanche aprirli, e sono saltati fuori per caso, cercando l’albero finto della nonna Armanda. Nuovi di trinca!”
“Zitto.. si sono svegliati… - mormorò Carla - presto, apri la finestra, io spengo la luce.”
Dopo qualche secondo due bambini in pigiama irruppero nel salotto gridando “Babbo Natale, Babbo Natale!”
“Troppo tardi! - disse il padre - è già scappato via, dalla finestra: fuori lo aspettavano le renne.”
“Non ha potuto vuotare tutta la gerla - aggiunse la mamma - perché andava di fretta, doveva raggiungere l’Africa.”
I bambini si precipitarono sotto l’albero facendo tremare le decorazioni: la Pigna si afferrò con tutte le forze al rametto di ferro e plastica, la Libellula svolazzò per tenersi in equilibrio mentre il Puntale, ondeggiando, emise strani rumori, come se fosse sul punto di dare di stomaco.
I piccoli strapparono la carta dei loro pacchetti, curiosi di vedere il contenuto: due macchinine, una rossa e una nera, una scatola di Monopoli, un puzzle raffigurante il castello da favola del re Ludwig e una raccolta di giochi da tavolo… dama, scacchi, giro dell’oca, tombola.
Poi corsero nel corridoio per provare le automobiline e sfidarsi in una gara di velocità.
Anche i genitori aprirono i loro regali: una pashmina con berretto per lei, guanti e sciarpa di lana per lui.
“Almeno staremo al caldo” commentò Carla.
“Che ne dici, facciamo una tombolata per l’ultimo dell’anno, tutti insieme?” propose Stefano, inginocchiandosi di fronte all’albero.
“Chiamalo Bingo, sembra più moderno” suggerì Carla.
Stefano aprì la scatola con l’immagine del castello e, con la mano, frugò tra le tessere.
“E’ strano - mormorò sovrappensiero - da ragazzo detestavo i puzzle, perdere tempo per mettere insieme cinquemila pezzi mi sembrava una follia, e ora ho voglia di farne uno, per occupare la giornata!”
“Non ti scoraggiare - disse la moglie, posando affettuosamente una mano sulla spalla del marito - presto troverai un altro lavoro e tutto tornerà come prima.”

errebi

sabato 13 settembre 2014

Respingimenti

Immagine tratta da Bing Mappe

Luoghi, fatti e personaggi a cui faccio riferimento qui di seguito
sono puramente immaginari.


  Mi trovavo nel centro della città e stavo camminando, piano, piano, lungo la via principale, già calda a metà mattino, complice il sole che, da alcune ore, la inondava senza alcuno schermo.
  Affaticato dalla lieve salita e dal lungo tragitto che avevo percorso, mi tenevo sulla destra per approfittare di una fetta d’ombra che veniva dai palazzi, vecchi e alti, che si susseguono in questa parte centrale del borgo.
  La borsa, in cui erano stivati il computer, un grosso blocco per appunti e varie altre cianfrusaglie informatiche e non, mi rendeva ancora più lento; l’inutilità dell’incontro che avevo avuto con un cliente e la certezza che ne sarebbero seguiti altri, ugualmente inconcludenti, mi infastidiva un po’ ma non tanto da irritarmi; appena conosciuto personalmente il mio interlocutore, qualche giorno prima, avevo subito capito che mi avrebbe fatto solo perdere tempo ma la rilevanza della sua azienda ed i lunghi rapporti economici con la mia mi costringevano a una serie di incontri di cui, come dicevo, avevo subito intuito la vacuità.
  Non pensavo al lavoro mentre camminavo: buttavo occhiate incuriosite alle vetrine o sbirciavo chi procedeva in senso opposto al mio e chi, sorpassandomi con facilità, andava nella mia stessa direzione.
  Ogni tanto un portone aperto su un androne scuro portava in strada una gradita zona di fresco insieme a odori muffosi e stantii; qualche volta si intravedeva, oltre l’androne, la campagna lontana e allora c’era anche una bava di vento che mi lambiva, dandomi qualche secondo di sollievo.
  A un tratto, là in fondo, sulla destra, ecco la sagoma di qualcuno seduto su un gradino. La solita zingara con un bambino, pensai; avvicinandomi mi accorsi che si trattava invece di una persona sola, un uomo anziano.
  Poco prima di una via traversa lunga una decina di metri che, sulla sinistra, porta a un’ampia piazza alberata, con aiuole e panchine, sulla destra della via che percorrevo si erge un palazzo di una sorta di bugnato in cemento, dipinto di grigio come la pietra serena della strada; lo segue un secondo palazzo, d’un giallo stizzoso e con un corpo leggermente rientrato rispetto agli altri, che invece di ospitare vetrine di banche o bar, apre sulla strada un unico, grande portone. Sullo scalino che fa da soglia a questo portone, stranamente spalancato verso l’interno, stava seduto un vecchio; il gradino è quello d’ingresso di una chiesa.
  Lo stanzone poco illuminato, che solo quando ci si è davanti si capisce che è un luogo di culto, mostra i pochi ceri accesi e, spesso, anche un cartello appoggiato a delle sedie che dice ai passanti, curiosi o indifferenti, l’orario di una messa o la presenza di un confessore.
  Per un mendicante, pensai cinicamente, è una posizione strategica anche se, al giorno d’oggi, chi vuoi che gli dia un centesimo! Ma il vecchio non stava chiedendo affatto l’elemosina: in una mano aveva una bottiglietta d’acqua e con l’altra frugava in una sorta di tascapane, una volta sicuramente nero e adesso grigio e scolorito, alla ricerca di qualcosa. Ancora qualche passo avanti e distinsi la giacca verde, i pantaloni scuri, le grosse scarpe che erano state marroni.
  Per un attimo persi di vista il vecchio perché fui eclissato da un corpo nero: mi stava superando un prete abbastanza giovane e robusto, in tonaca; un tipo moro, alto, i capelli si sarebbero detti blu scuro più che neri e anche la pelle delle guance, ben rasate, aveva un colorito bluastro; il passo era deciso, le braccia dondolavano vistosamente seguendo lo slancio del corpo.
  Il vecchio si era versato un po’ d’acqua nel cavo della mano e si bagnava, con attenzione e parsimonia, le guance; accanto a sé, sul gradino della chiesa, aveva allineato le poche cose cercate nello zainetto: un pezzo di sapone, un pennello e un rasoio di sicurezza.
  “Eh, no, non è questo il posto!” gli fece il pretone, a voce alta, minaccioso, parandoglisi davanti. Io ero ormai a pochi passi e vedevo la scena da vicino. “Devi andartene da qui!”. Il vecchio non rispose ma prese con una mano le cose posate sul gradino, con l’altra la bottiglia e lo zainetto e si alzò, a fatica; incrociò per un attimo il suo sguardo con il mio e gli vidi gli occhi chiari e umidi; inespressivi. Senza dire nulla e con lo sguardo basso, fisso sulla strada, cominciò a trascinarsi lontano da quell’angolo che per lui non era più tranquillo.
  Mentre passavo, lentamente, proprio di fronte alla chiesa, vidi il prete sgonnellare dentro lo stanzone e lo sentii bofonchiare “Ci mancherebbe…”; ancora pochi passi e si sarebbe inginocchiato di fronte al Santissimo.


venerdì 25 aprile 2014

25 Aprile, la liberazione


Vi ripropongo, per l'occasione, un racconto pubblicato qualche tempo fa per ricordare il 25 Aprile: lo potete scaricare QUI.

mercoledì 13 marzo 2013

Segnalibri Papa (emerito) Benedetto XVI

Da laici lo vogliamo ricordare così: un grande lettore.
I segnalibri, da stampare fronte-retro, sono sul sito di Scrivolo.

mercoledì 13 febbraio 2013

Che succede in Vaticano?

Che cosa succede veramente in Vaticano?
Abbiamo indagato e una risposta plausibile ce la siamo data: tutta colpa del Progetto Creazione.

 

venerdì 14 dicembre 2012

Racconti di Natale

Racconti di Natale
Lo so, vi vedo, state cercando dei racconti di Natale.
Perché non seguite il link e andate sul nostro blog di scrittura, Scrivolo? Ne troverete a decine....

venerdì 26 ottobre 2012

Segnalibri di Halloween


Mentre nei supermercati da qualche giorno hanno cominciato a erigere piramidi di panettoni (panettoni che compreremo, rigorosamente a sconto, il pomeriggio del 24 dicembre...), ancora non siamo arrivati neppure a Ognissanti.
A noi di Scrivolo Halloween non piace moltissimo ma, visto che qualche racconto sul tema lo abbiamo scritto, perché non regalarvi anche dei segnalibro sullo stesso soggetto?

Li potete scaricare da QUI e stampare fronte-retro prima di ritagliarli seguendo le apposite segnature.

domenica 21 ottobre 2012

Scrivolo fa Cento

I racconti di Scrivolo

Decine e decine di racconti: surreali, del brivido, di Halloween. Romanzi gialli brevi, racconti di Natale. Tutti originali.
Inoltre Classici della letteratura digitalizzati per la prima volta e addirittura racconti americani in nostre traduzioni.
Da leggere e da scaricare.
Gratis.
Il tutto, da anni, su Scrivolo.

lunedì 20 agosto 2012

Calde indagini

 
Riprendiamo oggi le pubblicazioni su Scrivolo con un nuovo racconto giallo, a puntate, che ha come protagonista il commissario Sapìa, ligio e solerte funzionario di polizia che ormai dovreste conoscere abbastanza bene.

Per motivi che capirete, si trova ad indagare in un ospedale... 


sabato 4 agosto 2012

Libri in bagno

Leggere in bagno

Come hanno detto qualche tempo fa in un telefilm giallo della serie "Shark":

"Ci sono libri anche in bagno: o è una persona molto colta o soffre di stitichezza".

I segnalibri 'Leggere in bagno' li potete scaricare da QUI.

sabato 7 aprile 2012

lunedì 19 marzo 2012

Ladro e disonesto


"Io sono tranquillo, molto tranquillo e non mi lascio intimorire; ho fiducia nella magistratura e nelle istituzioni: la verità verrà a galla, scagionandomi completamente."

Nello scrivere queste righe ho solo uno scopo: giocare d'anticipo. Sono stanco di affermazioni simili che, fatte dal disonesto di turno appena sorpreso con le mani nel sacco e trasmesse tre o quattro volte in ogni telegiornale, negli ultimi mesi sono diventate più fitte della pubblicità.
Dunque, prima ancora di essere preso sul fatto, la mia dichiarazione l'ho resa pubblica e sono a posto; ora mi manca solo l'occasione per sfruttarla.

Io sono un uomo dabbene ma Dostoevskij aveva ragione: nessuno è innocente.

Io sono onesto di default, come si dice in informatica, e questo non significa affatto che io sia onesto intrinsecamente, come mia caratteristica personale; sono onesto soltanto per mancanza di possibilità di essere diverso.
Non ho ancora potuto arraffare mazzette o darne per un qualche mio illecito vantaggio; non ho regalato né mi sono fatto regalare appartamenti (almeno, non me ne sono accorto), viaggi in aereo, auto, vacanze; nel mio bagno non ho mai ospitato una pescheria; non sono mai stato magistrato né politico e non mi sono quindi passati per le mani soldi che non mi appartenevano. Non sono un geometra del comune né uno statale annoiato dal dolce far niente; non lavoro in una comunità di recupero né in una onlus, in un ospedale né in una ditta di costruzioni di strade. Non ho incarichi di alcun tipo; mi sono lontane banche, sindacati, amministrazioni ancorché locali, contrade e circoli di bocciofili.
E' solo per questo, e per la connaturata ritrosia a mescolarmi coll'umana specie, che ancora non ho avuto modo di essere disonesto. Se la fortuna mi assiste e il caso mi mette davanti ancora qualche anno di vita, spero tuttavia di poter anch'io delinquere: rubare, ingannare, intrallazzare, arraffare, abbuffarmi alla faccia di qualche povero imbecille.
Ecco allora la frase dell'inizio di cui son pronto a fare buon uso non appena le cose mi si metteranno bene.
-
E' un ragionamento alla rovescia, dite? Ne siete proprio sicuri? Vi sembra davvero paradossale il racconto di oggi, su Scrivolo?

martedì 14 febbraio 2012

Nevica su Scrivolo

Tolstoj, Il servo e il padroneSpostarsi quando c'è la neve è sempre stato difficile; basta poco per sfiorare il dramma.
Mark Twain ci racconta quello che può succedere in un viaggio in treno, Lev Tolstoj narra invece di uno spostamento in slitta.
Nell'area download di Scrivolo.

venerdì 27 gennaio 2012

La Fondazione

Sei o sette anni fa, in un tentativo di scrittura di cui mi vergognavo un po' e per il quale neanche oggi mi posso dichiarare fiero, scrissi due paginette che, insieme ad altre bazzecole, tenni poi rigorosamente chiuse in un cassetto (beh, in un hard disk, a dire la verità...)
Quando nacque Scrivolo, ben nascosto dietro un nom de plume, quel cassetto lo aprii per mettere a disposizione dei nostri 25 lettori quelle piccole cose.
Si parla tanto, in queste settimane, in città e non solo, della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Io, qui, mi ero immaginato una storia curiosa...

lunedì 12 dicembre 2011

giovedì 8 dicembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

Una festa nel parco

Picnic
Una festa nel parco? Chi farebbe una festa all'aperto in una fredda serata novembrina? Forse è una vecchia tradizione, che si ripete ogni anno....
Un nuovo racconto, su Scrivolo.