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lunedì 22 ottobre 2018

Gli spiegatori

In supporto... ma che dico? non ne ha proprio bisogno!... in affiancamento al post de Il Santo, e da quel post suggerita, una citazione, con valore, si può dire, universale:
Tutti noi li abbiamo incontrati. Sono nostri colleghi, nostri amici, membri della nostra famiglia. Sono giovani e vecchi, ricchi e poveri, alcuni con un’istruzione, altri armati solo di un computer portatile o della tessera di una biblioteca. Ma tutti hanno una cosa in comune: sono persone mediocri che credono di essere dei pozzi di scienza. Convinti di essere più informati degli esperti, di avere conoscenze più ampie dei professori e maggiore acume rispetto alle masse credulone, sono gli “spiegatori”, sempre felicissimi di illuminare noi e gli altri su qualsiasi argomento, dalla storia dell’imperialismo ai pericoli dei vaccini.

T. Nichols, [The death of expertise. The campaign against estabilished knowledge and why it matters, 2017], La conoscenza e i suoi nemici. L’età dell’incompetenza e i rischi per la democrazia, Roma, Luiss University Press, 2018


Per i più curiosi, in copertina: Salone di barbiere con gatti e scimmie (Abraham Teniers, metà del '600)

sabato 20 febbraio 2016

Anticultura


In ricordo di Umberto Eco.

Se la cultura è un fatto aristocratico, la gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla (Eraclito: "Perché volete trarmi d’ogni parte o illetterati? Non per voi ho scritto, ma per chi può capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla"), allora il solo pensiero di una cultura condivisa da tutti, prodotta in modo che si adatti a tutti, e elaborata sulla misura di tutti, è un mostruoso controsenso. La cultura di massa è l’anticultura.

U. Eco, Apocalittici e integrati, Milano, G. E. Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas, 1964

[Via: Libriaco.]
 

giovedì 24 ottobre 2013

Il parrucchiere


I suoi gesti, mentre parlava, erano quelli di un amabile parrucchiere che non pensasse ad altro che al bene del cliente. Mentre parlava pareva applicare compresse calde ad amici e nemici immaginari, spruzzarli di profumate essenze calmanti.
H. Böll, Casa senza custode [1954], Milano, Mondadori, 1981. [Trad. I. A. Chiusano]