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martedì 21 gennaio 2020

Papa I e Papa II



È molto spiritoso quel vecchio motto di Catone, il quale diceva di meravigliarsi che un arùspice non si mettesse a ridere quando vedeva un altro arùspice.

Cicerone, De divinatione [44 a.C.], Della divinazione, Milano, Garzanti [Trad. S. Timpanaro], 1998

sabato 31 agosto 2019

Benedicite


Che vergogna, per uno stato laico, far ricorso a rosari, santi, madonne e papi!

Quando ci libereremo dagli infiniti tonaconi, vestiti di nero o di bianco o di grigio, che si aggirano per il mondo?

martedì 8 dicembre 2015

Fiat Lux!


Dio è amore spettacolo.

Ho visto pochi minuti dell'evento: mi sono bastati.

Ma un bel rosario, in latino, con Papa 1 e Papa 2 e tutti inginocchiati sul lastricato a soffrire, no?
E poi ci si chiede perché uno si fa musulmano...

Per fortuna sono ateo!

sabato 19 aprile 2014

Rosso sangue


Una giovane amica straniera, di religione ortodossa, risponde alla mia e-mail di auguri di Pasqua (che quest'anno Ortodossi e Cattolici festeggiano nella stessa data) raccontandomi di una loro tradizione, in parte culinaria.
Secondo l'uso, nella sua famiglia vengono preparate delle uova sode colorate (andrebbero cucinate il Martedì Santo); alcune di esse sono rosse, a rappresentare il colore del sangue del Cristo ma anche quello della Vita e della Rinascita.
Durante il pranzo domenicale si svolge tra i partecipanti una piccola guerra, che consiste nel far cozzare, un commensale contro un altro, prima le 'punte' delle uova e poi i 'fondi'; uno o entrambi i gusci si rompono ma non sempre. Chi subisce minor danni dagli scontri o addirittura rimane con il suo uovo integro, avrà fortuna e felicità sino alla Pasqua successiva.

venerdì 1 marzo 2013

Abdicare

ABDICARE

Parola vilissima che significa rinunciare pubblicamente a qualcuno o a qualcosa, per interesse, per paura, per imbecillità.
Il secolo scorso e il principio di questo è stato il tempo delle abdicazioni. Dal re allo spazzino, tutti abdicavano.
I cristiani stessi (fra gli altri e più degli altri) i cristiani - sale del mondo - che, pur essendo una milizia inerme, se hanno in sé lo spirito di verità, sono invincibili, hanno, più o meno, falsificato, abbandonato o rinnegato Cristo.
Da ciò, unicamente, catastrofi d'ogni genere.
Ma ora basta.
Chi è cristiano, non per ridere, deve confessare Cristo "usque ad effusionem sanguinis". Perché Cristo è Via, Verità, Vita, Luce del Mondo.
Né l'uomo che vive nel mondo può viverci più senza Cristo; né può essere amico dell'uomo chi non è amico e servo di Cristo.
Diximus; e tutto è detto.

D. Giuliotti, G. Papini, Dizionario dell'omo salvatico, Firenze, A. Vallecchi, 1923

domenica 7 novembre 2010

Il Papa, la Sagrada Familia e le suore

Domenica mattinata passata davanti alla TV, su vari canali, curioso di vedere la Sagrada Familia e la consacrazione fatta dal Papa.
Curioso per la parte architettonica, mostrata con gran dovizia da telecamere montate nei punti più impensabili del gigantesco e affascinante castello di sabbia cesellato sino all'esasperazione; curioso come un giapponese per l'antica cerimonia rituale, mai vista neppure in TV.

Una scenografia impressionante, sotto una luce abbondantissima che penetra nel luogo di culto da ogni dove, centinaia di prelati in paramenti bianco e oro che mostrano tutta la gloria della Chiesa.
E dopo l'unzione con l'olio benedetto dell'altare e delle pareti della basilica, ecco arrivare, umili e silenziose, quattro suore nere che, come in qualsiasi famiglia che si rispetti, mentre gli uomini se ne stanno comodamente seduti, devono pulire l'altare stesso ed anche per terra, sotto lo sguardo attento del Santo Padre.

Donne piegate al caratteristico ruolo a loro destinato e alla considerazione che la religione cattolica (e non solo quella...) ha sempre avuto per questi esseri inferiori ed impuri.

domenica 24 gennaio 2010

Dio a un clic di distanza

Dice Papa Benedetto XVI: "Compito di chi, da consacrato, opera nei media è quello di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualità del contatto umano e l'attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo agli uomini che vivono questo nostro tempo digitale i segni necessari per riconoscere il Signore"

mercoledì 9 dicembre 2009

L'invenzione di Babbo Natale


Anche nella sua ultima uscita pubblica, ieri, Benedetto XVI non ha potuto esimersi dal calcare il rosso camauro. Siamo proprio sicuri che Babbo Natale l'abbia inventato la Coca Cola?

La Santa Sede ha le prove del diritto di primogenitura: già Benedetto XIV, il famoso cardinale Lambertini, in questo dipinto di Pierre Subleyras sfoggia, nel 1735, il vestito rosso e bianco del più famoso Babbo dell'ultimo secolo.



E qui Giulio II, nel celebre ritratto di Raffaello del 1512, ha persino una bella barba bianca.

venerdì 6 novembre 2009

sabato 19 settembre 2009

Non si uccidono così anche gli agnelli?

Schiacciare una formica è cosa di poco conto, ci si mette un piede sopra, camminando inavvertitamente, e l'insetto è bello e spalmato per terra. Fare la stessa cosa con un insetto di dimensioni maggiori, uno scarafaggio, una cavalletta, una mantide religiosa, è già più difficile e qualcuno neppure riesce a farlo.
Se poi ci si para davanti, quando si va in auto, un riccio, un gatto o un qualche altro animale di piccola taglia, la reazione normale è quella di evitarne l'investimento, talvolta anche a rischio di fare un incidente.
Pensate a come nelle nostre campagne si ammazzano i polli: qualunque massaia è in grado di afferrarne il collo e torcerlo, fino a rompere la colonna vertebrale, e di appendere per i piedi l'animale, agonizzante, che muove ancora, per riflesso condizionato, le ali mentre sanguina dal becco. E per ammazzare un coniglio basta un colpo secco, proprio all'attaccatura della testa, per poi appenderlo per le zampe posteriori e, con un coltello affilato, tagliarne via la pelle, ancora calda, e aprirne il ventre per togliere subito le viscere.
Ammazzare un animale più grande, un agnello od un maiale, è un po' più complicato: nel medioevo, senza farsi troppi problemi, il maiale lo ammazzavano con un paio di robuste mazzate sulla testa, e poi, anche in questo caso, subito correvano a rialzarne il corpo per recuperare il sangue, per farne certe leccornìe come i migliacci o il buristo.

Pensate, invece, come deve essere ammazzare la propria figlia, ma non per un impeto di rabbia, tirandole in testa una bottiglia che è sulla tavola, durante una discussione o aggredendola a calci o pugni, no. Ammazzarla come si fa con un agnello: portare con sé un coltello, affilato e luccicante, aspettare l'occasione buona e poi passarlo sotto un collo dalla pelle ancora tenera, con un po' di peluria, affondare la lama e recidere la giugolare facendo sgorgare, purificatore, un bel fiotto di sange pulsante, che schizza via sotto pressione; pensate a come debba essere gratificante, per un padre, farsi giustizia con le stesse modalità di mille, duemila, cinquemila, diecimila anni fa.
Sì, mi riferisco proprio al signor El Ketawi Dafani che le mani, fino a poche sere prima, le aveva immerse nel rosso succo del pomodoro delle pizze che cucinava, per darle in pasto a tutta quella massa di correligionari e di infedeli che andavano nel locale dove lavorava.
Sono le loro tradizioni, che sarà mai, si dirà, vogliamo forse esportare, oltre la democrazia, anche il nostro modus vivendi di occidentali?
Lasciamo che facciano le loro cose, che si comportino come vogliono, che trattino le donne come oggetti di proprietà e di nessun conto, sdegnamoci qualche minuto poi torniamo a mangiare le loro pizze, i loro cus-cus, il loro kebab.
La moglie dell'individuo di cui si parla ha poi espresso, pubblicamente, sincera condivisione per il bel gesto del marito: chissà se a qualche giudice verrà in mente di togliere ai due la patria potestà sulle figlie superstiti, da affidare presto a chi le possa far crescere da esseri umani; dubito però che qualcuno faccia queste riflessioni.

È indubbiamente un problema culturale: dove ci sono 'tonaconi', vestiti di nero o di bianco o di grigio, l'individuo resterà sempre schiacciato dai terrori e dalle superstizioni di quando era nelle caverne, non c'è niente da fare.

domenica 30 agosto 2009

Il discorso della montagna

Qualche volta a un ateo come me vien fatto di pensare che la Bibbia, e i Vangeli, si possono citare come gli I Ching, per far loro dire ciò che si vuole.
Il cardinale Martini fa sentire la sua autorevole voce, oggi, sul Corriere della sera, citando, per rasserenare gli animi, il discorso della montagna, in Luca VI, 20.
Io avrei invece ricordato Matteo, V, 29 (sempre il discorso della montagna, riportato però da altra fonte...) dove si dice:
Ora se il tuo occhio destro ti è di scandalo, cavalo e gettalo via da te: è meglio per te che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato all'inferno.

giovedì 13 agosto 2009

L'ira di Dio

Image credit: Worth100

Come?
L'ora di religione non darà diritto a crediti?


Image credit: Worth100