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giovedì 23 maggio 2013

Letture notturne - 4

Se il libro è buono si legge d'un fiato; se è un giallo, anche solo in una notte.
Dopo aver letto qualche romanzo di Maj Sjöwall & Per Wahlöö, con cui inizia anche la critica sociale alla "splendida Svezia" (e i libri della coppia vanno avanti per un decennio, partendo dal 1965), sono passato a Mankell il cui romanzo che vede debuttare come protagonista il commissario Wallander (1991) già configura un quadro fosco della situazione dell'immigrazione nel paese nordico.
{E' curioso che si sia recentemente dedicato alla scrittura di gialli anche un noto professore universitario svedese di filosofia, Theodor Kallifatides (nato in Laconia...)?}

Quale sia la situazione in Svezia in questi giorni lo vediamo dalle cronache dei TG.

Ieri sera ho ripreso il percorso di letture svedesi, iniziato due o tre settimane fa (e bloccatosi sulla stucchevole e illeggibile Camilla Lackberg); seguendo la strada delle buone letture, per sperimentare un contrasto temporale, il libro sul comodino in queste notti è Gli isolani di Hemsö (1887) di Strindberg.

P.S.: Un sito imperdibile per i giallofili è quello di Maxine: Petrona.

Strindberg, Gli isolani di Hemsö

lunedì 20 agosto 2012

Calde indagini

 
Riprendiamo oggi le pubblicazioni su Scrivolo con un nuovo racconto giallo, a puntate, che ha come protagonista il commissario Sapìa, ligio e solerte funzionario di polizia che ormai dovreste conoscere abbastanza bene.

Per motivi che capirete, si trova ad indagare in un ospedale... 


giovedì 9 agosto 2012

Un brivido svedese

Sjöwall e Wahlöö, Roseanna
Dentro ci sono Kafka, l'America e un Fuochista, ma il libro non ha niente a che fare con lo scrittore di Praga: è un giallo nordico (svedese) ante litteram, scritto a quattro mani da una coppia ben affiatata; i due, marito e moglie, ci hanno dato alcuni dei più bei gialli tra il '65 e il '75 dello scorso secolo.
Il racconto si svolge lento e narra i tentativi di risolvere un caso di presunto omicidio che vede coinvolte persone comuni di varie parti del mondo. Senza Internet e senza e-mail i tempi sono lunghi ma solo quanto basta per dare modo al riflessivo e taciturno investigatore, Martin Beck, di costruire ipotesi, vagliare particolari, muoversi avanti e indietro per la Svezia, trascurando sistematicamente la famiglia, una moglie e due ragazzi (la ragazza è una tredicenne che segue i telefilm gialli di Perry Mason e va matta per i Beatles), pur di togliersi il rovello che ogni fatto criminale, irrisolto, fa nascere nella sua mente ipersensibile.
Ottimamente caratterizzate le due 'spalle' del sovrintendente Beck, il grosso, noncurante e gioviale Lennart Kollberg e il metodico e analitico Fredrik Melander, fumatore di pipa dalla memoria stupefacente.
Nella parte finale il libro cambia ritmo, la vicenda si fa parossistica, è tutto un crescendo di tensione e di accadimenti, serrati uno accanto all'altro prima della soluzione finale: una bella prova di come i due autori padroneggiano la struttura della narrazione.
Una buona lettura, da spiaggia se volete, lunga quanto basta e certo non paragonabile ai soliti mattoni prediletti dall'editoria di questi anni (lo Spettro di Jo Nesbø ha più di 600 pagine: meglio, molto meglio leggersi Guerra e Pace o il Tristram Shandy...)

L'edizione che ho letto è quella del 1973, pubblicata da Garzanti per la traduzione di Hilia Brinis; ne esiste una riedizione, del 2005, fatta da Sellerio con diverso traduttore.

domenica 8 luglio 2012

Un gelato al Bar Lume


Marco Malvaldi e i gialli del Bar Lume.

Dei tre romanzi della serie che ho letto (La briscola in cinque, Il gioco delle tre carte, Il re dei giochi) "Il gioco delle tre carte" è sicuramente il più divertente. Già il fatto che li abbia letti uno dopo l'altro è insolito per le mie abitudini di lettura e li rende quindi 'particolari'.
Le storie ruotano attorno a un numero ristretto di personaggi: 4 vecchietti, clienti fissi del Bar Lume, Massimo il 'barrista', Tiziana la dipendente part-time e il dottor Fusco, un semi-ottuso commissario di polizia. Ambientati in un paesetto di mare a poca distanza da Pisa, le vicende si snodano su trame molto esili (c'è il morto, ovviamente!): la parte veramente spassosa è costituita dai dialoghi in pisano tra gli anziani avventori e dagli sfottò di cui son vittime più o meno tutti quelli che passano a portata delle loro linguacce. Alcune battute sono fulminanti.
La filosofia di Massimo, il 'barrista', matematico prestato alla somministrazione di caffé e cappuccini, viene fuori altrettanto spesso dalle pagine dei libri, rendendoli una miscela gustosa e dilettevole.
Il gioco delle tre carte l'ho letto in poco più di tre ore, durante la notte, sghignazzando tra me e divertendomi come un bambino (sarà forse anche perché a Pisa ci sono vissuto deci anni e quindi le voci dei dialoghi e delle battute mi risuonavano familiari); sono libri da leggere la mattina al mare, in attesa dell'ora del bagno o la sera, sul terrazzo, al fresco, con qualche bibita a portata di mano e la pelle che brucia per un tentativo di abbronzatura troppo veloce.

sabato 26 maggio 2012

venerdì 29 luglio 2011

Jarro il giallista

Jarro, L'assassinio nel Vicolo della Luna

Il ‘birro’ Domenico Arganti, detto Lucertolo, fa la sua apparizione nel primo giallo di una serie che Giulio Piccini (Jarro) pubblica nel 1883.

Di lui dice il suo autore:

Il famoso birro, uomo senza scrupoli, senza alcuna moralità, prepotente, rabbioso, violento, viveva fra dissolutezze e soprusi, aveva un solo pensiero: quello di apparire destrissimo nella sua professione per arrivare ad un grado più elevato, per avere il denaro, che diveniva sempre più necessario alla vita che menava di sordide crapule.

Ed anche:

Aveva la forza, il coraggio, ma il sentimento dell’onestà gli mancava, o aveva scarso.

Ambientato nella Firenze del vecchio ghetto, vediamo un efferato delitto e l’attività della polizia per mettere al sicuro il colpevole, con la vicenda che si svolge nel colorato e vivo ambiente popolare d’inizio ottocento.
Uno dei primi gialli italiani, anche se non il primo in assoluto (ne riparleremo) è stato digitalizzato e portato a nuova vita nell’attività di recupero di testi dimenticati a cui, noi di Scrivolo, ci dedichiamo da un po’ di tempo.

Il romanzo lo trovate nelle nostre pagine di download.

giovedì 28 luglio 2011

Giorgio Scerbanenco

Scerbanenco nel 1966 con la copia di Venere Privata appena pubblicata.

100 anni fa nasceva Giorgio Scerbanenco, a Kiev.
Anche Gogol era ucraino; anche la famiglia di Irène Némirovsky era di origine ucraina, come pure quella di Alejandro Jodorowsky.
Coincidenze.
Scerbanenco ha scritto una quantità incredibile di racconti e romanzi, con alti e bassi, "un po' di Liala e un po' di «Grand'Hotel»", dice Gianni Canova nella prefazione a "Le spie non devono amare" usando dei riferimenti che oggi probabilmente non dicono più niente a nessuno.
Comunque sia, Scerbanenco è sicuramente una delle pietre miliari della narrativa gialla italiana e lo si legge ancora, alla faccia di tanti romanzi da macero in 'top-ten' per qualche mese.

La mia copia di Venere Privata.

lunedì 18 luglio 2011

Racconti: il commissario Sapìa

E' un commissario sui generis, Italo Sapìa:

Quando era di malumore, in pratica quasi ogni giorno dell’anno, Sapìa si divertiva ad ammorbare il prossimo con frecciatine acide e giochi di parole; o almeno così credeva perché, in realtà, ben pochi comprendevano il senso delle allusioni e delle espressioni peregrine con cui infiorava i suoi discorsi: non a caso in Questura l’avevano soprannominato “la Sfinge”.

Su Scrivolo, dopo aver pubblicato il primo racconto lungo raccogliendo in un unico PDF le sei puntate già pubblicate, da oggi inizia la nuova avventura che ci terrà compagnia per tutta l'estate.
Il commissario Sapìa torna all'Università lo trovate QUI.

mercoledì 22 dicembre 2010

Natale: che fare?

Nella speranza che tutti i vicini se ne vadano in bei posti caldi, assieme al loro continuo rumoreggiare, in scaletta ci sono:

L'ennesima visione della stucchevole favola di Frank Capra (1946), La vita è meravigliosa, da guardare prima del pranzo di Natale, subito dopo un'abbondante colazione con cioccolata bollente e pandoro; il film supera le due ore e quindi bisogna controllare bene i tempi della visione.

L'amaro [così me lo ricordo, ma potrei sbagliare] Un Natale di Maigret, dalla serie televisiva in bianco e nero di Mario Landi, con Gino Cervi (trasmesso in una puntata il 24 gennaio 1965; ho fortunosamente ritrovato un VHS di una replica TV), adatto ad una visione pomeridiana sul divano, con un tè forte, bollente e con abbondante limone, sgranocchiando qualche rustico 'cavalluccio'. Se avessi il tempo il coraggio potrei provare a farli da me; non lo escludo.

Per quanto riguarda le letture, partendo qualche giorno prima della vigilia, a sprazzi, il romanzo Vacanze di Natale, di W. S. Maugham, il giallo Poirot and Christmas [1938], di Agatha Christie, e il racconto The Adventure of the Christmas Pudding [1960] (*), sempre con lo stesso investigatore belga come protagonista. Questi ultimi due sono in inglese e quindi mi ci vorrà un po' di tempo.

Post scriptum
Da qualche anno penso che a Natale dovremmo invitare a pranzo qualcuno che è solo e a cui farebbe piacere un pranzo caldo e abbondante in un'atmosfera tranquilla. Poi caccio via il pensiero molesto: non voglio bene a me stesso, ne dovrei volere al mio prossimo?

Post post scriptum
(*) Causa insonnia, il racconto me lo sono già letto, stanotte.

Dice la stessa Christie, nella prefazione alla raccolta di Short stories che porta lo stesso titolo del racconto:
The Adventure of the Christmas Pudding is an indulgence of my own, since it recalls to me, very pleasurably, the Christmases of my youth.
After my father's death, my mother and I always spent Christmas with my brother-in-law's family in the north of England - and what superb Christmases they were for a child to remember! Abney Hall had everything! The garden boasted a waterfall, a stream, and a tunnel under the drive! The Christmas fare was of gargantuan proportions. I was a skinny child, appearing delicate, but actually of robust health and perpetually hungry! The boys of the family and I used to vie with each other as to who could eat most on Christmas Day. Oyster Soup and Turbot went down without undue zest, but then came Roast Turkey, Boiled Turkey and an enormous Sirloin of Beef. The boys and I had two helpings of all three! We then had Plum Pudding, Mince-pies, Trifle and every kind of dessert. During the afternoon we ate chocolates solidly. We neither felt, nor were, sick! How lovely to be eleven years old and greedy!

mercoledì 5 maggio 2010

I numeri del giallo

Fibonacci, un maturo professore di matematica, un condòmino insopportabilmente rumoroso e un vecchio notaio con una vita 'avventurosa'.
Questi gli ingredienti della prima puntata del giallo Sailing to Byzantium, da oggi su Scrivolo.

Che Popinga abbia pubblicato ieri un post di cui parla anche di Fibonacci è un puro caso...

martedì 23 marzo 2010

E' morta Laura Storm

Lauretta Masiero - Laura Storm


Lauretta Masiero - Laura Storm

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Aggiornamento del 20/10/2012
Ci sono online, su YouTube, due delle puntate complete dello sceneggiato andato in onda nel 1965.
QUI e QUI, per la precisione la prima e la quarta della prima serie.
L'articolo dedicato a "Le avventure di Laura Storm" da Wikipedia è QUI.

mercoledì 9 settembre 2009

Delitto senza castigo


Cerchiamo di darci da fare, su Scrivolo. Da oggi raddoppiamo le uscite: il mercoledì, per tutto il mese di Settembre, è dedicato ad un giallo e-pistolare a puntate, scritto da errebi.
Ci sono le lettere scomparse del rosso poeta di Zacinto, una eredità, un matrimonio contrastato e...

mercoledì 12 agosto 2009

Letture in giallo

Immagine: da una pubblicità Mondadori del 1958.

Siamo inondati dai 'gialli'.
Alla TV possiamo vedere anche tre telefilm 'mystery' uno di seguito l'altro; le librerie sono piene di volumi di 'thriller'; greci, islandesi, giapponesi e italiani sembra non facciano altro che scrivere 'gialli' e noi lettori ne consumiamo a chili.
Perché ne abbiamo tanto bisogno?
Ci rassicurano perché quasi sempre finiscono con l'individuazione e l'arresto del colpevole?
Ci gratificano perché ci trasportano in un mondo dove il male viene punito e il bene trionfa?
Ci illudono, perché ci presentano personaggi integri e con buoni sentimenti?
Ci vendicano, perché fanno ai colpevoli quello che nella vita nessuno fa quasi mai?

giovedì 30 luglio 2009

Gialli estivi

Si parlava, sere fa, con M., prima di uscire dall'ufficio e poi giù per le scale e fuori, al parcheggio, di libri, e in specie di libri gialli.
Lui mi diceva di Guccini e Macchiavelli e mi consigliava caldamente Carlotto, di cui so poco più del caso umano, e il jazz e il calvados del suo Alligatore; allora io gli ho detto di Simenon, ma non di quello di Maigret, anche lui bevitore di calvados (ecco il collegamento) ma di quello di gran livello de Le finestre di fronte, scovato di recente, non letto, nascosto in uno dei miei scaffali.
Qualche giorno fa, in macchina insieme, nei pochi minuti senza telefonate, ci eravamo compiaciuti di Dürrenmatt; M. ha nominato Il giudice e il suo boia e abbiamo fatto una pausa a rigustare il sapore di quella lettura.
Stasera, adesso, ho cercato e ritrovato il vecchio Feltrinelli e mi sono di nuovo messo accanto al commissario Barlach, tra valli e montagne.

mercoledì 15 ottobre 2008

L'uomo al balcone

Anni fa mi sono imbattuto in un curioso sito web statunitense il cui scopo era quello di americanizzare i nomi dei personaggi dei classici della letteratura russa.
C'erano, on-line e da scaricare, alcune traduzioni in inglese dei romanzi di Tolstoj, di Dostoevskj, di Gogol; c'era poi un curioso programmino di 'utilità' che consentiva di modificare, nel testo, l'originale nome russo (che so, Rodion Romanovic Raskolnikov) in un più familiare nome americano, diciamo James Jameson.
Mi sembrò una cosa bizzarramente inutile: il suono del nome di un personaggio, il 'segno' che lo rappresenta hanno un importante peso evocativo nella lettura: perché chiamare James uno che l'autore ha chiamato Rodion?

Mi sono ricordato del sito americano leggendo da qualche sera un libro di una coppia svedese, Maj Sjöwall e Per Wahlöö, L'uomo al balcone, un libro giallo Garzanti del '73 che ho scovato nella libreria che abbiamo nell'ingresso, in uno scaffale poco frequentato, adibito a raccogliere libri che riteniamo di minor pregio letterario: non lo avevo neppure mai visto.
Il libro è certamente godibile anche se, scritto nel '67, descrive un ambiente e una vita che ci è ormai lontana.
Ho scoperto che c'è attualmente una certa attenzione sulla produzione giallistica del nord Europa (oltre la coppia suddetta, di cui è sopravvissuta solo la signora Maj che era a Mantova qualche settimana fa, ad es. Jo Nesbo, Håkan Nesser, Leiff GW Persson, Anne Holt, l'islandese Arnaldur Indridason...) e quindi la mia lettura, pur casuale, è sicuramente 'alla moda'.
Mi ha creato qualche problema leggere i nomi, svedesi, dei personaggi e dei luoghi dell'azione.
Se si esclude l'ispettore capo Martin Beck (che potrebbe avere un nome britannico) ho avuto per tutta la lettura una certa difficoltà a ricordare a quale personaggio che entrava in scena appartenesse quel nome o se la via o il quartiere a cui si faceva riferimento erano già stati citati precedentemente nel racconto. (Gunvald Larsson, Fridhemsplan, Hornsgatan, Skärmarbrink, Västberga Allé, ...)
E' un sintomo di invecchiamento cerebrale o solo la mancanza di familiarità con questa tipologia di nomi?

sabato 2 febbraio 2008

Pioggia e nebbie

Una giornata uggiosa, quasi fredda, e una pioggerellina a tratti: tutti requisiti sufficienti per passare alcune ore in un negozio di libri usati, dove mia moglie ed io andiamo con una certa frequenza alla ricerca di qualche 'novità'. Il sabato mattina è passato così; tra gli altri, ho comprato un vecchio Oscar: Simenon, Maigret e il porto delle nebbie con una copertina Ferenc Pintér in cui la silhouette del grosso Maigret, e quasi ci indovini Gino Cervi, sfuma nel celestino dello sfondo.
Poi un pomeriggio di tranquilla lettura, spalmato su un divano, lontano dal resto del mondo.