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domenica 1 marzo 2020

Accaparrare


Sono rientrato adesso dal fare la spesa al supermercato Coop più grande che c'è in città.
In realtà, mezza spesa: mancavano completamente o erano presenti in scarsissima quantità e selezione, i beni di prima necessità:
  •     Farina
  •     Penne rigate
  •     Cioccolata fondente
  •     Marmellata
  •     Caffè
Come si fa a dare il diritto di voto anche a chi è così imbecille da riempirsi la casa di Penne rigate e Cioccolata fondente?

giovedì 4 gennaio 2018

Caro Renzi


Prima spesa dell'anno al supermercato di Unicoop Firenze e primo incontro con le bustine per l'ortofrutta a pagamento.
Solo qualche centesimo!, dicono tutti, come se non si trattasse di soldi nostri: sono i centesimi che fanno gli euro, potremmo dire parafrasando un detto americano.
Il supermercato Unicoop Firenze di cui sopra da anni distribuiva 'gratuitamente' i sacchetti biodegradabili, senza alcun costo aggiuntivo per gli acquirenti; ovviamente decine di migliaia di sacchetti hanno il loro costo, nell'arco dei dodici mesi, ma ovviamente tale costo era stato spalmato sui prezzi dei prodotti che acquistavamo.
Adesso, nei punti di distribuzione dei sacchetti, l'Unicoop si scusa di doverceli far pagare ma: è la legge! Non ho visto segnalato in nessun luogo che il supermercato abbia deciso, per venire incontro a questo ennesimo balzello, di rimborsarcene il costo in un qualche modo, ad esempio accreditandoci dei 'punti' gratuitamente. Morale della favola? Il valore degli imballi 'ecologici' fino al 31 dicembre dello scorso anno faceva parte dei costi aziendali ed era coperto dal valore delle vendite; quest'anno, a prezzi dei prodotti uguali o maggiori, con il modesto obolo che ogni giorno saremo costretti a versare, entreranno nelle loro casse alcune centinaia di migliaia di euro senza colpo ferire, grazie alla 'legge'.

E dunque, oltre all'inflazione e al caro vita oggi possiamo aggiungere anche il caro Renzi.

Nota 1: Sopra i sacchetti viene attaccato un autoadesivo che certifica tipo, peso e costo della merce contenuta. Detto autoadesivo NON viene dichiarato ecologico quindi, a rigor di logica, il sacchetto dopo la prezzatura NON è smaltibile tra i rifiuti biodegradabili e compostabili.
Nota 2: Il sacchetto è prodotto da "Industria Plastica Toscana", società cooperativa, con sede a Scarperia. È però prodotto con MATER-BI e realizzato su licenza di NOVAMONT, la cui amministratrice delegata è Catia Bastioli, presidente anche di Terna. Vedi, su 'La Stampa', l'articolo sulla polemica che vede coinvolto il segretario del Partito Democratico.
Nota 3: Ma i guanti per maneggiare la frutta, quelli sì davvero indispensabili, di che tipo di 'plastica' sono fatti? Non certo biodegradabile: per fortuna continuano ad essere inquinanti ma gratuiti!
Nota 4: Tutte le volte che ci vendono merce in contenitori non biodegradabili, dato che il loro smaltimento è un costo per noi che li portiamo a casa, non dovremmo essere noi consumatori a chiedere un rimborso alle aziende, fosse anche solo un centesimo al pezzo? Non sarebbe un buon deterrente, se davvero sta a cuore l'inquinamento ambientale?

L'etichetta autoadesiva sul sacchetto

Sacchetto prodotto da

Prodotto su licenza di


sabato 29 aprile 2017

Cantuccini (Toscani?)

Un'amica, per le feste di Pasqua, ci ha regalato, tra le altre cose, una confezione di Cantuccini, a marchio COOP.
Cantucci Toscani IGP. ALLE MANDORLE, puntualizza la scritta sulla scatola.


Perché quell'evidenza?, mi sono chiesto, i cantuccini non sono TUTTI alle mandorle?
Incuriosito, ho cercato sul lato della confezione l'elenco degli ingredienti: farina di frumento, zucchero, mandorle 22%  (origine: California), ...
Ma come, mandorle della California? Sono o non sono Cantuccini Toscani?



Il passo successivo è stato cercare il disciplinare che regola il prodotto "Cantuccini/Cantucci Toscani" di Indicazione Geografica Protetta. Lo trovate QUI.
La mia risposta l'ho avuta: i Cantuccini/Cantucci Toscani IGP devono, obbligatoriamente, avere tra le componenti le mandorle, in quantità non inferiore al 20%.
Il documento indica sia la composizione dell'impasto che l'aspetto del prodotto finito; nulla dice, però, dell'origine degli ingredienti: se lo zucchero è tunisino, la farina di frumento (0, 00 o cosa?) proviene dalla Russia, le uova dalla Francia, il burro dal Belgio, il latte intero dall'Austria, il miele dalla Slovenia e le mandorle dalla California, purché il prodotto sia fatto in Toscana, rispettando la quantità minima di mandorle, le modalità di cottura riportate e l'aspetto estetico, allora il biscotto si può chiamare Cantuccino/Cantuccio Toscano IGP.
Ma cosa mai può cambiare se si preparano i Cantuccini in un biscottificio in Portogallo, negli Stati Uniti, in Cina o in Nuova Zelanda?



martedì 31 maggio 2016

La Crusca, la COOP e l'Italiano

Che la prestigiosa Accademia della Crusca sia stata costretta a chiedere aiuto a Unicoop Firenze è cosa che, per me, dice abbastanza di quanto il Ministro con la Barba si occupi della Cultura in Italia. Vedi anche QUI.

Nel numero di Maggio dell'Informatore, mensile di attualità su consumi, cultura, territorio, tempo libero per i soci di Unicoop Firenze, c'è un articoletto, a pagina 7, che parla di una iniziativa fatta per rivivere le cene alla maniera dei Cruscanti del XVII secolo e raccogliere fondi per l’Accademia della Crusca, incontri organizzati da Unicoop Firenze e dalla Crusca stessa, insieme agli allievi di 9 istituti alberghieri toscani, alla scoperta di antiche ricette e di antiche e nuove parole dell’italiano a tavola, con l’intervento di ricercatori e membri dell’Accademia.


L'articoletto è intitolato "Stravizzi per tutti".
Un lettore comune, mancando una spiegazione che io avrei messo in un'opportuna nota, potrebbe gridare allo scandalo: il plurale di stravizio si scrive con una z sola, "stravizi".

Ma il lettore comune forse non sa che, secondo il Vocabolario degli Accademici della Crusca [1612]: merenda o «STRAVIZZO è il mangiare, che fanno insieme le conversazioni allegre» e quindi, con questa accezione, "stravizzi" è arcaico ma corretto.


venerdì 23 ottobre 2015

La Crusca, l'Italiano e la COOP


La situazione economica e finanziaria dell'Accademia della Crusca è critica.

Già nel 2010 (!) gli Accademici della Crusca firmavano un appello pubblico denunciando
"le condizioni di assoluta precarietà economico-finanziaria dell’istituzione [...] e chiedono con forza al Governo che, con un atto normativo, sia finalmente assicurata all’Accademia della Crusca, per la sua unicità di ente di tutela, promozione e valorizzazione della lingua nazionale, una dotazione ordinaria in grado di consentirle un sicuro funzionamento e uno sviluppo delle attività adeguato ai propri fini statutari."

Se in Italia non ci fossero Lui e il Suo governo e avessimo un Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con tanto di Ministro (con o senza barba), non ci sarebbe bisogno di una catena di supermercati, l'Unicoop Firenze, per finanziare l'emerita istituzione, fonte, arbitro, memoria, della Lingua italiana, con un fondo di centomila euro (che sono briciole, lo stipendio annuo di tre o quattro impiegati) e con altre iniziative atte a sostenere l'ente fiorentino.
Ma i soldi promessi, una manciata, da Roma non arrivano: d'altra parte un'istituzione culturale che economicamente non rende nulla per i politici del twitt e degli hashtag è assolutamente senza valore, no?

Come risolvere concretamente il problema, in assenza di uno Stato? Chiedere la carità di un aiuto.


martedì 11 agosto 2015

Biglietti, prego!



Expo è ancora aperto e immagino che ci siano molte persone che lo affollano.
Quanti sono stati a oggi i visitatori? Non si sa: i dati che ho trovato in rete sono solo relativi ai biglietti venduti.
Ma è la stessa cosa, mi direte.
No, non proprio.
Molte aziende, per regalarli ai propri clienti o ai fornitori, hanno acquistato i biglietti che sono stati distribuiti a pioggia (anche nell'azienda dove lavoro ce ne hanno regalati due a persona.)
Per aumentare le vendite, altre strutture si sono improvvisate rivenditori, dalle COOP al PD, con sconti sul prezzo nominale tra il 40 e il 50%.

Adesso si sono mossi anche i Ministeri, con offerte scontate ai propri dipendenti.

L'INPS, poi, i biglietti addirittura li regala!
L'Ente Previdenziale mi comunica infatti, via email, che:

INPS, grazie ad una collaborazione con EXPO Milano, offre un biglietto omaggio per visitare l'esposizione universale nel mese di agosto. L'iniziativa è rivolta alle persone con pensione o imponibile previdenziale inferiore ai 10.000 euro nell'anno 2014. Per raggiungere Milano, inoltre, Trenitalia offrirà uno sconto del 50% sulle normali tariffe.
Per ottenere il certificato da presentare alla biglietteria è necessario collegarsi su www.inps.it con il proprio PIN selezionando l’apposito banner in basso a destra.
Controlli se può usufruire di questa offerta e inviti chi conosce a fare altrettanto.

Ma ce li vedete degli Italiani che in un anno non sono neppure arrivati ad accumulare 10.000 euro, buttare via dei soldi per un viaggio a Milano???

Che l'INPS poi debba finanziare EXPO mi sembra al di fuori dai suoi compiti istituzionali. Cosa non si farebbe, però, in un periodo di Regime, per compiacere il Governo?

lunedì 5 maggio 2014

La COOP e i ceci del Kansas


Da molti mesi la COOP ha messo online un sito che permette di conoscere, con buona precisione, l'origine dei prodotti col suo marchio distribuiti nei vari supermercati della catena.

Il sito è QUI e da questa pagina si può anche scaricare una app per telefonini e tablet.

Basta poi inserire il numero scritto sotto il barcode del prodotto che ci interessa per visualizzare in dettaglio, con tanto di cartina, la provenienza del contenuto del barattolo o del tetrapack.


Si fanno scoperte interessanti; alla faccia della richiesta di prodotti a chilometro zero, molti degli alimenti inscatolati provengono da migliaia di chilometri di distanza, come i ceci, ad esempio, che possono provenire dall'Italia, ma anche dal Canada o dal Kansas (non è chiaro se la confezione sia costituita da prodotti provenienti da uno dei luoghi indicati o se si tratti di una miscela dalle varie località).



E' vero, si dà lavoro agli stabilimenti di confezionamento italiani ma perché non dare una mano anche alla nostra agricoltura?

Ah, le more di rovo della Confettura Extra di More, che consumavo abbondantemente prima del notevole aumento del prezzo [VEDI] e del cambio di stabilimento di produzione (e delle proprietà organolettiche del prodotto), provengono dal Cile e dalla Serbia.

Il latte UHT parzialmente scremato (EAN=8001120920119) invece proviene da Italia, Austria, Francia, Germania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.


lunedì 20 gennaio 2014

Il caffè alla COOP


Mi rende nervoso. No, non il caffè ma questo continuo, sottile, strisciante, inarrestabile aumento dei prezzi.

Prendiamo il caffè, ad esempio.
Nel supermercato COOP della catena Centro Italia lo pagavo, sino a qualche mese fa, 4,79€ per una confezione di arabica da due pezzi. Sabato scorso l'ho acquistato a 4,93€.
Solo qualche centesimo, direte: sì, ma se fate i conti si tratta di
un aumento del 2,9%.
L'ennesimo. E vanno avanti così da mesi.
Perderanno sicuramente un cliente. E un socio.


Se il diavolo è nei dettagli, l'inflazione è nei centesimi.

Vedi anche:




martedì 7 gennaio 2014

COOP: marmellata amara


Sere fa mi sono accorto che stavo per  finire la mia scorta di marmellata, fatto gravissimo perché sin dall'infanzia la marmellata è una componente irrinunciabile della mia prima colazione.
Dovendo fare anche altre spesette, sono passato dal supermercato COOP Centro Italia per rifornirmi di marmellata di albicocche e di more, le mie preferite; questo prodotto a marchio COOP è molto buono e incredibilmente economico in rapporto a prodotti analoghi.
Sullo scaffale, però, la sorpresa: il prezzo è salito, all'improvviso e così stranamente, lontano dalla stagione di produzione, di 11 centesimi, passando da 0,99 € a 1,1 € al pezzo.
Non solo, ma il contenuto della confezione è diminuito, passando da 400 grammi a 370.

Un aumento cioè del 20,1%.

Deve essere per via della ripresa...

P.S.: Nulla dirò in merito all'aumento dell'acqua gassata, a marchio COOP, passata da 1,68 a 1,74 euro per la confezione da sei bottiglie da un litro e mezzo. In questo caso l'aumento è più contenuto: solo + 3,6%.

venerdì 22 novembre 2013

COOP sempre più su


"Hanno di nuovo aumentato i prezzi!" bisbiglio a mia moglie, avvicinandomi con il carrello.
Lei scuote la testa, non so come interpretare il gesto:
  1. Vuol dire che non ci crede e che io mi sbaglio? 
  2. Mi vuol segnalare che tanto è tutto inutile, la situazione economica va a catafascio e questo è solo uno dei tanti segnali concreti?
  3. Sta dando un giudizio su di me, temendo forse un caso di fissazione causato da demenza pre-senile?
Di fatto, visto che sto attento a quanto spendiamo, è difficile ingannarmi: sono passate poco più di tre settimane dalla mia ultima visita al supermercato COOP della catena Centro Italia e i prezzi di riferimento sono quelli che riporto di seguito, indicando gli aumenti percentuali di prodotti a marchio COOP (escluso il lievito) acquistati oggi e avvenuti in meno di un mese!


Strabiliante è la fluttuazione del lievito di birra: ci sarebbe da farne un investimento lucrativo, solo che si potesse.

Se il diavolo è nei dettagli, l'inflazione è nei centesimi...

Ah, per tenerci buoni, ci "regalano" figurine e "punti" di imperdibili raccolte.

Vedi anche il mio precedente specchietto di Agosto.


Un socio COOP.


sabato 31 agosto 2013

La COOP e la 'Birra Italiana'

Questa è la storia banale di un piccolo malinteso.

Attratto dalla grafica, dal nome del prodotto e dal prezzo competitivo, ho acquistato in un supermercato COOP alcune lattine di birra italiana.
Ecco, l'equivoco inizia qui: in realtà stavo acquistando (sì, mi ero distratto): alcune lattine di un prodotto chiamato "Birra Italiana".


Un buon prodotto, come ho potuto accertare la sera stessa affiancandolo ad una pizza casalinga ma... mentre giocherellavo con una lattina, rugiadosa e ormai vuota, ho scorso le indicazioni della composizione (acqua, malto d'orzo, granturco, luppolo). Ruotando di 180° il contenitore, ho continuato a leggere: "Prodotto con materia prima di qualità: l'acqua, il malto in prevalenza italiano e i luppoli accuratamente selezionati."


ALT! Ma non era una birra italiana?
A leggere bene, dunque, è una birra fatta in Italia, dalla BIRC di San Giorgio di Nogaro (UD) [E' la Birra Castello che produce per COOP, quindi] e solo il malto è in "prevalenza" italiano; ma che vorrà mai dire "prevalenza"? Già il 51% è prevalenza, no? e il resto da dove viene?
Nulla si dice poi del luppolo, che forse è croato o ... chinese. Quanto alla provenienza del granturco, che è un sostituto economico del malto?
E l'acqua? Magari importata, liofilizzata, dalla Tunisia!

Come consumatore, e socio COOP, mi sembra che il prodotto lanci un messaggio fuorviante: se compro un prodotto che porta "Italiano" nel nome, soprattutto se è a marchio COOP, mi aspetto (ingenuamente?) che le componenti siano tutte italiane; tanto vale allora, invece di aiutare la nostra economia, comprare un prodotto tedesco.
Con che faccia ci lamentiamo se all'estero vendono prodotti dell'agro-alimentare spacciandoli per italiani?
Come consumatori sappiamo che nei supermercati COOP ci sono fichi secchi della Turchia, e non del sud d'Italia, noci degli Stati Uniti, e non della Campania, pompelmi e limoni del Sud Africa, e non della Sicilia, tutti prodotti che in famiglia evitiamo accuratamente di acquistare.
Adesso ho trovato un'altra voce da aggiungere alla nostra lista nera.

venerdì 23 agosto 2013

L'inflazione alla COOP

L'ISTAT, sul suo sito, ci comunica (non ci sono ancora i dati di agosto):


Evviva! Solo 1,2% l'anno!!!!

Per puro caso ho trovato, in un paio di pantaloni che evidentemente non sono passati per la lavanderia, uno scontrino di acquisto proprio dell'Agosto del 2012.
Lo scontrino è quello del supermercato COOP della catena Centro Italia; considerando solo le voci presenti relative a prodotti a marchio COOP, ho confrontato i prezzi con quelli di uno scontrino di oggi. Nell'ultima colonna c'è la percentuale di aumento rispetto all'agosto del 2012.


Servono commenti?

venerdì 14 giugno 2013

Uno strudel a rischio

Nelle mie attività in cucina uso spesso la "carta da forno"; non ne sono un fanatico ma in certe occasioni, ad esempio quando cuocio i miei panini, la trovo molto utile.
Di solito, anche se la guardo con un certo sospetto, utilizzo anche quella che trovo inclusa nelle confezioni di pasta brisée o pasta sfoglia; in genere è più sottile di quella che compro abitualmente e leggermente molliccia ma il comportamento alla cottura si è sempre rivelato normale.

Be', quasi sempre: domenica scorsa, ad esempio...

L'intenzione era di chiudere il pranzo con una fetta di strudel accompagnato da una porzione abbondante di gelato alla crema.
In frigo c'era un rotolo di pasta sfoglia rotonda (difficilissimi da trovare quelli rettangolari, che secondo me sono più facili da usare e costano anche meno)
Ho tolto dal frigo la pasta sfoglia per tempo perché arrivasse a temperatura ambiente, in modo da non fratturarsi durante lo srotolamento, l'ho cosparsa di uno strato di pan grattato, poi ho distribuito i tocchetti di una mela, ho spolverato con cannella, aggiungendo sopra uvetta sultanina e un po' di marmellata di albicocche; per finire ho arrotolato il tutto, tagliando la carta da forno a misura di piastra di cottura e ho infornato in forno caldo e ventilato a 180°.
Come si sa, e chi non lo sa è bene che prenda nota, la carta da forno non sopporta temperature superiori a 220-250 gradi, attenzione quindi a non usarla per le pizze!
Sul contenitore della pasta sfoglia che stavo cuocendo era riportata la temperatura consigliata di cottura (200 gradi) anche se nulla si diceva dei limiti di temperatura della carta inclusa nella confezione.
Non era la prima volta che preparavo uno strudel ma un forno, si sa, va sempre tenuto sott'occhio, a scanso di sorprese; dopo dieci minuti avrei poi dovuto abbassare la temperatura, come da esperienze già fatte, per completare la cottura dopo altri venti minuti a 160°.
Poco prima dei 10 minuti canonici, ne saranno passati 7 o 8, ho buttato un'occhiata superficiale al forno e mi sono preoccupato: la carta stava assumendo un colore marrone scuro ed era evidentemente in procinto di prendere fuoco; infilati in fretta i guanti da forno ho estratto il vassoio, e, tagliata a misura dell'altra carta, questa volta dal mio rotolo di fiducia, ho fatto il trasbordo del povero strudel in un nuovo vassoio, finendo per fortuna la cottura senza ulteriori guai.


C'è mancato poco, insomma, che in cucina mi scoppiasse un incendio (tranquilli: ho un piccolo estintore a portata di mano); evidentemente i controlli di qualità sul prodotto non sono stati abbastanza rigorosi e, se non fossi stato fortunosamente attento, avrei rischiato un piccolo disastro.

lunedì 15 ottobre 2012

La Coop, il WWF e l'Ecologia.

Ecologia è una di quelle parole che io chiamo passe-partout: servono, cioè, collegate a qualsiasi concetto, azione, iniziativa politica, culturale o commerciale, a santificare ciò a cui si trovano accanto.
Come verde e biologico, ecologia sembra essere una parola magica che abbatte tutte le nostre barriere critiche: osereste opporvi a qualcosa che è ecologico? Andare contro qualcosa che è verde? Sparare sulla Croce Rossa o sulla Mezzaluna Rossa? Certamente no, voi ve ne intendete, sapete che il biologico, il verde, l'ecologico sono la salvezza del vostro mondo e della vostra anima!

Dunque, genuflessi di fronte a sì grandi attributi, abbagliati dallo splendore delle parole, non ci viene neppure in mente di verificare se queste definizioni (che, si noti, sono date da altre persone perché noi ci 'crediamo') abbiano una qualche loro base di verità o siano, come talvolta avviene, un mero specchietto perchè, come sciocche e svolazzanti allodole, accorriamo festose e ignare verso la pania degli scaltri uccellatori.

Dal 6 settembre i supermercati COOP, in collaborazione con il WWF, distribuiscono l'ennesima serie di figurine degli animali. Il manifesto pubblicitario, su sfondo verde e celestino, riporta alcuni animali simbolo che si direbbe siano parte di quel pianeta da salvare: un orso polare, un panda, una coppia di delfini ma anche un elefante, una volpe, un coniglio e un maialino.


COOP e WWF: salva il tuo pianeta
Che il panda serva come immagine 'guida' e faccia da pendant al logo del WWF mi sembra ovvio; che gli elefanti e specialmente le volpi siano animali in via di estinzione e da proteggere è obiettabile. Cosa c'entrino i conigli e i maialini non si sa ma di questo in seguito. L'animale uomo non compare in nessuna forma:  si ritiene che sia troppo superiore per farlo entrare in questa lista (ma non ci viviamo anche noi su questa palletta blu?) o evidentemente non interessa.  Naturalmente il globo terracqueo viene rappresentato incentrato sulle Americhe...

Le bustine con le figurine degli animali vengono 'regalate' a tutti in ragione di una ogni 15 euro di spesa.

Le bustine sono consegnate come illustrato dall'immagine, hanno cioè il retro con la piegatura della carta a coprire, necessariamente, parte della bustina stessa.


Retro bustina figurine COOP 1
Niente di male se non che la piegatura nasconde alcune informazioni fondamentali. 
 
Retro bustina figurine COOP 2
Se guardate infatti la seconda immagine vedete che ho messo in luce il simbolo grafico del 'non adatto ai bambini di età inferiore ai tre anni' e anche una chicca, il simbolo che indica che il materiale che ci hanno regalato 'non è materiale riciclabile' ma va smaltito come materiale indifferenziato: bustine, figurine e cartina che ne copre la gommatura sono dunque perfetti inquinanti del mondo che l'iniziativa vuol salvare: altro che ecologia!
Bella iniziativa, non trovate?


Ma non finisce qui.


Vi ricordate del bel maialino rosa, accattivante come un bambolotto per attirare l'attenzione dei più piccini? Anche lui da proteggere, si direbbe, no?
E invece nei volantini dei punti vendita fanno bella mostra tra le offerte proprio nobili parti del divino animale, cui il Bistonio dedicò succulenti e indimenticabili rime: acquistando salami o, ancor meglio, prosciutti, si riceveranno in omaggio altre bustine; per salvare anche il roseo animale? C'è qualcosa che non vi torna? A me sì!




Dopo questa serie di 'stranezze', un'altra minuzia ha attirato la mia attenzione.

Ogni figurina rappresenta un animale e, per incuriosire chi le possiede, in ciascuna viene formulata una domanda specifica, che so: "Perché le orecchie dell'elefante africano sono così grandi?". Sotto la domanda viene riportata anche la risposta, scritta però su uno sfondo grafico che la rende illeggibile: se si vuole sapere con certezza quale sia la risposta, si DEVE ACQUISTARE l'album della raccolta, dotato di una 'magica' lente che permette di leggere quanto scritto in calce alla figurina. Mi sbaglierò ma, visto che l'iniziativa mi sembra dedicata ai bambini, questa modalità di incentivazione all'acquisto è per lo meno 'curiosa'.


Secondo voi, sono io in malafede o quanto dico è vero e molta gente non si accorge di questi dettagli perché va in giro con le fette di prosciutto (!) sugli occhi?

Un socio COOP.


QUI i dettagli dell'iniziativa delle COOP.

martedì 28 agosto 2012

Cucina: il piatto della disperazione

Nel lessico famigliare di casa mia si chiama il "piatto della disperazione" l'ultima soluzione possibile quando non si sa cosa preparare per pranzo o cena, soprattutto se rientriamo tardi e abbiamo una impellente e fisiologica necessità di ingurgitare qualunque cosa calda abbia un gusto anche solo appena passabile.

Questo piatto può consistere, a seconda dei momenti e degli umori, nel contenuto di una scatoletta di tonno che va a insaporire, in una padella, dei piselli (o dei fagioli) con sugo di pomodoro oppure può essere una frittata 'trippata' (cioè arrotolata e tagliata a listarelle e poi condita in padella con abbondante salsa di pomodoro) e impiattata in compagnia di una buona dose di giardiniera o di capperi sott'aceto.

Il tempo di realizzazione è, si capisce, davvero di pochi minuti: quanto  basta per andare in bagno a rinfrescarsi e il piatto è pronto.

Quando posso, però, pure nell'emergenza, cerco di preparare una minestra, anche se mi servono una dozzina di minuti. Il tutto si cuoce da solo senza supervisione ed è quindi una soluzione ideale per avere il tempo di infilarsi le pantofole, apparecchiare la tavola, accendere la TV, etc.

Gli ingredienti sono minimi:
2 scatole da 4 etti di ceci non sgocciolati, un dado Star, mezza carota, un po' di rosmarino e del concentrato di pomodoro.

Minestra di ceci
Nella pentola a pressione metto a soffriggere, in un paio di cucchiai d'olio d'oliva, la mezza carota tagliata minutamente e il rosmarino (5 o 6 foglie intere o tagliate finemente, secondo i gusti), sgocciolo le due scatole di ceci, circa un quarto del totale lo verso direttamente nella pentola mentre il resto lo lavoro con un minipimer, aggiungendo acqua q.b. fino a ottenere una crema abbastanza densa. Verso il contenuto nella pentola a pressione, ci spezzetto il dado da brodo e aggiungo un'abbondante dose di concentrato di pomodoro. Verso ancora dell'acqua (a occhio; ce ne va un po' di più se metto 20 o 30 grammi di pasta 'corta' a persona), chiudo e faccio andare sino a quando la pentola 'soffia'; poi abbasso la fiamma e lascio cuocere per qualche minuto (sei o sette se ho aggiunto la pasta, altrimenti meno).
Se non c'è la pasta, servo, fumante, su delle fette di pane raffermo, condite con olio sale e pepe.

Dal momento in cui metto mano agli ingredienti a quando ci possiamo sedere a tavola passa un quarto d'ora.

Del piatto sono possibili alcune varianti: metà ceci e metà fagioli (borlotti) oppure solo fagioli.

[Nota: la foto NON è una pubblicità della COOP, ma ritrae quello che avevo in casa ieri sera quando ho preparato la minestra]

domenica 27 maggio 2012

Siena: una brutta azione

Ieri ho fatto una brutta azione, un gesto che proprio non avrei dovuto fare: quando la cassiera del supermercato COOP mi ha chiesto se la robusta borsa porta spesa in omaggio l'avessi già avuta (e ha fatto il gesto di porgermene una) proprio non ce l'ho fatta e ho candidamente ammesso di averla già ricevuta.
Ci ho riflettuto a lungo, dopo, e stanotte non ci ho dormito per il rimorso.
Possibile che, dopo tanti anni e tante esperienze, anche nelle piccole cose non mi riesca che essere onesto?

sabato 28 aprile 2012

COOP: attentato all'economia

Lievito fresco

Sino allo scorso anno i due cubetti di lievito di birra venduti dal supermercato COOP sotto casa costavano 0,15 € (essendo 50 grammi, 3 euro al chilogrammo).
Un paio di mesi fa sono passati a 0,20 €, con un aumento del 33,33% (4 euro al chilogrammo). Stamattina li ho comprati a 0,25 €, con un ulteriore aumento del 25% (5 euro al chilogrammo).

Compagni! ma non vi sembra di esagerare?

Invece di farci giocare con la raccolta delle figurine o dei punti, come tante massaie decerebrate degli anni cinquanta, volete evitare di attentare alla frequenza con cui faccio le pizze o i miei famosi panini???

Un socio COOP.

mercoledì 14 settembre 2011

Ce l'ho, ce l'ho, mi manca.


Sorpresona al negozio alimentare COOP di ritorno dalle ferie.

Terminata l'iniziativa di raccolta-punti, tenuta in piedi per anni a fidelizzare i clienti fornendo loro un buono acquisto di 1/100 o poco più della spesa fatta (secondo la somma generale accumulata in un periodo prefissato), che costituiva, in qualche modo, un piccolo risparmio quotidiano, adesso, a noi vecchi rimbambiti clienti ci fanno fare la raccolta delle figurine degli animali, proprio come quando avevo sei anni.
Sì, forzosamente, ogni 10 euro di spesa o multipli abbiamo diritto a ritirare bustine che contengono micro foto di animali, mal fatte o mal stampate, da incollare su un apposito album, in vendita presso i negozi, e "i cui proventi andranno al Crase di Semproniano (Grosseto), il più grande centro di recupero animali in Italia.", come si legge qui.

Iniziativa più peregrina non potevo trovare, al ritorno dalle ferie, oltre ad aumenti di un 5%, almeno su alcuni dei prodotti cui sono affezionato.

Allora, vecchi babbei, vogliamo almeno organizzarci a scambiare i doppioni? Contattatemi!

[Ma che sotto, sotto ci sia qualcosa di diverso? Che i compagni vogliano pian piano sostituire con l'Allocco barrato o il Lemure dalla coda ad anelli le vetuste e inflazionatissime banconote in euro?]


giovedì 19 maggio 2011

L'eccesso dei creativi


Questa volta i creativi hanno ecceduto.
Potevano reclamizzare "Veri gnocchi di patate false"?
Oppure "Falsi gnocchi di patate vere"?
O, ancor peggio, "Falsi gnocchi di patate false"?

Da: Prendinota Coop-Unicoop Firenze numero 11/2011

giovedì 7 febbraio 2008

No logo

Pausa pranzo in ufficio, oggi. Come tutti i giorni, un pacchetto di cracker o una barretta di granaglie, uno yoghurt o un succo di frutta e un caffé della macchinetta; il mio stomaco ed il mio fegato non gradiscono un impegno maggiore, in ufficio non resta nessuno e si può godere di un po' di silenzio e di qualche lettura di blog in santa pace.
Potrei anche andarmene a casa a pranzare, abito vicino, ma in un'ora dovrei fare tutto di corsa e non ne vale la pena.
Oggi, dunque, cracker e yoghurt. E lo yoghurt è stato proprio l'argomento di discussione con un collega che, anche lui, spesso preferisce starsene tranquillo in ufficio piuttosto che nel caos del bar al piano di sotto.
Il mio yoghurt era uno di quelli senza marchio, venduti dalla COOP. Ecco, senza marchio proprio no: la COOP mette un marchio vistoso, giallo, ed una scritta con il più brutto dei caratteri tipografici, il Courier, sui prodotti a più basso costo.
Nella discussione di oggi, io sostenevo che il mettere un contrassegno così vistoso sulla merce più a buon mercato può procurare disagio in chi acquista: guardiamo tutti all'aspetto delle cose, chi vuol riempirsi il carrello di merce 'da poveri' per sciorinarla poi sul nastro di una cassa?
Secondo il collega, invece, l'uso del marchio giallo rende facilmente identificabile il prodotto e quindi ne consente l'acquisto da parte di chi, appunto, vuol scegliere un prodotto a basso costo, senza le garanzie che la COOP dà tipicamente sui suoi prodotti.