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venerdì 3 maggio 2013

Gallina Blanca fa buon brodo

Mi stupisco, guardando ogni tanto le statistiche di lettura del blog, che da anni ci sia un post 'sempre verde', letto cioè 2 o 3 volte al giorno: quello del dado Star.
(Se fate una ricerca su Google, l'immagine che ho pubblicato per illustrarlo è la prima che si presenta...)

Ricerca di dado Star su Google

Ma cosa vi spinge a cercare informazioni sull'aromatico cubetto?
Una blogger brasiliana ha avuto la ventura di linkarmi il post e allora, di quando in quando, arrivano dei lettori anche dal Brasile. 
Sto parlando di un totale di oltre 4700 visite dirette, in 5 anni e mezzo! Ho fatto dunque una gran bella pubblicità gratuitaGallina Blanca, la società spagnola comproprietaria del marchio. Se volessero farmi un omaggio...

martedì 28 agosto 2012

Cucina: il piatto della disperazione

Nel lessico famigliare di casa mia si chiama il "piatto della disperazione" l'ultima soluzione possibile quando non si sa cosa preparare per pranzo o cena, soprattutto se rientriamo tardi e abbiamo una impellente e fisiologica necessità di ingurgitare qualunque cosa calda abbia un gusto anche solo appena passabile.

Questo piatto può consistere, a seconda dei momenti e degli umori, nel contenuto di una scatoletta di tonno che va a insaporire, in una padella, dei piselli (o dei fagioli) con sugo di pomodoro oppure può essere una frittata 'trippata' (cioè arrotolata e tagliata a listarelle e poi condita in padella con abbondante salsa di pomodoro) e impiattata in compagnia di una buona dose di giardiniera o di capperi sott'aceto.

Il tempo di realizzazione è, si capisce, davvero di pochi minuti: quanto  basta per andare in bagno a rinfrescarsi e il piatto è pronto.

Quando posso, però, pure nell'emergenza, cerco di preparare una minestra, anche se mi servono una dozzina di minuti. Il tutto si cuoce da solo senza supervisione ed è quindi una soluzione ideale per avere il tempo di infilarsi le pantofole, apparecchiare la tavola, accendere la TV, etc.

Gli ingredienti sono minimi:
2 scatole da 4 etti di ceci non sgocciolati, un dado Star, mezza carota, un po' di rosmarino e del concentrato di pomodoro.

Minestra di ceci
Nella pentola a pressione metto a soffriggere, in un paio di cucchiai d'olio d'oliva, la mezza carota tagliata minutamente e il rosmarino (5 o 6 foglie intere o tagliate finemente, secondo i gusti), sgocciolo le due scatole di ceci, circa un quarto del totale lo verso direttamente nella pentola mentre il resto lo lavoro con un minipimer, aggiungendo acqua q.b. fino a ottenere una crema abbastanza densa. Verso il contenuto nella pentola a pressione, ci spezzetto il dado da brodo e aggiungo un'abbondante dose di concentrato di pomodoro. Verso ancora dell'acqua (a occhio; ce ne va un po' di più se metto 20 o 30 grammi di pasta 'corta' a persona), chiudo e faccio andare sino a quando la pentola 'soffia'; poi abbasso la fiamma e lascio cuocere per qualche minuto (sei o sette se ho aggiunto la pasta, altrimenti meno).
Se non c'è la pasta, servo, fumante, su delle fette di pane raffermo, condite con olio sale e pepe.

Dal momento in cui metto mano agli ingredienti a quando ci possiamo sedere a tavola passa un quarto d'ora.

Del piatto sono possibili alcune varianti: metà ceci e metà fagioli (borlotti) oppure solo fagioli.

[Nota: la foto NON è una pubblicità della COOP, ma ritrae quello che avevo in casa ieri sera quando ho preparato la minestra]

giovedì 6 settembre 2007

Il dado Star

Per qualche motivo, che mi è incomprensibile, le donne della mia famiglia sono affette dalla stessa angoscia: "E se rimanessi, all'improvviso, senza dadi Star?"
Questo spinge mia mamma, mia sorella e mia moglie ad acquisti, compulsivi, del prodotto nella scatoletta verde: in ciascuna delle nostre case non ce ne sono mai meno di due o tre confezioni (quelle più grandi, da 20 pezzi, ovviamente), oltre ad alcuni dadi singoli sparsi qua e là, in zone strategiche della cucina ("Per le emergenze, se rimanessi senza?") ed almeno una scatola, quella in uso, in frigorifero. Ho chiesto a tutte perché il sale (perché in fondo di questo si tratta, sale e glutammato oltre ad altri 'esaltatori di sapidità') debba essere conservato in frigo e ho sempre ricevuto come risposta un'occhiataccia molto espressiva, come a dire: "Ma tu cosa ne vuoi sapere di queste cose!"

Il design del packaging, volevo dire della confezione, è lo stesso da decenni: la scatola verde e la signora sorridente, con una grafica anni '50 leggermente rimodernata, nell'atto di assaggiare un cucchiaio del gustoso alimento; da un po' nell'angolino in alto a destra si fa riferimento agli spot TV che ci dicono essere il dado il segreto della cucina dei grandi chef.

Un caro amico, la sua famiglia da tre generazioni gestisce una gastronomia, mi assicura che il glutammato è il cuore del sapore dei loro preparati.

Mi spiace solo che sia cessata, da qualche decennio, la raccolta-punti. Eravamo tra i pochi, credo, ad avere in casa gran parte dei premi che erano a catalogo!