Visualizzazione post con etichetta WWI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta WWI. Mostra tutti i post

martedì 4 novembre 2025

4 Novembre 2025

Fante della Grande Guerra

Incisione di Giulio Cisari per la copertina del libro: Un italiano, Esame di coscienza 1914-1925.

  

martedì 11 marzo 2025

lunedì 4 novembre 2024

4 Novembre 2024

Anche mio nonno paterno c'era, tra i fanti del Regio Esercito e ce la fece anche a tornare a casa sano e salvo; molti suoi concittadini rimasero invece a imputridire nelle trincee del Carso.
Di lui ho ancora una foto dell'epoca, curiosamente scattata a Siena (Fotografia Fusai, Fonte del Casato, 2 - c'è stampigliato sul retro). La guardo e non vedo in lui né segni di me, né il viso da vecchio che gli ho conosciuto (oggi avrebbe 136 anni). Se l'è fatta tutta, la Guerra, dallo scoppio alla fine; ha lasciato la famiglia, è andato ad ammazzare nemici (ma anche a cercare di non ammazzarli: succedevano strane cose, nelle trincee, da entrambe le parti) poi è tornato alle mucche, ai buoi e ai campi di grano, sulle colline della Maremma.

domenica 4 novembre 2018

Il latino di domenica 4 Novembre 2018


La medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto di mio nonno paterno

Ad ardua super alpes patria vocat
[La patria chiama sulle Alpi a imprese ardue]


sabato 15 settembre 2018

La Vittoria in Palio

Ridiamo e urliamo, tifiamo ed esultiamo, mangiamo e beviamo: è il Palio della Vittoria.

Ogni occasione è buona, per festeggiare, anche se per arrivare alla Vittoria ci sono voluti, tra i militari: 10.000.000 di morti, 7.700.000 dispersi e 21.000.000 di feriti; tra i civili, 6.600.000 morti.

Prosit!

Fante della Prima Guerra Mondiale

venerdì 4 novembre 2016

4 Novembre 2016



Il Fuoco di Henry Barbusse [1916] è la storia di un anno in trincea, durante la prima guerra mondiale, sul fronte francese.
La prima parte descrive il fango, i pidocchi, la fame, la fatica delle marce e dei lavori di scavo per le trincee, la quotidianità, lontana dai momenti di scontro, la nostalgia già struggente per la famiglia e la vita da 'borghesi'. Poi il libro esplode: c'è il fuoco, martellante, distruttore, disorientante; ci sono i morti, i feriti, le medicherie infognate sotto terra, dove, come tanti topi, sopportando dolori e mutilazioni atroci, molti soldati trovano comunque un modo, ancora peggiore, di morire.
Il capitolo finale gronda sì di retorica, ma la speranza è quella che si aspettavano TUTTI i combattenti: una nuova Alba e il sorgere del Sole dell'Avvenire.


Per non dimenticare la Grande Guerra.


venerdì 31 luglio 2015

L'italica dignità


Scrive Carlo Emilio Gadda, nel suo diario "Giornale di guerra e di prigionia", alla data odierna, nel 1916:

Se queste mie memorie saranno lette in futuro, chi leggerà sappia che la discordia nelle file del nostro esercito, nella compagine della nostra vita nazionale è novanta volte su cento il frutto di imbecillità e di frivolezze […] e peggio. La nostra anima stupida, porca, cagna, bastarda, superficiale, asinesca tiene per dignità personale il dire: «io faccio quello che voglio, non ho padroni.» — Questo si chiama fierezza, libertà, dignità. Quando i superiori ti dicono di tosarti perché i pidocchi non ti popolino testa e corpo, tu, italiano ladro, dici: «io non mi toso, sono un uomo libero.» Quando un generale passa in prima linea, come passò Bloise, e si lamenta con ragione delle merde sparse dovunque, tu, italiano escremento, dici che il generale si occupa di merde: (frase da me udita sulle labbra d’un ufficiale). Se il generale se ne sta a casa sua, dici che è un imboscato, ecc. Abbasso la libertà, abbasso la fierezza, intese in questo senso. Non conosco nulla di più triviale che questi sentimenti da parrucchiere.

Per non dimenticare la Grande Guerra. 

domenica 24 maggio 2015

24 Maggio 1915: l'esercito marciava


La Storia non c'entra, non insegna nulla a nessuno e macina, indifferente, le vite degli uomini, delle donne e dei bambini.
Le storie di famiglia sono invece quelle che ancora un po' collegano le generazioni che hanno la pazienza di ascoltare un racconto, un aneddoto, un fatto di vita.
I miei legami con cento anni fa sono sfilacciati, i documenti che ho sono pochi, le storie che mi hanno raccontato, pochissime. Mio nonno paterno, suo fratello, un fratello di mio nonno materno c'erano, in queste storie di guerra, e sono stati fortunati a poter far ritorno in Maremma, a lavorare quei campi che avevano dovuto abbandonare forzatamente.
C'è chi quella Guerra l'ha fatta con senso di dovere, espressione oggi desueta e priva di significato; posso solo ricordarli, qui.

    

Per altri miei post sul tema, QUESTO è il link.

giovedì 25 dicembre 2014

Natale del 1914: fratelli di trincea


«Domani Ghenerale. Domani noi spara. Pum! Pum!» e mio nonno imbracciava un invisibile moschetto e prendeva la mira, pronto a sparare.
Era l'avvertimento, ci raccontava in uno di quegli interminabili pranzi di Natale di quando ero bambino, che veniva gridato da un anonimo soldato austriaco che stava nella trincea di fronte, a pochi metri di distanza dagli Italiani: il giorno dopo ci sarebbe stato, in visita d'ispezione, un qualche superiore e gli Austriaci avrebbero sparato forsennatamente contro le trincee italiane; il soldato, a nome dei suoi commilitoni, avvertiva e si scusava per quello che sarebbe successo!
Raccontava ancora mio nonno che spesso, la sera, Austriaci e Italiani si ritrovavano nella 'terra di nessuno' a fumare, a scambiarsi qualche piccolo oggetto, addirittura a ballare tra loro intorno a un falò acceso per riscaldarsi.
Io lo ascoltavo con meraviglia, non sapevo cosa fosse una guerra, lui non parlava di scontri, di freddo, di fame, di morti; era un momento di festa: era insieme al figlio, ai nipoti, mangiava e beveva di gusto e certo quegli anni passati in trincea mezzo secolo prima, sul Carso, sembravano così lontani a quel piccolo vecchio contadino toscano.

Dovevano risalire, quei ricordi, al primo anno di guerra; sul fronte occidentale, in Francia, questi episodi si erano ripetuti con una certa frequenza, tra Francesi, Inglesi e Tedeschi, ma fino a pochi anni fa sono stati tenuti nascosti: era da vigliacchi e traditori della patria fraternizzare col nemico, qualunque fosse la Patria e chiunque fosse il Nemico.
Dopo che l'avanzata tedesca per invadere la Francia fu bloccata, con la battaglia della Marna, e le truppe tedesche si furono ritirate sino alla valle dell'Aisne, e dopo la sanguinosa prima battaglia di Ypres, Francesi, Inglesi e Tedeschi si trovarono a combattere una strana guerra, una guerra che è stata chiamata "d'assedio", dove i soldati vivevano e combattevano in trincee poco profonde, al freddo, con i piedi in una perenne pozza d'acqua e fango. Non era più una "guerra lampo"; sarebbe stata una guerra di posizione, uno stillicidio di vite umane, dopo le carneficine degli scontri diretti.
Da pochi mesi al fronte, la baldanza delle truppe era, qua e là, rapidamente venuta meno e diversi episodi di fraternizzazione si verificarono tra Francesi, Inglesi e Russi da una parte, Tedeschi, Austriaci e Ungheresi dall'altra. Ne parlano, con dovizia di particolari, i saggi raccolti in: Meetings in No-Man's land, editi dallo storico francese Marc Ferro.


Memorabile e commovente fu lo spontaneo armistizio di Natale, tra alcuni gruppi di belligeranti, che fece seguito a episodi che si erano svolti, un po' ovunque, nel novembre del 1914. Quel po' di umanità, di vera fratellanza, quella voglia di riconoscere nell'altro un proprio simile e non uno sconosciuto e un nemico, sarebbero scomparse in pochi decenni: non se ne sarebbe parlato più già a 30 anni di distanza, durante il secondo conflitto mondiale.
Oggi, poi! Il mio vicino di casa è il mio peggior nemico...

La tregua di Natale su Wikipedia, QUI e QUI.
Un articolo in merito QUI sul Corriere della Sera.


Per non dimenticare la Grande Guerra.


martedì 4 novembre 2014

4 Novembre 2014

Un'immagine insolita, per ricordare questa data: sono i saluti affettuosi che una sorella manda al fratello che di lì a poco sarebbe tornato a casa dalla guerra; la data è infatti quella del 17 aprile 1918.

La gioia della famiglia sarebbe però durata poco: il ragazzo di lì a qualche mese morì di 'febbre spagnola'.



[Cartolina di una sorella di mio nonno materno al loro fratello granatiere]


Per non dimenticare la Grande Guerra.


mercoledì 15 ottobre 2014

Il '14

Le memorie scolastiche sono lontane e imprecise; se volete rinfrescarle e scoprire cosa c'è stato alla base dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, oltre all'attentato mortale a Sarajevo (le tensioni tra Germania e Francia, la Rivoluzione in Russia, le mire del Giappone, il colonialismo europeo in Africa), potete leggere un agile volumetto del prof. Luciano Canfora: 1914, appunto.

Pubblicato da Sellerio nel 2006, è la trascrizione delle puntate radiofoniche sul tema, irradiate, dalle antenne di Radio 2 della RAI, agli inizi del 2004, per la trasmissione "Alle 8 della sera. Il racconto delle cose e dei fatti".
Le Radio Audizioni Italiane hanno online tutte le puntate che si possono riascoltare o scaricare.
Purtroppo i file sono in formato RA, che certo non è più da decenni uno standard [ammesso che lo sia mai stato...] ma in RAI non devono essersene accorti visto che i loro podcast sono tutti di questo tipo; per ascoltarli occorre installare un plug-in.
Nel più accessibile formato MP3 li trovate, episodio per episodio, QUI.
Qualche benemerito volontario ha compresso l'intero ciclo di trasmissioni in un comodo file unico che potete scaricare ad esempio da QUI, l'elencone di mariu.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

domenica 7 settembre 2014

giovedì 28 agosto 2014

Giornale di guerra

Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafatiche, imboscati quando possibile.
Critico e deluso dagli ufficiali, anche di alto rango, incapaci, ottusi, vecchi.
Inferocito coi fornitori dell'esercito che, con le usuali ruberie italiche, intascano mazzette e mandano vestiari e rifornimenti di scarsissima qualità al fronte.
Arrabbiato per non aver passato più tempo a combattere contro Tedeschi e Austro-Ungheresi; avvilito fino alle lacrime dalla sconfitta di Caporetto, dalla cattura.
Sfinito dalla fame, durante la prigionia, e dall'inedia e dall'impossibilità di poter aiutare la sua Italia.
E poi la povertà sua e della famiglia, l'apprensione per la madre, vedova, per la sorella, per il fratello, al fronte anche lui, in aviazione.
E, nonostante il rientro a guerra finita, impotenza, tristezza, uno stato di depressione che fa vedere davanti solo un muro nero,  insopportabile e insormontabile. Il coraggio, però, e la volontà di proseguire gli studi, di dare gli esami in una situazione da stress, per conseguire una laurea in Ingegneria elettrotecnica che, negli anni a seguire, gli garantirà almeno il lavoro.
Il diario è per sé stesso, per ricordare quei momenti, non è un esercizio di stile o una prova d'autore. A noi fa conoscere l'uomo e la guerra, la Grande Guerra. Se in "Tempeste d'Acciao" di Junger c'è la guerra, in "Un anno sull'altipiano"  di Lussu ci sono i soldati, qui c'è il narratore e la sua rabbia per la sua impotenza e l'incapacità, che vede ovunque, a ogni livello dell'organizzazione militare.
Questo libro, e gli altri due citati, sono fondamentali per sapere cosa succedeva, cento anni fa: sono da leggere e meditare perché rimanga almeno un briciolo del ricordo di quei fatti.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

[Immagine dal sito: ArteGrandeGuerra]

sabato 2 agosto 2014

L'Estate del '14

L'Estate era più meravigliosa che mai e prometteva di diventarlo ancora di più, e tutti noi guardavamo il mondo senza alcuna preoccupazione. Ricordo, nell'ultimo giorno a Baden, di aver camminato con un amico per le colline ricoperte di viti e che un vecchio vignaiolo ci disse:
"È da tanto che non abbiamo avuto un'estate così. Se il tempo si mantiene il vino di quest'anno sarà senza paragoni. La gente si ricorderà per sempre dell'estate del 1914!"

S. Zweig, da Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäers (1944).

La traduzione (dalla versione inglese) è mia.
Per non dimenticare la Grande Guerra.
 

martedì 15 luglio 2014

1913 - Come eravamo

(un clic sull'immagine per visualizzarla a grandezza naturale)

La cartina dell'Italia allegata a: cap. Luigi Torricelli, Il Manuale per l'istruzione teorica del Soldato di Fanteria, Caserta, Salvatore Marino ed., 1913. cm. 13,5x18, pp. 80 con cartina d'Italia f.t.

Il manuale, pubblicato su Scribd, lo potete scaricare in PDF anche da questo LINK.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

Indice della pubblicazione
Regolamento di disciplina militare, pag. 7
Regolamento sull'Uniforme, pag. 22
Regolamento sulle licenze, pag. 27
Regolamento sull'igiene, pag. 32
Codice penale, pag. 37
Regolamento di servizio interno, pag. 41
Regolamento per Servizio Territoriale, pag. 48
Servizio di sicurezza in Campagna, pag. 55
Regolamento sulle armi e sul Tiro, pag. 57
Precetti per l'esecuzione e disciplina del fuoco, pag. 64
Formazione del R. Esercito, pag. 66
Buon Contegno, pag. 69
Affardellamento dello zaino, pag. 71
Tabelle:
Assegno giornaliero del soldato
Indennità del soldato
Durata e prezzo degli oggetti nuovi di corredo del soldato
Designazione degli oggetti

sabato 28 giugno 2014

È la guerra!

Una moneta d'argento da due lire del 1914
[dalla scatola da scarpe dei ricordi di famiglia]

28 Giugno 1914: Franz Ferdinand Karl Ludwig Joseph von Habsburg-Lothringen, Arciduca d'Austria, Principe reale di Ungheria, Principe reale di Boemia, Principe reale di Toscana, Principe reale di Croazia e Slavonia, Principe reale di Germania, Principe imperiale del Sacro Romano Impero, viene assassinato a Sarajevo.

È la guerra.

sabato 9 luglio 2011

Il fante e la ballerina

Fanti con 'ballerina' al cinturone e in mano
Mio nonno raccontava a me, bambino poco attento, di quando era stato comandato di guardia su uno sperone di roccia, sulla cima di un dirupo, da qualche parte sulle montagne del Nord, durante la Grande Guerra.
Non era il primo a dover fare la sentinella lì, per controllare la valle, di notte, ma i due o tre commilitoni che lo avevano preceduto la mattina dopo non erano stati ritrovati: erano misteriosamente scomparsi senza lasciar traccia.
Lui accettò di buon grado di fare il suo dovere, ma chiese una cassa di 'ballerine'. Durante la notte, a intervalli irregolari, ne buttava qualcuna giù nel dirupo e così arrivò vivo all'alba; gli austriaci, lo aveva intuito, si arrampicavano da sotto lo sperone di roccia e prendevano di sorpresa la sentinella, ammazzandola.
Cosa fossero queste 'ballerine', queste bombe a mano che gli fecero compagnia durante la notte, l'ho scoperto solo pochi minuti fa.
I fanti avevano dato questo nomignolo alla bomba a mano Excelsior Thévenot P/2 per via di un rivestimento in tessuto, quasi una sottana, che ricopriva per intero il 'governale', il manico in legno che serviva anch'esso a dare stabilità alla traiettoria dopo il lancio. In testa alla bomba una piccola elica ruotava velocemente avvitando l'asse del percussore.
Di questa storia di famiglia, che tra poco avrà cento anni, non mi ricordavo più; è tornata a galla vedendo queste immagini, sul libro di Nevio Mantoan, Bombe a mano italiane 1915-1918, ed. Gaspari

Struttura bomba a mano 'ballerina'
Per non dimenticare la Grande Guerra

martedì 4 novembre 2008

4 Novembre 1918

Ma che, vogliamo stare a ricordare anche la Prima Guerra Mondiale? Siamo impazziti?
Ci sono altri problemi, oggi, che c'importa della Storia?
Sono passati novant'anni!

Mio nonno paterno c'era, tra i fanti del Regio Esercito e ce la fece anche a tornare a casa sano e salvo; molti suoi concittadini rimasero invece a imputridire le trincee del Carso.
Di lui ho ancora una foto dell'epoca, curiosamente scattata a Siena (Fotografia Fusai, Fonte del Casato, 2 - c'è stampigliato sul retro). La guardo e non vedo in lui né segni di me, né il viso da vecchio che gli ho conosciuto (oggi avrebbe 120 anni). Se l'è fatta tutta, la Guerra, dallo scoppio alla fine; ha lasciato la famiglia, è andato ad ammazzare nemici (ma anche a cercare di non ammazzarli: succedevano strane cose, nelle trincee, da entrambe le parti) poi è tornato alle mucche, ai buoi e ai campi di grano, sulle colline della Maremma.
Ora io sono qui; aspetto, e non sono il solo, che di guerra ne arrivi un'altra.