Visualizzazione post con etichetta Grande Guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grande Guerra. Mostra tutti i post

martedì 4 novembre 2025

4 Novembre 2025

Fante della Grande Guerra

Incisione di Giulio Cisari per la copertina del libro: Un italiano, Esame di coscienza 1914-1925.

  

martedì 11 marzo 2025

lunedì 4 novembre 2024

4 Novembre 2024

Anche mio nonno paterno c'era, tra i fanti del Regio Esercito e ce la fece anche a tornare a casa sano e salvo; molti suoi concittadini rimasero invece a imputridire nelle trincee del Carso.
Di lui ho ancora una foto dell'epoca, curiosamente scattata a Siena (Fotografia Fusai, Fonte del Casato, 2 - c'è stampigliato sul retro). La guardo e non vedo in lui né segni di me, né il viso da vecchio che gli ho conosciuto (oggi avrebbe 136 anni). Se l'è fatta tutta, la Guerra, dallo scoppio alla fine; ha lasciato la famiglia, è andato ad ammazzare nemici (ma anche a cercare di non ammazzarli: succedevano strane cose, nelle trincee, da entrambe le parti) poi è tornato alle mucche, ai buoi e ai campi di grano, sulle colline della Maremma.

sabato 4 novembre 2023

4 Novembre 2023

La medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto di mio nonno paterno. Il premio per essere tornato vivo dalla guerra...


giovedì 4 novembre 2021

4 Novembre 2021

 

SEMPER IMMOTA FIDES

BRIGATA VENEZIA / 83-84 FANTERIA

La medaglietta di mio nonno paterno, la sua Brigata durante la Grande Guerra.


mercoledì 4 novembre 2020

4 Novembre 2020

 
Ho digitalizzato il libro di Ardengo Soffici, La ritirata del Friuli, ormai di pubblico dominio, dedicando questa lieve fatica a mio nonno che, fante della classe 1888, la Grande Guerra l'ha combattuta tutta e ha avuto la fortuna di poter tornare a fare il contadino nella natìa Maremma.

Per scaricarlo (il formato è epub), cliccare QUI
 
La foto di copertina ritrae mio nonno.

domenica 4 novembre 2018

Il latino di domenica 4 Novembre 2018


La medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto di mio nonno paterno

Ad ardua super alpes patria vocat
[La patria chiama sulle Alpi a imprese ardue]


sabato 15 settembre 2018

La Vittoria in Palio

Ridiamo e urliamo, tifiamo ed esultiamo, mangiamo e beviamo: è il Palio della Vittoria.

Ogni occasione è buona, per festeggiare, anche se per arrivare alla Vittoria ci sono voluti, tra i militari: 10.000.000 di morti, 7.700.000 dispersi e 21.000.000 di feriti; tra i civili, 6.600.000 morti.

Prosit!

Fante della Prima Guerra Mondiale

lunedì 23 ottobre 2017

Accadde in una notte: Caporetto 24 ottobre 1917


CIVIDALE, 23 ottobre 1917.
Sera

Agitazione sempre crescente al Comando. Siamo qui in tre che non ripariamo a ricevere e mandar via telegrammi, fonogrammi.... Ogni tanto il Capo di Stato Maggiore, il Sottocapo entrano per leggere il non ancora interamente decifrato, per correggere ordini da trasmettersi; poi escono in furia. Altri ufficiali scendono e salgono le scale di corsa; arrivano e se ne vanno pezzi grossi. Nel cortile e nel giardino trepidano le automobili, scoppiano i motori dei syde-cars; la strada trema per il rotolio dei camions a precipizio....
Il generale Montuori, non mi è ancora riuscito di vederlo. Il generale Capello ha telegrafato da Padova che, sentendosi meglio in salute, è pronto a riprendere il comando.

Ore appassionate d'intensa vita.

L'attacco è cominciato all'ora precisa prevista, nel punto e nel modo stabiliti nell'ordine di operazione che conosciamo. Si aspettano con ansia i primi rapporti dei comandanti in linea. Tutti siamo su, intenti al lavoro.
Il generale Capello è qui al Comando, si dice, ma nessuno sa nulla di preciso. Impossibile parlare con chicchessia, tanto è il daffare e l'agitazione di ognuno.


Ore 4.
Decifriamo i primi fonogrammi. Sorpresa dolorosa per le notizie che arrivano. Le nostre linee sono state arretrate davanti a Tolmino. Il nemico attacca da tutte le parti; avanza nella valle di Caporetto; cala dalla parte di Saga.
L’ansia, l’angoscia di tutti qui, è terribile, sebbene dissimulata. Nelle facce pallide dei superiori, che s'intravedono mentre corrono da una stanza all'altra, danno ordini, spiccano ufficiali, ciclisti verso le linee, si legge l’inquietudine, il tormento dello spirito. Lorenzoni, il capitano Settimanni, i tenenti Onofri ed io, ritti in mezzo alla stanza, ci guardiamo in faccia senza osare di comunicarci i nostri pensieri. Consultiamo in silenzio le carte appese ai muri....
È possibile?

Si sente che altre notizie ci sono nascoste, sebbene i dispacci che decifriamo con rabbiosa impazienza ne portino ad ogni istante delle più gravi.

Altre linee sono state abbandonate. Arriva il capitano Ajraghi comandante del Quartier generale e ci ripete alcune voci che circolano nel comando, in paese....
— Che disastro! Che disastro!...
Ma i nostri, i nostri, cosa fanno? Dopo il bombardamento nemico non si ode quasi più un colpo di cannone. Eppure si dice che le fortificazioni arretrate in quel punto siano formidabili, imprendibili.

Abbiamo trasmesso ordini tremendi di resistenza sulla linea Monte Mia — Matajur — Monte Cucco — Kolovrat — Santa Lucia.
— Restare su questa linea fino alla morte. Punire senza pietà ogni debolezza nella difesa, qualunque segno d'indisciplina.
Le truppe nemiche sono entrate in Caporetto. I nostri resistono ancora sui monti. Ma le notizie si fanno più rare. Si vive come in un buio pieno di minacce.
Si spera in una forte resistenza alla stretta di Saga. Qualcuno dice però che è già stata forzata.
Che cosa avviene? Non si capisce più.... E questo silenzio, lassù!...

Col viso disfatto, gli occhi annebbiati dallo sforzo sui cifrari, guardiamo come intontiti la gente che seguita ad andare e venire.


24 ottobre.

All'alba, sono andato in camera mia per riposarmi un'ora. Dormiveglia tormentoso dopo l’atroce notte. L'atroce notte! Che cosa è mai successo?

[...]
Non ho il coraggio d'interrogare il Sottocapo o il generale Egidi, nero in viso e agitato. Ma capisco che qui avviene qualcosa di tremendo.
Si parla della perdita del Matajur, dello sfacelo della linea; ma le notizie sono ormai confuse e contraddittorie. Non si sa più che pensare.



Ardengo Soffici, La ritirata del Friuli, note di un ufficiale della seconda armata.
Firenze, Vallecchi, 1919

venerdì 4 novembre 2016

4 Novembre 2016



Il Fuoco di Henry Barbusse [1916] è la storia di un anno in trincea, durante la prima guerra mondiale, sul fronte francese.
La prima parte descrive il fango, i pidocchi, la fame, la fatica delle marce e dei lavori di scavo per le trincee, la quotidianità, lontana dai momenti di scontro, la nostalgia già struggente per la famiglia e la vita da 'borghesi'. Poi il libro esplode: c'è il fuoco, martellante, distruttore, disorientante; ci sono i morti, i feriti, le medicherie infognate sotto terra, dove, come tanti topi, sopportando dolori e mutilazioni atroci, molti soldati trovano comunque un modo, ancora peggiore, di morire.
Il capitolo finale gronda sì di retorica, ma la speranza è quella che si aspettavano TUTTI i combattenti: una nuova Alba e il sorgere del Sole dell'Avvenire.


Per non dimenticare la Grande Guerra.


martedì 12 luglio 2016

Cesare Battisti, 12 Luglio 1916


Impiccagione di Cesare Battisti, 12 Luglio 1916 - Un clic sull'immagine per ingrandire

Ne scriveva, 100 anni fa, Carlo Emilio Gadda, nel suo diario poi pubblicato come "Giornale di guerra e di prigionia":

Nei passati due giorni molto mi turbò la fine del tenente Battisti che io avevo conosciuto a Milano di vista, nella primavera del 1915, e in Valcamonica, non ricordo se a Edolo, o a Montozzo, di persona.- Con la mente ho rivisto la sua tortura in prigionia, la nefanda vendetta: è forse questa una delle scosse morali più forti provate da che son qui. La rettorica nostra scacazza i giornali, "Corriere" compreso, sul conto suo. Ma sta di fatto che è una grande vergogna l'averlo lasciato vivo in mano ai nemici.- Non diciamo "meglio così" a spese del martire impiccato: diciamo che la nostra viltà si è rivelata una volta di più, perché il capitano, il comandante di compagnia non viene preso dal nemico se i suoi si comportano bene, salvo circostanze eccezionalissime.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

[Via Libriaco]

venerdì 31 luglio 2015

L'italica dignità


Scrive Carlo Emilio Gadda, nel suo diario "Giornale di guerra e di prigionia", alla data odierna, nel 1916:

Se queste mie memorie saranno lette in futuro, chi leggerà sappia che la discordia nelle file del nostro esercito, nella compagine della nostra vita nazionale è novanta volte su cento il frutto di imbecillità e di frivolezze […] e peggio. La nostra anima stupida, porca, cagna, bastarda, superficiale, asinesca tiene per dignità personale il dire: «io faccio quello che voglio, non ho padroni.» — Questo si chiama fierezza, libertà, dignità. Quando i superiori ti dicono di tosarti perché i pidocchi non ti popolino testa e corpo, tu, italiano ladro, dici: «io non mi toso, sono un uomo libero.» Quando un generale passa in prima linea, come passò Bloise, e si lamenta con ragione delle merde sparse dovunque, tu, italiano escremento, dici che il generale si occupa di merde: (frase da me udita sulle labbra d’un ufficiale). Se il generale se ne sta a casa sua, dici che è un imboscato, ecc. Abbasso la libertà, abbasso la fierezza, intese in questo senso. Non conosco nulla di più triviale che questi sentimenti da parrucchiere.

Per non dimenticare la Grande Guerra. 

domenica 24 maggio 2015

Il latino della domenica - 117

Mescolo le cose serie a quelle scherzose.

24 Maggio 1915: l'esercito marciava


La Storia non c'entra, non insegna nulla a nessuno e macina, indifferente, le vite degli uomini, delle donne e dei bambini.
Le storie di famiglia sono invece quelle che ancora un po' collegano le generazioni che hanno la pazienza di ascoltare un racconto, un aneddoto, un fatto di vita.
I miei legami con cento anni fa sono sfilacciati, i documenti che ho sono pochi, le storie che mi hanno raccontato, pochissime. Mio nonno paterno, suo fratello, un fratello di mio nonno materno c'erano, in queste storie di guerra, e sono stati fortunati a poter far ritorno in Maremma, a lavorare quei campi che avevano dovuto abbandonare forzatamente.
C'è chi quella Guerra l'ha fatta con senso di dovere, espressione oggi desueta e priva di significato; posso solo ricordarli, qui.

    

Per altri miei post sul tema, QUESTO è il link.

giovedì 25 dicembre 2014

Natale del 1914: fratelli di trincea


«Domani Ghenerale. Domani noi spara. Pum! Pum!» e mio nonno imbracciava un invisibile moschetto e prendeva la mira, pronto a sparare.
Era l'avvertimento, ci raccontava in uno di quegli interminabili pranzi di Natale di quando ero bambino, che veniva gridato da un anonimo soldato austriaco che stava nella trincea di fronte, a pochi metri di distanza dagli Italiani: il giorno dopo ci sarebbe stato, in visita d'ispezione, un qualche superiore e gli Austriaci avrebbero sparato forsennatamente contro le trincee italiane; il soldato, a nome dei suoi commilitoni, avvertiva e si scusava per quello che sarebbe successo!
Raccontava ancora mio nonno che spesso, la sera, Austriaci e Italiani si ritrovavano nella 'terra di nessuno' a fumare, a scambiarsi qualche piccolo oggetto, addirittura a ballare tra loro intorno a un falò acceso per riscaldarsi.
Io lo ascoltavo con meraviglia, non sapevo cosa fosse una guerra, lui non parlava di scontri, di freddo, di fame, di morti; era un momento di festa: era insieme al figlio, ai nipoti, mangiava e beveva di gusto e certo quegli anni passati in trincea mezzo secolo prima, sul Carso, sembravano così lontani a quel piccolo vecchio contadino toscano.

Dovevano risalire, quei ricordi, al primo anno di guerra; sul fronte occidentale, in Francia, questi episodi si erano ripetuti con una certa frequenza, tra Francesi, Inglesi e Tedeschi, ma fino a pochi anni fa sono stati tenuti nascosti: era da vigliacchi e traditori della patria fraternizzare col nemico, qualunque fosse la Patria e chiunque fosse il Nemico.
Dopo che l'avanzata tedesca per invadere la Francia fu bloccata, con la battaglia della Marna, e le truppe tedesche si furono ritirate sino alla valle dell'Aisne, e dopo la sanguinosa prima battaglia di Ypres, Francesi, Inglesi e Tedeschi si trovarono a combattere una strana guerra, una guerra che è stata chiamata "d'assedio", dove i soldati vivevano e combattevano in trincee poco profonde, al freddo, con i piedi in una perenne pozza d'acqua e fango. Non era più una "guerra lampo"; sarebbe stata una guerra di posizione, uno stillicidio di vite umane, dopo le carneficine degli scontri diretti.
Da pochi mesi al fronte, la baldanza delle truppe era, qua e là, rapidamente venuta meno e diversi episodi di fraternizzazione si verificarono tra Francesi, Inglesi e Russi da una parte, Tedeschi, Austriaci e Ungheresi dall'altra. Ne parlano, con dovizia di particolari, i saggi raccolti in: Meetings in No-Man's land, editi dallo storico francese Marc Ferro.


Memorabile e commovente fu lo spontaneo armistizio di Natale, tra alcuni gruppi di belligeranti, che fece seguito a episodi che si erano svolti, un po' ovunque, nel novembre del 1914. Quel po' di umanità, di vera fratellanza, quella voglia di riconoscere nell'altro un proprio simile e non uno sconosciuto e un nemico, sarebbero scomparse in pochi decenni: non se ne sarebbe parlato più già a 30 anni di distanza, durante il secondo conflitto mondiale.
Oggi, poi! Il mio vicino di casa è il mio peggior nemico...

La tregua di Natale su Wikipedia, QUI e QUI.
Un articolo in merito QUI sul Corriere della Sera.


Per non dimenticare la Grande Guerra.


martedì 4 novembre 2014

4 Novembre 2014

Un'immagine insolita, per ricordare questa data: sono i saluti affettuosi che una sorella manda al fratello che di lì a poco sarebbe tornato a casa dalla guerra; la data è infatti quella del 17 aprile 1918.

La gioia della famiglia sarebbe però durata poco: il ragazzo di lì a qualche mese morì di 'febbre spagnola'.



[Cartolina di una sorella di mio nonno materno al loro fratello granatiere]


Per non dimenticare la Grande Guerra.


mercoledì 15 ottobre 2014

Il '14

Le memorie scolastiche sono lontane e imprecise; se volete rinfrescarle e scoprire cosa c'è stato alla base dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, oltre all'attentato mortale a Sarajevo (le tensioni tra Germania e Francia, la Rivoluzione in Russia, le mire del Giappone, il colonialismo europeo in Africa), potete leggere un agile volumetto del prof. Luciano Canfora: 1914, appunto.

Pubblicato da Sellerio nel 2006, è la trascrizione delle puntate radiofoniche sul tema, irradiate, dalle antenne di Radio 2 della RAI, agli inizi del 2004, per la trasmissione "Alle 8 della sera. Il racconto delle cose e dei fatti".
Le Radio Audizioni Italiane hanno online tutte le puntate che si possono riascoltare o scaricare.
Purtroppo i file sono in formato RA, che certo non è più da decenni uno standard [ammesso che lo sia mai stato...] ma in RAI non devono essersene accorti visto che i loro podcast sono tutti di questo tipo; per ascoltarli occorre installare un plug-in.
Nel più accessibile formato MP3 li trovate, episodio per episodio, QUI.
Qualche benemerito volontario ha compresso l'intero ciclo di trasmissioni in un comodo file unico che potete scaricare ad esempio da QUI, l'elencone di mariu.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

domenica 7 settembre 2014