G. Papini, Chiudiamo le scuole [1919], Millelire Stampa Alternativa, 1992.
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giovedì 21 gennaio 2021
venerdì 21 aprile 2017
Per il (2770°) Natale di Roma
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| Magna Roma |
[Via: Libriaco]Roma è, per usare il vocabolario di Marinetti, il simbolo eterno e maggiore di quel passatismo ed archeologismo storico, letterario e politico che ha sempre annacquato e acciaccato la vita più originale d’Italia. Per passatismo storico abbiamo avuto in casa il vescovo supremo del cristianesimo che tanti guai ha dato all’Italia, non compensati davvero né dal fasto della corte, né dalle chiese grosse o pompose, né dai pellegrinaggi d’oltralpe (proteste). Per passatismo ci siamo ostinati a voler la capitale a Roma, in mezzo a un deserto, lontana dalle provincie più ricche ed attive del paese, troppo distante dalle altre capitali europee, in mezzo a una popolazione che per vanità di ricordi e malgoverno di preti trattava gl’italiani di piemontesi e non aveva nessuna voglia d’ingegnarsi né di lavorare, abituata come era a vivere di benefici ecclesiastici e di minestre di frati (vociferazioni indecifrabili). Per passatismo i nostri antichi, da Dante a Mazzini, ossessionati dalla visione dell’impero universale, hanno sempre mirato a Roma come faro e segnacolo di italianità, mentre dai romani veri e propri – né antichi né moderni – non è venuto mai fuori uno di quei geni che hanno incarnato lo spirito della nostra razza e costituita la grande cultura italiana (fracasso generale).
G. Papini, Contro Roma, discorso che Papini fece nel 1913 al Teatro Costanzi (oggi Argentina), Elliot [Lit Edizioni] ebook, 2015
venerdì 15 marzo 2013
Letture notturne - 2
Il libro sul comodino è Un uomo finito [1912], di Giovanni Papini, in un'economica edizione Vallecchi del 1974.
Una scrittura potente, enfatica, una lingua energica e strabocchevole, parole sonore e vibranti, il bollire e poi il sobbollire di un giovane artista pieno di idee ne sono le caratteristiche principali.
Lo sto rileggendo, dopo averlo scovato in cattive condizioni nascosto in cantina: la colla della rilegatura era una pessima colla a caldo, di quelle che fanno rompere la costola al solo aprire le pagine, difetto presente forse già al momento della pubblicazione (lo ricordo anche in altri volumi della stessa collana). L'avevo letto, credo alla fine degli anni settanta, ma sicuramente non ero mai arrivato alla fine (a pagina 123 c'è una piegatura nell'angolo per segnare l'estremo limite raggiunto).
Vale la pena di leggerlo? Sì, foss'altro che per la lingua e per la testimonianza del fervore letterario italiano nel primo decennio del secolo passato.
Una scrittura potente, enfatica, una lingua energica e strabocchevole, parole sonore e vibranti, il bollire e poi il sobbollire di un giovane artista pieno di idee ne sono le caratteristiche principali.
Lo sto rileggendo, dopo averlo scovato in cattive condizioni nascosto in cantina: la colla della rilegatura era una pessima colla a caldo, di quelle che fanno rompere la costola al solo aprire le pagine, difetto presente forse già al momento della pubblicazione (lo ricordo anche in altri volumi della stessa collana). L'avevo letto, credo alla fine degli anni settanta, ma sicuramente non ero mai arrivato alla fine (a pagina 123 c'è una piegatura nell'angolo per segnare l'estremo limite raggiunto).
Vale la pena di leggerlo? Sì, foss'altro che per la lingua e per la testimonianza del fervore letterario italiano nel primo decennio del secolo passato.
venerdì 1 marzo 2013
Abdicare
ABDICARE
Parola vilissima che significa rinunciare pubblicamente a qualcuno o a qualcosa, per interesse, per paura, per imbecillità.
Il secolo scorso e il principio di questo è stato il tempo delle abdicazioni. Dal re allo spazzino, tutti abdicavano.
I cristiani stessi (fra gli altri e più degli altri) i cristiani - sale del mondo - che, pur essendo una milizia inerme, se hanno in sé lo spirito di verità, sono invincibili, hanno, più o meno, falsificato, abbandonato o rinnegato Cristo.
Da ciò, unicamente, catastrofi d'ogni genere.
Ma ora basta.
Chi è cristiano, non per ridere, deve confessare Cristo "usque ad effusionem sanguinis". Perché Cristo è Via, Verità, Vita, Luce del Mondo.
Né l'uomo che vive nel mondo può viverci più senza Cristo; né può essere amico dell'uomo chi non è amico e servo di Cristo.
Diximus; e tutto è detto.
D. Giuliotti, G. Papini, Dizionario dell'omo salvatico, Firenze, A. Vallecchi, 1923
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