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lunedì 2 giugno 2025

Italia - 2 Giugno 2025

Dice Paolo Poli: «Io ho sempre amato i classici, perché trovo, come diceva Foscolo, che da lì trarrem gli auspici. Il poeta era molto contento che Firenze ospitasse le tombe dei grandi perché l’Italia non aveva ancora una sua fisionomia politica e invece c’era questa unità fondamentale della lingua. Ormai invece cessa «il furore d’inclite gesta» e quando ci si rivolge ai classici, si tenta di aggiornarli, di raddrizzare le gambe ai cani. Fino a qualche tempo fa c’erano delle persone molto semplici che facevano citazioni a braccio dell'Inferno di Dante. Oggi invece c’è bisogno ogni tanto di un grande ballerino come Béjart che ci spiega i Trionfi di Petrarca, oppure di un grande regista inglese che ci viene a chiarire che si può fare benissimo il Don Giovanni di Mozart a Vicenza, perché è una città tutta del Palladio e ci sono quindi le scenografie naturali.»

L. Scarlini (curatore), Alfabeto Poli, Torino, Einaudi, 2013

Via: Libriaco.

sabato 8 aprile 2023

domenica 2 aprile 2023

Il latino della domenica - 526

Non parlerò a tutti.

La frase, su un classico cartiglio, avvolge l'Albero della Conoscenza in un ex libris che si trova sui volumi che la vedova, Ernesta Bittanti, e i figli di Cesare Battisti donarono al Comune di Trento, con vincolo di deposito al Museo trentino del Risorgimento.

A guardare nel passato, è una frase, mutata di tempo verbale, che scrisse Petrarca nel secondo capitolo del De vita solitaria [1346::1366], dove però recita: "nec ego loquor omnibus, sed tibi, sed mihi et his paucis quibus hec rara conveniunt." cioè "non mi rivolgo a tutti, ma a te, a me e a quei pochi cui si addicono queste cose eccezionali." E Petrarca stava argomentando sulla bontà della vita solitaria, una vita di studi lontano dal 'volgo'.

[Via: Libriaco]


mercoledì 8 marzo 2023

venerdì 14 giugno 2019

La bell'Italia


IMPIEGATO: Eh, questo è un palazzo immenso, un vero labirinto, vengono anche forestieri ad ammirarlo. (Abbassando un po' la voce:) Attualmente... purtroppo... non ci si sente un gran buon odore.

U. Betti, Corruzione al Palazzo di Giustizia [1944], Roma, Newton Compton, 1993
[Via: Libriaco]

lunedì 1 maggio 2017

DEM(ocrazia)


(Virgilio, Eneide, VI, 617)

Converrebbe paradossalmente auspicare che su tutte le decisioni importanti si consultasse il popolo e, ottenuta la chiara manifestazione della sua volontà, si procedesse contrariamente alla medesima.

T. Landolfi, Rien va [1963], Milano, Adelphi, 2012
[Via: Libriaco]

venerdì 21 aprile 2017

Per il (2770°) Natale di Roma

Magna Roma

Roma è, per usare il vocabolario di Marinetti, il simbolo eterno e maggiore di quel passatismo ed archeologismo storico, letterario e politico che ha sempre annacquato e acciaccato la vita più originale d’Italia. Per passatismo storico abbiamo avuto in casa il vescovo supremo del cristianesimo che tanti guai ha dato all’Italia, non compensati davvero né dal fasto della corte, né dalle chiese grosse o pompose, né dai pellegrinaggi d’oltralpe (proteste). Per passatismo ci siamo ostinati a voler la capitale a Roma, in mezzo a un deserto, lontana dalle provincie più ricche ed attive del paese, troppo distante dalle altre capitali europee, in mezzo a una popolazione che per vanità di ricordi e malgoverno di preti trattava gl’italiani di piemontesi e non aveva nessuna voglia d’ingegnarsi né di lavorare, abituata come era a vivere di benefici ecclesiastici e di minestre di frati (vociferazioni indecifrabili). Per passatismo i nostri antichi, da Dante a Mazzini, ossessionati dalla visione dell’impero universale, hanno sempre mirato a Roma come faro e segnacolo di italianità, mentre dai romani veri e propri – né antichi né moderni – non è venuto mai fuori uno di quei geni che hanno incarnato lo spirito della nostra razza e costituita la grande cultura italiana (fracasso generale).

G. Papini, Contro Roma, discorso che Papini fece nel 1913 al Teatro Costanzi (oggi Argentina), Elliot [Lit Edizioni] ebook, 2015
[Via: Libriaco]

sabato 4 febbraio 2017

Anniversari


Moriva, 135 anni fa, nel libro di Tolstoj.

La citazione è da: L. Tolstoj, [Смерть Ивана Ильича, 1886], La morte di Ivan Ilijc [Trad. Duchessa d'Alba (Enrichetta Carafa Capecelatro)]. Online su LiberLiber.

[Via: Libriaco]

martedì 4 ottobre 2016

I nostri rappresentanti


La Sovranità non può essere rappresentata in virtù della stessa ragione per cui non può essere alienata: consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà non si rappresenta, è identica a se stessa o è un’altra, senza via di mezzo. I deputati del popolo non sono né possono essere dunque suoi rappresentanti; non sono che suoi commissari e non possono decidere niente in modo definitivo. Ogni legge che il Popolo non ha ratificato direttamente è nulla: non è affatto una legge. Il popolo [...] pensa di essere libero, ma s’inganna parecchio, poiché non lo è che durante l’elezione dei membri del Parlamento; appena questi sono eletti esso è schiavo, è niente. L’uso che fa della libertà nei brevi momenti in cui ne gode è tale che merita bene di perderla.
[...]
Comunque sia, appena un Popolo si dà dei Rappresentanti non è più libero, non esiste più come tale.

J. J. Rousseau, [Du contrat social, ou principes du droit politique, 1762], Il contratto sociale. A cura di R. Gatti, BUR, ebook, 2011 Libro III, Cap, 15: I deputati o rappresentanti

[Via Libriaco]

martedì 12 luglio 2016

Cesare Battisti, 12 Luglio 1916


Impiccagione di Cesare Battisti, 12 Luglio 1916 - Un clic sull'immagine per ingrandire

Ne scriveva, 100 anni fa, Carlo Emilio Gadda, nel suo diario poi pubblicato come "Giornale di guerra e di prigionia":

Nei passati due giorni molto mi turbò la fine del tenente Battisti che io avevo conosciuto a Milano di vista, nella primavera del 1915, e in Valcamonica, non ricordo se a Edolo, o a Montozzo, di persona.- Con la mente ho rivisto la sua tortura in prigionia, la nefanda vendetta: è forse questa una delle scosse morali più forti provate da che son qui. La rettorica nostra scacazza i giornali, "Corriere" compreso, sul conto suo. Ma sta di fatto che è una grande vergogna l'averlo lasciato vivo in mano ai nemici.- Non diciamo "meglio così" a spese del martire impiccato: diciamo che la nostra viltà si è rivelata una volta di più, perché il capitano, il comandante di compagnia non viene preso dal nemico se i suoi si comportano bene, salvo circostanze eccezionalissime.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

[Via Libriaco]

mercoledì 27 gennaio 2016

Una banca mostruosa



- It's not us. It's the monster. The bank isn't like a man.
- Yes, but the bank is only made of men.
- No, you're wrong there - quite wrong there. The bank is something else than men. It happens that every man in a bank hates what the bank does, and yet the bank does it. The bank is something more than men, I tell you. It's the monster. Men made it, but they can't control it.

- Non siamo noi. È il mostro. La banca non è come un uomo.
- Sì, ma la banca è fatta soltanto di uomini.
- No, qui ti sbagli - qui ti sbagli completamente. La banca è qualcosa di diverso dagli uomini. Succede che tutti gli uomini di una banca odino quello che la banca fa, e tuttavia la banca lo fa. La banca è qualcosa di più degli uomini, ti dico. È il mostro. Gli uomini l'hanno fatta ma loro stessi non la possono controllare.

J. Steinbeck, The Grapes of Wrath [1939], London, Penguin Books, 2000

[Via: Libriaco]

sabato 2 gennaio 2016

Un nuovo modo di leggere: gli 'sveltini'


   Io li ho subito ribattezzati così, sveltini, e spero che non ci sia qualche editore intraprendente che me ne rubi l'invenzione lessicale.
   Si tratta di 'libri' cosiddetti 'distillati', ridotti, cioè, di (gran) parte del testo, operazione fatta pur di vendere un prodotto, omogeneizzato e reso digeribile, a chi, al massimo, riesce a leggere un’emoticon; questi ‘prodotti’ sono oggetto di una nuova iniziativa editoriale (VEDI).
   L'idea è infernale; d'altra parte, non essendoci in giro molti scrittori, ma solo produttori di generi adatti alla vendita, è indubbio che per qualche euro in più molti vorranno cedere i loro 'lavori' a questa nuova iniziativa.
   Nuova senza dubbio nel concetto di 'distillazione', che viene presentata come mera riduzione del testo, ma non bisogna dimenticare che, per quasi quarant'anni (dal '51 alla fine degli anni ottanta),  i "Readers' Digest Condensed Books" (I libri condensati di Selezione) invasero gli USA prima e l'Italia poi.
   Alcuni amici, impegnati nel campo dell'istruzione, mi sono però sembrati interessati a questa iniziativa, per il valore culturale: portare in casa di ragazzi, assolutamente non leggenti, un prodotto di facile accesso e comprensione.
   Mi fermo a riflettere su quello che Stefan Zweig, scrittore di grande bravura e di incredibili capacità nell'approfondire le caratteristiche psicologiche dei suoi personaggi, scriveva ne "Il mondo di ieri", proponendo, settantacinque anni fa, questo stesso ‘innovativo’ concetto:
Nove decimi dei libri che mi capitan tra mano mi sembrano troppo appesantiti da descrizioni superflue, da dialoghi pettegoli e da inutili figure secondarie, così da riuscir troppo poco interessanti e dinamici. Persino nei più celebri capolavori classici mi disturbano i molti passi aridi e lenti, tanto che una volta esposi ad un editore il piano temerario di offrire in una serie tutta la letteratura mondiale, da Omero, attraverso Balzac e Dostoievski, sino alla Montagna incantata, con decisi tagli di quanto è individualmente superfluo, in modo che tali opere, che hanno senza dubbio un contenuto che supera i tempi, possano ridiventare vive per l'epoca nostra.

S. Zweig, Il mondo di ieri [Die Welt von Gestern, 1942], Milano, Mondadori, 1954, ebook. [Trad. L. Mazzucchetti]

[via: Libriaco]

mercoledì 11 febbraio 2015

L'inutilità dell'intellettuale


Ho dotta la testa; sdegnato il cuore; e le braccia inette ad ogni utile mestiere.

U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis [1802-1803]. Online su LiberLiber.
[via: libriaco]



Ma gli intellettuali senesi sono altra cosa...


venerdì 19 dicembre 2014

Un governo difettoso


[...] non c'è nè c'è stato nè sarà mai popolo, nè forse individuo, a cui non derivino inconvenienti, incomodi, infelicità (e non poche nè leggere) dalla natura e dai difetti intrinseci e ingeniti del suo governo, qualunque sia stato, o sia, o possa essere. (22-29. Gen. 1821)

G. Leopardi, Zibaldone di pensieri [1817-1832]. Online su Wikisource.
[Via: Libriaco]

lunedì 2 settembre 2013

Subalterni

Come una nazione in cui più nessuno si degna di fare il domestico è perduta, così si può concepire un’umanità in cui l’individuo, imbevuto della propria unicità, non sarà più disposto ad accettare un lavoro subalterno, per quanto «rispettabile» esso sia.
E. M. Cioran, Squartamento [1979], Milano, Adelphi, 1981. [Trad. di M. A. Rigoni]
[Via: Libriaco]

[Image cretids: LaRigattieraNera]

martedì 6 agosto 2013

Non poteva non sapere

Il cappellano indovinò che il Duca stava prendendo in considerazione la possibilità di passare all'aperta ribellione. L'araldo indovinò la stessa cosa anche lui. Il Duca indovinò che gli altri due avevano indovinato. Il cappellano indovinò che il Duca aveva indovinato che lui aveva indovinato ma non riusciva a indovinare se anche l'araldo avesse indovinato che il Duca aveva indovinato che lui aveva indovinato. L'araldo, da parte sua, non riusciva a indovinare se il cappellano aveva indovinato che il Duca aveva indovinato che lui aveva indovinato, ma indovinava che il Duca aveva indovinato che lui aveva indovinato.
R. Queneau, I fiori blu [1965], Torino, Einaudi Editore, 1967

Via Libriaco

martedì 23 luglio 2013

Sudare


Libriaco cita DeLillo che, in Rumore Bianco, dice:
Quando vado a camminare, i maniaci dello jogging mi arrivano alle spalle senza fare rumore, comparendomi di fianco e facendomi fare un soprassalto di spavento, come un imbecille.
Io, in una situazione analoga, sono colpito invece dalla scia di profumo che questi sportivi, uomini o donne, lasciano dietro il loro passaggio. Dopo che mi hanno sorpassato o ci siamo incrociati non c'è quel sano odore che lo sforzo fisico provoca in tutti, giovinette efebiche o maturi signori 'imballati' e boccheggianti; c'è invece un profluvio di essenze: deodoranti, antitraspiranti, profumi, colonie, che indica l'imbarazzo che hanno tutti nel dover fare in pubblico una cosa così indecente: sudare.

martedì 19 febbraio 2013

Il piacere di governare

Il faut que le plaisir de gouverner soit bien grand, puisque tant de gens veulent s’en mêler.

Il piacere di governare deve essere ben grande visto che tante persone se ne vogliono occupare.
Voltaire, Dictionnaire philosophique, 1764. Online
[Via: Libriaco]

sabato 15 settembre 2012

Gente stupida

Foolish people — when I say “foolish people” in this contemptuous way, I mean people who entertain different opinions to mine. If there is one person I do despise more than another, it is the man who does not think exactly the same on all topics as I do.

Gente stupida - quando dico “gente stupida” in questo modo sprezzante parlo di quelli che hanno opinioni diverse dalle mie. Se c’è una persona che spregio più di tutte è quella che non la pensa su ogni argomento esattamente come me.
Jerome K. Jerome, Idle Thoughts of an Idle Fellow: A Book for an Idle Holiday [1886]. Edizione online su Project Gutenberg. [Via: Libriaco]

giovedì 31 maggio 2012

Il Ministero

...una casta chiusa di piccoli borghesi degenerati e miserabili, sordi e ciechi e insensibili a tutto se non ai loro piccoli bisogni, alla loro omertà, ai loro intrighi talmente meschini e microscopici da riuscire incomprensibili.
Il Ministero è una specie di tempio, dove si adorano e perfezionano i vizi più abbietti, i tre piú desolati peccati mortali: la pigrizia, l'avarizia e l'invidia. Sono i tre vizi propri di quella piccola borghesia incapace, che cerca, insieme, sicurezza e dominio,
- che è pigra perché non sa far nulla, non sa adoperare le mani, e neppure la mente, e qualunque lavoro le è difficile e perciò sgradevole, faticoso, impossibile;
- che è avara perché è povera e pretenziosa;
- che trova nell'invidia il solo compenso alla propria miseria: nell'invidia piú totale, penetrata dappertutto, come un veleno che circoli nel sangue.
Tutto questo è tenuto insieme da un potente spirito di casta, da un legame stretto come quello della camorra e della mafia.
Li vedeste, quegli esseri, seduti sulle loro sedie, davanti alle loro scrivanie, a far nulla, materialmente nulla, neanche a leggere il giornale, per ore e ore, con gli occhi imbambolati, in una specie di estasi d'ozio o forse di mistica compenetrazione con la vuota idea dello Stato.
Vedeste quelle loro facce, terribili, feroci nella loro piattezza.
Sono un muro intonacato, e noi tutti ci battiamo contro, e non riusciamo a buttarlo giú.


da: Carlo Levi, L'Orologio [1950]
Impaginazione ed enfasi sono mie.


via: Libriaco