Visualizzazione post con etichetta Varie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Varie. Mostra tutti i post

sabato 15 novembre 2008

Morte al Supermercato


Poco fa, in fila alla cassa davanti a me c'erano tre ragazzotti, il più grande forse di vent'anni. Nel carrello, insieme a quattro stupidaggini, alcune bottiglie di whiskey.
Chissà se qualche padre di famiglia non tornerà a casa, domani...

giovedì 7 febbraio 2008

No logo

Pausa pranzo in ufficio, oggi. Come tutti i giorni, un pacchetto di cracker o una barretta di granaglie, uno yoghurt o un succo di frutta e un caffé della macchinetta; il mio stomaco ed il mio fegato non gradiscono un impegno maggiore, in ufficio non resta nessuno e si può godere di un po' di silenzio e di qualche lettura di blog in santa pace.
Potrei anche andarmene a casa a pranzare, abito vicino, ma in un'ora dovrei fare tutto di corsa e non ne vale la pena.
Oggi, dunque, cracker e yoghurt. E lo yoghurt è stato proprio l'argomento di discussione con un collega che, anche lui, spesso preferisce starsene tranquillo in ufficio piuttosto che nel caos del bar al piano di sotto.
Il mio yoghurt era uno di quelli senza marchio, venduti dalla COOP. Ecco, senza marchio proprio no: la COOP mette un marchio vistoso, giallo, ed una scritta con il più brutto dei caratteri tipografici, il Courier, sui prodotti a più basso costo.
Nella discussione di oggi, io sostenevo che il mettere un contrassegno così vistoso sulla merce più a buon mercato può procurare disagio in chi acquista: guardiamo tutti all'aspetto delle cose, chi vuol riempirsi il carrello di merce 'da poveri' per sciorinarla poi sul nastro di una cassa?
Secondo il collega, invece, l'uso del marchio giallo rende facilmente identificabile il prodotto e quindi ne consente l'acquisto da parte di chi, appunto, vuol scegliere un prodotto a basso costo, senza le garanzie che la COOP dà tipicamente sui suoi prodotti.


martedì 23 ottobre 2007

Liberate il Myanmar...

Liberateci la Birmania dai monaci!
Pubblicità a cura della Giunta Militare del Myanmar.

martedì 9 ottobre 2007

Contro i ciclisti

Sono convinto che molti automobilisti ce l'abbiano con i ciclisti, ed io, come automobilista, non sono da meno.
Nel fine settimana, nel breve percorso sulle strade interne delle Colline Metallifere, tra Siena e la Maremma, ne ho trovati a decine.

In gruppo, da soli, con bici da corsa ma anche con mountain bike.

Pericolosi, perché te li trovi all'improvviso dietro una curva, magari mentre sbandano per lo sforzo di una salita, pericolosi perché, quando sono un gruppo, si credono uno sciame di api e si aprono ad occupare tutta la carreggiata.
Se gli suoni per segnalargli che ci sei anche tu, e che stai tentando di sorpassarli, ricevi in cambio una serie di gesti di mani e braccia, non proprio di saluto, e una raccolta di espressioni verbali che non sta bene riportare in un post.

I ciclisti sono vittime di incidenti, anche mortali, o causa di incidenti, anche mortali, come quello avvenuto qualche giorno fa, proprio in Maremma.

E dire che tali veicoli, secondo il Codice della strada, non potrebbero circolare, visto che sono sprovvisti di
campanelli e di illuminazione (Art. 68) e inoltre rendono pericoloso il traffico spostandosi con una velocità pericolosamente lenta non consentendo un adeguato scorrimento agli altri veicoli (Art. 141).
Ma avete mai visto una pattuglia della stradale fermare un ciclista?

Per fortuna il viaggio di ritorno, domenica, mi ha permesso di ascoltare la trascrizione per orchestra di Ma Mère l'Oye di Ravel che, mi vergogno anche a dirlo, non avevo mai avuto l'occasione di sentire integralmente: era trasmesso per radio dalla benemerita Rete Toscana Classica.

Paura in Myanmar

Il Ministro degli esteri italiano, riporta l'agenzia di stampa Reuters, ritiene
probabile che lunedì prossimo l'Unione Europea adotti una serie di sanzioni nei confronti del Myanmar.
La giunta militare, avuta la notizia, si è chiusa in casa a doppia mandata per la paura.

martedì 11 settembre 2007

domenica 2 settembre 2007

Morale SudCoreana

Ci volevano degli orientali per darci una bella lezione di civismo.
Liberato dalla prigionia, il gruppo di Sud Coreani ha pubblicamente chiesto scusa al proprio Stato per averlo messo in difficoltà; il gesto ha fatto notizia.
Quanta distanza dai rientri da vincitori cui abbiamo assistito in questi anni, da parte di nostri connazionali 'rapiti' all'estero: giornaliste e giornalisti, fotografi e giovani ragazze 'in missione di pace', accolti tutti trionfalmente, le facce con il sorriso da flash pronto per i media. Lo Stato ha pagato per loro, lo Stato ha fatto lavorare il proprio 'intelligence', servitori dello Stato sono morti per loro. Avete sentito qualcuno che ci chiedesse scusa? No, è tutto assolutamente dovuto; eppure, con questa nostra formazione culturale cattolica il perdono, se ce lo chiedono, non lo neghiamo a nessuno, neanche a un brigatista assassino.
Neppure il padre missionario nelle Filippine ha chiesto scusa ('il gigante buono è molto dimagrito'); ha avuto i suoi bei passaggi televisivi ed anche un incontro con il Papa. Chissà se Benedetto XVI gli ha ricordato quella estrema forma di testimonianza che la Chiesa cristiana chiama martirio, la morte cioè per motivi di fede. E' certo che i militari che sono morti negli scontri a fuoco durante i tentativi di rintracciarlo e liberarlo non sono martiri, perché sono solo morti per fare il proprio dovere.

giovedì 19 luglio 2007

La gente, sono ignoranti

Sabaoth, Dio degli eserciti, mostra la Tua potenza: liberaci per sempre dai giornalisti e dai politici che, quando parlano, non riescono a dire due frasi senza fare un anacoluto!

mercoledì 18 luglio 2007

Per mia moglie


Va bene mettere un po' di pepe nella nostra vita, ma ne dovevi proprio comprare un chilo?

martedì 17 luglio 2007

Sport

Stamani ho fatto almeno tre chilometri in cyclette. Una faticaccia: non ho trovato nemmeno una discesa!