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martedì 3 maggio 2022

Arrivano i russi, arrivano i russi


 Arrivano i russi, arrivano i russi
(The Russians Are Coming, the Russians Are Coming) è un film di Norman Jewison del 1966.

In epoca di guerra fredda, di fobie ed isterismi sul "pericolo rosso", un sottomarino sovietico si arena per sbaglio nei pressi di una piccola isola sulla costa orientale degli Stati Uniti; alcuni membri dell'equipaggio scendono a terra per cercare una barca allo scopo di rimorchiare il sottomarino fuori dalle secche, ma vengono scambiati per invasori scatenando involontariamente il panico.

Gli abitanti dell'isola si organizzano alla meglio per fronteggiare la presunta invasione...
testo da Wikipedia.

venerdì 18 marzo 2022

mercoledì 26 maggio 2021

De re politica

Wallace Shawn dal film Rifkin’s Festival [2020] di Woody Allen

 

mercoledì 19 ottobre 2016

Chi sono i caporali?


Da "Siamo uomini o caporali" [1955] diretto da Camillo Mastrocinque con Totò e Paolo Stoppa.

Suggerisce YouTube: Se la riproduzione non inizia a breve, bloccarla e farla ripartire. [Cliccare su stop e poi su avvio] 

martedì 11 marzo 2014

Pòle la donna permettisi di pareggiare con l'òmo?



"Pòle la donna permettisi di pareggiare con l'òmo?... No!" 

Dal film  "Berlinguer ti voglio bene" [1977] di Giuseppe Bertolucci

mercoledì 26 febbraio 2014

Un uomo onesto


Affascinato dal bianco e nero, la sera trascorro qualche ora guardando vecchi film, specie gialli e noir. Ieri era il turno di "Tutti gli uomini del re", una pellicola del 1949 di Robert Rossen sulla corruzione della politica americana.

mercoledì 27 marzo 2013

In volo per Marte

Flight  to Mars / Volo su Marte (1951) 


Flight to Mars: Locandina

Per andare su Marte non ci vuole molto, in meno di dieci giorni si riesce ad arrivare viaggiando senza troppa fretta.
Quattro scienziati e un reporter si imbarcano, trench, cappello in testa e valigie alla mano, su un razzo interplanetario dal tipico aspetto retrò di ogiva a punta aguzza.



La storia non ci racconta nulla della preparazione del velivolo né tanto meno di allenamenti fatti dalla ciurma; si parte la mattina presto, ci si lega all'esile poltroncina della zona di comando o ci si assicura su brandine a castello, con tanto di coperta di lana messa a doppio per attutire la forza di accellerazione, si accendono i razzi e via, verso il pianeta rosso.



Per combattere l'assenza di gravità a bordo c'è un non meglio specificato stabilizzatore magnetico e invece di usare la radio per comunicare con la Terra, si lanciano nello spazio certi razzetti, simili alle bottiglie di naufraghi, con pagine di messaggi.
Il motore, lo si scopre in seguito, è invece a propulsione atomica.

Quando arrivano su Marte (sì, l'"ammartaggio" è un po' brusco e  il motore si danneggia seriamente) i cosmonauti (così vengono chiamati nella versione italiana e saprete che cosmonauti è il nome con cui ci si riferisce ai navigatori spaziali russi, mentre quelli americani si chiamano astronauti e quelli cinesi taiconauti), scendono con i loro vestiti da viaggio (giaccone in pelle e cuffietta di cuoio come gli aviatori della II Guerra Mondiale), respirando con una risibile mascherina di ossigeno; i Marziani che li accolgono, tecnicamente più progrediti, sono invece dentro eleganti scafandri bianchi.



 


I  Marziani, che sono assolutamente umani, respirano ossigeno e vivono in città scavate nel sottosuolo, parlano correntemente l'inglese imparato ascoltando le trasmissioni radio dalla Terra e li aiuteranno (con qualche colpo di scena e le immancabili storie d'amore) a rientrare sul nostro pianeta. Il progetto del nuovo motore che devono approntare viene preparato su un minuscolo tavolo da bar.


Povero, ingenuo e con attori di minima qualità, ha il solo merito di essere un film 'pioniere', girato, sicuramente con poca spesa, nel 1951.

Effetti speciali? Un paio di sciami di meteoriti incontrati durante il viaggio e un denso fumo che esce dagli ugelli del razzo a propulsione nucleare quando danno 'tutta potenza'.


Frasi celebri?
Alla partenza:  

- E' un conforto lasciarsi dietro qualcuno, qualcuno a cui si è dato la vita o la conoscenza.
Su Marte:
- Li inviterò ad una partita di bridge.
- Bridge? Se lei glielo insegna la odieranno in eterno.


- I solitari sono noiosi, sia i giochi che le persone.



Nota 1: il film è in Cinecolor ma io l'ho visto ieri sera in questo scadentissimo bianco e nero. 

Nota 2: QUI qualche locandina e alcuni fotogrammi del film.

Clic sull'immagine per una locandina più grande.

giovedì 20 dicembre 2012

Il Giudizio Universale

Non so quanti di voi ci abbiano pensato ma dopo la fine del mondo di domani ci sarà il Giudizio Universale!

Vi ricordo che le chiese sono aperte continuativamente in queste ultime ore per accogliere tutti i peccatori che vorranno redimersi.  
De Sica (e Zavattini come sceneggiatore) 50 anni fa immaginarono che le cose sarebbero andate così:
 

Il film potreste "cercarlo" in rete e guardarlo, per ingannare l'attesa, prima che sia troppo tardi. 

C'è ancora un po' di tempo...

lunedì 2 luglio 2012

Et si omnes, ego non

Con il caldo intenso di ieri la serata stava virando al noioso: una domenica sera con più di trenta gradi fuori alle 20 e 30 si combatte solo con birra gelata ed un buon film d'annata.
Dalle mie disordinate raccolte ho tirato fuori un vecchio L'uomo invisibile, un film del 1933 prodotta dalla Universal Pictures, diretto da James Whale, tratto dall'omonimo romanzo 'fantascientifico' di H. G. Wells.




Il dottor Cranley, padre della fidanzata del dr. Griffin è Henry Travers (per la prima volta sullo schermo), lo stesso attore  che interpretò poi Clarence, l'angelo senza ali, ne La vita è meravigliosa di Frank Capra, il mio film di Natale preferito.


Il personaggio più divertente del film è sicuramente la locandiera del "The Lion's Head", l'irascibile, volitiva, bisbetica ed energica Jenny 'la secca', doppiata magistralmente.


Settanta minuti di dilettevole bianco e nero e poi qualche ora di lettura, prima di prender sonno.
Ma, direte, ierisera c'era la finale di calcio!
Mai importato alcunché dello sport in generale e del calcio in particolare; domattina in ufficio verrò sommerso dai commenti di tutti, ma volete mettere la soddisfazione di poter dire: "Et si omnes, ego non"?

Il romanzo di Wells, in inglese, potete scaricarlo da Gutenberg.



domenica 9 ottobre 2011

Un cittadino onesto

Cittadini onestiImage credits: Punch, or the London Charivari, vol. CXL, (1911)

"Chi lo dice che sono un cittadino onesto? E che cosa ci guadagnerei ad esserlo?"


Dal dialogo originale tra Lizabeth Scott e Robert Mitchum in "La Gang" di J. Cromwell. Via Film Noir of the Week.

lunedì 9 maggio 2011

Il Film

«Deve esser un bel film!», dicevo a mia nonna col tono di voce più suadente che avevo, non appena l'immagine dell'annunciatrice era svanita dallo schermo del televisore per far posto alla sigla della Twenty Century Fox.



La musichetta ci era nota e poteva costituire la garanzia di uno spettacolo piacevole: io avevo bisogno che lei condividesse il mio ottimismo perché non mi piaceva stare a guardare un film da solo: ero appena un bimbetto di sette od otto anni e avevo paura a rimanere di notte in cucina senza nessuno che mi facesse compagnia e probabilmente non me lo avrebbero neppure permesso. I miei genitori a quell'ora, le otto e mezzo della sera da poco passate, erano già a letto e mio nonno li aveva addirittura preceduti: chi lavora fisicamente ha bisogno di riposare bene e a lungo perché il sole si alza presto e la giornata di fatica inizia all'alba.

Guardavo la nonna implorante, speravo che, invece di prendere la porta e di ordinarmi di andare a letto, si fermasse qualche manciata di secondi in piedi, a vedere le prime scene del film; se si metteva a sedere era fatta: correvo ad accendere la lucetta sopra il televisore, lei spengeva la luce principale della stanza e poi, se eravamo d'inverno, dopo aver dato un'occhiata alla stufa economica e aver controllato che avessimo abbastanza legna per quell'ora e mezzo che saremmo stati lì, inforcava gli occhiali e si sedeva al tavolo di cucina; io, poco lontano da lei, ero già perso nei bagliori dei racconti che il magico scatolone ci portava a casa: storie di indiani e di cowboy, di bravi giovanotti o di sfortunate ragazze, di ladri o di assassini combattuti da poliziotti integerrimi.


venerdì 4 febbraio 2011

Storie di detective

La TV in genere mi annoia; riesco a stare concentrato solo pochi minuti, poi la mia mente ha bisogno di passare a cose altrettato inutili ma più stimolanti. Se si eccettuano i pochi cartoni animati e il divertentissimo e imperdibile TG4 di Emilo Fede, per il resto la TV è per me solo un generatore di rumore. Fanno eccezione certi telefilm gialli, che ci propinano ormai a getto continuo per farci ingoiare dosi amarognole e massicce di pubblicità che buttiamo giù tappandoci il naso e cercando scampo facendo zapping, telefilm molto ben costruiti e di cui, pur non diventandone un cultore, seguo inebetito le storie.

Se Il tenente Colombo, ormai replicato da decenni, è diventato oggetto di gara casalinga (facciamo a chi riesce per primo a identificare il titolo del telefilm che trasmettono oppure, quasi fosse un grande classico, preveniamo, dicendole ad altavoce, le battute più famose), N.Y.P.D, che vanta la realizzazione di ben 12 serie successive, mi appassiona per le storie ben costruite e per la figura del grasso, semipelato, ex alcolizzato, irascibile e fragile Andy Sipowicz che già dalla prima serie ebbe la meglio sul rosso David Caruso, che poi se ne andò a far l'icona di se stesso in CSI - Miami, interpretando il tenente Horatio Caine.

Ieri sera ho ritrovato una vecchia registrazione fatta da La7 di un film mai visto ambientato nel 21° distretto di polizia newyorkese: Detective Story (Pietà per i Giusti) di William Wyler (1951).


Un film tutto sommato abbastanza gradevole, con un Kirk Douglas (adesso ormai ultranovantenne) detective cinico, zelante e tutto d'un pezzo, perno di una vicenda con ampi risvolti familiari e umani.


La cosa che salta agli occhi immediatamente è che il film (di struttura vistosamente teatrale) ha lo stesso impianto scenico e le componenti della serie di telefilm N.Y.P.D.: il bancone di smistamento al piano terra, al primo piano il centralinista all'ingresso dell'ufficio; il detective grasso, alcolizzato (ma se ne accenna appena) e di gran cuore (che è interpretato da William Bendix); il tenente nel suo ufficio con tapparella dove si affrontano i momenti più delicati dell'azione; il 'confessionale', la stanza archivio con due porte che vengono chiuse a chiave quando i personaggi devono parlarsi a tu per tu fuori dai denti e lontano dalle orecchie dei colleghi; la varia umanità di ladruncoli, rapinatori, truffatori che si agitano nello spazio ristretto tra un verbale dattiloscritto, la raccolta delle impronte digitali, una confessione o una protesta di innocenza. E' fuor di dubbio che il prolifico Steven Bocho avesse ben in evidenza l'impianto di questa opera sceneggiando N.Y.P.D. Blues e numerose altre sue acclamate serie TV.

Alcune 'chicche' del film:

- William Bendix recita in un ruolo insolito per lui, abituato a parti comiche
- non ci sono condizionatori in giro e schiene e ascelle dei poliziotti sono bagnate di sudore; in qualche inquadratura vengono mostrate anche facce grondanti
- il personaggio arrestato per taccheggio, l'attrice è Lee Grant, chiede ingenuamente al detective che l'ha schedata come mai non ha anche lui un radio orologio e gli mostra un quotidiano con una immagine del fumetto Dick Tracy

venerdì 28 gennaio 2011

Berlusconi Boing Boing

Si parla e si scrive ovunque del nostro Presidente del consiglio dei Ministri; chi è caustico, chi offensivo, chi ironico.
Si interessano del personaggio anche prestigiose testate internazionali e, a più riprese, anche le pagine di Boing Boing.

L'ultimo intervento, in ordine di tempo, sul famoso sito, titola: Berlusconi's "Rubygate" in Italy: Private Vices, Public Virtues ed è scritto da Jasmina Tešanović, aiuto regista e traduttrice nel noto film di Miklós Jancsó, Vizi privati e pubbliche virtù. Film di trentacinque anni fa che, per chi non lo ricorda, ebbe numerosi guai giudiziari, un sequestro e due processi, a causa di una storia dove, secondo alcuni, potere e orge sessuali spiccavano al di sopra dell'arte cinematografica.

mercoledì 22 dicembre 2010

Natale: che fare?

Nella speranza che tutti i vicini se ne vadano in bei posti caldi, assieme al loro continuo rumoreggiare, in scaletta ci sono:

L'ennesima visione della stucchevole favola di Frank Capra (1946), La vita è meravigliosa, da guardare prima del pranzo di Natale, subito dopo un'abbondante colazione con cioccolata bollente e pandoro; il film supera le due ore e quindi bisogna controllare bene i tempi della visione.

L'amaro [così me lo ricordo, ma potrei sbagliare] Un Natale di Maigret, dalla serie televisiva in bianco e nero di Mario Landi, con Gino Cervi (trasmesso in una puntata il 24 gennaio 1965; ho fortunosamente ritrovato un VHS di una replica TV), adatto ad una visione pomeridiana sul divano, con un tè forte, bollente e con abbondante limone, sgranocchiando qualche rustico 'cavalluccio'. Se avessi il tempo il coraggio potrei provare a farli da me; non lo escludo.

Per quanto riguarda le letture, partendo qualche giorno prima della vigilia, a sprazzi, il romanzo Vacanze di Natale, di W. S. Maugham, il giallo Poirot and Christmas [1938], di Agatha Christie, e il racconto The Adventure of the Christmas Pudding [1960] (*), sempre con lo stesso investigatore belga come protagonista. Questi ultimi due sono in inglese e quindi mi ci vorrà un po' di tempo.

Post scriptum
Da qualche anno penso che a Natale dovremmo invitare a pranzo qualcuno che è solo e a cui farebbe piacere un pranzo caldo e abbondante in un'atmosfera tranquilla. Poi caccio via il pensiero molesto: non voglio bene a me stesso, ne dovrei volere al mio prossimo?

Post post scriptum
(*) Causa insonnia, il racconto me lo sono già letto, stanotte.

Dice la stessa Christie, nella prefazione alla raccolta di Short stories che porta lo stesso titolo del racconto:
The Adventure of the Christmas Pudding is an indulgence of my own, since it recalls to me, very pleasurably, the Christmases of my youth.
After my father's death, my mother and I always spent Christmas with my brother-in-law's family in the north of England - and what superb Christmases they were for a child to remember! Abney Hall had everything! The garden boasted a waterfall, a stream, and a tunnel under the drive! The Christmas fare was of gargantuan proportions. I was a skinny child, appearing delicate, but actually of robust health and perpetually hungry! The boys of the family and I used to vie with each other as to who could eat most on Christmas Day. Oyster Soup and Turbot went down without undue zest, but then came Roast Turkey, Boiled Turkey and an enormous Sirloin of Beef. The boys and I had two helpings of all three! We then had Plum Pudding, Mince-pies, Trifle and every kind of dessert. During the afternoon we ate chocolates solidly. We neither felt, nor were, sick! How lovely to be eleven years old and greedy!