Leggo (oggi):
"Grande successo per il policlinico senese capace di farsi spazio fra le più sofisticate tecnologie della medicina.
L'equipe della Neuroradiologia del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena ha eseguito un'operazione innovativa su un paziente in condizioni critiche con ictus acuto da trombo-embolismo cerebrale. L'intervento, ad oggi eseguito con successo solo a Milano e a Siena, è stato effettuato grazie ad un sofisticato strumento." La fonte.
Commento: molto bene!
Mi è successo (iermattina):
Iermattina ho dovuto fare un prelievo di sangue, sempre all'ospedale di cui sopra. Le attività di prelievo iniziano alle 7:30 con distribuzione di numeri di acceso sino alle 9:30.
Sono arrivato alle 7:55 e sono stato sottoposto a prelievo alle 10:14 (due ore e diciannove di attesa). Solo due le persone addette all'attività; centinaia le persone in fila.
Commento: oltre alle eccellenze, si potrebbe fare qualcosa anche per la routine?
Il 30 Gennaio del 1649 fu decapitato re Carlo I d'Inghilterra.
La data ed il personaggio li ricordo per motivi tutt'altro che storici e mi sono tornati in mente sere fa mentre scrivevo il post sul corsivo.
Se avete per caso letto Davide Copperfield di Dickens, probabilmente vi ricorderete del personaggio del Signor Dick; il Signor Dick, in realtà il signor Richard Babley, è un ometto curioso, un po' svanito, fanatico calligrafo intento alla stesura di un lungo Memoriale. Questa sua attività viene continuamente frustrata dall'ossessione della decapitazione di Carlo I, che si insinua nella sua mente e cerca di introdursi anche nei suoi scritti: "Perché, se la cosa è avvenuta tanto tempo fa, come ha fatto, la gente che gli era intorno, a commetter l'errore di travasare i crucci che erano nella sua testa, dopo avergliela tagliata, nella mia?"
In Inghilterra c'è il modo di dire "la testa di re Carlo" per indicare un argomento a cui una persona ritorna continuamente senza un'apparente motivazione.
In verità il signor Dick lo ricordo soprattutto per l'interpretazione che ne dava Sergio Tofano nello sceneggiato TV tratto dal romanzo (1964).
Sergio Tofano ha sempre destato la mia ammirazione: lo ricordo in un altro sceneggiato, L'affare Picpus, della serie Maigret, nel 1965 e in alcune rappresentazioni teatrali ('Pensaci, Giacomino' di Pirandello).
Non parliamo poi delle storie del suo personaggio il signor Bonaventura (il buffo omino con la palandra rossa) che leggevo nei fumetti del Corriere dei Piccoli, e che Tofano sceneggiò e interpretò per il teatro prima ("La regina in berlina") e per Carosello in seguito (qui l'antagonista era il cattivo Barbariccia). Da vero artista poliedrico, sono famose le sue creazioni di grafica in stile liberty (cartelloni pubblicitari, copertine di libri,...), e le sue strofette quasi 'nonsense' che non si possono non amare.
Commemoriamo, commemoriamo, ma quanto a far qualcosa, che so, per il Kenia?
dio fece la bestia
Verso la fine degli anni ottanta, appena sposati, fummo costretti a trasferirci a Firenze e andammo ad abitare in casa dei miei suoceri.
La decisione fu improvvisa: abbandonai il lavoro di consulente che stavo facendo da anni e, in una 'piazza nuova', mi cercai un lavoro da dipendente. Un po' per fortuna, un po' per le mie competenze, dopo venti giorni avevo il nuovo posto di lavoro in una società di informatica.
I clienti che avevo lasciato in Maremma si trovavano in situazioni ormai stabili, per cui i miei interventi tecnici erano rari; in un caso, però, la mia presenza veniva richiesta molto spesso: si trattava di un concessionario di una grande marca di prodotti surgelati, che operava a Grosseto, che era soggetto a continue integrazioni al proprio software di gestione del magazzino e degli ordini per le frequenti e più disparate richieste che continuava a fargli l'azienda italiana proprietaria del marchio e controllata da una multinazionale americana.
Nell'azienda dove lavoravo avevo visto usare i primi programmi di teleassistenza e probabilmente li avrò usati io stesso: proposi all'azienda grossetana di dotarci di due modem e due software Carbon Copy per poter fare gli interventi, almeno quelli più urgenti, di notte e direttamente da Firenze.
A Grosseto accettarono di buon grado la soluzione: acquistarono quanto ci era necessario, facemmo qualche prova di messa a punto poi cominciai a realizzare le modifiche che mi venivano richieste e che apportavo, di solito dopo cena, dalla camera (attrezzata a studio) che avevo in casa dei suoceri. Costi telefonici aggiuntivi non ce ne erano, perché avevo attivato un sistema di richiamata.
I modem che utilizzavamo avevano una velocità di trasmissione di ben 2400 bps (erano modelli appena usciti, in azienda c'erano ancora i 1200 bps !); le linee telefoniche al tempo erano molto 'pulite' e quindi la trasmissione dati si svolgeva senza il minimo problema, oltretutto eravamo ancora nel mondo del DOS!
A me, naturalmente, questo tipo di attività sembrava la cosa più normale del mondo: lavoravo nel settore da alcuni anni e anche mia moglie ormai si era abituata a vedermi fare cose 'strane' e a sentirmi parlare in 'informatichese'.
Una sera, però, mi resi conto che qualcuno aveva su di me idee non proprio chiare.
Mi ero chiuso in camera subito dopo cena: dovevo apportare un aggiornamento molto urgente; in casa c'era il solito va e vieni, lo sparecchiamento della tavola, i piatti da fare, la TV.
Ad un certo punto, dal corridoio, sentii la voce di mia suocera che parlava con mio suocero, a voce abbastanza alta che la potei sentire distintamente. "Mah, è di là in camera .... dice che parla con un computer...." E il tono, incredulo e molto preoccupato, era quello di chi si chiede "Ma a quale pazzo scatenato abbiamo fatto sposare nostra figlia?"
Mio suocero borbottò una risposta, che non afferrai, accompagnata di certo da uno scuotimento di testa di disapprovazione nei miei riguardi.
Poi le voci passarono, dal salotto prese il sopravvento la TV e io continuai, tranquillo, a parlare con un computer che, nel cuore della notte maremmana, stava rispondendo puntualmente a tutte le mie chiacchiere fiorentine.
Non ho mai conosciuto una persona con convinzioni che non suscitasse la mia ironia.
(Dai frammenti postumi)
La maggior parte di noi, usando un qualunque programma, sa che può utilizzare una combinazione di tasti (keyboard shortcut) per eseguire rapidamente un comando di uso frequente. In ambiente di word-processing, ad esempio, la combinazione di tasti Ctrl+C effettua una copia di un oggetto selezionato, Ctrl+G mette in grassetto il testo evidenziato, Ctrl+S attiva la sottolineatura, ....
Ma perché per fare il corsivo si deve usare l'apparentemente poco mnemonico Ctrl+I ?
Dato che la combinazione Ctrl+C è già utilizzata, si fa ricorso alla combinazione originale americana, che però non è stata scelta a caso: I sta per Italics, che, nel mondo anglofono, è sinonimo di corsivo, e lo è da molto tempo prima che esistessero i PC.
L'umanista, editore e stampatore Aldo Manuzio, cercando di creare un carattere che somigliasse alla scrittura manuale, realizzò, con l'incisore Francesco Griffi (o Griffo) di Bologna, un corsivo inclinato molto elegante, l'aldino.
Il carattere, disegnato e inciso apposta, servì alla stampa, nel 1501, di un Virgilio in 8° piccolo (circa 9 x 15 centimetri), che divenne il prototipo del libro moderno. Dopo il Virgilio, che uscì in aprile, saranno pubblicati Orazio a maggio, Petrarca in luglio, Giovenale e Persio in agosto, Marziale in dicembre.
Il font piacque agli stampatori e fu copiato, a Firenze e, soprattutto, a Lione. Manuzio se ne lamentò pubblicamente, per scritto, facendo notare anche i difetti che aveva il carattere che i tipografi lionesi gli avevano malamente copiato; i contraffattori prontamente ne approfittarono per correggere gli errori: chiamarono poi il loro carattere italico.
Tale fu il successo ed il gradimento dei lettori per il carattere creato da Aldo Manuzio e copiato da altri tipografi, che 'italics' divenne da allora il sinonimo di un qualsiasi carattere corsivo.
A Camere riunite, si commemorano i 60 anni della Costituzione.
E se proprio non puoi, adottalo a distanza. Con pochi euro al mese assicurerai a un sacchetto un termovalorizzatore sicuro.
"Manca ancora qualche giorno a Carnevale" diceva ierisera, al TG1 delle 20, la conduttrice prima di lanciare un servizio.
Diavolo di una redazione, una volta erano tutti DC, si diceva, e allora lo sapevano che il carnevale inizia il giorno dopo l'Epifania!
La mia maestra, alle elementari, ci raccontava che a Roma, un giorno, si era sparsa la voce che Calpurnia, la moglie di Giulio Cesare, tradisse il marito.
Quando la cosa, assolutamente falsa, giunse alle orecchie di Cesare, il condottiero romano ripudiò immediatamente la moglie. "Sulla moglie di Cesare - sembra dicesse - non ci devono essere neppure dei sospetti".
I cesari di una volta non erano certo clementi.
Eravamo saliti insieme per le scale che dal piano del Centro di Calcolo portano al piano terra dell'azienda.
A., il capocentro, doveva andare nel suo ufficio, al piano superiore; io mi accingevo ad uscire, per tornare alla mia sede; avevamo appena finito di pianificare l'intervento del successivo sabato mattina, nel quale avremmo dovuto sostituire diversi hard disk in un rack di un server.
Il discorso che facevamo adesso era partito dalla sua insofferenza nel fare un lavoro in cui più che la tecnologia aveva importanza la politica locale: l'attività che svolgeva non lo gratificava più. Da parte mia, meno sensibile ai vincoli di una 'mission' aziendale, ero rimasto malissimo quando, dopo avergli detto quale era il mio stipendio, avevo ricevuto il suo commento sorpreso e amaro: "Ma ti dovrebbero dare almeno il doppio!".
E così eravamo rimasti, lui un piede sul primo gradino della rampa di scale che portava al piano del suo ufficio, io sull'ultimo della rampa che dal Centro conduceva al corridoio d'uscita, a lamentarci del nostro presente, incapaci di andarcene.
"Mi sembra di essere il tenente Drogo", aveva bisbigliato A., la testa bassa, rivolto verso di me che ero un mezzo metro sotto, ma quasi parlando con se stesso. "Già " gli risposi io facendo un ampio gesto con un braccio "questa è la fortezza Bastiani e fuori, forse, ci sono i Tartari".
Ci fu un attimo di silenzio, lui si era stupito che gli avessi risposto a tono, io che avesse citato il Deserto dei Tartari. Ci sorridemmo, complici: dunque al mondo c'era addirittura chi leggeva Buzzati e, dopo decenni, lo ricordava ancora. Ci stringemmo la mano, nel salutarci, più calorosamente del solito: chi lo avrebbe detto, pensavo mentre uscivo, che un "informatico" fosse un appassionato lettore. Lui, risalendo, avrà pensato senz'altro la stessa cosa.
Qualche anno fa dovevo fare una installazione di software presso la sede di un nuovo cliente; non sapevo dove si trovava il suo ufficio, così gli telefonai.
Era in una frazione a qualche decina di chilometri dalla mia sede che era in città.
"Mi dà l'indirizzo preciso?"
"Si, via Palach, xx".
"Jan Palach?" feci io.
"Sì - ribatté lui - c'è già stato?"
"No, ma so chi è", allusi.
"Io no, non l'ho mai sentito".
Ero adolescente in quel gennaio del 1969 quando Jan Palach si dette fuoco e morì per protestare contro l'invasione armata dell'URSS in Cecoslovacchia; come potrò dimenticarlo mai?