giovedì 28 agosto 2014

Giornale di guerra

Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafatiche, imboscati quando possibile.
Critico e deluso dagli ufficiali, anche di alto rango, incapaci, ottusi, vecchi.
Inferocito coi fornitori dell'esercito che, con le usuali ruberie italiche, intascano mazzette e mandano vestiari e rifornimenti di scarsissima qualità al fronte.
Arrabbiato per non aver passato più tempo a combattere contro Tedeschi e Austro-Ungheresi; avvilito fino alle lacrime dalla sconfitta di Caporetto, dalla cattura.
Sfinito dalla fame, durante la prigionia, e dall'inedia e dall'impossibilità di poter aiutare la sua Italia.
E poi la povertà sua e della famiglia, l'apprensione per la madre, vedova, per la sorella, per il fratello, al fronte anche lui, in aviazione.
E, nonostante il rientro a guerra finita, impotenza, tristezza, uno stato di depressione che fa vedere davanti solo un muro nero,  insopportabile e insormontabile. Il coraggio, però, e la volontà di proseguire gli studi, di dare gli esami in una situazione da stress, per conseguire una laurea in Ingegneria elettrotecnica che, negli anni a seguire, gli garantirà almeno il lavoro.
Il diario è per sé stesso, per ricordare quei momenti, non è un esercizio di stile o una prova d'autore. A noi fa conoscere l'uomo e la guerra, la Grande Guerra. Se in "Tempeste d'Acciao" di Junger c'è la guerra, in "Un anno sull'altipiano"  di Lussu ci sono i soldati, qui c'è il narratore e la sua rabbia per la sua impotenza e l'incapacità, che vede ovunque, a ogni livello dell'organizzazione militare.
Questo libro, e gli altri due citati, sono fondamentali per sapere cosa succedeva, cento anni fa: sono da leggere e meditare perché rimanga almeno un briciolo del ricordo di quei fatti.

Per non dimenticare la Grande Guerra.

[Immagine dal sito: ArteGrandeGuerra]

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