
Ieri sera ho ritrovato una vecchia registrazione fatta da La7 di un film mai visto ambientato nel 21° distretto di polizia newyorkese: Detective Story (Pietà per i Giusti) di William Wyler (1951).

Un film tutto sommato abbastanza gradevole, con un Kirk Douglas (adesso ormai ultranovantenne) detective cinico, zelante e tutto d'un pezzo, perno di una vicenda con ampi risvolti familiari e umani.

La cosa che salta agli occhi immediatamente è che il film (di struttura vistosamente teatrale) ha lo stesso impianto scenico e le componenti della serie di telefilm N.Y.P.D.: il bancone di smistamento al piano terra, al primo piano il centralinista all'ingresso dell'ufficio; il detective grasso, alcolizzato (ma se ne accenna appena) e di gran cuore (che è interpretato da William Bendix); il tenente nel suo ufficio con tapparella dove si affrontano i momenti più delicati dell'azione; il 'confessionale', la stanza archivio con due porte che vengono chiuse a chiave quando i personaggi devono parlarsi a tu per tu fuori dai denti e lontano dalle orecchie dei colleghi; la varia umanità di ladruncoli, rapinatori, truffatori che si agitano nello spazio ristretto tra un verbale dattiloscritto, la raccolta delle impronte digitali, una confessione o una protesta di innocenza.

Alcune 'chicche' del film:
- William Bendix recita in un ruolo insolito per lui, abituato a parti comiche
- non ci sono condizionatori in giro e schiene e ascelle dei poliziotti sono bagnate di sudore; in qualche inquadratura vengono mostrate anche facce grondanti
- il personaggio arrestato per taccheggio, l'attrice è Lee Grant, chiede ingenuamente al detective che l'ha schedata come mai non ha anche lui un radio orologio e gli mostra un quotidiano con una immagine del fumetto Dick Tracy

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