domenica 23 marzo 2025

martedì 18 marzo 2025

Cosa cerco nei libri


Il mio proposito è di trascorrere tranquillamente, e non faticosamente, quello che mi resta della vita. Non c'è nulla per cui io voglia rompermi la testa, non certo per la scienza, per quanto grande sia il suo pregio. Nei libri cerco solo di procurarmi un po’ di piacere con un onesto passatempo; o se studio, vi cerco solo la scienza che tratti della conoscenza di me stesso e che mi insegni a morir bene e a viver bene…

Michel Eyquem de Montaigne, Saggi, Lib. II Cap. X, [1580-1595], Milano, Mondadori, 1970. [Trad. Fausta Garavina]


Immagine: S. Dalì, Ritratto di Montaigne in The Essays of Michel De Montaigne, limited ed. of 1000 copies, 1947, New York, Doubleday et Company, Inc.

martedì 11 marzo 2025

sabato 8 marzo 2025

Viva l'Europa (?)


Scrive l'abate Ferdinando Galiani, in una lettera a Denis Diderot dell'agosto del 1776:
 

Dunque, per spingere una nazione al più sublime grado di perfezione, bisogna lasciare il più gran disordine mescolato con l'ordine, la maggior quantità di passioni in contrasto con le ragioni, la maggior quantità d'energia col maggior numero di regole, il maggior numero di leggi col piú di infrazioni, il maggior numero di regole col più di eccezioni.

Se lasciate agire unicamente le passioni, avrete i popoli della Guinea, dell'Africa; se frenate completamente le passioni con i regolamenti, avrete i Cinesi. Guerra eterna tra gli uni; pace perpetua tra gli altri. Nessuna arte, nessuna industria tra i negri. Tutte le arti spinte alla più noiosa perfezione presso gli altri. L'Europa è tra i due e mi pare in miglior stato dell'una e dell'altra.

F. Galiani, Sentenze e motti di spirito, Roma, Salerno Ed., 1991

 

Nota personale:

Quando la prof di lettere ci informò, sarà stato l'inizio di maggio (eravamo vicini alla fine della seconda media) che di lì a pochi giorni, per festeggiare l'Europa, avremmo potuto, se lo volevamo, partecipare allo svolgimento di un tema o a preparare un qualche disegno celebrativo, la classe si trovò unanime nel farle presente che dell'Europa, e del tema, e del disegno, non ci importava proprio nulla. La prof non insistette, accettò la nostra decisione e tutto finì lì. O almeno questo era quanto pensavamo.


Nel giorno della Sacra Ricorrenza del Festeggiamento, senza preavviso, comparve in aula il Signor Preside. Alto, scuro di pelle e di capelli, uno sguardo sempre severo, venne a redarguirci per il nostro scarso (inesistente!) entusiasmo per la Celebrazione: la prof gli aveva riferito che nessuno di noi voleva partecipare all'evento.


Dell'Europa 'politica' non sapevamo nulla: non ne avevamo neppure una cartina in aula ma, lo giuro, io ero in grado di ricordarmi tutte le notiziuole lette sul libro di Geografia: che per esempio la Jugoslavia era il maggior produttore di bauxite (anche se non sapevo che cosa fosse la bauxite!) e potevo dirne anche il peso della quantità estratta. Oltre a questi dettagli, dell'Europa, politica e civile, non sapevamo davvero niente. Ci sorbimmo, silenziosi e attenti, un non breve concione del Signor Preside sull'importanza dei popoli che vivevano da secoli sulla stessa terra, che avevano una storia comune, che non potevano non sentire tra loro un'umana solidarietà e comunanze, e  così via.


Alla fine, convinti dall'Autorità, cambiammo opinione e decidemmo di partecipare alle prove scritte. Dato che la mia fantasia e le mie abilità manuali mi hanno sempre precluso l’esprimermi graficamente, optai ovviamente per lo svolgimento del tema. In quello stesso momento nell'Istituto (una trentina di classi) tutti gli scolari erano chini sui banchi a fare la stessa cosa.


Non ricordo cosa scrissi e la faccenda era così poco importante che nessuno di noi se ne interessò più, finché una mattina, durante la ricreazione, la prof di lettere mi chiamò nel corridoio, mi fece andare vicino allo sguancio di una delle grandi finestre, tanto per essere in un angolo relativamente privato e tranquillo, e con uno sguardo rattristato mi comunicò, con una faccia che preludeva a una brutta notizia, che dopo la correzione dei compiti per la Celebrazione del Giorno dell'Europa, il mio tema era risultato in migliore in assoluto di tutto l'Istituto. Purtroppo, aggiunse con tono dispiaciuto, non avrebbero potuto assegnarmi il premio previsto perché avevo svolto il tema contro l'unione delle nazioni europee!


Devo dire che focalizzai l’attenzione solo sulla prima parte della comunicazione: la buona notizia compiacque la mia vanità e il non aver vinto un premio non mi dispiacque minimamente. 

L'episodio mi è tornato in mente in questi giorni di incapacità europea di affrontare, e risolvere, i problemi come fossimo un solo popolo.

 

giovedì 6 marzo 2025

La geografia

Geography [jhee'-ah-gruf-ee] n. a mandatory subject, starting in first grade, for all students in America. As a result of studying geography, American students are now known throughout the world as intelligent and enlightened ambassadors of peace.
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Geografia n. materia obbligatoria, a partire dalla prima elementare, per tutti gli studenti americani. Grazie allo studio della geografia, gli studenti americani sono ora conosciuti in tutto il mondo come ambasciatori di pace intelligenti e illuminati.

Voce redatta da Firoozeh Dumas per: The Future Dictionary of America (A book to benefit progressive causes in the 2004 elections featuring over 170 of America’s best writers and artists), 2004, San Francisco, McSweeney's.

martedì 4 marzo 2025

L'elefante bianco


 

Nel BURrino di Mark Twain che ho letto qualche settimana fa, c'è un racconto che si intitola My Late Senatorial Secretaryship [ca. 1867], tradotto in italiano come: Il mio ex-impiego di segretario di un senatore [Il racconto che dà il titolo alla raccolta potrebbe ricordare a qualche cinéphile  un episodio del film “Il fantasma della libertà” di Luis Buñuel].
 

A un certo punto del racconto si trova una poesiuola di poche righe:

Cecco Bilecco infilzò in uno stecco:
lo stecco si rompe e Cecco va sul ponte;
il ponte va in rovina e Cecco s'infarina:
la farina si staccia e Cecco si sculaccia

Canzoncina per bambini che mi recitavano (nonno? mamma? nonna?) tenendomi seduto sulle ginocchia e facendomi ballonzolare. La prima frase la ricordo diversa: “Cecco Bilecco infilato in uno stecco”; certamente una cantilena toscana.

Controllando l'originale di Mark Twain si legge invece:

Jack and Gill went up the hill
To draw a pail of water;
Jack fell down and broke his crown,
And Gill came tumbling after.

La traduttrice dei racconti, nel 1952, era Oriana Previtali neé Gui (1912-1997), figlia di Vittorio, direttore d’orchestra e fondatore del Maggio musicale fiorentino e moglie di Ferdinando Previtali, come il suocero direttore d'orchestra e compositore.

Ho davvero apprezzato che la Previtali non volgesse in italiano l'originale di M. T. ma lo sostituisse con un'omologa nursery rhyme nostrana!

Mark Twain, Il furto dell'elefante bianco e altri racconti, Milano, Rizzoli, 1952 [Trad. O. Previtali]

martedì 25 febbraio 2025

Saluti

Dialogo tra Un Utente (io) e Un'IA (Claude):



Evidentemente Arrivedella, stia bene e tanti saluti a casa! (come disse a Pinocchio il Pulcino che, appena uscito dall'uovo, se ne andò per i fatti suoi) gli sembrava un modo un po' troppo familiare di salutarmi.

C. Collodi, Le avventure di Pinocchio [1881]. Online su LiberLiber.

domenica 23 febbraio 2025

Il latino della domenica - 626

[Titivillus in culpa est ]

La colpa è di Titivillo.

Di lavoro ne aveva davvero tanto da fare, Titivillo.

Anche se di lui si scrive solo a partire dalla fine del XIII secolo, sappiamo dalle cronache che ogni giorno doveva riempire sacchi e sacchi con i mille errori di copiatura che trovava nelle attività dei monaci amanuensi, per poi calarli giù nelle oscure profondità dell'Inferno. Per i monaci divenne una sorta di demone patrono: pensarono di poter dare a lui la colpa degli errori che commettevano nelle loro scritture, scaricandosene così di dosso la responsabilità. Ingenui (e incolti) non sapevano che "laggiù" ogni errore trovato nel sacco di Titivillo veniva catalogato con il nome del copista ignorante o sbadato che aveva sbagliato ed era archiviato per farne poi 'buon' uso al momento giusto.

A un certo punto Titivillo si deve essere stancato o forse gli amanuensi non erano più così produttivi, e allora si dedicò anche a raccogliere gli errori nei canti dei cori ecclesiastici, nel parlare comune degli uomini di Chiesa etc.; poi scomparve, anche se la stampa a caratteri mobili continuò a produrre errori, refusi ed errate impaginazioni. 

Oggi Titivillus lo si trova, un po' beffato, a fare da logo a qualche Editore o a dei gruppi di meritori digitalizzatori di opere del passato.

Qui, su Wikipedia.

 


 

domenica 26 gennaio 2025

domenica 5 gennaio 2025