martedì 29 marzo 2011

Tragedia dell'acqua a Siena


Domani, per lavori di manutenzione sulla rete idrica di Siena, è prevista l’interruzione temporanea della fornitura d'acqua in Strada del Vinaio.
Qui la notizia.

lunedì 28 marzo 2011

Eretici a Siena

Eretico, secondo il diritto canonico è chi, dopo esser stato battezzato, "nega qualcuna delle verità che si devono credere per fede divina e cattolica o dubita di esse".

Eretici al rogo in un manoscritto del 1372
Se eretico, per etimologia, è semplicemente chi fa una scelta, per accezione lata è invece colui che dissente, spesso nettamente, da principi ideologici o politici; è proprio in questo senso che credo si debba intendere il titolo che Raffaele Ascheri ha dato al suo blog, L'eretico di Siena, appunto, on-line dal 23 Novembre del 2010.
Dopo aver scritto un libro su "La Casta di Siena" dove racconta la sua versione di fatti che neanche la più fantasiosa vis creatrice di uno scrittore ottocentesco di feuilleton poteva immaginare, ha subito un processo e una condanna (in primo grado).
Non mi piace l'idea che chi è condannato voglia apparire sempre vittima e debba considerare vili e marrani quanti gli abbiano comminato la pena; "io ho ragione e loro hanno torto, c'è una congiura della magistratura, etc." è una geremiade sentita e risentita, dai più grandi ai più piccoli casi giudiziari, ma...
Ma, vivendo a Siena, qualche dubbio su come vadano in genere le cose può venire: nei rapporti con le persone e le istituzioni qui si respira un'aria casalinga, qualcuno potrebbe dire di Famiglia.
Dovrebbe essere allora interessante, se siete tra quei pochi che non appartengono alla Casta o tra quei pochissimi che le cose come vanno lo vogliono capire da soli, partecipare all'incontro con Raffaele Ascheri, lunedì 28 alle 17:30 nella saletta dell'Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra, alla Lizza.

domenica 27 marzo 2011

Non sanno quello che dicono

E' per me una vera sofferenza ascoltare i testi dei servizi dei TG; in questi giorni poi ho notato così tante castronerie che ne ho perso il conto.

C'è chi dice, convinto, parlando in tono drammatico del tentativo di raffreddare un reattore a Fukushima, che sono stati versati "addirittura duemila litri di acqua", senza rendersi neppure conto che duemila litri corrispondono solo a due metri cubi, una quantità che una famiglia normale consuma in circa una settimana, tra docce, lavatrici e sciacquoni e quindi sproporzionatamente piccola rispetto a quanto ne avranno in realtà utilizzata (un elicottero è in grado di versarne da 300 a 15.000 litri ad ogni lancio, secondo il modello usato).


Parlando dell'arrivo di un barcone di profughi libici, si dice che c'erano due bambini a bordo e che uno (sapiente pausa da pathos) "purtroppo non ce l'ha fatta". In realtà, i 'bambini' erano feti, uno di tre mesi, abortito, e l'altro nato poi nella struttura sanitaria di terra.


Neppure quando si parla di animali si riescono a dire cose sensate; nel servizio di oggi al TG5, la giornalista parla di famosi cavalli trentini, animali docili e mansueti per quanto forti, abituati a portare i bambini e a trainare carretti. "Una vera razza di stalloni", dice, forse a causa degli ormoni solleticati dalla primavera appena iniziata: né gli stalloni sono una razza, né gli stalloni tirano i carrettini; forse non sa che stallone non vuol dire: grosso animale che vive nella stalla.


E poi, l'allarmismo, ancora in Giappone:

"E' a rischio il nocciòlo" annuncia, allarmante, la conduttrice del TG5, nei titoli di testa.
Ma come, intorno alla centrale ci sono alberi da frutto? Oppure si riferisce a una famiglia di squali, danneggiati dalle radiazioni?
Poi parte il filmato e si scopre che a rischio è il nòcciolo del reattore.

E ancora: "In Giappone radiazioni decine di milioni di volte superiori al normale!"

Dio, ci pensate? In Giappone come al centro del Sole? Scappiamo tutti!!!
Poi si evince che la misurazione è stata fatta all'interno della centrale e allora la cosa è (un poco...) più sensata.

E' chiedere troppo avere un capo redattore che rilegga le notizie, prima di farle sparare a raffica da chi, evidentemente, non sa neppure di cosa sta parlando?

D'Alema e i clandestini

D'Alema e i clandestini

Goloso

James Boswell, incisione di F. Holl da un bozzetto di Sir Thomas Lawrence.

Ginevra, 25 dicembre 1764
Mi rivolgo a voi, Signora, come all’amica del forestiero. Ho l’onore di conoscervi come tale per piacevolissima esperienza; poiché ieri, a pranzo, non soltanto mi avete intrattenuto in cordiale e gaia conversazione, ma mi avete fatto servire doppia porzione del dolce che mi piaceva tanto. Forse ricorderete, Signora, che ne avevo espresso molto apertamente il mio apprezzamento: “Je suis attaché à la tourte”. E parlavo con la franchezza con cui dichiaro sempre i miei sentimenti, sia per le grandi che per le piccole cose. Non sarà mai che io rinneghi la mia fede, un amico, un’amante, una torta. [Il grassetto è mio]

Da una lettera di James Boswell a Madame Denis, nipote e concubina di Voltaire, dopo un invito a pranzo nel castello di Ferney. In: J. Boswell, Visita a Rousseau e a Voltaire [1764], Adelphi, 1973

[Via: Libriaco]

mercoledì 23 marzo 2011

martedì 22 marzo 2011

Le bellezze della Libia

Non dimenticate, vi prego, le forme callipigie della Venere di Cirene che il nostro presidente del consiglio ha donato, in segno di riconciliazione(?) a Gheddafi due anni e mezzo fa (vedi il post).

La Venere di Cirene
Sarebbe bene che qualcuno si ricordasse di riprenderla prima che scompaia, nei venti di guerra, per ricomparire poi, forse, in qualche salone del Museo del Louvre...

lunedì 21 marzo 2011

Guerra: definizione

L'italia non è in guerra, dichiara pubblicamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Chissà con quali dolci parole descriveva l'occupazione dell'Ungheria, nel 1956, e l'invasione della Cecoslovacchia, nel 1968, da parte dell'esercito dei suoi compagni dell'Unione Sovietica?

Il Devoto-Oli (il vocabolario della Casa Editrice Le Monnier), riporta:

Guerra: sostantivo femminile
1. Lotta armata fra stati o coalizioni per la risoluzione di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti (ma in ogni caso parziali) conflitti di interessi ideologici ed economici, non ammessa dalla coscienza giuridica moderna.

domenica 20 marzo 2011

Italiani in Libia - 2

Il Vice Ammiraglio Pasquale Leonardi-Cattolica, Ministro della Marina e Paolo Spingardi, Ministro della Guerra.


Il generale Carlo Caneva e il suo staff nel castello che gli spagnoli costruirono agli inizi del 1500 a Tripoli. Il cannone nella foto era stato catturato ai Turchi.


Artiglieria italiana.


Trincea italiana in prossimità della fortezza turca di Ain Zara.

Qui l'articolo di Wikipedia sulla guerra italo-turca.


Immagini tratte da: C. Lapworth, Tripoli and young Italy, Stephen Swift and co., London, 1912

sabato 19 marzo 2011

La Libia deve essere italiana

Maggior generale Carlo Caneva, Capo di stato maggiore nella guerra di Libia e Governatore della Libia.

Obnubilati dai festeggiamenti dell'Unità d'Italia, ebbri di Patriottismo in cartone, assordati dal nostro stesso cantare cori patriottici, non ci siamo accorti di quello che stavano facendo quei mangia lumache dei Francesi: i maledetti cuginastri d'oltralpe hanno preso l'iniziativa e adesso si arrogano il diritto di far tutto da soli e 'liberare' la Libia.
Ma la Libia, come diceva il Bismarck anche al Mazzini, ha da essere italiana.
E chi ha maggior diritti sull'Africa del Nord se non il paese che si stende per tutta la sua lunghezza nel Mediterraneo ed è a un centinaio di miglia dal litorale nord-africano? Qualche giorno fa i suoi soldati ne scoprirono i diritti di proprietà quando, nello scavare velocemente le loro trincee a Ain-Zara, portarono alla luce degli stupendi mosaici, opera dei loro antenati romani sotto i quali il paese fiorì come un magnifico giardino.
La scoperta ebbe un effetto profondo sulle truppe italiane, che gridarono "Viva Roma Immortale!"; la gioia sfrenata, il vero senso artistico che dimostrarono e l'attenzione affettuosa con cui effettuarono gli scavi e poi delimitarono il luogo con palizzate e foglie di palma, furono gesti che commossero tutti quelli che ebbero la fortuna di essere presenti.
Era davvero come se l'Italia fosse rientrata in possesso delle sue cose, come se i Giovani Italiani, divenuti maggiorenni, fossero tornati per riscattare i beni di famiglia.
"L'Africa del Nord tornerà all'Italia". Queste le parole che disse Mazzini in persona ben prima che l'Italia diventasse una nazione unita e indipendente. "Un tempo è stata nostra e dovrà essere nostra ancora", disse. Bismarck definì il "Mediterraneo, quel meraviglioso porto intercontinentale di Europa, Asia e Africa, quel canale tra l'Atlantico e il Pacifico, quel bacino circondato dai più bei paesi del mondo" e disse che l'Italia e la Francia non diverranno mai alleate perché il Mediterraneo è una "eredità indivisibile". "Appartiene fuor di dubbio all'Italia, le cui coste mediterranee sono dodici volte più estese delle coste mediterranee della Francia". Bismarck aveva anche scritto a Mazzini, anni prima, che la sovranità sul Mediterraneo doveva costituire un pensiero costante per l'Italia.
Da: C. Lapworth, Tripoli and young Italy, Stephen Swift and co., London, 1912. La traduzione è mia.


Addio 4 Novembre

E' per un puro caso che qualche giorno fa ho ascoltato alla TV il Ministro Brunetta, sì, quello della Pubblica Amministrazione e Innovazione(!) che, a tre anni dalla sua nomina, fa ancora lavorare i dipendenti dello Stato con Windows 95 e senza posta elettronica perché senza connessione ad Internet (vedi il post). Il Ministro rispondeva ad una interpellanza parlamentare, che sull'italico suolo ci ostiniamo chiamare "quescion taim" perché ci fa più arditi, tennologici e moderni, e, lo ammetto, non avevo capito chiaramente il senso della richiesta del parlamentare che rivolgeva la domanda.
Dunque: il 17 marzo è stata festa nazionale ma perderemo il 4 novembre; parlandone con alcuni colleghi li ho trovati assolutamente ignoranti in materia.

In sostanza: per quest’anno ai dipendenti non sarà riconosciuta la festività soppressa del 4 novembre per evitare un aggravio di spesa sia alla finanza pubblica sia a quella aziendale privata.

Che questa decisione sia giovevole alla nostra economia!

Di seguito il testo del decreto legge (vi risparmio note e circolari aggiuntive): per un evento così improvviso e inaspettato come quello del 17 Marzo che si è saputo dovesse accadere solo 150 anni fa, c'è da comprendere e giustificare la burocrazia che, nel passarsi ordini e contrordini, circolari e note esplicative a chiarimento delle circolari emanate, rischia di non riuscire neppure più a rintracciare sé stessa.

DECRETO-LEGGE 22 febbraio 2011, n. 5 - Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011. (11G0045) (GU n. 44 del 23-2-2011 )

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 7-bis del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100,
che ha dichiarato festa nazionale il giorno 17 marzo 2011, ricorrenza
del 150° anniversario della proclamazione dell'Unita' d'Italia;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di assicurare la
dovuta solennità e la massima partecipazione dei cittadini dichiaran-
do il 17 marzo 2011 giorno festivo a tutti gli effetti civili, senza
peraltro che ne derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica
e a carico delle imprese private;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 18 febbraio 2011;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei
Ministri della difesa e dell'istruzione, dell'università e della
ricerca;

EMANA
il seguente decreto-legge:
Art. 1
1. Limitatamente all'anno 2011, il giorno 17 marzo e' considerato
giorno festivo ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 27 maggio
1949, n. 260.
2. Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica e delle imprese private, derivanti da quanto disposto nel
comma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istituti
giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4
novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla
festa nazionale per il 150° anniversario dell'Unita' d'Italia
proclamata per il 17 marzo 2011.
3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 2
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addì 22 febbraio 2011
NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

La Russa, Ministro della difesa

Gelmini, Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca

mercoledì 16 marzo 2011

L'inno di Garibaldi

Immagine tratta da: H. Blackett, Life of Giuseppe Garibaldi, Italian Hero and Patriot, 1888.

Ancora qualche giorno e sarà tutto passato: non parleremo più di unità d'Italia, né di Risorgimento, di Garibaldi o di Pio Nono (al quale i maremmani dedicano ancora, memori della sua stolidezza, una tipica bestemmia che non infrequentemente sentivo al liceo sulle labbra del mio prof. di Matematica e Fisica), ma riprenderemo ad ammirare, applaudire e invidiare signorine compiacenti, politici famelici di poltrone, giudici di chiunque tranne che di sé stessi, prelati dalle labbra umide e dalle mani curiose che si autoassolvono, nullafacenti pronti a tutto pur di mangiarsi fette succolente di quel po' che è rimasto sulla tavola.


Lasciatemi fare allora ancora un paio di post sul tema "Unità d'Italia", ché al 200° anniversario non ci sarò più e, se la statistica non è scienza inesatta, non dovrei star più a tediarvi neanche al 175°.

Ripescata dall'oblio grazie all'opera benemerita di Archive.com, ecco 'La canzone d'Italia' (1858), musica di Alessio Olivieri e parole di Luigi Mercantini, nell'interpretazione di Enrico Caruso.


Enrico Caruso canta La Canzone d'Italia, poi meglio conosciuta come Inno di Garibaldi.

Se volete sentirne invece una interpretazione corale, qui sotto c'è la versione tratta dal concerto GARIBALDI L'EROE DEI DUE MONDI del 5 luglio 2008 al Castello Cavour di Santena, con il Coro Michele Novaro, direttore Maurizio Benedetti, pianista Carlo Matti.



Il testo:
1. Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Su, giovani schiere,
su al vento per tutto le nostre bandiere
su tutti col ferro, su tutti col foco,
su tutti col nome d'Italia nel cor.

Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

2. La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni qual'era la terra dell'armi!
Di cento catene le avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.
Bastone tedesco l'Italia non doma,
non crescono al giogo le stirpi di Roma:
piu Italia non vuole stranieri e tiranni,
già troppi son gli anni che dura il servir.

Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

3. Le case d'Italia son fatte per noi,
è là sul Danubio la casa de' tuoi;
tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,
i nostri figlioli per noi li vogliam.
Son l'Alpi e tre mari d'Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera per tutto innalziam.

Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

martedì 15 marzo 2011

Segnalibri Unità d'Italia

Per festeggiare in modo 'libresco' il 150° anniversario, abbiamo fatto qualche segnalibro patriottico.
Potete scaricare il PDF dalla pagina di download di Scrivolo e stamparlo fronte-retro.
Il disegno, del 1911, è di Alfred Garth Jones pubblicato da Golden Age Comic Book Stories.

Riforme costituzionali

Riforma della Costituzione

domenica 13 marzo 2011

Giuseppe Rovani, La Libia d'oro


Giuseppe Rovani scrisse il seguito del suo Cento Anni, il romanzo La Libia d'Oro, ambientandolo storicamente a partire dal Congresso di Verona del 1822.
Accanto ai Re, agli Imperatori, ai Principi Plenipotenziari, si muovono Carbonari, Filelfi e Società Segrete varie in un romanzone dove anche l'amore fa la sua parte.
Lo abbiamo digitalizzato per recuperarlo dall'oblio e lo riportiamo all'attenzione dei lettori QUI, su Scrivolo.

venerdì 11 marzo 2011

Italiani in Libia

Il generale Vincenzo Garioni, Governatore della Tripolitania.

Immagine tratta da: Ethel Brown, The new Tripoli and what I saw in the hinterland , London - Leipsic, T. Fisher Unwin, 1914

Parcheggiare a Siena - 5



Il 'parcheggio gratuito' di Santa Petronilla, ieri mattina alle 10 in punto.
Le campane suonano; una ritardataria si incunea nell'ultimo mezzo posto rimasto vuoto nel 'parcheggio', proprio sulle strisce pedonali, sporgendo abbondantemente sulla strada; un autobus invade la corsia opposta; da "Rete Toscana Classica" un sottofondo musicale.
Pochi secondi di filmato perché sono scappato via per timore di creare intralcio al traffico.

Sì, è Siena

mercoledì 9 marzo 2011

Donna barbuta...

L'immagine de "La Donna velata" di Raffaello resa barbuta è stata utilizzata per pubblicizzare l'iniziativa di ieri del MiBAC (il Ministero per i Beni e le Attività Culturali) che ha celebrato la Festa dell’8 marzo offrendo a tutte le donne l’ingresso gratuito in tutti i luoghi d’arte statali (musei, aree archeologiche, biblioteche ed archivi).

Forse è perché l'immagine sulla locandina risulta così sgradevole ed irritante che alcuni dei luoghi destinati all'iniziativa si sono ben guardati dall'esporla?

martedì 8 marzo 2011

8 Marzo: donne

[Image credits: Islamization Watch]

Sono più intelligenti di noi, più disponibili, più capaci.

Ci mettono al mondo, ci curano, ci consolano, ci fanno coraggio. Ci accudiscono, ci istruiscono, ci danno i figli, ci sopportano, ci coccolano.

Speriamo che continuino a volerci bene.


sabato 5 marzo 2011

Pubblicità?

Questa non è una pubblicità della Bialetti, come si potrebbe pensare, ma è un post sciovinista.

Stamani ho visto una confezione della nota caffettiera e, nel rigirarmela tra le mani, sono rimasto colpito da una scritta che ormai non si legge quasi più: Fatta in Italia!

Preso da un ardore indicibile e certo di compiere un'azione degna di un eroe del Risorgimento, convinto col mio scontrino di finire anch'io nei libri di storia patria, non ho resistito e l'ho comprata.

Non che a casa ci mancassero macchinette per fare il caffè, una rapida ispezione successiva me ne ha fatte numerare quasi una decina, ma il fatto di vedere che ci sono ancora rarissimi prodotti italiani da acquistare mi ha illuminato la giornata.

E voi che fate, continuate ancora a finanziare quel miliardo e mezzo di figli di mandarini?