mercoledì 16 maggio 2007

Il cassone della coscienza


Leggo nella Miscellanea storica senese che nel medioevo, come oggi, era facile frodare i dazi e le gabelle comunali: nonostante le spie e le punizioni pesanti, si cercava di versare nelle casse del Comune il meno possibile. C'erano però molti timorati di Dio che, presi dai rimorsi, restituivano poi il maltolto, magari col tramite del proprio confessore.
"Ma perchè alcuni per non confessarsi rei di simili frodi a intermediaria persona, si trattenevano dal fare la restituzione, il giorno 11 gennaio 1400 i Governatori della Repubblica deliberarono di far collocare in Duomo, e presso all'altar maggiore, una cassetta chiusa dove per un pertugio potevasi introdurre il denaro frodato, senza che alcuno venisse ad accorgersene"
L'idea fu geniale e le entrate, di tutto riguardo, sono registrate nei libri della Biccherna.
Ma i sentimenti pian piano si affievolirono, tanto che prima della fine del '400, vistane l'inutilità, il cassone fu tolto dal Duomo.
Da allora i senesi non hanno più una coscienza?

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