venerdì 4 febbraio 2011

Storie di detective

La TV in genere mi annoia; riesco a stare concentrato solo pochi minuti, poi la mia mente ha bisogno di passare a cose altrettato inutili ma più stimolanti. Se si eccettuano i pochi cartoni animati e il divertentissimo e imperdibile TG4 di Emilo Fede, per il resto la TV è per me solo un generatore di rumore. Fanno eccezione certi telefilm gialli, che ci propinano ormai a getto continuo per farci ingoiare dosi amarognole e massicce di pubblicità che buttiamo giù tappandoci il naso e cercando scampo facendo zapping, telefilm molto ben costruiti e di cui, pur non diventandone un cultore, seguo inebetito le storie.

Se Il tenente Colombo, ormai replicato da decenni, è diventato oggetto di gara casalinga (facciamo a chi riesce per primo a identificare il titolo del telefilm che trasmettono oppure, quasi fosse un grande classico, preveniamo, dicendole ad altavoce, le battute più famose), N.Y.P.D, che vanta la realizzazione di ben 12 serie successive, mi appassiona per le storie ben costruite e per la figura del grasso, semipelato, ex alcolizzato, irascibile e fragile Andy Sipowicz che già dalla prima serie ebbe la meglio sul rosso David Caruso, che poi se ne andò a far l'icona di se stesso in CSI - Miami, interpretando il tenente Horatio Caine.

Ieri sera ho ritrovato una vecchia registrazione fatta da La7 di un film mai visto ambientato nel 21° distretto di polizia newyorkese: Detective Story (Pietà per i Giusti) di William Wyler (1951).


Un film tutto sommato abbastanza gradevole, con un Kirk Douglas (adesso ormai ultranovantenne) detective cinico, zelante e tutto d'un pezzo, perno di una vicenda con ampi risvolti familiari e umani.


La cosa che salta agli occhi immediatamente è che il film (di struttura vistosamente teatrale) ha lo stesso impianto scenico e le componenti della serie di telefilm N.Y.P.D.: il bancone di smistamento al piano terra, al primo piano il centralinista all'ingresso dell'ufficio; il detective grasso, alcolizzato (ma se ne accenna appena) e di gran cuore (che è interpretato da William Bendix); il tenente nel suo ufficio con tapparella dove si affrontano i momenti più delicati dell'azione; il 'confessionale', la stanza archivio con due porte che vengono chiuse a chiave quando i personaggi devono parlarsi a tu per tu fuori dai denti e lontano dalle orecchie dei colleghi; la varia umanità di ladruncoli, rapinatori, truffatori che si agitano nello spazio ristretto tra un verbale dattiloscritto, la raccolta delle impronte digitali, una confessione o una protesta di innocenza. E' fuor di dubbio che il prolifico Steven Bocho avesse ben in evidenza l'impianto di questa opera sceneggiando N.Y.P.D. Blues e numerose altre sue acclamate serie TV.

Alcune 'chicche' del film:

- William Bendix recita in un ruolo insolito per lui, abituato a parti comiche
- non ci sono condizionatori in giro e schiene e ascelle dei poliziotti sono bagnate di sudore; in qualche inquadratura vengono mostrate anche facce grondanti
- il personaggio arrestato per taccheggio, l'attrice è Lee Grant, chiede ingenuamente al detective che l'ha schedata come mai non ha anche lui un radio orologio e gli mostra un quotidiano con una immagine del fumetto Dick Tracy

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