Foto: Yuri Gagarin con la moglie Valentina e le figlie Galya e Lena (1° marzo 1965). Dal sito Ria.Ru.
Il mio sguardo cadde sul quadrante del cronometro: le lancette segnavano le nove e sette minuti, tempo di Mosca. Udii un sibilo, poi un rombo sempre più alto, sentii che il missile gigante vibrava da cima a fondo violentemente e che lentamente, molto lentamente, si staccava dalla rampa di lancio. Il rumore, per la verità, non era molto più assordante di quello che si deve sopportare nella carlinga di un aereo a reazione, ma qui si traduceva in risonanze musicali e timbri così particolari che nessun compositore avrebbe potuto riprodurli né con l’impiego di strumenti musicali né con la voce umana. I potenti motori del missile sembravano inventare una musica del futuro forse ancora più commovente e più bella delle più grandi opere del passato. Poi cominciarono a farsi sentire i sovraccarichi. Una forza irresistibile mi appiattiva contro la poltrona, inclinata con un certo angolo per ridurre il peso enorme che mi schiacciava. Ma anche così, m’era impossibile muovere un braccio o una gamba. Sapevo che questo stato non sarebbe durato a lungo, che sarebbe finito nel momento in cui, acquistando ancora velocità, il razzo avrebbe collocato in orbita la nave cosmica.
I particolari del lancio della Vostok 1, il 12 Aprile 1961, come descritti da:
Y. Gagarin [Дорога к космос (Doroga k kosmos) letteralmente: La via per lo Spazio, 1961], Non c'è nessun dio quassù, Roma, Red Star Press, 2013


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